sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:47

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Tutti contro Giulio: Silvio lo difende, Confindustria no
di Marco Ferrante

Questioni. Come possono convivere Tremonti, l'antiglobalizzatore e il neofanfaniano, con i sostenitori di quel che resta del partito liberale di massa?

© Mauro Scrobogna / LaPresse 23-09-2009 Roma Politica Chigi - consiglio ministri Nella foto: il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il MInistro dell'economia Giulio Tremonti Government building - council of minister

L’intervento di Silvio Berlusconi è stato condizionato dalla piega che stava prendendo la giornata. Una dichiarazione forse estemporanea del ministro dell’economia (ancorché su idee già espresse in passato anche nel pamphlet del 2007, come ha ricordato lunedì e ieri in una conversazione con i giornalisti), lo aveva esposto a un isolamento in cui non si era più trovato dalla primavera estate del 2004. In mattinata c’è un’intervista di Renato Brunetta a Roberto Mania di Repubblica in cui il ministro della Funzione pubblica dice: non si può tornare indietro anche se è più facile, non bisogna aver paura, Tremonti ragiona su schemi del Novecento, pensa a una società di salariati e per questo il suo alleato naturale è la Cgil.

Un’altra intervista di Maurizio Sacconi a Mattino 5 in cui dice a Maurizio Belpietro che «la continuità del posto di lavoro non si afferma con norme di legge, deve essere affidata soprattutto alla cosiddetta occupabilità del lavoratore, a ciò che cioè lo fa forte sul mercato del lavoro perché - osserva Sacconi - ha conoscenze, competenze. Direi che un diritto fondamentale del lavoro nell'epoca moderna, è il diritto continuo alla conoscenza, al miglioramento delle proprie competenze. E questo porta spesso il lavoratore a decidere del proprio percorso lavorativo». E c’è infine un articolo su Libero, urticante per Tremonti, in cui l’autore, Mario Sechi, spiega che nel Pdl cresce il malumore nei confronti del ministro dell’Economia e si preparano due documenti di politica economica non tremontiana in cui si propongono all’agenda del governo pensioni e tagli fiscali. Per tutta la mattinata e il primo pomeriggio le agenzie hanno continuato a battere dichiarazioni di leader pidiellini. Formigoni: «Oggi c'è una mobilità superiore rispetto a ieri. Non credo si debba tornare indietro, sarebbe sbagliato». Scajola: «Se la disoccupazione è scesa dal 10 al 7-8 per cento questo è dovuto anche alla flessibilità». Bocchino: «La cultura del posto fisso è uno dei mali del Mezzogiorno». E come se non bastasse, nel primo pomeriggio arriva la dichiarazione del presidente di Confindustria, Marcegaglia, che dice il posto fisso è un ritorno al passato.

Abbastanza per spingere la diplomazia di palazzo Chigi, in contatto con via XX settembre in pressione, a intervenire con una nota del presidente. La quale nota – secondo qualcuno - sarebbe peraltro la conseguenza naturale di una lunga riunione chiarificatrice a ridosso del consiglio del ministro della settimana scorsa, giovedì, tra Tremonti, Letta e Berlusconi in cui sarebbero state sgombrate le nubi, dopo l’incidente del convegno Aspen su come dovrebbe essere la nuova leadership, e ritrovata la serenità e la «completa sintonia» di cui al comunicato berlusconiano.

Naturalmente al netto dei movimenti di cronaca, resta un tema politico notevole, che l’intervento di Berlusconi non esaurisce. C’è da una parte un ministro dell’economia – giudicato da molti troppo prudente nella gestione della politica economica - che punta consapevolmente a presidiare una posizione sempre più estrema, fatta di insofferenza bancaria, antiglobalizzazione, riscoperta di una forma di neofanfanismo, di interventismo pubblico, e infine di battaglia culturale nei confronti delle élite tecnocratiche ispirate a quello che dagli anni Novanta a oggi è stato il mainsteram liberale. Dall’altra c’è un grande partito popolare in cui converge l’esperienza di Silvio Berlusconi e del partito liberale di massa, e il percorso politico di Gianfranco Fini che su una rielaborazione di una forma di sarkozismo all’italiana cerca di costruire la sua figura di leader.

