24 dicembre 1989. «Che ci facciamo dei 500mila soldati sovietici di stanza nella Germania Est?»
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24 dicembre 1989. Emanuele Macaluso, classe 1924, storico dirigente del Pci e della Cgil, dice che i fatti del 1989 non lo travolsero e non lo sconvolsero. Né politicamente né emotivamente. «Ma questo - spiega Macaluso al Riformista - vale per tutti i comunisti italiani, a parte la minoranza guidata da Armando Cossutta. Né nella destra né nella sinistra interne al Pci c’era la convinzione che bisognasse stare con l’Unione Sovietica. Del resto, lo stesso Berlinguer aveva maturato un giudizio definitivo sui Paesi del socialismo reale…».
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23 dicembre 1989. Un uomo vecchio e malato, trascinato in tribunale. E che ai giudici della corte dice: «Ci si sbarazza degli avversari politici con i mezzi del diritto penale». No, non è Silvio Berlusconi. Ma Erich Honecker, l’ultimo stalinista della Rdt, capo indiscusso del governo e del partito.
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21 dicembre 1989. Lo sguardo acquoso è perso sulle centomila teste che affollano la piazza. Il cappello di lana nero che gli scivola fin quasi sugli occhi ne accentua la vecchiezza che, d’improvviso, appare evidente a tutti. La voce è roca, incerta, impaurita.
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19 dicembre 1989. «L'avvenimento chiave» sulla via della Riunificazione è il 19 dicembre, scrive Helmut Kohl nelle sue memorie. È il giorno della sua visita a Dresda, la prima nella Ddr dopo la caduta del Muro. Il cancelliere è accolto da una folla in festa. È l'ennesimo episodio «pazzesco» di quei mesi convulsi, osserva Gian Enrico Rusconi a colloquio con il Riformista.
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18 dicembre 1989. Padre Casimiro Przydatek - «mi raccomando, non Pdzy, con la y stretta, ma Pdzè, si legge così. Se no vuol dire regalo di cane» - si aggira tra le stanze dei degenti con la sua tonaca nera, chiede permesso, e si stupisce di chi lo fa entrare con un sorriso.
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17 dicembre 1989. «Politicamente Kohl non ha commesso errori. Ma dal punto di vista economico ha sbagliato tutto». Il giudizio è di Lothar Späth, per 13 anni premier cristianodemocratico di una delle regioni più ricche della Germania, il Baden-Württemberg, e storico rivale di Kohl. Giudizio forse ingeneroso, ma non del tutto campato per aria.
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16 dicembre 1989. Nata il 22 aprile del 1946 dalla fusione tra comunisti e socialisti - evidenziata anche dalla stretta di mano del simbolo - la Sed muore ufficialmente a dicembre del 1989, al termine del congresso straordinario che culmina nelle giornate del 16 e 17 e trasforma l'assolutistico “partito unico dei socialisti” che ha governato la Ddr per quarant'anni, nel Pds.
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MISTERI. Il 15 dicembre, con una veglia a difesa del sacerdote Laszlo Tökes in una cittadina del Banato al confine con l'Ungheria, si mette in moto una valanga che annienterà nel giro di dieci giorni la dittatura di Ceaucescu. Ma ad oggi quell'episodio resta avvolto da molte ombre. Fu insurrezione vera, mistificazione ad opera dei servizi segreti o entrambe le cose?
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12 dicembre 1989. “Zona segreta di Berlin-Hohenschönhausen. Segnalazione dell'area pubblica”. Con questo titolo il Pds, il partito erede del partito comunista egemone della Ddr, invita nel 2006 ad un incontro pubblico. Scopo dell'iniziativa: impedire che nell'ex area segreta vicino al famigerato carcere della Stasi di Berlino vengano eretti cartelli informativi.
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11 dicembre 1989. Niente occhiali à la Godard o aria finto stropicciata. Jan Bauer indossa un maglionaccio di lana con geometrie fuori moda che fa a cazzotti con la camicia a righe. Ha i lunghi capelli biondi legati e l'aria poco trendy. Ma è uno dei più talentuosi e acclamati artisti della cosiddetta Nuova scuola di Lipsia, nato e cresciuto nella Ddr.
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10 dicembre 1989. Il tono del sovietico è solenne: «Come potenze vincitrici della guerra, abbiamo la responsabilità di assicurare la pace». Ma non è il 1945, è il 1989. E il primo incontro dopo 18 anni delle quattro potenze occupanti irrita enormemente i tedeschi. Oltretutto non è l'unico fantasma che riemerge dal passato, in quei giorni.
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9 dicembre 1989. Quando Bernd Böttger comincia ad assemblare il suo mini sottomarino subacqueo è un ragazzo arrabbiato di 26 anni. Vivrà abbastanza per riuscire a fuggire, per brevettare il suo “Aquascooter” e renderlo famoso nel mondo. Ma si godrà poco la libertà: morirà appena 32enne in circostanze misteriose. Probabilmente, ammazzato dalla Stasi.
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8 dicembre 1989. «Adesso “giocate” pure tra di voi. Io credo che non esista un futuro senza riunificazione. (...) Sono stata orgogliosa di voi. Ho ascoltato Stefan Heym e Christa Wolf ma adesso non posso guardarmi allo specchio senza sentirmi un'ipocrita». La lettera di una ragazza al Neues Forum esprime l'angoscia di una parte consistente del paese.
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Il 4 dicembre Lipsia si riprende la scena. Il Muro è caduto da poco meno di un mese e gli eventi scivolano via così velocemente che l’illusione dei dirigenti della Ddr di poter gestire una nuova fase politica si rivela di giorno in giorno impraticabile. La Stasi però è fatta di altra pasta.
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3 dicembre 1989. Profezia e politica, cristianesimo e diritti umani, fede e sindacato: lungo questi cammini spesso accidentati e imprevisti, di certo inediti nella storia della Chiesa, svolse la sua azione il polacco Karol Wojtyla, salito al Soglio di Pietro col nome di Giovanni Paolo II, nel corso degli anni 80.
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2 dicembre 1989. A Malta c’è un tempaccio. Come non accade da anni. Pioggia, vento, mare mosso. Certo George Bush quando ha invitato Mikhail Gorbaciov per questo “incontro informale” non si aspettava trenta gradi e sole splendente, ma nemmeno un uragano così. Come se non bastasse durante il volo da Washington l’hanno tenuto sveglio le chiamate da Manila, dove è in atto un putsch contro Cory Aquino. Il russo se l’è presa più comoda: anche lui è arrivato il giorno prima, venerdi primo dicembre, da Roma, dove ha passeggiato con Raissa e fatto visita a Giovanni Paolo II in Vaticano.
L’incontro tra il presidente americano e il leader del Cremlino è fissato per le dieci di mattina di sabato.
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George Pratt Shultz è stato il Segretario di Stato americano dal 1982 al 1989: Ronald Reagan lo ha voluto come uomo di punta della sua aggressiva politica estera per due amministrazioni consecutive. Insieme, per sette anni, Reagan e Shultz concentrarono i loro sforzi su un unico obiettivo: sconfiggere il comunismo e porre fine alla Guerra fredda. E ci riuscirono, anche se poi fu l'amministrazione successiva, quella di George W. H. Bush, a raccogliere i frutti nei mesi immediatamente successivi, con la caduta del Muro di Berlino e il vertice di Malta, che segnò definitivamente la fine della Guerra fredda. Raggiunto dal Riformista per un'intervista telefonica nel suo ufficio di Stanford, dove oggi è un distinguished fellow della Hoover Institution, Shultz racconta che per lui l'inizio della fine della Guerra risale già alla prima metà degli anni Ottanta.
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1 dicembre. Quando la Volkskammer della Ddr decide il primo dicembre di cancellare l'articolo 1 della costituzione, quello che riconosce «alla classe operaia e al suo partito marxista-leninista» il ruolo di guida assoluta del paese, Egon Krenz ha un mancamento. Ma non è una notizia. La notizia, due giorni dopo, è la fuga di “Big Alex” o “Goldfinger” dalla Ddr.
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Quando l'emissario di Mosca, Nikolai Portugalov, fumando una sigaretta dopo l'altra allunga a Horst Teltschik qualche appunto scritto a mano, il consigliere di Kohl fa fatica a credere a quegli scarabocchi. Nonostante il tedesco stentato, Teltschik capisce al volo che è dinamite.
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Il 27 novembre il primo partito tedesco a scrivere la riunificazione tedesca in cima agli obiettivi programmatici è il partito neonazista di Franz Schönhuber. I Republikaner sono tra l'altro reduci dal più grande successo elettorale della loro breve storia.
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26 novembre 1989. A un certo punto gli si illuminano gli occhi: «Ah, allora stiamo fuggendo!». I genitori di Günther, Heinz e Jutta Holzapfel, sono chiusi con lui in un bagno al settimo piano del palazzone dei ministeri. Stanno faticosamente cercando di spiegargli perché sono lì. È piena estate, ma è una fredda notte di luna nuova.
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25 novembre 1989. Tadeusz Mazowiecki varca la soglia del Cremlino. Quattro giorni di visita ufficiale a Mosca per il neo-premier di Varsavia. Quel polacco che stringe calorosamente la mano a Gorbaciov è il primo leader non comunista dopo quarant’anni. L’incontro è delicato ma andrà bene.
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24 novembre 1989. A un certo punto Margaret Thatcher tira fuori una cartina dell'Europa che porta sempre con sé, nella borsetta. La mostra a George Bush e traccia con il dito il vecchio confine tra Germania e Polonia del 1937, ben oltre la linea Oder-Neisse che delimita dal 1945 la reale frontiera orientale della Ddr.
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21 novembre 1989. Quando si parlava dello yacht di Stato - a bassa voce perché non suonava comunista - i tedeschi si davano di gomito. Aveva ospitato Fidel Castro, certo. Ma la nave di Honecker, il giocattolino di lusso lungo 61 metri non era certo noto per i suoi ospiti illustri. Piuttosto, per le presunte orge, rigorosamente anonime.
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Su moltissime foto dei confusi e felici primi giorni a Ovest, i tedeschi della Ddr sventolano orgogliosi una copia del quotidiano Bild. Non a caso. L'ammiraglia del colosso editoriale Axel Springer non è soltanto, da sempre, il quotidiano più popolare in Germania Ovest. Il tabloid con sede a Berlino Ovest è soprattutto un simbolo, in quelle convulse ore del dopo Muro. «Per i tedeschi dell'Est appena arrivati in Occidente rappresentava l'emblema della libertà di stampa. Inoltre, è sempre stato un giornale pieno di notizie e di foto».
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È una delle sequenze più simboliche del rovesciamento dei rapporti di forza nella Ddr. Completo blu, cravatta a stelline bianche, occhialoni con montatura in corno, capelli arruffati, l'uomo del terrore della Stasi, l'81enne Erich Mielke, si produce in una penosa, ultima apparizione pubblica. Storica.
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La prima occasione ufficiale per rendersi conto della reazione europea alla caduta del Muro di Berlino è offerta a Helmut Kohl il 18 novembre. Il presidente di turno della Comunità europea, il francese François Mitterrand, ha convocato un vertice straordinario a Parigi per discutere degli sviluppi nell'Europa orientale, soprattutto in vista del summit russo-americano previsto il 2 e 3 dicembre a Malta.
La riunione parigina sarà dominata dal gelo, da vistosissime omissioni e dall'ostilità di alcuni paesi alla prospettiva di una riunificazione tedesca.
