sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:57

Italia

Questa Chiesa è troppo materialista
di Rina Gagliardi

Siamo certi che i valori della spiritualità e dell’etica siano oggi rappresentati dalle posizioni (ufficiali) assunte dalla Chiesa? La mia tesi, che può forse sembrare audace, è che, quasi all’opposto, la Chiesa stessa sia in preda a una sorta di “metafisica” di tipo materialistico, quasi positivistico, che si esercita su tutte le questioni “eticamente sensibili”.

Pope Benedict XVI welcomes Italian Premier Silvio Berlusconi on the occasion of their meeting at the Vatican, Friday, June 6, 2008. Benedict XVI met Friday with Italian Premier Silvio Berlusconi for talks expected to focus on the immigration and family policies of the new conservative government. In the background is Berlusconi's Cabinet Undersecretary Gianni Letta. (AP Photo/Alessandro Bianchi, pool) ©AP/Lapresse 06-06-2008 Roma, Italia Interni Papa Benedetto XVI riceve il Primo Ministro Silvio Berlusconi al Vaticano Only Italy

Nella sua sortita a difesa del Papa, il cardinale Bagnasco ha riproposto la “lotta epocale” tra due opposte concezioni dell’uomo: quella religiosa, spirituale, non egoistica che sarebbe propria del cristianesimo (e del cattolicesimo), e quella laica, ciecamente materialistica e volgare che apparterrebbe, appunto, ai laici. Non per caso, il capo della Cei ha rivolto i suoi strali sulla Francia, sede storica e simbolo della laicità più “scristianizzata”. L’apparenza è quella di un ritorno a una (postmoderna?) “guerra di religione”, anzi di civiltà. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo certi che i valori della spiritualità e dell’etica siano oggi rappresentati dalle posizioni (ufficiali) assunte dalla Chiesa? La mia tesi, che può forse sembrare audace, è che, quasi all’opposto, la Chiesa stessa sia in preda a una sorta di “metafisica” di tipo materialistico, quasi positivistico, che si esercita su tutte le questioni “eticamente sensibili”.

Non è una novità che la Chiesa condanni l’aborto, l’eutanasia, la libertà sessuale. Nuovi sono gli accenti usati, l’assolutezza, la “radicalità”. Nuova è la riduzione del concetto di persona alla sua dimensione corporea. Nel corso della dolorosa vicenda di Eluana Englaro, una tale ossessione del corpo ha letteralmente fatto scomparire, nella mobilitazione del mondo cattolico, l’anima di Eluana stessa: scomparsa, inghiottita da un furore dei principi che aveva come unica posta in palio la conservazione a ogni costo del suo povero corpo terreno, alimentato e idratato a forza da 17 anni. Anche sull’embrione – e di conseguenza sull’aborto – la posizione di condanna “assoluta” ha la stessa radice: è persona tutto ciò che si configura come ammasso di cellule, di potenzialità biologiche future o passate, di materia organica. La coscienza non è inclusa, anzi è espunta dalla definizione stessa dell’essere umano – e con essa quell’insieme di capacità cognitive, progettuali, comunicative, sociali, spirituali che lo caratterizzano e anzi lo rendono unico nella specie animale. La Natura, in sé viene assunta come la vera Divinità alla quale piegarsi – ed è una catena di eventi buoni in sé medesimi, sui quali non è lecito intervento umano. Perciò, in coerenza, la Chiesa si oppone a ogni metodo contraccettivo, preservativi compresi, a ogni tecnica di fecondazione assistita, a ogni intervento umano che modifichi i processi “naturali”. Qui la dimensione religiosa non c’entra più niente. Al suo posto c’è una metafisica materialistica, vitalistica, naturistica che molti filosofi miscredenti hanno sottoscritto tante volte nella storia.

Va da sé che, così, la Chiesa va incontro ad aporie evidenti: ammette il ricorso ai portati più sofisticati del progresso tecnico-scientifico, come nel caso di Eluana, li vieta quando si tratta di vincere la battaglia della sterilità. Ma queste sono incongruenze “tattiche”. L’incongruenza vera è un’altra: non è vero che per la Chiesa la vita umana è sacra. Nel Catechismo ancora in vigore non c’è la condanna “absoluta” né della pena di morte, né delle guerre, né della violenza di Stato. Così come non era affatto sacra la vita della madre, quando essa si poneva in alternativa a quella del nascituro (scelta drammatica che, almeno in occidente, per fortuna non si pone quasi più). La sacralità appartiene tutta e soltanto al processo vitale, di cui il singolo la persona, è solo un tassello, e un tassello inconsapevole e subalterno – come la donna è ridotta, alla fine, a un utero, a un mero contenitore corporeo di una futura creatura. Perfino lo stupro può concorrere positivamente alla produzione della vita, così intesa: come si è visto nella incredibile vicenda del vescovo brasiliano.

Il fatto è che la vita materiale, non quella spirituale, come per altro ribadisce sempre Benedetto XVI, è comunque un “dono” di Dio, e l’uomo non può disporne, in nessuna circostanza. Come si accorda questa dottrina con quella del libero arbitrio, che è un fondamento del cattolicesimo? Ma se l’uomo può decidere, addirittura, se salvarsi o precipitare all’inferno, come può non disporre mai del bene supremo della vita? E di quale natura è un “dono” che continua ad appartenere, per l’eternità, al donatore invece che al donato?
E Dio? Sembra cancellato, o ridotto, cartesianamente, a un propulsore iniziale dell’universo, che poi si ritira in buon ordine. Sembra privo di amore e di pietà. Non è il Dio cristiano che è stato capace di farsi uomo, ma un’astrazione, un sinonimo di legge naturale. E la libertà? E la scelta? Toccherà a noi laici dover portare sulle spalle anche il peso della lotta per una concezione un po’ più spirituale e un po’ meno positivistica dell’esistenza umana?

venerdì, 27 marzo 2009

invia il tuo commento alla notizia

commenti dei lettori

16 commenti presenti

Giuseppe Cappello

28 mar 2009 14:05

Il cristianesimo è nella sua stessa essenza materialismo e ateismo: si distingue rispettivamente per il Dio che si fa carne e che si fa uomo. Impensabile tutto ciò per un ebreo o un mussumalmo e perfino per la Grecia di Platone e di Aristotele.

aldo

28 mar 2009 12:34

Sinceramente a me se la Chiesa è trppo materialista interessa poco, non appartengo a quel credo, sarà un problema dei fedeli che devono rispettarne i dettami per essere buoni cristiani e finire in paradiso. Oggi pieghiamo le leggi dello Stato ai voleri della Chiesa cattolica, la prossima volta caleremo le braghe ai dettami religiosi islamici, è solo questione di tempo e di numeri. Per fortuna c'è la Costituzione, questa legge è illegale e sarà spazzata via dalla Corte in un lampo.

transalpina

28 mar 2009 11:23

Rina, io credo che alla tua domanda conclusiva si debba proprio rispondere di sì. E pacatamente incalzarli proprio su quei valori che non hanno titolo alcuno a difendere. Dove sta scritto che la difesa della vita biologicamente intesa è un valore prevalente rispetto a quello della libertà? Non nel Vangelo. Non nei principi e nella storia più luminosa di questo paese. E neanche in quella meno luminosa. O allora riesumiamo coerentemente i poveri resti di chi coscientemente, eroicamente, scelse di morire per la libertà non sua ma nostra, e gettiamoli ai corvi e ai cani, ma attenzione, in terra sconsacrata, perché anche costoro hanno disposto di un bene a loro non disponibile. E additiamo al pubblico disprezzo i combattenti del ghetto di Varsavia e gli ebrei che organizzarono rivolte evidentemente disperate, senza possibilità alcuna di successo, nei campi di sterminio: perché vilmente privarono "la vita" di qualche giorno settimana o mese della loro agonia. E candidiamo alla scomunica preventiva i nostri militari, che sono tutti ormai di carriera, quindi tutti candidati volontari al sacrifico della vita per la libertà del paese. Certo, ci verrà detto, non è la stessa cosa. Infatti. Ne dovremo dedurre che se dovessimo disporre su un'ipotetica scala di valori la patria la vita biologica e la libertà dell'individuo esse vi comparirebbero esattamente in quest'ordine, e almeno sarà fatta chiarezza. In principio non era il verbo, macché: in principio è la retorica.

