«Perché Tremonti ha troppo potere» di Marco Ferrante
Antonio Martino. L'ex ministro degli Esteri e della Difesa dice che la Finanziaria non è sufficiente: Bisogna tornare a riforme liberali. Ma riconosce al responsabile dell'Economia di saper fare politica.
Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia, oggi uno dei punti di riferimento dell’area liberale dentro il Pdl, che è alle prese con le tensioni tra Berlusconi, Tremonti e Fini. Il principale fattore di frizioni è la manovra finanziaria. Martino non ne è un tifoso. «Una manovra - dice - ha senso quando un sistema sano ha dei problemi dovuti a una ragione contingente, che la manovra appunto corregge. Qui non c’è bisogno soltanto di correzioni, ma di riforme. Sedici anni fa siamo entrati in politica e mandati qui dagli elettori, per riformare. La gran parte del centrodestra ha cambiato orientamento, rispetto alle origini. Pensiamo alla Lega. Era un partito liberista, diventò laburista con il governo di Lamberto Dini, e adesso è diventato un partito clientelare, che vuole difendere il suo sistema di potere localistico su cui innestare senza cambiamenti il federalismo fiscale».
Non la convince il federalismo fiscale? Può essere un sistema efficace se ben costruito. Ma che senso ha se prima non riduciamo la catena che va dai municipi (le ex circoscrizioni) ai comuni, alle province, le comunità montane, le regioni, e su fino alla commissione europea. Dobbiamo scegliere subito tra regioni e province. Il problema dei costi degli enti locali non è tanto il personale, ma il resto: affitti, telefoni, e i vari parlamentini annessi. Inutili, se non per allenare con alti costi classi dirigenti di partito.
La manovra individua l’obiettivo del tamponamento della spesa per il pubblico impiego, con il blocco dei rinnovi e del turno-over. Sì, ma si rischia il pannicello caldo. Il problema essenziale del bilancio pubblico e del sistema sociale restano le pensioni. Abbiamo la più bassa percentuale di ultrasessantenni che lavorano del mondo occidentale, il 14 per cento, in Giappone è il 45 per cento e negli Stati Uniti il 23 per cento. Siamo vecchi e utlizziamo poco i vecchi. Il secondo problema è la sanità, su cui è più difficile intervenire, perché le incrostazioni sono più resistenti. Rispetto alla direzione individuata, riuscirà il Pdl a resistere alle pressioni corporative? La questione è: il Pdl approverà la manovra anche senza voto di fiducia? Non porta consenso e non risolve problemi. Scriveva ieri sul Wall Street Journal Philippe Simonnot, che per cercare di salvare gli stati assistenziali l’Europa sta distruggendo se stessa. Questo vale per Sarkozy e vale anche per noi.
Il Pdl ha ancora energia per fare le riforme? Sì, ma dobbiamo ricominciare dalla ricostruzione della forma partito. Io non sono certo un fanatico dei partiti della prima repubblica, anzi. Ma credo che sia fondamentale discutere. Dobbiamo ristabilire luoghi di discussione politica. Dobbiamo sapere dove nascono le decisioni. Ci sono molti giovani appassionati alla politica che partecipano al dibattito globale in rete su posizioni liberali, ma hanno difficoltà a trovare luoghi di discussione nel partito. È un paradosso: eravamo nati a causa dell’autoreferenzialità dei partiti, e ora siamo noi poco permeabili.
Pera dice che siete diventati lapiristi. È difficile sconfiggere l’idea di primato dello stato nell’iniziativa economica. Ma bisogna continuare a contrastare questa cultura. Il dibattito sulla manovra sarà un’ottima occasione per ritrovare un’identità sul tema delle riforme. Si considera un esponente del partito dell’evasione fiscale? No di certo. Non c’è alcun dubbio, però, che il tentativo del contribuente di sottrarsi alle tasse dipende dalle aliquote troppo alte.
Che giudizio dà della dialettica tra Berlusconi e Tremonti? È complicata. Da un punto di vista politico-culturale Berlusconi è un liberale, mentre Tremonti lo è soltanto - anche se parzialmente - quando è all’opposizione, non quando va al governo. Sul piano dei rapporti di potere, invece, il punto è il rapporto tra Lega e Tremonti. Tremonti occupa un posto chiave, perché oggi il ministro dell’Economia ha poteri enormi, praticamente monocratici. Poteri sostanziali superiori a quelli del presidente del Consiglio. Se per di più è sostenuto dalla Lega diventa difficile contrastare quel potere monocratico. È quello a cui allude Berlusconi quando dice: non ho abbastanza potere.
