Ai ragazzi che sabato in piazza indossavano una maglietta con la scritta «Pertini non avrebbe firmato», qualcuno dovrebbe insegnare la storia. Sandro Pertini, grande e indimenticato presidente della Repubblica, firmò infatti il primo decreto ad personam della lunga epopea di Berlusconi.
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Scopriamo la Puglia. Si chiamava così il libro di lettura delle scuole medie. Era verde. Diceva quanti eravamo e dava piccole sintetiche informazioni sulla natura dei terreni ad Alessano, a Margherita di Savoia o sul folklore di Lucera. All’epoca la Puglia vista da fuori era le grotte di Castellana, l’acquedotto pugliese, lo Zoosafari, Alberobello, Castel del Monte, parecchio Federico II, i natali di Carmelo Bene, Aldo Moro e Rodolfo Valentino, un po’ di barocco leccese e un po’ di cattedrale di Trani, ma appena un assaggio, come se fosse un duomo di Orvieto, ma molto più meridionale. Per i locali ovviamente era un’altra cosa. 450 chilometri di federalismo antropologico.
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È ora di finirla. Quella che doveva essere una competizione politica su candidati e programmi si è trasformata in un campo di Agramante di scaramucce legali, che arricchiscono solo gli studi degli avvocati e impoveriscono la democrazia. La quale ha già avuto la sua razione di discredito, che a seconda delle preferenze politiche di chi legge può abbattersi sui pasticci del Pdl di Roma, sulla acribia dei radicali, o sull'insipienza del governo che ha tentato una forzatura delle regole senza nemmeno essere capace di farla.
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Luca Zaia. Il candidato del Carroccio in Veneto sul caos liste: «Certe cose bisognerebbe evitarle, anche perché difficilmente si riescono a spiegare all’elettorato».
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Il giorno che l'assolsero dall'accusa di aver rapinato e fatto a pezzi un numero indefinito di coppiette nei dintorni di Modena, era l'autunno del 1991, il signor Filippo Cammarata da Caltanissetta, all'epoca trentaduenne, decise di dedicarsi all'erculea impresa di ripulire il suo nome dal marchio dell'infamia.
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In queste ore la destra per uscire dalle sue difficoltà e per fronteggiare l’indignazione larga che ha suscitato il suo comportamento, sta cercando di sollevare un polverone, confondendo responsabilità e disorientando l’opinione pubblica. Si deve fare attenzione: perché la cosiddetta par condicio ha lasciato sul campo solo il Tg1, con le sue bugie, omissioni, faziosità. Ecco perché va ricordato che noi del Pd mai abbiamo esultato per gli errori imperdonabili dei nostri avversari nella presentazione delle liste.
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Qquando ero un ragazzino, e leggevo l'Unità, Alberto Ronchey era per me la quintessenza del pensiero conservatore e borghese, l'espressione più solida di un mondo governato dai padroni che avrebbe inevitabilmente lasciato il campo, prima o poi, a un'era di giustizia e progresso. «L'ingegner Ronchey» era la vittima prediletta - insieme a Domenico Fisichella, che curiosamente gli sarebbe poi succeduto sulla poltrona di ministro dei Beni Culturali - del sarcasmo elegante di Fortebraccio, che allora a sinistra faceva ethos.
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Quel panino di troppo nel Lazio va di traverso al Pdl in Piemonte.
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foto del giorno
Paramilitary policemen play games during a break in their anti-riot training at a military base in Suining, Sichuan province, March 9, 2010. Big on spit and polish and parades but short on experience, new technology and force coordination, China's military has far to go before its bite begins to approach its increasingly loud, and for some fearsome, bark. China has invested billions of dollars in its armed forces and is developing advanced fighters and missiles, considering building its first aircraft carrier and is trying to slim its bloated ranks down to a lean, high-tech military. REUTERS/Stringer (CHINA - Tags: MILITARY POLITICS) CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA