sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:42

Il bestiario

Non la pensi come me? Sei un servo
di Giampaolo Pansa

Il bestiario. Il vizietto antico del “servo del padrone”.

Sul Riformista di venerdì 20 agosto è comparsa questa lettera, firmata Gianni Tirelli: «Trovo alquanto singolare (visto il contrasto logico) che un quotidiano che si chiama ‘Libero’ sia diretto da un ‘servo’». L’insulto, sia pure addobbato con ipocrite virgolette, era diretto a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero. E per connessione a tutti i giornalisti che lavorano con lui. Compreso il sottoscritto, collaboratore di quella testata. Lì per lì, mi sono incavolato. Poi ho riflettuto sulla parolaccia. E mi sono reso conto che il lettore Tirelli era stato sbadato, poichè non aveva espresso in modo compiuto il proprio pensiero. Servo di chi? Credo che intendesse di Silvio Berlusconi. Infatti è questa l’accusa che viene scagliata di continuo dalle tante sinistre italiane contro chi non la pensa come loro sul Cavaliere. E non si uniforma al Pensiero Unico dell’opposizione. Ormai i “servi di” grandinano tutti i giorni sulle teste dei refrattari. Sono grandinate che conosco da tempo, perché tra i molti difetti delle sinistre c’è di ripetere sempre le stesse maledizioni. Nel 2003, quando pubblicai “Il sangue dei vinti”, un libro sulle stragi compiute dai partigiani dopo il 25 aprile, parecchi sedicenti intellettuali rossi dissero che l’avevo scritto per fare un piacere a Berlusconi o addirittura dietro sua richiesta. Gli stessi continuarono a ripeterlo per i miei libri revisionisti successivi. Allora ero più ingenuo di adesso. E mi affannai a smentire. Oggi non la farei più. A pensarci bene era uno spettacolo già visto nella Prima Repubblica. I comunisti non riuscivano mai a sconfiggere nelle urne la Democrazia cristiana. Per questo sfogavano le loro nevrosi dando del servo a chi non li aiutava a mandare all’inferno gli odiati dicì. I giornalisti non subalterni al Pci erano i primi a beccarsi l’insulto. Servi di Piazza del Gesù. Servi della Balena bianca. Servi di questo o quel ras democristiano. Se non scrivevi che Giulio Andreotti era il capo occulto di Cosa Nostra significava che ti eri messo al servizio del Gobbo. Se non sputavi veleno contro Ciriaco De Mita, il motivo era uno solo: avevi incassato una mazzetta dal suo portavoce, Clemente Mastella. Il quale Clemente, per altro, di mazzette non si sognava di darne a nessuno. Persino Eugenio Scalfari si beccò l’accusa di essere al servizio di De Mita. Accadde nella primavera del 1983, vigilia elettorale. L’Unità e Rinascita, il settimanale del Pci, scatenarono una campagna violenta contro Repubblica. La grandine rossa cadde sulla testa di tutti noi, sotto forma di lettere arrivate dalla base. Erano una valanga. E diedero vita a una campagna di boicottaggio: non comprate più il fogliaccio della ditta Scalfari & De Mita. Venne preso di mira Carlo Caracciolo, l’editore di Repubblica, imputato di trafficare con Flavio Carboni, suo socio nel quotidiano Nuova Sardegna. Eugenio fu sbeffeggiato pure con le vignette. In una faceva il gioco delle tre carte con le schede elettorali. Affiancato da un De Mita vestito come un gangster degli Anni Venti, ghette comprese. Anch’io presi la mia rata di insulti. Ero un servo di casa De Mita come Scalfari e tanti altri di Repubblica. Ma ci fu pure chi scrisse di peggio. Peppino Fiori, in corsa per un seggio senatoriale a Oristano, usando una vecchia citazione di Emilio Lussu, stampò sull’Unità che rischiavo di morire non da uomo, bensì da macchina per scrivere. Oggi succede a Sergio Chiamparino, sindaco democratico di Torino. Ha protestato per l’esclusione del leghista Sergio Cota, governatore del Piemonte, dalla Festa nazionale del Pd. E il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, suo compagno di partito, l’ha subito accusato di «subalternità culturale alla destra». Insomma, a prima vista non c’è nulla di nuovo nella battaglia politica italiana. Eppure, rispetto alla Prima Repubblica, qualcosa è cambiato e non in meglio. La causa è una sola: l’entrata in scena di Berlusconi. Il Cavaliere sta in campo da sedici anni e le sinistre non sono mai riuscite a metterlo fuori gioco. Silvio è caduto tre volte, ma poi è risorto. Adesso si trova di fronte alla prova più dura, con una maggioranza incerta per la scissione dei futuristi di Giancarlo Fini. E nessuno è in grado di prevedere quale sarà il risultato della partita. Proprio per questo, le opposizioni stanno progettando di allestire una Grande Armata, nella speranza di stritolare il Caimano. O il Satrapo, secondo l’ultimissimo sberleffo di Tonino Di Pietro. Non appena l’armata scenderà in campo, si sprecheranno le accuse per chiunque non sia disposto ad arruolarsi nelle sue file. Persino chi si asterrà dal voto sarà bollato come un servo di Berlusconi. Per quel che mi riguarda, confesso che sono indifferente rispetto all’esito della contesa elettorale. Sono diventato troppo pessimista per ritenere che il vincitore, chiunque sia, possa far cambiare rotta a un’Italia destinata al declino e al disordine. Tuttavia non sono indifferente rispetto al modo di condurre la prossima campagna elettorale. Nei bassifondi della politica prevalgono gli spiriti malvagi. Pronti a servirsi di chi è mediocre, intollerante e furioso. Come il lettore che ha dato del servo al direttore di Libero e a chi scrive per il suo giornale. È questa manovalanza di picconatori, molto diversi da Francesco Cossiga, il rischio più grande. Posso soltanto sperare che entrambi i blocchi abbiano il buon senso di non usarli. Nel caso contrario, temo davvero che nessuno si salverà.

