sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:47

Italia

Sono cristiano, dunque materialista
di Ubaldo Casotto

Il cristianesimo, bisogna farsene una ragione, ha a che fare con questo mondo. L’accusa alla Chiesa di occuparsi dei fatti del mondo è assurda, diceva il cardinale Newman, proprio perché la ragion d’essere della Chiesa è di «impicciarsi del mondo».

Catholics attend a thanksgiving ceremony at a church outside Hanoi March 27, 2009. A Vietnamese court on Friday upheld convictions against eight Roman Catholics arrested during a land dispute with the government, after authorities revoked their lawyer's licence and barred him from attending the appeal. REUTERS/Stringer (VIETNAM RELIGION POLITICS)

Non vorrei sorprendere Rina Gagliardi, che ieri da queste colonne criticava la Chiesa cattolica accusandola «di essere in preda a una sorta di “metafisica” di tipo materialistico», ma se uno mi accusa di essere cristiano non posso prendermela a male.

E mi spiego, anche se potrà sembrare un paradosso.

Non è la prima volta che si taccia la Chiesa di eccessivo “materialismo”, la si vorrebbe più “spirituale”. Ma l'alternativa è fasulla. Proprio perché crede nell’esistenza dello spirito, dell’anima, di qualcosa non afferrabile dai nostri sensi - di cui ritiene però ragionevole, anzi necessario, affermare l'esistenza per rendere conto in modo esauriente della realtà - proprio per questo il cristianesimo è sempre stato (e sempre sarà se vorrà conservare il suo nome) profondamente materialista. Noi cristiani conosciamo lo spirito in virtù del fatto che vediamo la materia, non siamo dualistici e meno che mai manichei. L’uno senza l’altra (spirito e materia) nella specie umana non sussistono. E non siamo neanche gnostici: il mondo, la materia, il corpo non sono frutto di una caduta. Anzi, il corpo è il “tempio dello spirito”, non ci viene naturale disprezzarlo. Siamo intrinsecamente portati a valorizzarlo. Senza idolatrarlo. Anche perché gli idoli “hanno occhi e non vedono; hanno orecchie e non sentono, hanno piedi e non camminano; hanno mani e non palpano”, sono cioè, a dispetto del loro aspetto, molto poco materialisti.

Dirò di più, la vera novità del cristianesimo non è lo spirito, ma la carne. Non è l’eternità, ma la storia, non la spiritualizzazione dell'uomo ma l'incarnazione, l’ingresso di Dio nel tempo e nello spazio con un corpo umano. Da qui deriva la valorizzazione del corpo, l’attenzione al corpo, la cura del corpo, anche di quello imperfetto, contro l’idealizzazione del corpo dalla forma perfetta che portava – essendo in ultima istanza un’idea spirituale – a scartare chi alla nascita presentava gravi malformazioni o a esiliare fuori dalle mura della città, e quindi del consesso civile, i lebbrosi. C'è una solennità nella Chiesa, l'assunzione di Maria in cielo (15 agosto), che significa esattamente questo.

È da questo amore per il corpo, che è sempre singolo, concreto, personale - san Francesco d’Assisi non ha amato l’umanità, ha amato le singole persone che incontrava - che sono nati gli ospedali e l’idea di cura anche per gli “incurabili”. Questa l’origine del nome di certi reparti ospedalieri, come si viene a sapere dalla storia di san Camillo de Lellis. Così è progredita la medicina. Vale la pena curare un corpo putrescente proprio perché la persona non è solo «tutto ciò che si configura come ammasso di cellule, di potenzialità biologiche future o passate, di materia organica» (Gagliardi), ma perché quell'“ammasso di cellule” è una persona.

Non voglio qui ripetere tutta la discussione sulla disponibilità della vita, sulla vita cosciente, sulla sua dignità… che si è sviluppata intorno alla persona di Eluana, ma solo tentare di spiegare il paradosso del “materialismo” della Chiesa, che va di pari passo con quello della sua “mondanità”.

Il cristianesimo, bisogna farsene una ragione, ha a che fare con questo mondo. L’accusa alla Chiesa di occuparsi dei fatti del mondo è assurda, diceva il cardinale Newman, proprio perché la ragion d’essere della Chiesa è di «impicciarsi del mondo». C’è un passo del Vangelo che parla del premio: «La vita eterna e il centuplo quaggiù», le due cose - come l’anima e il corpo - non sono separabili e non vedo quale persona psichicamente normale potrebbe trovare interessante una così esigente proposta di vita come il cristianesimo se della vita eterna (sulla quale possiamo solo fare congetture) non fosse dato qualche anticipo sotto forma di soddisfazione intellettuale e affettiva (cioè integralmente umana) già su questa terra, se cioè il cristianesimo non avesse qualcosa da dire sulla concretezza quotidiana dell’esistenza (il che non c'entra nulla col potere temporale della Chiesa che, per fortuna, è finito). Di spiritualismo e di superstizione è già abbastanza pieno il mondo moderno perché ci si aggiunga il nostro.

P.S. Due nota bene sugli esempi portati da Rina Gagliardi. Il primo su quando parla dell’aborto in termini di «alternativa tra la vita della madre e quella del nascituro (scelta drammatica che, almeno in occidente, per fortuna non si pone quasi più)». Cosa vuol dire che non è più una scelta? Che uno dei due soggetti in gioco non è passibile di preferenza? Secondo. «La Chiesa ammette il ricorso ai portati più sofisticati del progresso tecnico-scientifico, come nel caso di Eluana, li vieta quando si tratta di vincere la battaglia della sterilità». Ora, nel caso di Eluana, la sofistificazione tecnico-scientifica aveva l’aspetto di un sondino alimentatore. Quanto alla sterilità, chiamiamo le cose con il loro nome: le tecniche di fecondazione artificiale non sono una “cura” della sterilità, ma un’alternativa alla sterilità. Chi ricorra alla fecondazione eterologa non guarisce dall’infertilità, resta sterile, ma si è ugualmente procurato un figlio. Così come la selezione pre-impianto o l’aborto terapeutico non mettono in essere nessuna terapia; scelgono, cioè scartano: corpi e anime.

Ah, dimenticavo, la promessa finale è quella della resurrezione dei corpi.

sabato, 28 marzo 2009

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commenti dei lettori

10 commenti presenti

aldo

30 mar 2009 23:50

La Chiesa si può occupare di tutto e spiegare ai fedeli cosa fare e cosa non fare per evitare le fiamme eterne dell''inferno, l'importante è che non usi la legge dello Stato per imporre i propri precetti anche ai non cattolici e a tutti quelli che dell'aldilà se ne fregano.

MICHELE BROMO

30 mar 2009 17:15

Sono d'accoerdo, CIAO.

Nico Freccero

30 mar 2009 14:47

Il Cardinale era anche conosciuto per un altro suo valore umano, che lei ha scaltramente omesso, Infatti era ben noto che fosse omosessuale e che visse con un suo compagno di vita lungo tempo e volle anche essere sepolto con lui, cosa che la Chiesa cercò di nascondere finoa spostarne la salma in un altra tomba. Cosa questo cardinale direbbe oggi dela politica vaticana contro i Gay, non credo che conciderebbe con quello che lei espone...cristiano dunque materialista....

Vito

30 mar 2009 13:52

Io faccio questa considerazione: io posso avere tutti i diritti che vuoi ma... se mi togli il diritto alla vita, quali altri diritti mi rimangono? Nesuuno!!! E' per questo che, a mio parere, la Chiesa insiste nel definire la vita un bene non negoziabile... E' la vita che dà sostanza agli altri diritti!

Rosa Elba

30 mar 2009 00:49

Scusatemi: se non si occupa o ne parla la chiesa dei veri problemi dei poveri, chi se ne deve occupare? I politici? La chiesa e i cattolici devono sensibilizzare le genti e i politici stessi. Dov'è il problema?