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17 novembre 1989. Poteva accadere solo a Praga che il covo della dissidenza fosse un teatro scuro e underground, con le pareti che sapevano di muffa e le stanze piccole e male illuminate. E solo a Praga il gruppo alternativo al regime poteva venir fuori dal mondo degli intellettuali: scrittori, filosofi, storici, teatranti, musicisti.
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14 novembre 1989. «Caro Stephen, il primo ministro e il ministro degli Esteri stasera hanno parlato dello stato attuale delle relazioni Est/Ovest e delle azioni richieste dal Governo nelle settimane a venire.
Hanno concordato sui seguenti punti.
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25 novembre 1989. Tadeusz Mazowiecki varca la soglia del Cremlino. Quattro giorni di visita ufficiale a Mosca per il neo-premier di Varsavia. Quel polacco che stringe calorosamente la mano a Gorbaciov è il primo leader non comunista dopo quarant’anni. L’incontro è delicato ma andrà bene.
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Per l’intera durata della colazione ufficiale, Helmut Kohl fa buon viso a cattivo gioco. Non accenna mai alla riunificazione.
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13 novembre 1989. A mezzanotte del 13 novembre Wolfgang Ullmann, teologo e leader del gruppo di opposizione Demokratie Jetzt, piomba a casa di Erhardt Neubert. È nervosissimo. Nell’appartamento del cofondatore dell’associazione “cugina” Demokratischer Aufbruch ci sono altri amici, di altri movimenti.
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12 novembre 1989. «Non vogliamo dimenticare ciò che ci divide, ma vogliamo ricordare soprattutto ciò che ci unisce». Quando gli tornano in mente le parole che Karol Woityla aveva pronunciato nel 1977 a Magonza, quando era ancora cardinale, Helmut Kohl è a Auschwitz.
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11 novembre 1989. Dopo un lungo fine settimana di alberghi esauriti e traffico intenso per le vie del centro; di file a passo d’uomo sulle autostrade appena fuori città e decine di migliaia turisti di ogni nazionalità che hanno riempito locali e ristoranti fino a tardi, Berlino si è risvegliata dai festeggiamenti dell’anniversario del Muro un po’ stordita ma forse più fiera di sé. E, nonostante il cielo plumbeo, è sicuramente una città più felice.
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La prima occasione ufficiale per rendersi conto della reazione europea alla caduta del Muro di Berlino è offerta a Helmut Kohl il 18 novembre. Il presidente di turno della Comunità europea, il francese François Mitterrand, ha convocato un vertice straordinario a Parigi per discutere degli sviluppi nell'Europa orientale, soprattutto in vista del summit russo-americano previsto il 2 e 3 dicembre a Malta.
La riunione parigina sarà dominata dal gelo, da vistosissime omissioni e dall'ostilità di alcuni paesi alla prospettiva di una riunificazione tedesca.
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Quel giorno, il 9 novembre del 1989, Riccardo Ehrman è un po’ nervoso. La conferenza stampa del capo del Politbüro, Günter Schabowski, è convocata per il tardo pomeriggio, alla sede della stampa estera di Berlino. Ma il corrispondente dell’Ansa è reduce da una strana telefonata. Gli è arrivata da un collega della principale agenzia di stampa della Germania dell’est, un certo Poetschke, che è anche membro del Comitato centrale del partito. Poetschke gli ha detto, qualche giorno prima, con tono misterioso, «chiedi dei permessi per viaggiare».
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A novantadue anni, Eric Hobsbawm si appoggia al bastone solo per camminare più rapido. Il grande storico si muove nel chiostro di Bosco Marengo - dov'è stato invitato dal World Political Forum di Gorbaciov a parlare dei vent'anni senza Muro - con la fretta che hanno gli hassidim nella città vecchia di Gerusalemme. Indossa stivali da operaio britannico e il berretto leninista da marinaio. «Vuole sapere se sono ancora un comunista impenitente? Beh, non mi pento di aver vissuto come ho vissuto. Il comunismo è stata la più potente invenzione sociale del Ventesimo secolo. Poteva creare Paesi, governi, interi sistemi. Ma da tempo so che la speranza comunista e il suo messaggio non sono più validi. È finito tutto».