Questo partito, che dalla redazione del programma elettorale 2008 fino a ieri si era sorpreso a pensare a se stesso come una forza appunto neo-fanfaniana (il piano casa, per esempio), ieri sul no al posto fisso e sulla rivendicazione di una cultura della flessibilità del lavoro, è tornato un po’ più lib, mobilitato da una reazione al ministro dell’Economia nei confronti del quale il Pdl nutre nel complesso contemporaneamente soggezione e diffidenza. «Una reazione – dice il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova – dovuta al fatto che Tremonti ha espresso un punto di vista che cozza con la realtà, il fatto che la mobilità non sia un valore. Che cos’è il nord-est se non una storia mobilità e che cos’è stato il boom se non un’altra grande storia di mobilità». Potrebbero convivere tremontismo e quello che sopravviverà del liberalismo di massa, a partire dalla ripresa della questione fiscale? Osserva Adolfo Urso, posizione liberale, viceministro al commercio estero: «Solo il 3 per cento dei figli degli operai riesce a diventare professionista o imprenditore. Questo dipende anche dalla cultura del posto fisso. Dopodichè il fatto che Tremonti ne parli non è una cosa negativa, forse lo mette in minoranza in un partito liberale, ma non in antitesi inconciliabile anche rispetto al partito popolare europeo. In fondo il posto fisso è come l’integrazione nell’insegnamento religioso, o la laicità dello stato su cui si batte Fini, o l’ecologismo di Sarkozy. Non sono solo temi di sinistra. E parlarne è un segno di forza per una grande forza politica popolare, non di debolezza».

mercoledì, 21 ottobre 2009

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commenti dei lettori

9 commenti presenti

gabriele64

22 ott 2009 14:59

sono d'accordo con paolo, il popolo vuole illusioni e pronti via esce la barzelletta che avere un posto fisso e' una questione di dignita'. fino ad ieri questi signori del pdl, belle facce toste, si sono accaniti ferocemente contro chi obiettava che il lavoro flessibile, senza un adeguato sistema di ammortizzatori, provocava precarieta'. cominciano le grandi manovre in vista delle elezioni amministrative di marzo prossimo per cui penso che ne verrano fuori tanti altri di questi annunci che faranno sicuramente breccia su chi, e purtroppo son tanti, hanno scarse informazioni sui svariati temi economici e politici.

Bruno Pierozzi

22 ott 2009 14:39

Trovo francamente sconcertante che ci siano voci anche nel centrosinistra che criticano la politica della stabilità del posto di lavoro come valore sociale. Sono anzi felice che il Ministro dell'economia Tremonti vada in controtendenza con quanti si fanno da tempo paladini della precarietà come fine e non come mezzo. La Presidente di Confindustria Marcegaglia questa volta ha completamente errato nella sua risposta a Tremonti. La flessibilità può essere uno strumento temporaneo per l'accesso al lavoro, ma la stabilità lavorativa, anche nel settore privato, rimane un valore tant'è che le industrie medie e grandi e spesso anche piccole preferiscono avere lavoratori stabili e con capacità professionali acquisite, piuttosto che un turnover continuo di personale non professionalizzato. Dunque la questione non è il posto fisso assunto - in modo erroneo - come paradigma della improduttività del settore pubblico. Va invece incentivata la crescita di posti di lavoro fissi e professionalizzati adottando nuove politiche formative e con incentivi fiscali alle imprese che si muovono in questa direzione. Soltanto un posto di lavoro sicuro consente una programmazione della propria vita e perché no di vivere con maggior serenità e per il benessere proprio e della collettività.

Pietro C

22 ott 2009 10:39

Complimenti a Paolo G per il suo lucido intervento che mi pare dica in modo chiaro e senza giri di parole moltissimo sulla natura del successo e della politica berlusconiana: è un vero peccato che questa lucidità di ragionamento non solo non l'abbiano molte firme del Riformista (penso a Panza che continua ad arzigogolare sul nulla per spiegare a se stesso per quale motivo oggi dice il contrario di ciò che per decenni diceva sulla Repubblica), ma purtroppo neppure troppi politici di sinistra

pietro Ancona

22 ott 2009 10:31

Nessuno di coloro che criticano il posto fisso ha figli precari. Il p'recariato, la flessibilità, va bene, è un valore universale ma i membri dell'oligarchia italiana che ingrassa tutta a spese dei contribuenti compresi i giornalisti sono tutti a posto fisso ed a tempo indeterminato. Vogliamo scommettere? Vediamo dove sono annidati i parenti dell'estambliscement italiano e quanto guadagnano? Scommettiamo che quando il posto fisso non esiste viene inventato? In Italia si predica sempre a spese del prossimo specialmente se questo non può difendersi o, come i lavoratori italiani, ha sindacati potentissimi ma troppo amici della Confindustria.