Tremonti è molto temuto, il suo potere viene considerato da alcuni nel Pdl invasivo, però questa è la politica. In fondo il potere è solo un vuoto da riempire… Tremonti è un grande lavoratore, ha scelto di fare politica, e anche se non sono d’accordo con le sue idee, lo fa con grande abilità. Noi liberali all’epoca di Forza Italia siamo stati meno disponibili nei confronti del lavoro politico. Io per primo ho rifiutato di fare il ministro economico, più volte, forse ho sbagliato. L’ho fatto per preservare la mia identità di economista. Esiste un anti-Tremonti nel Pdl? La verità è che nel partito c’è una certa riluttanza a sfidare in campo aperto Tremonti. E Fini? Rispetto a Fini è difficile farsi un’idea precisa del suo disegno. Se sia soltanto il tentativo di bilanciare Tremonti e la Lega dentro il Pdl o se pensi a un progetto più personale.
venerdì, 4 giugno 2010
commenti dei lettori
6 commenti presenti
brunello da Matera
05 giu 2010 00:05
La verità è che Martino parla di Tremonti e del suo potere e non lo contrasta. Le riforme sinora approvate dalla sua maggioranza, quelle efficacemente percepite dagli italiani, riguardano la giustizia ai soli fini di salvaguardare la libertà di Berlusconi (in un latro Paese democratico uno che corrompe i giudici va in galera). Ora gli italiani si auspicano con forte veemenza riforme liberali, ma in realtà questa classe politica ha le idee assai confuse e continua a difendere pervicacemente privilegi ora di questa, ora di quell'altra lobby.
Vogliamo tagliare la spesa pubblica inutile? Bene proviamo a privatizzare, anche solo virtualmente, gran parte dei servizi pubblici resi dalla P.A. Sono persuaso che il personale deve essere tagliato del 40% minimo, e tante attività possono essere accorpate, con risparmio di denaro. Il resto in cassa integrazione come per il settore privato. (ci sono sempre i pomodori da raccogliere nelle campagne del sud) I politici non possono essere rieletti per più di 2 legislature nello stesso ramo di parlamento e il Presidente del Consiglio lo si può fare per non più di 2 mandati. Idem per i consiglieri regionali e comunali; le provincie aboliamole tutte. Le regioni a statuto speciale non hanno più ragione di esistere, conservano solo privilegi. Tutto ciò che si guadagna concorre a formare reddito, quindi anche quelli da capitale. Abolire le fiduciarie che servono solo ad evadere il fisco. Chi manda i soldi all'estero e viene beccato subirà la confisca di tutti i beni detenuti (come per i mafiosi) Tutti i manager, sopratutto quello delle banche, devono percepire compensi che non superino 750.000 euro. (mi sembra più che dignitoso vivere con un simile stipendio)-
Per gli artisti, sopratutto i musici: guadagnatevi da vivere facendo più concerti a prezzi più modici: magari la gente paga più volentieri il biglietto e passa con voi una serata in santa pace. (ho pagato per vedere un'opera un biglietto di ingresso 100 euro!!!!)
La cultura si pratica e si elargisce. Lo stato la promuove. ma è giusto che sostiene economicamente frotte di persone che lavorano mediamente 2 ore al giorno!
Rimettiamo in piedi questo PAESE se lo amiamo davvero.
Tito, quello che ha ritinto il tetto.
04 giu 2010 18:19
Il PD, fruga in giro per reclutare la buona mente, disposta farsi carico di leadership e rogne.
Nel PDL, sono le persone eccellenti a desiderare di confluirvi. Tutto qui.
stafn
04 giu 2010 16:45
L'intervista fà ridere.Martino dice siamo vecchi e utilizziamo poco i vecchi.Mi sembra che non si utilizzano nemmeno i giovani è questo il grave.Altra manovra taciuta dalla stampa di regime l'addossare sulle spalle dell'Inps di altri istituto pensionisti che puzzano di cadavere.
Il tuttto per aggravare i conti Inps con la complicità di sindacati,partiti di sinistra,e tutti i parassiti
che vogliono spartisi le pensioni degli italiani.
Il regime in questo passaggio si è scoperto.Destra o sinistra ormai hanno un solo obbiettivo
mantenere i loro privilegi di casta.
giuseppe faricella
04 giu 2010 15:01
berlusconi liberale? uno che si è costruito un monopolio con e dentro la politica? al di là di queste amenità, poi, si vede che martino è uno abituato a fare filosofia: l'esperienza empirica, nota a chi l'economia la studia e non la immagina, dimostra che lo stato è sempre più necessario perché il mercato anche quando alloca le risorse in maniera efficiente (quasi mai), non le alloca comunque in maniera giusta. martino! ma siamo ancora al II teorema dell'economia del benessere?! facciamo così: torni al prossimo appello...
GROSS
04 giu 2010 14:58
alisi discutibile, per uno come me che simpatizza per il centro sinitra, ma sicuramente liberale e schietta; il pdl non dovrebbe avere paura, con la maggioranza che si trova a riformare un sistema che ha effettivamente molti punti ...molto marci, che ci stanno ; due, per esempio, berlusconi, che blocca il parlamento con le sue richieste personali e con una lega , ormai solamente clintelismo. e sono convinto che le riforme veramente liberali per los viluppo del paese, molte sarebbero condivise anche dal centrosinistra. peccato; ormai siamo alla periferia di tutto...sociale, culturale, economico, turismo, benessere, tradizioni; grazie berlusconi, grazie lega...ma non ci meritavamo tanto...de martino, lei dove è stato finora...faccia pure un mea culpa!!!
effepi
04 giu 2010 14:51
Ma perché il PdL non dà più spazio a persone così ? Ne guadagneremmo tutti.
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)