martedì, 7 febbraio 2012 ore 06:19

La Nato saluta trionfalmente la Libia
Ma la success story non avrà un bis

di Luigi Spinola

Missione compiuta? Il mandato è scaduto ieri. Gli alleati, Clinton in primis, s'intestano la vittoria. La Nato ha buoni motivi per festeggiare. Ma l'intervento non è replicabile, anzi, come dimostra l'impotenza di fronte alla crisi siriana. E il tempo potrebbe non essere clemente.
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«Il figlio di Gheddafi
lo processiamo noi»

di Luigi Spinola

Ahmed Gehani. Il procuratore capo Moreno-Ocampo conferma contatti col figlio del Colonnello. Ma il rappresentante della nuova Libia presso la Corte ci dice che «lo vogliamo in un nostro tribunale» E Gheddafi? «È stato catturato vivo ma gravemente ferito, poi è partito un colpo».
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Nella Stalingrado di Libia
«Sarà la Storia a giudicare
il destino del Colonnello»


di Gilberto Mastromatteo

Reportage. Misurata è la città-martire dei rivoluzionari. Assediata per due mesi dalle forze del raìs, secondo il Cnt avrebbe pianto almeno 3mila vittime. I resistenti che hanno tenuto testa a Gheddafi ora si dividono sulla sua esecuzione, che alcuni giudicano un errore. Su tutto domina l'inquietudine per il futuro della rivoluzione. «Ma non saremo così sciocchi da disperderla».
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«Ora si apre una nuova era
La Grecia potrà fare le riforme»


di Dario Fabbri

Costas Botopoulos. Parla il presidente della Consob greca. «Con le misure approvate - dice - il nostro debito sarà sostenibile. Guardiamo con ottimismo al futuro».
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Aria di rivolta tra i Gelsomini

di Francesco Candelari

Prove di governo. I dati definitivi ancora mancano, ma il numero due del Congresso della Repubblica conferma al “Riformista” colloqui con gli islamisti di Ennahda. Sale però lo scontento tra i protagonisti della Rivoluzione, che denunciano brogli. La lotta continua?
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La prima volta della Tunisia, la rivoluzione è ai seggi

di Francesco Candelari

Reportage. Nove mesi dopo la fuga di Ben Alì, al voto i cittadini che lanciarono la Primavera araba. Con l'incognita islamisti.
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La rivolta al voto
Gli islamisti volano
nelle urne tunisine


di Francesco Candelari

Prima volta. Boom di affluenza. Dati non ufficiali annunciano un trionfo di Ennahda. «Lavoreremo per tutti» assicura il premier in pectore al nostro giornale. I socialdemocratici sconfitti denunciano irregolarità, ma per gli osservatori internazionali è stato un successo.
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«Nella Tunisia di Ennahda
separazione dei poteri
e piena libertà di coscienza»


di Francesco Candelari

Rachid Ghannouchi. Dopo ventidue anni di esilio a Londra, il leader del partito islamista moderato è pronto per le elezioni di domenica. “Il Riformista” lo ha incontrato a Marsiglia, dove fa campagna tra i connazionali emigrati. «Chi continua a descriverci come i promotori di uno Stato teocratico è in malafede». E sugli sbarchi a Lampedusa ribadisce di essere «contrario all'immigrazione illegale».
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Morto Gheddafi, restano i gheddafiani

di Jacopo Arbarello

Day after. Il raìs fa paura anche da morto. E così slitta la sepoltura. Ora al Cnt il compito di trovare una soluzione coi lealisti.
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Il Colonnello del deserto ingabbiato in un tunnel

di Luigi Spinola

Atto finale. Si era arroccato nella fedelissima Sirte. Mistero sulle circostanze della sua morte, ma le immagini fanno pensare a un'esecuzione. Scacciato, per orar, lo spettro di un lungo conflitto.
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«È un giorno di festa ma l'accordo
punta a indebolire Abu Mazen»

di Luigi Spinola

Hafez Barghouti. «Hamas ha scelto solo i suoi, Fatah usa altri criteri» attacca il direttore del giornale dell'Ap. E lo scambio è «una vendetta israelo-americana per la sfida lanciata all'Onu».
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C'è un Israele
che dice no al
baratto per Shalit

di Virginia Di Marco

Dissensi. La maggioranza è pronta a festeggiare. Molti parenti delle vittime di attentati hanno però fatto ricorso - perdendolo - alla Corte Suprema. S'incrina il patto sociale per cui lo Stato deve riportare i soldati a casa a ogni costo.
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Il day after del Ps
Gli sponsor di Hollande
passano all'incasso


di Andrea Luchetta

Rue de Solférino. Nel giorno in cui Aubry torna alla segreteria, gli uomini del vincitore chiedono un nuovo equilibrio. «Non ci sarà nessuna campagna bicefala» ammonisce François, che vuole evitare le divisioni fatali a Royal. Di cui fu artefice.
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Il conclave cinese prepara
l'ascesa dei principini rossi


di Andrea Pira

Profezie. «Rischiamo di fare la fine della Tunisia» avverte Moeltsui Mbeki, fratello dell'ex presidente e influente economista. Con un'insurrezione in piazza contro il partito-governo dell'Anc. L'allarme mette a nudo i fallimenti del post-apartheid e la crescita irrestibile di un nuovo populismo.
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Il caso Penati che turba le primarie d'Oltralpe

di Andrea Luchetta

Questione morale. La magistratura convoca Jean-Noël Guérini, deus ex machina del Ps nel marsigliese. Il sospetto è che abbia sfruttato i poteri pubblici per favorire il fratello, titolare di alcune discariche in odore di connivenza con la criminalità organizzata. Scompiglio a rue de Solférino: tutti i principali candidati hanno intrecciato rapporti col senatore. Che non ha nessuna intenzione di restare a guardare mentre il partito lo scarica.
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Lo sconosciuto di Ealing ucciso dai saccheggiatori

di Mauro Bottarelli

Richard. Era un inglese all'antica, straniero in una comunità che voleva difendere. Non si è mai fatto intimorire. Lo hanno pestato a morte.
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Obama in cerca di un lieto fine

di Luigi Spinola

Hollywood ending. La Casa Bianca accusata di collaborare a un film sull'uccisione di Osama.
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L'anonima vittima della rivolta che travolge un piccolo mondo

di Mauro Bottarelli

Mister X. Sessantenne. Bianco. Ha provato a fermare un saccheggio. Ora lotta tra la vita e la morte in un ospedale. Non ha ancora un nome, perché dopo averlo massacrato, gli hanno portato via tutto. È stato ritrovato in una strada di Ealing, un quartiere tranquillo, retto dalla “legge del pub” che regola (o regolava) la vita delle comunità britanniche.
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Vacilla anche il gigante tedesco
Azzoppato dai parenti poveri


di Giovanni Boggero

Dilemma. La produzione industriale cala. Le esportazioni frenano. L'indice di Francoforte soffre. Il rallentamento globale si fa sentire anche a Berlino, che finora ha tenuto in vita (a malincuore) la periferia dell'Eurozona. E rafforza la tentazione isolazionista, che potrebbe silurare al Bundestag il nuovo fondo salva-Stati.
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