sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:00

Culture

Se fa flop la Cultura di Destra
di Luca Mastrantonio

A DUE ANNI DALLA TELEFONATA CON SACCÀ, ECCO IL BILANCIO DI REGISTI E ATTRICI

Che l’egemonia culturale di gramsciana memoria ormai sia di destra, grazie alle casematte berlusconiane, è un dato acquisito anche dalla sinistra. Basta con i deliri dei professori accademici, il nazionalpopolare è fatto di fiction, kolossal all’altezza della grande tradizione ed eroine delle cronache rosa che incarnino un’idea post-ideologica del progresso. In questi giorni, però, tra cinema e tv, si ha l'impressione che con questa Nuova Cultura Di Certa Destra non ci sia egemonia senza un pizzico di agonia.
Cosa hanno prodotto gli interessamenti di Berlusconi per l'opera su Barbarossa voluta da Bossi e la richiesta di alcune meritevoli attrici, come Elena Russo (ma anche Sabina Began, «l'ape regina» di Dagospia), che chiedevano più spazio per il loro talento? Tutti si sono indignati per le pressioni, i favoritismi, le logiche di potere e i tornaconti personali emersi due anni fa nella telefonata con Saccà. Ma se dal piano morale passiamo a quello estetico, qual è il giudizio? Negativo. Da dimenticare.

Barbarossa è stato un flop clamoroso. Al botteghino, il supposto kolossal da 10 milioni di euro ha incassato 830 mila euro. Opera di pessima fattura, portata avanti con ostentazione e presunzione dal regista, l’anticonformista Renzo Martinelli, e dai politici leghisti che lo volevano agli Oscar, al posto del bellissimo Baarìa (fatto da quel comunista di Tornatore con Medusa!). Il film, tra l'altro, è stato realizzato grazie ai soldi di Rai Fiction (a Rai Cinema, che l’ha dovuto distribuire, c'è stato forte imbarazzo per un prodotto che di cinematografico ha solo la lunghezza) e con un sostanzioso contributo dal ministero dei Beni Culturali. Curioso: Martinelli ha sempre insultato i registi-di-sinistra-parassiti-dello-Stato. Come Brunetta, come Bondi. I quali, sugli sprechi di Martinelli, non hanno mai protestato.

I “danni” artistici di Sabina Began sono rimasti comunque in casa Berlusconi, a Mediaset. L’«ape regina» non ha portato bene alla serie tv di Canale 5 Il falco e la colomba, dove le era stata disegnata - sostengono i bene informati - una parte fatta su misura. Ma in termini di ascolti - che in tv, soprattutto commerciali, sono tutto - il risultato della serie è stato deludente. Non le era andata meglia la particina al cinema, ne Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza, dove nessuno si è accorto di lei e, anzi, in molti l'hanno scambiata per la bellissima femme fatale desnuda in una intrigante scena di sesso con il detective protagonista. Che sia piccolo o grande schermo, una copertina di Panorama o una foto su Dagospia, il risultato è scarso, la Began non lascia il segno che, evidentemente, recano di lei i palazzi del potere.

Il nome più noto della telefonata di Saccà era quello di Elena Russo, giunonica e simpatica attrice partenopea da sempre nelle grazie della pubblicistica gossippara. Anche lei ha trovato qualche spazio, tra cinema e tv. Sul grande schermo è presente con un film distribuito da Medusa, Ce n’è per tutti - di Luciano Melchionna -, dove fa la parte di una donna che vorrebbe mangiarsi gli uomini, ma di uomini veri non ne trova. Alla sua voce da conturbante bell'anatroccolo sono affidate battute del tipo: «Non dico uomini a 360 gradi, ma anche solo a 90!». Oppure: «Siete molli, flosci…».

Ma il meglio di sé, si fa per dire, Elena Russo lo ha dato con lo spot-progresso voluto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, l'anno scorso, per Napoli. Anzi, per quello che il governo ha fatto per Napoli. C’è lei, gettata a terra, in mezzo a dei sacchi di rifiuti. Una voce fuoricampo ricorda: «Napoli aveva un problema, non stiamo a riparlarne, sappiamo quale, il governo è intervenuto…» e ha risolto tutto. In realtà, non viene mai nominato il problema in questione. L'immondizia? Potrebbe essere anche la camorra (d’altronde non si dice che il traffico è il più grande problema della Sicilia?), anche perché potrebbe esserci lo zampino della collaborazione della Camorra nella gestione dei rifiuti. L'enigma è risolto quando Elena Russo prende la parola: «E grazie Napoli: bella ieri, bella oggi, bella domani». Il problema - per Berlusconi - era dunque la Russo. Non stiamo a riparlarne.

giovedì, 19 novembre 2009

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commenti dei lettori

7 commenti presenti

Dante

21 nov 2009 08:42

per franco 49: ma chi se ne frega se Berlusconi è amatissimo!!! ( anche questo peraltro è tutto da dimostrare) in un paese di analfabeti dove solo 4 milioni di persone su quasi 60 leggono libri, giornali, vanno al cinema e teatro è scontato che degli ignoranti come Berlusconi e Bossi come già il maestrino di Predappio abbiano successo!!!

