sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:21

Culture

Per Walter la Storia siamo “Noi”
di Stefano Ciavatta

Recensione dell'ultima fatica veltroniana.

Si intitola Noi il nuovo romanzo di Walter Veltroni. Titolo semplice ma ambizioso perché l'autore affianca al racconto popolare della sua Italia un apologo etico sul senso della comunità. Non c'è quindi nessun divertissement per il politico in veste di scrittore. Nessuna escursione fantastica o giallistica. La scelta, visti anche i suoi precedenti libri sempre generazionali, col timbro del senso del dovere verso le grandi stagioni della Storia, non poteva essere diversa: largo quindi al genere per eccellenza per un politico, cioè la memorialistica. Che in questo caso unisce ricordi personali a materiali altrui, come si legge nei lunghi ringraziamenti finali (da Shlomo Venezia a Vincenzo Mollica), e mescola la tragedia della guerra, la Shoah, il terrorismo e gli assassini delle icone anni Sessanta come Kennedy e Lennon, con il melodramma.
Veltroni narra le vicende di quattro generazioni della stessa famiglia, dalla caduta del fascismo al futuro targato 2025 dell'ultima discendente, ma il termine è da intendersi in senso letterale perché non c'è nulla di aristocratico. La famiglia da cui partono le vicende di Noi è una realtà umile, composta da una bidella e da un maggiordomo di un gerarca.

L'Italia di Veltroni parla una lingua ostinatamente gentile, anche in tempi di guerra, di borsa nera, di coprifuoco e di «taci, il nemico ci ascolta» perché gentile è la gente che la popola. Mai solitaria, mai rude, la comunità raccontata dello scrittore non intende mai lasciarsi andare alla disperazione degli eventi. La Storia siamo noi, ribadisce implicitamente Veltroni, e infatti nel libro non c’è neanche un disertore. Il romanzo Noi è un viaggio nella memoria scandito dalla vita di quattro ragazzi, colti sempre in un punto di svolta della propria vita. In questo senso Veltroni prova a tessere un romanzo di formazione per i suoi protagonisti che assistono alla scoperta della morte che proviene dalla distruzione, come nella lunga attesa del bombardamento alleato di San Lorenzo a Roma nel luglio del 1943.

O quando affrontano la delicata depressione di una madre di nome Giuditta, sopravvissuta alla deportazione e che in silenzio si arena quando tutto il Paese sembra ripartire di slancio. Ma c'è il tempo anche per entrare dentro la separazione di una giovane coppia post 68, proprio quando Noi potrebbe uscire per un momento dal melodramma, ricadendoci col naufragio di due giovani, già reduci da un tempo in cui erano liberi e belli: «Io cerco i clienti. Pianifico gli spazi degli spot, vado a cena con quelli dei cravattini per dare a te la possibilità di fare l’aedo della rivoluzione che non c’è. Buffo no? Con i soldi dei palazzinari tu vuoi cambiare il mondo».

Ma al romanzo subentra presto l'apologo etico. Noi paga dazio alle passioni dell'autore, prima fra tutte il cinema, poi le canzoni, ma sarebbe inesatto chiamarle ossessioni perché con le ossessioni la convivenza è sempre difficile. Qui invece i suoi luoghi comuni di Veltroni, cioè quelli più frequentati dal suo immaginario, sono utilizzati quasi pacificamente, più che generare dubbi sono fonti di moniti. Se da una parte fa effetto vedere le citazioni dirette e indirette messe in fila dentro un intero romanzo (e di riflesso, immaginare il Veltroni romanziere) dall'altra la retorica a cui attinge Noi (e che conosciamo da tempo) perde lo smalto in più di un episodio.

Da subito vengono evocati i toni, gli ambienti e il sentimentalismo del cinema popolare degli anni quaranta come sfondo: «A pagare era la povera gente e non quel puzzone che la guerra lì aveva voluta e la stava perdendo». Uno sfondo che non farà altro che evolversi, mai distaccandosi da quell'idea di un'Italia gentile, con gli occhi fissi al dramma ma mai veramente disperata, anche fuori dalla guerra, anche nel boom, anche negli anni 70.

Ecco il vero capostipite di Noi, il bambino Giovanni che gioca accontendantosi con cose piccole e preziose- una bicicletta, una matita, dei fogli dove poter disegnare in continuazione, il Meccano regalato dal gerarca al padre maggiordomo della villa al quartiere Coppedè- mentre i due fratelli gemelli si alzano all'alba per andare a fare i facchini ai mercati generali.

Sulle molte giornate «nitide, luminose, certe» di Giovanni e i suoi amici cala un risvolto «confuso, livido, provvisorio» che per Veltroni annuncia il bombardamento su Roma, ma che si protrae per tutto il libro, dove la spensieratezza è sempre frustrata dall'ingresso della Storia, proprio da quel Noi. C'è sempre dietro l'angolo Germania anno zero. Ma siamo dalle parti del melò più che di Rossellini.

sabato, 22 agosto 2009

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commenti dei lettori

16 commenti presenti

maria 3

24 ago 2009 16:47

povero uolter topo gigio, lasciamolo sognare, forse non gli rimane altro. passato da un fallimento all'altro lasciamolo consolare con i diritti d'autore così questa volta comprerà un'altra casa, magari in africa, dove finalmente si ritirerà, come promesso! il diplomato in cinematografia veltroni ha sempre avuto velleità intellettuali, nonostante i suoi pochi studi si crede un novello dante alighieri. lasciamoli l'illusione, poverino, bistratto da tutti almeno si consolerà con i suoi scritti e riceverà, magari, plausi da intellettuali veri, chissà.....io non lo vorrei nella mia biblioteca il suo libro, me la declasserebbe certamente e questo non mi piace!

rosamunda

24 ago 2009 05:16

A rigor di logica, presto avremo un libro anche da Rutelli. Si perche di solito questo avviene quando si ha urgenza di farsi ricordare, per giustificare anche il proprio disagio, in momenti in cui si vive nella cantina della politica. Per D`alema la fatica letteraria non si pone, per due motivi ; non ne sarebbe capace, e per aver preso i due piccioni con una fava.

marino

23 ago 2009 17:28

Poiche' non sono ne' berlusconiano ne' italiota ho tuttoil diritto di dire cio che penso su Veltroni...Veltroni ha un'unica cosa da fare.. per il bene suo e dell'Italia... ed e' tacere...sparire...alienarsi. Lui che e' riuscito in un colpo solo a fare bingo...Ha sollevato dal predellino il cavaliere mascarato tendendogli la mano...con quella mossa ha ricompattato AN a berlusconi ( AN sarebbe sparita!!) ha dato in pasto Berlusconi alla lega e ha eliminato la sinistra radicale ( che non e' un male!!). Ora che che il cavaliere mascarato e' in difficolta' con le escort e i migranti affogati e la chiesa che non lo sopparta...arriva lui adire che tutto sommato non e' poi tutto il male.. Da non credere!!! Quindi su Veltroni non occorre spedere tante parole...tutto sprecato!!

un'appassionata di letteratura(lucida, però)

23 ago 2009 15:59

Caro Veltroni, un appassionato di letteratura come lei come può non ripensare al romanzo di Goethe che ci narra la storia (alcuni dicono vera) di un certo Faust? Il Cavaliere, complessatissimo da sempre , pare abbia fatto anch'egli un patto demoniaco con Mefistofele: avere tutto il denaro del mondo per comprarsi la Gloria, il Potere, l'Amore (se pur mercenario) di tutte le donne giovani e belle, la dedizione di una sola donna, bellissima, innamorata e devota solo a lui fino allo sfinimento; una eterna gioventù (se pur a colpi di lifting e trapianti), la manipolazione della Verità tramite l'adulazione di molti ominicchi. In cambio Faust diede l'Anima. Invece il Cavalier Furbastro non ha pagato di persona: alle Forze del Male ha regalato l'Italia.

camilleri g

23 ago 2009 05:47

Titolo di Stefano Ciavatta : Per Walter la storia siamo Noi. Ci mancherebbe fosse lui !

herbert

23 ago 2009 05:42

A me pare d`udire uno sghignazzo ; fosse quello di D`alema ?

x Savignano

23 ago 2009 05:37

Mi rivolgo al signor Savignano. Veda, la pubblicazione in questione di cui abbiamo potuto capire sia il tema che l`intento, non ha nulla a che vedere con la narrativa. Tantomeno col sociale o la letteratu ra. L`autore ha semplicemente gettato un sasso nello stagno per contare i cerchi prodotti. Veltroni gia dall`adolescenza ha capito dove stare, anche su una linea tracciata in terra. Sta invecchiando pero`, senza aver avuto un solo successo. Non e`credibile, cio dipenda unicamente dalla sfortuna.