Cesare

28 mar 2009 11:03

Complimenti. E complimenti anche a noi. Adesso si che siamo davvero liberi, liberati, libertari (e anche libertini?). Grazie soprattutto ai grandi intellettuali illuminati che aprono le nuove strade al progresso del mondo, al primo comandamento abbiamo messo noi stessi e la nostra libertà. Il secondo lo abbiamo soppresso, di Dio non ne parliamo proprio. Il terzo? chi santifica più le feste? Il quarto l'abbiamo adeguato ai tempi: via il padre e la madre, retaggio di un tempo sorpassato. Il quinto l'abbiamo anch'esso adeguato ai tempi: gli abbiamo messo un bel paio di mutande, per cui l'aborto e la "facilitazione all'uscita di scena" (va bene così?) sono l'affermazione della mia liberta e del mio diritto individuale, così come la droga - oh. bella, e se a me mi va di uscire di testa per essere più libero?.... Del sesto non parliamone, abbiamo adottato il motto del perfetto uomo libero e individualista: sii gaio e gay. Il settimo... eh, il settimo ci dà qualche problema; perchè dipende.... dipende da chi è che ruba - se non è uno dei nostri non va mica bene. L'ottavo lo applichiamo al Papa, perchè è un Papa scomodo; la sua testimonianza ci disturba un pochino, forse sarà il caso di convertirlo al vero cattolicesimo, che ne dite? Il nono comandamento va integrato meglio, perchè bisogna pur distinguere tra donna e donna, se è bella, giovane e carina..... e poi, via, risente di una forma di razzismo tra i tre o quattro sessi. Il decimo si ricollega un po' al settimo, dipende... Ma mi viene un dubbio. Padre David M. Turoldo, quindi non un barbogio reazionario, scrive che "Cristo non è cultura: Cristo è vita. Il Salvatore è l'atteso dagli umili, dai sofferenti, dai peccatori, dai poveri. Per questo riporta le beatitudini in una forma scarna, essenziale, tale da non permettere interpretazioni equivoche: i beati sono semplicemente i poveri, quelli che adesso sono affamati e piangono." E aggiunge: "Se io mi dico cattolico, e sento LA VITA COME RESPONSABILITA' E COME MISSIONE, allora devo assumere un comportamento diverso da quello di colui che sente la vita sotto il segno della contraddizione e della maledizione. In quest'ultimo caso è come se sentissi LA MATERIA COME QUALCOSA DI ANTI-DIVINO ." E ancora: "Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede (1 Gv). Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio (1 Gv)." E dice anche: "L'accettazione del divino volere non segna certo una diminuzione del nostro essere, ma è la grazia più alta a noi concessa, quella di dischiuderci all'infinito". Dite che forse padre Turoldo sia diventato anche lui conservatore e reazionario come il Papa? O non siamo forse noi, che, inseguendo "gli illuminati", siamo finiti fuori pista e, convinti di essere andati tanto avanti, siamo invece tornati tanto indietro?

Stefano V.