Paolo G

20 nov 2009 18:03

In Italia la cultura di destra è poca cosa, ma non è così ovunque. Il problema, l'ostacolo, non è la destra, è Berlusconi. Lo dimostra tra l'altro il fatto che la destra di Fini, per quel poco che rappresenta, ha tentato operazioni culturali, e si propone in modo totalmente diverso nei confronti della riflessione ideologica, sviluppa una visione del mondo, dell'economia, delle problematiche sociale eccetera. Lo stesso avviene fuori dall'Italia, sia pure in modo un po' differente (spesso la base ideologica ha radici soprattutto nella cultura economica liberista). Con Berlusconi, le implicazioni culturali sono chiaramente secondarie, e comunque sono solo concettualizazioni dell'idolatria a Berlusconi: una sorta di "meno male che Silvio c'è" intellettuale, che propone una visione del mondo consumistica, volta a giustificare slogan della presente coalizione di governo (vedi il Barbarossa), che scende a compromessi con il velinismo, totalmente allineata senza la minima voce di dissenso, e basata sulla vendita di un prodotto artificiale, dove l'obiettivo spazia tra l'utile delle reti Mediaset e il sostegno elettorale allo stesso Berlusconi; la cultura (si fa per dire) è venduta come se fosse un canale televisivo, e rappresenta solo un linguaggio diverso per distribuire lo stesso concetto erogato a piene mani dall'orgia di trasmissioni TV inneggianti al Cavaliere. Comunque, nella cultura così come in tanti altri aspetti, l'anomalia del nostro paese è ancora una volta l'identificazione della destra, che di per sè conterrebbe tanti valori ideologici, in un Berlusconi che ideologie non ne ha se non quella del suo ego e del suo potere.

Midode

20 nov 2009 15:08

grande notizia giornalistica! Ci mancava!

Ettore Muti

20 nov 2009 11:42

L'Italia è il paese d'Europa con meno laureati, meno lettori di libri e giornali, meno internet. In compenso è il paese più teledipendente, nel quale la TV orienta non solo l'jnformazione ma anche modelli e stili di vita. Non solo, la sottocultura televisiva ha legittimato un qualunquismo cialtrone, arrogante e ignorante che aborrisce l'approfondimento, la complessità, l'analisi mentre esalta la banalità e la semplificazione di slogan vuoti ma pubblicitariamente efficaci. Aggiungiamoci, caso unico nel mondo occidentale, un capo del governo proprietario e/o controllore del 90% della TV generalista e maestro nella comunicazione pubblicitaria, vuota e falsa nei contenuti ma accattivante e rassicurante. In un paese come questo, l'incultura della destra non è una debolezza, ma una forza.

corrado

20 nov 2009 06:52

Ma che dice? La cosidetta cultura è sempre stata ed è in mano alla sinistra.Se poi lei prende a paragone,come cultura,gli esempi che ha fatto,stiamo freschi! Non ci sono pensatori,giornalisti,accademici,stoerici....di destra o comunque non di sinistra? Se Barbarosse e le altre due bombe sconosciute per leo sono la cultura,allora siamo proprio al culturame,come molta sinistra sta facendo ora.

Per 49franco

19 nov 2009 19:08

Caro Franco fra i motivi VERI del successo, del gradimento di Berluscni hai dimenticato di citare la creduloneria stupida dei tanti "49franco" alla ennesima potenza. Le tue parole meriterebbero ben altro ma sarebbe uno spreco perché la tua presunzione ti rende cieco, muto e sordo come le famose tre scimmiette.

49franco

19 nov 2009 15:41

Dunque. Facciamo un po' il conto dei successi della cultura di sinistra. Il Caimano, Shooting Silvio, La Repubblica, L' Espresso, Santoro, Guzzanti, Giovanni Floris, Eco, Lucia Annunziata, Travaglio, Ezio Mauro, ANM, De Bendetti, Montezemolo, Nanni Moretti, Gomorra, Pinocchio, Micromega, Fini e Farefuturo ecc. ecc. ecc. Dopo questo Berlusconi ha vinto le elezioni e risulta primo nel gradimento degli italiani. Non c'è che dire: un vero flop della cultura di destra.