paolo

22 ott 2009 10:25

E' solo una provocazione,lo dicono ma nessuno lo pensa veramente specialmente il premier che si accoda solo per i consensi.

herbert

22 ott 2009 00:51

Lasciateli lavorare, ci sanno fare con le idee inedite. Figurarsi quando ci prenderanno la mano, nel confrontarsi suggerirsi e attuare cose fra di loro, come in gara. Il tempo non gli fa difetto, vedremo fatti nuovi nel mondo imprenditoriale gia dall`anno nuovo.

Giuseppe Fumagalli

21 ott 2009 21:49

Uno dei mali italiani è quello di non approfondiire e discutere mai un tema o un argomento che emerge, ma di cercare di inquadrarlo nel consueto schema del "perchè lo dice?", "a chi giova?", "a cosa mira?". Tremonti ha ripetuto un concetto che gli appartiene da tempo nei discorsi e negli scritti: in astratto e in concreto un posto di lavoro fisso è "migliore" (nel senso che dà più sicurezze ecc.) di uno precario o flessibile che dir si voglia. Cosa c'entra l'affermazione di Della Vedova riportata nell'articolo: " ... cos'è stato il boom se non un'altra grande storia di mobilità"? Le persone venivano dal sud (dove il lavoro era precario, nel migliore dei casi) a Torino proprio per trovare un posto fisso alla Fiat. Ma tant'è: le dichiarazioni, il più delle volte, vengono fatte per apparire e fare presenza, mica per dare un contributo alla discussione ....

Grazy

21 ott 2009 17:18

@Paolo G. Un consiglio gratuito e spassionato: prima di esprimere certi apprezzamenti, accertarsi sempre di avere sotto un vaso più grande del solito, potrebbe tornare utile alla "bisogna". E' un consiglio che le viene da quella parte del Paese che, a suo dire, vive in "ambienti poveri e senza cultura" e che si è "venduta" a seguito di un "martellante e variegato messaggio televisivo" , quei "soggetti semplici" e "quotidianamente frustrati", che nulla hanno se non il bearsi nel ricordo dei bei tempi andati. Mi permetta però di avere qualche perplessità, se la parte "migliore" del Paese alla quale lei appartiene(Veltroni docet), quella più colta, sicura di sè, per nulla indottrinata, si esprime attraverso espressioni idiote quali: "Messia Berlusconi e l'Unto del Signore". Lei magari parlerà da pensionato, con la sicurezza che i soldi le arrivano tutti i mesi anche stando in casa con le pantofole davanti ad un P.C. , ma ci sono tanti che questa sicurezza non l'hanno mai avuta e vorrebbero averla. E' da idioti? Glielo dice una persona che è stata costretta a cambiare innumerevoli posti di lavoro,e lavora ad oggi nella precarietà, e mi creda, non è un bel vivere!

Paolo G

21 ott 2009 14:17

La realtà è che il PdL, partito (agli albori di Forza Italia) come un movimento liberale, oggi è un enorme contenitore demagogico in cui qualunque affermazione trova spazio purché porti voti e consensi al premier. Non è un mistero che Berlusconi peschi una percentuale elevatissima dei suoi consensi in ambienti poveri e senza cultura, e che "acquisti" tali consensi con un martellante e variegato messaggio televisivo. Bene, l'affermazione di Tremonti (che Berlusconi si è affrettato a sottoscrivere) è assolutamente in linea con questo approccio, che non può fare a meno di un ottimismo ad oltranza, di una semplificazione anche a costo della falsificazione, della ricerca di un facile consenso da parte di chi chiede solo di essere rassicurato, e raramente è in grado di far valere un minimo di spirito critico. Tutto il mondo sa che parlare di "posto fisso " nel terzo millennio è ridicolo e improponibile, ma non lo sanno molti tra i soggetti più semplici nell'elettorato PdL, che nella quotidiana frustrazione possono almeno lasciarsi andare al ricordo dei bei tempi andati e sperare che tornino grazie al Messia Berlusconi, l'Unto del Signore. La latitanza ideologica e programmatica è uno dei veri scandali del PdL e del governo Berlusconi, che non ha alcun timore di contraddirsi quando il contesto lo richiede o lo alimenta.