28 mar 2009 10:32

Finalmente un bellissimo articolo, scritto superbamente - non nel senso che è un'espressione di superbia, anzi - e ancor più egregiamente argomentato da un punto di vista logico. Da quanto tempo non accadeva su questo giornale? Mah, questi sono dettagli insignificanti, l'importante è che a questo pubblico di ex-antiberlusconiani pentiti che sono i lettori del "Contro-riformista" arrivi anche qualche stimolo neurologico superiore per profondità analitica alle giaculatorie di una Binetti o alle difese d'ufficio del fariseismo vaticano di un Rodari. Nel finale la Gagliardi solleva non un paradosso dell'incoerenza logica e teologica dell'alto clero vaticano, ma il PARADOSSO dell'intera stagione teologica ratzingeriana: il rifiuto, surrettizio, criptico, ma assolutamente strategico, della rilevanza cruciale del libero arbitrio nel cristianesimo. Ratzinger è un veteroagostiniano, e non dimentichiamo che l'ultimo Agostino polemizzando con Pelagio formulò tesi che la teologia cattolica successiva non accolse o rifiutò in toto - lo sapevate? - come quando nel "Decretum de Justificatione" del 1547 (Concilio di Trento) venne elaborata l'attuale dogmatica cattolica del libero arbitrio, e del rifiuto totale della doppia predestinazione degli eletti e dei dannati. Ciò nonostante, sulla scia agostiniana della teologia di Ratzinger - che persegue la riunificazione con il luteranesimo, agostiniano al 100% - la teologia vaticana attuale spinge il pedale dell'acceleratore verso il pressoché totale annichilimento del ruolo del libero arbitrio nell'economia della salvezza umana. E il paradosso finale è che la vita è indisponibile ...tranne al boia! Infatti, in un documento datato 2004, indirizzato alla Conferenza Episcop. Americana - non era ancora Papa, solo papabile - il Ratzinger affermava esplicitamente che non tutte le questioni morali hanno la stessa rilevanza dell'aborto e dell'eutanasia, neppure la guerra (neppure quella "preventiva") nè tantomeno la pena di morte: "Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e a esercitare discrezione e misericordia nell'applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull'applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all'aborto e all'eutanasia." Il documento citato si chiama: «Dignità a ricevere la santa comunione. Principi generali. (Istruzione Redemptionis Sacramentum)» - memorandum riservato per la conferenza episcopale degli Stati Uniti, occasionato dalla candidatura alle elezioni di politici cattolici che fanno campagna sistematica per il diritto dei non cattolici ad abortire. Giugno 2004. Controllare per credere...

EA

28 mar 2009 10:12

Metafisica di tipo materialistico, quasi positivistico? Ma di cosa sta parlando, signora?

Abele Aureli

28 mar 2009 08:59

Purtroppo, mentre tutti o ...quasi ci dichiariamo cristiani o ...Cattolici, poi non rispettiamo le dottrine della Chiesa Cattolica, che a parte le Sculture e le immagini dei Santi e Madonne varie, sono tutte "dottrine di Dio"! Che criatiani siamo? Si ruba, si dicono bugie, si commette adulterio, si fanno aborti, si commettono omosessualità, si inganna il prossimo, si bestemmia, ecc. ecc. Tutte cose contrarie a Dio ed alle dottrine della Chiesa, però tutti continuiamo ad asserire di essere Cattolici Cristiani!

Ralph Trottle

28 mar 2009 08:51

Il problema di fondo è che benche quasi nessuno accetta questo cristianesimo ...materialista della chiesa, nessuno fa nulla per scalzarlo oppure per riformarlo come fece Lutero! Contunuiamo tutti a sostenerlo in un modo o nell'altro. Anche quelli che i preti li fucilerebbero tutti, per i loro abusi sessuali e religiosi, poi alla fine vanno a far battezzare, cresimare, sposare e fare i funerali ai propri cari! La Chiesa Cattolica Romana è uscita dalla Parola di Dio! E' sviata e sta conducendo miliardi di persone all'inferno! ...Leggete il Vangelo invece di leggere stupidaggini scriotte da certi giornalisti che cercano anche loro soltanto la propria pagnotta invece che informare seriamente il popolo! I giornalisti dovrebbero conoscere la Bibbia, ma poi davandi ad un Imam il quale in TV afferma che di Maometto si parla anche nel Vangelo, non sono capaci di dirgli chje questa è una "falsità" grande come una casa, e tutti gli spettatori prendono per vero quella falsità perchè il giornqalista non ha saputo rispondergli! ...Vergogna!