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10 gennaio 1990. Ieri riunione della Direzione. Si tenta di ridurre l’asprezza e limitare i danni della contrapposizione frontale. Sarà difficile riuscirci. Si sostiene che i compagni del No puntino ad un buon risultato al congresso per poi, dopo le elezioni amministrative, porre il problema del segretario… Che le cose siano a questo punto lo si coglie durante la riunione.
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6 novembre 2009. Nei giorni del crepuscolo della Ddr, dell’implosione del regime e dello sfilacciamento del terroristico apparato della Stasi, Krenz si gioca l’ultima carta. Il 6 novembre manda un emissario a Bonn per ottenere ciò che non ha incassato da Gorbaciov: soldi. Ma Kohl cala l'asso.
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5 novembre 1989. Il 4 e 5 novembre 23mila tedeschi scappano a Ovest. Chissà che ne pensa Klaus Müller. L'anno prima, la sua rocambolesca fuga dalla Ddr ha creato un corto circuito di qua e di là del Muro. Per anni ha progettato una fuga in barca a vela dal suo Paese.
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4 novembre 1989. Alla testa del corteo ci sono gli attori dei teatri di Berlino in un ruolo specialissimo: sono loro gli organizzatori della prima mega-manifestazione voluta dal basso e non dallo Stato della Ddr; sono scesi dal palcoscenico per entrare nel vivo della vita politica.
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3 novembre 1989. «È necessario prendere provvedimenti per evitare qualsiasi tentativo di irruzione in massa attraverso il Muro. Sarebbe terribile, perché ciò costringerebbe la polizia a intervenire e richiederebbe l'introduzione di misure da stato di emergenza». Queste parole rivolte a Mikhail Gorbaciov il 1° novembre non sono un presagio di quello che avverrà otto giorni dopo. Egon Krenz è volato a Mosca dopo la riunione del Politbüro per presentarsi al leader sovietico nella sua veste di “grande riformatore”.
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31 ottobre 1989. La notizia è nascosta in fondo, ma è una bomba. Il corposo, drammatico e segretissimo rapporto sulla situazione economica della Ddr che viene presentato il 31 ottobre al Politbüro non lascia dubbi sull’imminente rischio di insolvenza del Paese.
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30 ottobre 1989. Va in onda l'ultima puntata del programma più propagandistico della Ddr. Si chiama “canale nero”, evoca volutamente la cloaca e prende di mira la tv della Germania Ovest. Von Schnitzler, il conduttore, morirà comunista nel 2001.
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Il 28 ottobre a Berlino splende un insolito sole, eppure nessuno nella Ddr ha voglia di gite in campagna in idilliche dacie - così gli Ossis chiamano ironicamente le modeste casette prefabbricate nei boschi del Brandeburgo dove amano trascorrere i fine settimana.
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Due istituzioni che si sono più di altre fatte promotrici delle istanze di cambiamento della Ddr e che hanno svolto consapevolmente, anche prima del '89, la funzione di “cavallo di Troia” per gli oppositori, hanno in comune un “palcoscenico”. Si tratta del teatro e della Chiesa.
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5 novembre 1989. Il 4 e 5 novembre 23mila tedeschi scappano a Ovest. Chissà che ne pensa Klaus Müller. L'anno prima, la sua rocambolesca fuga dalla Ddr ha creato un corto circuito di qua e di là del Muro. Per anni ha progettato una fuga in barca a vela dal suo Paese.
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Il 28 ottobre la Ddr decide un'amnistia per i detenuti che hanno tentato la fuga a Ovest. Anni dopo scoppierà lo scandalo delle carceri della Stasi. Dove si bombardavano i “nemici del popolo” con sostanze radioattive.
