Bandiere spagnole sui balconi catalani. Vince sempre il Barça di Stefano Ciavatta
La città di capitan Puyol tifa per la nazionale blaugrana. Con qualche riserva. Oggi in piazza per reclamare l'autonomia dello Statuto, domani davanti a un maxischermo per la partita che vale la storia: la sottile linea giallorossa della Catalogna si gonfia per motivi diversi che si incrociano dietro una maglia. Il calcio? «Una tregua per la crisi». C'è anche qualche politico locale che protesta per troppo entusiasmo iberico. Su una cosa però sono tutti d'accordo: la squadra di Del Bosque gioca come il Barcellona perché è la stessa cosa. «Da martedì ricomincia la rivalità con Madrid».
Chi l'ha detto che nel calcio le bandiere non esistono più? A Barcellona se ne sventolano diverse, ovviamente catalane anche in vista della manifestazione di oggi a favore del nuovo Estatut d’Autonomia rifiutato però dal Tribunale costituzionale (a cui ha aderito anche il club del Barcellona), ma soprattutto spagnole, in attesa di vedere la proiezione su maxischermo della finale mondiale tra Spagna e Olanda, iniziativa organizzata dall'Ajuntament della città. Tutto questo mentre il vicepresidente catalano e dirigente dell'Esquerra Republicana de Catalunya, Josep Lluis Carod-Rovira, ha manifestato la preoccupazione per la proliferazione di bandiere spagnole sui balconi della città. Che succede? Per chi tifa Barcellona alla vigilia della prima storica finale al mondiale?
Per il fogliante Sergio Soave, da molti anni a Barcellona, se la città scenderà in piazza «lo farà con le bandiere del Barça». Per la semifinale ero in un ristorante, l'atmosfera era fredda ma tutti sottolineavano che sette giocatori venivano dal vivaio blaugrana e che in finale sarebbe arrivata una squadra catalana». È quello che però sostiene anche il presidente del partito indipendentista, Joan Puigcercòs. «In fondo - continua Soave - l'eventuale vittoria sarà un'occasione per dimostrare la soddisfazione, la forza, i successi di tutta la Spagna, ma qui viene rimarcato il ruolo decisivo della Catalogna, alcuni persino se ne rammaricano. A Barcellona non c’è una volontà separatista, ora però il conto pubblico è pesante, e allora le pressioni aumentano, in ottica autonomista».
E il pallone? «Il calcio in realtà è una cosa a parte: in questi anni abbiamo assistito al trionfo del Barcellona, con le due finali di Champions League vinte, il trionfo nel Mondiale per club, ma è una via d’uscita e un momento di gloria e di tregua da una situazione pessima, che si cerca di dimenticare, anche in Catalogna. I giocatori? Loro tendono a mettere in luce la forza della squadra, non parlano di separatismo, penso anche giustamente. Nel caso di sconfitta forse salterebbe fuori questa faccenda. Certo oggi ci sarà la manifestazione dell'orgoglio catalano, domani di quello spagnolo. Faranno due feste con bandiere diverse...».
Chi preme di più a Barcellona per la vittoria della Spagna? «La Catalogna immigrata, quelli che non parlano neanche catalano. Questo perché il catalanismo è una identità molto robusta ma non maggioritaria. Molti referendum nella provincia sono vinti con il 95% dei voti ma con una bassa affluenza al voto, intorno al 25%. Il catalanismo è una realtà un po’ meno omogenea e monolitica rispetto all'immagine a cui siamo abituati». C'è chi si lamenta delle bandiere spagnole sui balconi della città: «Quando anni fa vinse la coppa l’Espanyol festeggiarono con le bandiere spagnole, e qualcuno nell'occasione si arrabbiò pure. Ma le bandiere sui balconi sono un fatto personale, privato. Poi è questione anche di vederci bene, le bandiere sono quasi uguali...»
In autunno ci saranno le elezioni catalane. Conta qualcosa? «I sondaggi dicono che il partito catalanista sfiorerebbe la maggioranza. Ma la manifestazione di oggi è indetta dai socialisti. Di certo c'è una corsa a presentarsi come iper catalanisti mentre la situazione reale non è così radicalizzata. C'è persino chi dice di votare i nazionalisti veri, perché quelli finti fanno troppe chiacchiere e hanno simboli inutili».
Si finirà per vedere una nazionale catalana? «A questa domanda tutti rispondono di sì, perché sono convinti che si farebbe una squadra di livello nazionale solo con il Barcellona. Del resto il club è una società cooperativa, con centinaia di migliaia di soci, una potenza economica con 300mila iscritti, qui almeno non c'è il rischio che arrivino gli sceicchi come in Inghillterra. Poi naturalmente Barcellona fa pesare sempre la sua storia, la bandiera catalana nell'immaginario è anche quella della democrazia. Sono passati tanti anni, anche se quello scudo - con la bandiera della città, poi quella catalana e la maglia blaugrana - resta un simbolo importante non solo per il calcio, c'è anche la polisportiva».
Anche per Tony Garcia inviato de El Pais, gran tifoso della squadra di capitan Puyol e amico di Pep Guardiola, «Barcellona tiferà la nazionale perchè sette giocatori stanno con la nazionale: non è mai successo finora, sarebbe la prima volta». Ma puntualizza: «A dire il vero noi non abbiamo il desiderio di parlare della Catalogna. non si pensa a questo, è semplicemente una questione calcistica: la selezione nazionale gioca come il calcio del Barcellona, o almeno ci prova». E la faccenda dell'Estatut? «È una casualità, soltanto una coincidenza ha voluto che la decisione presa fosse a ridosso del mondiale, per di più con la Spagna in finale».
Che succede se perde? «Niente, ci sarà tristezza anche a a Barcellona. Adesso non sono più le furie rosse, ma la Roja, il valore della nazionale è quello del Barça: vincere giocando bene. Anche Pep sono sicuro che tifa Spagna. Sergio Busquets giocava in C e ora può vincere il mondiale. La rivalità con Madrid? Anche i giornali di Madrid parlano del dominio del Barcellona. da martedì si ricomincia normalmente con la rivalità. Domani la Spagna vincerà, tutta la Spagna. Giochiamo mezzo bene, ma l'Olanda non fa paura».
sabato, 10 luglio 2010
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)