Pietro Pellegatta

27 mar 2009 23:54

come se un idraulico volesse tenere una lezione a bill gates su come si fanno e si vendono i computer, continua pure.

mario piccirilli

27 mar 2009 23:29

Lei, signora Gagliardi, senza cio` che ora avversa, avrebbe scritto Chiesa con il K .

antonio

27 mar 2009 21:51

il problema a mio (modesto) modo di vedere è che si confonde il cristianesimo col clero. La chiesa militante come tale nei secoli ha sbagliato continuamente, ha sbagliato in cio' che andavano dicendo i suoi cardinali e i suoi papi: dal cardinale teuillerant addirittura ateo a alessandro VI che sbatteva la propaia figlia quattordicenne da un letto all'altro a seconda dei suoi interessi temporali, oppure a mastro Titta che ha cessato di uccidere perchè i bersaglieri sono entrati a porta pia. Altro che essersi accorti della sacralità della vita... I valori cristiani spesso si sono affidati ad altri, al di fuori delle gerarchie, da san francesco a nadre teresa, in obbedienza come in questi casi o in contrasto (in altri) con queste stesse gerarchie. Io mi chiedo: perchè lo spirito santo per millenni NON ha ispirato papi e cardinali e di punto in bianco dovrebbe aver cominciato a fare ora? Cosa è successo da dare discontinuità alla storia? Voglio dire con questo che è possibile o no che presso i laici maturino magari certe posizioni più cristiane di quelle che marurano in seno alla curia romana? O questa (di colpo, e in base ha che) ha acquisito un monopolio che ha sempre reclamato come suo ma che (per sua stessa ammissione) suo non è mai stato? saluti spon@hotmail.com

Lorenzo De Caprio

27 mar 2009 21:14

Condivido del tutto e per tutto le analisi della sig.ra Gagliardi. Siamo assistendo ad una svolta dottrinale "impensabile" , che è nata nel momento in cui all'embrione si è attribuita la qualifica di "persona". Si tratta di una grossa rivoluzione inapparente se si considera che la cultura occidentale ha legato il concetto di persona al possesso della coscienza, della ragione, dell'identità personale, alla capacità di autodeterminarsi e scegliere. La plurisecolare tradizione tomista ha distinto nella vita un livello razionale, sensibile e vegetativo e ,sollevando la vita dell'uomo dalla mera biologia, la ha qualificata nel segno del valore, dell'umano. Ma adesso cambia tutto, la "persona" investe la vita in quanto tale, in quanto mera vita; sacralizza il semplice essere un vivente, la più elementare biologia, la vita vegetativa. Si può aggiungere che l'incredibile matrimonio tra religione e materialismo tecnico sul fronte della fine della vita era già stato profetizzato da Daniel Callahan negli anni '90. Prodotto dell'imperativo tecnocratico : "se esiste una tecnologia essa deve essere impiegata!", il supposto imperativo del medico di fare l'impossibile pur di conservare ad ogni costo una vita, ha incontrato la sacralità della vita (biologica) ed in modo spontaneo la posizione tradizionalista della sacralità della vita si è saldata con gli imperativi medico-tecnocratici.