lunedì, 23 agosto 2010

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commenti dei lettori

15 commenti presenti

la pravda

23 ago 2010 15:53

chiamatemi servo di tutti quelli che volete.ma non vi azzardate a chiamarmi servo di Bocchino : prenderei il fucile.

carlo pisacane

23 ago 2010 15:52

un lettore del corriere della sera domando' a montanelli come fosse possibile che il comunista bassanini potese concepire una riforma burocratica e montanelli lo informo' che bassanini era un socialdemocratico espulso dal psi dopo le sue campagne moralizzatrici. sindona accusava ambrosoli di essere un comunista e quello invece era un monarchico. l'onorevole stracquadanio da del comunista a magris ( corriere della sera ) e quest'ultimo lo informa che è stato sempre un repubblicano. il nostro ( pansa ) vede( spettri ) coministi dappertutto : si è proprio invecchiato. RICOVERATI

Mario

23 ago 2010 15:45

Non la pensi come me?? Sei un comunista !! Silvio Berlusconi

Eppursimuove

23 ago 2010 15:19

Ossignore il grande giornalista Giampaolo Pansa che se la prende con i commenti dei lettori. Lui passa la vita a lucidarsi l'ombelico su vari giornali, tant'è che non è possibile leggerne qualcuno senza imbattersi in una delle sue tiritere, però si offende (per se stesso e per terzi) se il lettore commenta senza baciare il suo sacro bumburin (ombelico in lombardo). Mi sa che c'è da preoccuparsi, perchè quando queste procellarie si agitano troppo di solito è perchè sentono arrivare tempesta.

Pier Francesco Bianchi

23 ago 2010 15:08

Non posso dire di uno che scrive per Libero che sia un servo, ma per esempio uno come La Russa che ha ricevuto in regalo da Berlusconi un Suv e non un accendisigari; come può poi avere una libertà di pensiero nei suoi confronti.

Vincenzo

23 ago 2010 15:02

Sig. Pansa leggo il suo articolo e ritengo più che giusto bastonare la "sinistra" per il suo senso di superiorità. Quello che però che non riesco a capire e il suo benevolo trattamento per questa destra italiana; mi viene da pensare che per "loro" ci sia qussi un senso di comprensione, non di giustificazione, naturalmente. Mi ricorda un mio amico che quando venne a galla il marciume dove la sinistra governava mi disse "benvenuto nel mondo reale". Tradotto anche la "tua sinistra" è uguale agli altri, anzi per certi versi è peggio e quindi deve essere sempre e comunque condannata, mentre la destra è abituata e nessun non ci fa piu caso. La pare giusto? Che insegnamenti dovremo dare ai nostri figli?

Vecchia Volpe

23 ago 2010 14:56

Lei, egregio dr. Pansa, ancora una volta mette in mostra il solito antico "vizietto", cioè quello di non dare le robuste manganellate che il Caimano si merita e che pochi saprebbero fare con altrettanta efficacia ...E quindi, automaticamente, viene iscritto nella lista dei suoi 'camerieri'. Per cortesia, faccia come il suo vecchio 'capo' barbapapà. Quello che tiene dal canto suo la schiena a piombo e che non gliele manda per certo a dire! Rilegga tutti i suoi fondi della domenica, usi l'evidenziatore, studi la prosa, approfondisca l'invettiva, e, soprattutto, adotti la stessa variabilità di obiettivi da colpire...Ovvero uno solo...Pensi a cosa si perde! La riconoscenza eterna del Popolo della Sinistra! Che invece, ahinoi, apre la pagina del Riformista (per non parlare di quella di Libero) e ritrova la vecchia volpe della Repubblica d'antan piegato a novanta, in livrea e con il vassoio in mano pronto ad esaudire i desideri del Satrapo...O no?