transalpina

28 mar 2009 17:08

Se la spiritualità non è che "spiritualismo e superstizione", questa è la migliore dimostrazione che l'obiezione di Rina Gagliardi ha senso eccome. Se la chiesa non può "impicciarsi del mondo" che relegando il libero arbitrio nella spazzatura delle egoistiche chimere appunto del "mondo"... beh, io se di questa chiesa mi sentissi parte comincerei a essere davvero preoccupata. Se lo spirito, e il libero arbitrio che gli è così intimamente associato, non fa parte della "concretezza quotidiana dell'esistenza", qual è il valore aggiunto che la chiesa pretende di portare al mondo? La verità è che il rapporto della chiesa con il libero arbitrio E con la carne è sempre stato ambivalente, e che in alcune (molte) circostanze storiche questa ambivalenza si è espressa in modi partcolarmente violenti e raccapriccianti. Così in questa. Alle difficoltà di chi predica un sublime paradosso come quello della rivelazione va tutta la mia umana comprensione; ne va un po' meno a chi di questa difficoltà vuole scaricarsi inventandosi dei dogmi disonesti e volendoli imporre con forza di legge. Tale è il dogma dell'indisponibilità della vita da parte di chi la vive, il rispetto del quale non è affatto, come anche molti laici sostengono, senza accorgersi di rendersi così subalterni a un'oscena impostura, un traguardo morale troppo elevato per poterlo imporre a chi non ha la fede - "la marcia in più" che a noi poverini mancherebbe. No: questo dogma è una balordaggine dottrinale, una truffa intellettuale e un anti-valore dal punto di vista morale. Nessuna virtù né civile né morale, nessun sacrificio, onore, servizio, dedizione, apostolato, dono di sé: nessuna di queste cose si dà in condizioni di indisponibilità della propria vita. E io non credo proprio che le persone che non desiderano per sé la possibilità di accorciare le proprie sofferenze, e che la rifiuterebbero se l'avessero, lo facciano in ossequio a questa specie di Grande Moloch Biologico (augh!) che non si avrebbe il diritto di privare del fiero pasto della nostra interminabile agonia. Io credo che lo facciano perché credono pensano o sentono, o tutte e tre le cose insieme, che in questo si esplichi l'estrema dignità della loro esistenza. Proprio quell'estrema dignità dell'esistenza di cui anche chi crede pensa sente diversamente vorrebbe, ingenuamente, a pari titolo,... disporre.

Salvatore Testa

28 mar 2009 16:14

Parlare di cristianesimo non significa parlare di chiesa.La chiesa si è appropriata di una "materia" che appartiene a tutti gli "uomini".Cristo è nel cuore di tutte le persone(questo è il significato della sua venuta) .Il cristianesimo mio non è inferiore a quello del papa.La differenza stà nel fatto che io devo scoprire e trovare sempre più Cristo per migliorarmi , mentre il papa si sente Cristo in terra.

francesca bosi sgorbati

28 mar 2009 15:35

Gentile Casotto, capisco il suo ardore ma non può dimenticare con tanta disinvoltura che il Cattolicesimo per secoli ha voluto mortificare il corpo umano con penitenze, digiuni, mortificazioni, astinenze innaturali e mancanza di igiene. Ne sono prova (oltre a innegabili documentazioni storiche) gli scritti, i moniti e le biografie di santi, beati e venerabili che puntavano al cielo massacrando la carne, e consideravano il corpo un gravoso fardello, se non un nemico da punire. L'attenzione per gli ammalati non nasce tra noi cristiani per amore del corpo ma per amore di un crocifisso che ci ha comandato l'amore per tutti, soprattutto per chi soffre come Lui. Per favore, non calpesti la realtà storica: non ha mai fatto bene alla Fede. Distinti saluti.

Giuseppe Cappello

28 mar 2009 13:48

Il cristianesimo è nella sua stessa essenza materialismo e ateismo: si distingue rispettivamente per il Dio che si fa carne e che si fa uomo. Impensabile tutto ciò per un ebreo o un mussumalmo e perfino per la Grecia di Platone e di Aristotele.

Lorenzo De Caprio

28 mar 2009 11:43

L'articolo della sig.ra Gagliari non verteva sul "cristianesimo" ma sugli attuali orientamenti della chiesa cattolica. Parlare di cristianesimo in senso lato può essere utile in senso discorsivo, ma, a parte la considerazione che sposta retoricamente il discorso su un piano totalmente diverso, non corrisponde alla realtà dei fatti, perchè noi abbiamo a che fare con dei "cristianesimi" e non con un solo "cristianesimo". Allora di quale cristianesimo si sta parlando, di quello ortodosso, di quello luterano, di quello anglicano, di quello valdese, che al contrario delle rigide posizioni della Chiesa cattolica apre verso la morte con dignità?. O dobbiamo pensare che il cattolicesimo romano sia il Cristianesimo per definizione? E che in quanto unico e vero Cristianesimo debba e possa dire la parola definitiva su tutto? Capisco che la Chiesa fa il suo mestiere, ma se il suo mestiere consiste nel "salvare il mondo", è la Chiesa sicura che il mondo voglia essere salvato? E rimanendo nelle tematiche etiche di fine vita, non abbiamo a che fare con un cattolicesimo, ma con dei cattolecesimi poichè le posizioni assunte da questo papato, hic et nunc, segnano una fratture con le posizioni misericordiose e "tolleranti" espresse da Pio XII nei discorsi del 1957 e 1959. E questo fermo restando la condanna esplicita all'eutanasia correttamente intesa come uccisione sistematica di vite innocenti.