Pietro

27 mar 2009 18:59

In un paesino hanno voluto dedicare una strada a San Tommaso d' Aquino, peccato che per una buona intenzione si è inserito il diavoletto di uno svarione ortografico: " Via San Tommaso d'Acquino". Mi sfugge, per la circostanza, il riferimento a quale tesi teologica voglia ispirarsi l'Autrice. Non sarà per caso il diavoletto circolante di attacare comunque e in ogni circostanza Benedetto XVI? Se vi fosse da parte di tutti una maggiore riflessione sugli scritti e nelle parole del Papa ci si accorgerebbe delle nostre contraddizioni, non di Chi le osserva e le traduce sensa se e senza ma. cordiali saluti. Pietro

Giuseppe Cappello

27 mar 2009 18:16

Il cristianesimo è nella sua stessa essenza materialismo e ateismo: si distingue rispettivamente per il Dio che si fa carne e che si fa uomo. Impensabile tutto ciò per un ebreo o un mussumalmo e perfino per la Grecia di Platone e di Aristotele.

Giuseppe Cappello

27 mar 2009 18:14

Il cristianesimo ha nella sua stessa essenza il materialismo e l'ateismo: si distingue rispettivamente per il Dio che si fa carne e si fa uomo. Impensabile per un ebreo, un mussulmano e anche per la Grecia di Platone e di Aristotele.

Paolo G

27 mar 2009 18:01

Non credo che si possa parlare di "materialismo" , ma piuttosto di difesa della propria dottrina di fronte a un contesto in cui tutto viene messo in discussione, la tradizione va scomparendo e tutto pare effimero e relativo. La consapevolezza che nel mondo contemporaneo i punti di riferimento cambiano continuamente crea disagio profondo in un'organizzazione secolare come la Chiesa Cattolica. La forma più comune di difesa è la riaffermazione dottrinale di principi e il rifiuto categorico a mettere in discussione la propria linea nel timore che questo comporti deriva e perdita di controllo. Essendo un laico non credente non me la sento di discutere i principi - sarebbe evidentemente improprio. Tuttavia, credo che la Chiesa sbagli nella forma, e lasci trasparire un'ansia che rivela profonde insicurezze. Per sopravvivere è essenziale che la Chiesa rivolga al mondo un messaggio di amore e non una litania di divieti e regole. Ciò non significa cambiare i termini della propria dottrina, ma piuttosto mettere l'accento sugli elementi positivi in grado di conquistare simpatie, confortare i credenti e conquistarne di nuovi. Tutto questo era riuscito bene a Giovanni Paolo II che, non cambiando una virgola dei principi né delle loro implicazioni pratiche, aveva tuttavia dato al mondo un messaggio di grande impatto emotivo. Benedetto XVI non ha la carica umana del suo predecessore, e ha un profilo conservatore e dottrinale, assolutamente inadatto a parlare al cuore e allo stomaco delle grandi masse: il suo linguaggio è obsoleto e astratto, e la ricaduta concreta è una grave difficoltà di comunicazione. È ormai chiaro che questo papa è lontano dalla gente, e questo è un grave pericolo per una Chiesa Cattolica la cui credibilità è ancora forte ma pare ora in notevole declino. L'incapacità di adattare un'enorme macchina al mondo che cambia, l'estrema difficoltà a rinnovare il proprio linguaggio (e anzi la propensione a riaprire le porte a frange iper-tradizionaliste - ma perché ripescare proprio quei quattro gatti isolati dei lefebvriani?), sta oggi creando angosce tra i vecchi della chiesa: il timore della deriva dottrinale prevale sul rischio della perdita di fedeli e simpatizzanti. In aggiunta a ciò, le recenti frequenti gaffe commesse rendono oggi la Chiesa assai meno credibile a svolgere quel ruolo di mediazione in complesse questioni internazionali, per le quali in molti casi è apparsa quasi insostituibile. E le simpatie per la Chiesa crolleranno inesorabilmente, così come il rinnovo dei quadri sarà assai problematico, in assenza di un approccio più moderno e carismatico. Forse ciò che le manca è il marketing, piu che la spiritualità.