Paolo G

23 ago 2010 14:54

Pansa ha ragione: bisognerebbe parlare di venduti, non di servi. Spesso il servo non sceglie il proprio padrone e comunque in genere fa il suo lavoro con dignità e per sopravvivere, mentre il venduto alla propria dignità rinuncia liberamente e in piena consapevolezza: a convincerlo a riunciarvi nessuna reale costrizione, solo una ricompensa per ciò che fa, non necessariamente in moneta sonante. Berlusconi dispone di strumenti per comprare quasi tutto, è ricchissimo e, almeno sul piano della comunicazione, ben organizzato: ha i canali TV e un apparato di stampa "allineata" (non "asservita", per carità, sennò Pansa dà anche a me del mediocre e intollerante), uno stile da profeta postmoderno, un sorriso da pubblicità di dentifrici, uno stile da guru con tanto di canzoncine di sottofondo che punta a rincoglionire le persone cercando di azzerare il loro spirito critico per portarli dalla sua parte. Certi giornalisti o politici neppure si pongono il problema di essere d'accordo il Cavaliere; se ne fregano, e fanno quello che a loro conviene e per cui sono pagati, in denaro, visibilità, carriera politica, eccetera. Tutto normale, basta esserne consapevoli e tenerne conto nel momento in cui li si ascolta. Il fatto è che Berlusconi preferisce anestetizzare lo spirito critico della gente, e questi cosiddetti giornalisti sono parte di un meccanismo che opera su vari livelli: dalla stampa popolare (le riviste di gossip che dedicano interi fascicoli ai suoi congiunti, parlando al cuore delle massaie - tra foto di veline in topless e immagini di qualche principe dell'evasione fiscale sullo yacht di famiglia) ai telegiornali, che arrivano ovunque nelle case degli italiani, alla stampa "specializzata" nel fare titoloni volgari, e con propensione all'insulto dell'avversario: tipico esempio, il giornale di Feltri. Non siamo al ripristino dello schiavismo, solo ad una politica venduta come al supermercato. La propaganda è il primo obiettivo della classe politica del PdL, e l'acquisto delle opinioni altrui - magari a spese del contribuente - è una componente indispensabile di un sistema pubblico di persuasione. Se poi qualche giornalista non "venduto" finisce involontariamente nell'ingranaggio, il suo curriculum di uomo libero sarà lì a testimoniare della sua serietà, come certamente accade nel caso di Pansa. Ma sono casi piuttosto rari.

umberto

23 ago 2010 14:47

A me la parola servo non è mai piaciuta, ma leggendo molti articoli o vedendo trasmissioni televisive ho come l'impressione che siano già stati impostati molto tempo prima ed utilizzati nel momento migliore per colpire questo o quel politico o idealizzarlo. Non credo che chi si presta a questo gioco sia un servo, è semplicemente un dipedente o un free-lance o mercenario che dir si voglia. Esistono in entrambi gli schieramenti, nel caso di Libero e del Giornale la cosa è più marcata e riconducibile direttamente al proprietario. Chiaramente anche all'interno di questi giornali vi sono articoli buoni e verità, ma quando c'è da fare la guerra diventano marginali.

axenos

23 ago 2010 14:42

mi unisco a Giannni Tirelli nel definire servo Belpietro e, per estensione, tutti i giornalisti di "libero". primo fra tutti pansa che da dieci anni ormai, a partire dalla celebre difesa del conte igor marini, non fa altro che raccogliere il fango prodotto da feltri & co e rilanciarlo nel ventilatore. e già che ci sono, esprimo vivo compiacimento per le dichiarazioni di Zingaretti, unico esponente del PD che pare abbia conservato un certo legame con gli elettori ed il territorio....