fiorella

23 ago 2009 05:14

Roba da matti. Peggio ancora chi confonde semplice narrativa, con voglia di apparire con ogni mezzo.

marco c

23 ago 2009 01:43

Abbia tanti complimenti e auguri di successo, l`autore del nuovo libro Noi. Altrettanto faccia con noi lettori, cortesemente Walter Veltroni, considerando questa sua fatica, essere l`ultima.

annarita

23 ago 2009 01:19

Saranno cavoli nostri, con questo Walter che dovra`ammazzare la noia, perche senza pensieri.

derry

23 ago 2009 01:14

Massimo Ghini, ha gia ampliamente dipinto l`epoca, con tredici puntate di Raccontami, la storia del post dopo guerra, in maniera sublime. Perche andare ad approfondire momenti non vissuti, con storie di altri, in tempi non appartenuti all`autore del libro Noi. Infatti, manca : a da veni` baffone, e avanti o popolo.

vasco

22 ago 2009 23:23

Non c`e dubbio, lo spunto e`stato preso da Carlo Conti, quando leggeva i messaggi ; Noi che........

efisio

22 ago 2009 23:18

Anch`io dovetti scrivere e pubblicare un libro. Avrebbe fatto punteggio in una graduatoria talmente seria, al punto che il lavoro mi venne accreditato in demerito.

zoppelli

22 ago 2009 20:46

Cosa puo scrivere, chi ha letto solo resoconti parlamentari scritti dai governi della Dc. Tutta la cultura di Veltroni consiste nello studio del linguaggio politico, ignorando il contenuto, servito per iniziarsi. Comunque, un abile ciarlatano.

giovanni savignano

22 ago 2009 19:05

SCRITTORI E VISIBILITA' senza nulla togliere alla capacita' comunicativa e sensibilita' verso il sociale di Veltroni,dobbiamo ammettere che nel nostro Paese ormai chiunque abbia un po' di celebrita' sente il bisogno ?! di pubblicare libri ( spesso libri-interviste ). anche molti giornalisti gia' affermati, perche'? certo e' utile per gli Editori. Poi assistiamo ad inviti e presentazioni trasversali - reciprocamente solidali. Una gran parte di scrittori ed Editori "minori " restano tagliati fuori dal meccanismo. Lultimo premio strega ha commosso anche i piccoli bimbi per il pathos mostrato da alcuni partecipanti. Oggi leggo di Veltroni su tutti i quotidiani , con grande risalto , e relativa pubblicita'. Io ,come medico, ogni tanto scrivo per divulgare problematiche sulla sanita'. bene,pur avendo spedito libri alle redazioni TV e dei giornali , non ho avuto,come tanti Altri, il piacere di essere considerato. comunque apprezziamo Veltroni ma non altri politici che vogliono imitatarlo per non sentirsi diversi ed inferiori. g.savignano autore libro "Codice rosso sanita',medicina e ricerca in Italia'"

giovanni savignano

22 ago 2009 18:44

SCRITTORI E VISIBILITA' senza nulla togliere alla capacita' comunicativa e sensibilita' verso il sociale di Veltroni,dobbiamo ammettere che nel nostro Paese ormai chiunque abbia un po' di celebrita' sente il bisogno ?! di pubblicare libri ( spesso libri-interviste ). anche molti giornalisti gia' affermati, perche'? certo e' utile per gli Editori. Poi assistiamo ad inviti e presentazioni trasversali - reciprocamente solidali. Una gran parte di scrittori ed Editori "minori " restano tagliati fuori dal meccanismo. Lultimo premio strega ha commosso anche i piccoli bimbi per il pathos mostrato da alcuni partecipanti. Oggi leggo di Veltroni su tutti i quotidiani , con grande risalto , e relativa pubblicita'. Io ,come medico, ogni tanto scrivo per divulgare problematiche sulla sanita'. bene,pur avendo spedito libri alle redazioni TV e dei giornali , non ho avuto,come tanti Altri, il piacere di essere considerato. comunque apprezziamo Veltroni ma non altri politici che vogliono imitatarlo per non sentirsi diversi ed inferiori. g.savignano autore libro "Codice rosso sanita',medicina e ricerca in Italia'"