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«Qui è Krenz. Sono contento di sentirla, così di prima mattina». Sono le 8,30 del 26 ottobre, dall’altra parte della linea c’è il cancelliere tedesco, Helmut Kohl. La Camera del popolo ha approvato il 24 ottobre la richiesta di sollevare Erich Honecker dalle sue funzioni. Per motivi di salute e - come recita ipocritamente la motivazione - “su sua richiesta”. Lui si ritirerà nella sua villa del quartiere residenziale berlinese di Wandlitz. Il giorno della caduta del Muro sarà a caccia di cervi rossi. Il presidente del Parlamento della Ddr, Horst Sindermann, chiede pomposamente «rispetto» per la decisione del dittatore che ha governato dal '71 un Paese soffocato dalla delatoria cappa di piombo della Stasi e dalle frontiere sempre più blindate. L'opposizione saluterà Krenz con manifestazioni di protesta e comunicati di fuoco. Due giorni dopo, la telefonata di Kohl sarà la prima buona notizia per “faccia da cavallo”.
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Intervista. L'ex segretario comunista ripercorre i giorni convulsi del cambio di nome: «Di fronte al crollo del Muro avevo due strade davanti a me: o aprivo la solita e lunghissima discussione sul che fare oppure dovevo agire».
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17 ottobre. Ha vinto “faccia da cavallo” o «la dentiera eternamente ridente» come lo bollò il cantautore Biermann. Con un colpo di mano del Politbüro ratificato in 16 minuti dal Comitato centrale, Erich Honecker esce di scena. Al suo posto un giovane che è perfetta garanzia del vecchio, Egon Krenz.
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17 ottobre. Amarcord. Diciotto ottobre 1989: l'”immarcescibile” Erich Honecker, per 18 anni presidente della Repubblica democratica tedesca – forse il personaggio che più a contribuito a fare della Stasi la struttura portante del Paese – viene costretto alle dimissioni dal Comitato Centrale della Sed. Le motivazioni, ufficialmente, riguardano lo stato di salute del vecchio leader. Nel caso Honecker però si opponesse al proprio ritiro, il partito è pronto – grazie al sostegno del capo della Stasi Mielke, a diffondere dossier confidenziali che lo brucerebbero all'istante. A lui la scelta.
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L'ULTIMA FUGA/2. Una notte di settembre, mentre tutti scappano verso Budapest o Varsavia, Mario Wächter abbandona la sua Trabant e si tuffa in mare per raggiungere la costa della Germania Ovest. All'alba del giorno dopo, sfugge ai poliziotti di frontiera e lo salva “Peter Pan”. Non che gli andasse male nella Ddr. Aveva anche abbastanza soldi. Ma «è che non c'era niente da comprare».
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L'ULTIMA FUGA/1. Chris Gueffroy ha vent'anni quando viene centrato da una pallottola al cuore mentre tenta di scavalcare la barriera verso Berlino Ovest. È insieme all'amico Christian Gaudian che viene ferito e arrestato. Honecker sospende da allora il Schiessbefehl, l'ordine di fare sempre fuoco che vigeva alla frontiera. Ma intanto premia i cecchini con soldi e onorificenze.
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GATTOPARDI. In una riunione fiume dell'ufficio politico della Sed, dopo il trionfo dell'opposizione a Lipsia, il fronte che vuole aprire il dialogo con gli oppositori vince. Sono gli stessi che cacceranno il caprio espiatorio, il segretario generale, per preservare il regime.
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Nella città delle “manifestazioni del lunedì” migliaia di persone marciano dopo la messa «nel segno di Gesù e della pace» come racconta Christian Führer, leggendario pastore della Nikolaikirche, uno dei più noti simboli della rivoluzione della Ddr. Il racconto di quella giornata attraverso la sua voce e quella di altri testimoni che c'erano. E che capirono, a un mese dalla caduta del Muro, che il regime era entrato in coma.
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Guenter Nooke. È uno dei diciassette fondatori del Demokratische Aufbruch, il movimento di opposizione in cui militò anche Angela Merkel. Oggi racconta la fuga dalla polizia segreta e quei maledetti pantaloni rossi che gli portarono addosso la Stasi.
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