maurizio

23 ago 2010 14:36

Egregio Signor Pansa, ammetto che leggere il suo bestiario e' per me un esercizio socratico di sopportazione. Lo faccio per apprendere a non tirare 2 sfondoni una volta arrivato alla fine del suo articolo. E' un fatto storico accertato che i partigiani abbiano commesso crimini. Io le rimprovero, se mi permette, che questi fatti grazie a lei e a molti altri come lei che sono abituati alle piroette (forse diventato vecchio si annoia...) siano utilizzati per dire che la lotta di Liberazione sia stata una porcheria. Qui la questione e' molto semplice caro Pansa chi aveva ragione i nazifascisti o i partigiani con tutti i limiti ed i crimini del caso. In quanto a crimini i nazifascisti non si sono fatti mancare nulla. Non vorrei apparire greve ma una semplice contabilitá dei morti porterebbe un minimo di chiarezza. Non mi risulta che i partigiani avessero a disposizione treni piombati e forni crematori! Quindi non faccia finta di non capire!!! Vogliamo poi parlare delle donne incinta con ventre squarciato e coi bambini tirati fuori di cui ha raccontato con orrore il rabbino Toaff oppure anche questa e' la solita propaganda di quel comunistone di Toaff? Forse cosí la pensa il propietario della casa editrice del suo libro. Farebbe piacere sapere come la pensa lei. Ormai lei e' diventato una tristissimo esempio di liguorismo (il compagno Straccio Liguori ora berlusconista accanito). Adesso andiamo all'attualitá. Cosí per variare il ripetitvo menú dei suoi articoli vorrebbe scrivere qualcosa su questo sedicente giornale Riformista e liberale sugli atti del Signor Berlusconi al Governo. Gli spunti non mancano. Minacce a giudici, ex compagni di partito, Presidente della Repubblica per esempio. Oppure spiegare come mai siamo il Paese dei grandi d'Europa con il peggior tasso di crescita e con una pressione fiscale in aumento. Ma non doveva diminuire le tasse? Lei invece parla di Zingaretti. Ecco la prossima volta magari scriverá che il commissario Montalbano e' un feroce fomentatore della violenza! Pansa si diventa tutti vecchi ma spero d'invecchiare senza sputtanare i miei principi magari solo per farmi notare un po'.Sono sicuro che per soldi non lo fá, lei non ha la sfortuna di appartenere a la generazione precaria. E le assicuro che non sono tutti bamboccioni e molti di loro hanno un patrimonio perlomeno culturale superiore alla tristissima classe dirigente che ci governa attualmente a la cui generazione lei appartiene anagraficamente.

franco

23 ago 2010 14:27

Ben detto, Pansa! Bisogna appoggiare i moderati in tutti gli schieramenti. Io appoggio Nanni Moretti, che in anni lontani ha invitato Buttiglione e Fini a non essere succubi di Berlusconi. E appoggio Nando dalla Chiesa, che ha sempre polemizzato con garbo, e che Lei stimava molto, mi ricordo.

Andrea

23 ago 2010 13:45

Che Belpietro sia un servo di Berlusconi non c'è alcun dubbio, omettiamo pure le virgolette. Che chi scrive su Libero perori la causa dell'editore e del suo partito, anche. Se lei registra il rammarico degli scrittori "rossi" (qui mettiamole pure le virgolette, perchè solo fra i sedicenti giornalisti di destra è in voga tale epiteto che non ha, ahimè, alcun riscontro) per la sua neutralità, denunciata come filo-berlusconismo, non se ne abbia a male: è perchè lei è un bravo giornalista e un ottimo storico, tanto che sembra assurdo si possa dire indifferente alla vittoria del Caimano o dein suoi avversari. Insomma, nei suoi scritti traspare eccessiva intelligenza perchè non capisca quale pericolo il ns. benamato premier rappresenti per la cultura democratica.

CandidoMC

23 ago 2010 13:43

E' vero: il problema è il pensiero unico di Repubblica e della sinistra. Mentre a destra ci sono solo amore e libertà, come hanno scoperto, sulla loro pelle, Fini e i suoi, Casini e i suoi, prima ancora Follini, Marcello Pera, Pisanu, Urbani, Martino, Della Vedova, ma anche Teodori, i "professori" che prima si avvicinarono al cav Caimano per poi scapparne inorriditi (tra i quali il povero, in tutti i sensi, Lucio Colletti), Bossi, quando il cav Caimano cercò di rubargli il partito - un bel match tra satrapi con Roberto "Ballerino" Maroni, incerto fra l'amico di Cassano Magnago e i soldi del presidente del "suo" Milan - e poi Montanelli, Mentana, ecc ecc. A destra c'è la libera adesione degli Scodinzolini, delle "Jene di Salò" sull'asse Bergamo Brescia (Feltri, Sallustri, Belpietro) dei tanti miracolati e strapagati. Oltre che di qualche vecchio ex giornalista che continua a scrivere lo stesso articolo da quando non ha più la lucidità di capire che si può - si deve - criticare anche lui. Da sinistra ma anche da destra, dal centro e da sopra e pure da sotto. Candido MC

TEOBALDO

23 ago 2010 13:01

Ma oggi è Scalfari il capo supremo dell'antiberlusconismo, così come paladino dell'anti partitocrazia. Sai caro Pansa quale è il vero problema, in Italia non esistono editori puri . Gli Angelucci come de Benedetti aspirano a papparsi la torta della sanità, e de Benedetti vuole anche un mucchio di soldi da Mr. B. In altre parole, di riffa o di raffa, demitiani, dalemiani, Caracciolo o Carboni, Berlusconi e berluschini vari, avete tutti fatto un sacco di soldi sulle spalle dei lavoratori. Mollate, godetevi le vostre ricchezze e lasciateci in pace.