sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:54

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Non mettete Gesù all'asta
di Ubaldo Casotto

Altri diranno: salvate la bandiera italiana dalla croce (e si riaprirà ancora una volta l'asfittico dibattito sulla laicità delle nostre istituzioni). Io dico: salvate Gesù Cristo dal diventare una bandiera. Lo dico da italiano che ama il suo Paese, la sua storia, la sua arte, le sue lettere, il suo diritto così impregnati da un cristianesimo che ha saputo farsi cultura. E lo dico anche da cattolico che non riesce a concepire la fede come fatto privato, che non accetta il tentativo moderno di cancellarla dallo spazio pubblico, di cui la sentenza della Corte di Strasburgo è solo l'ultimo, significativo, esempio.

©AP/LaPresse 26-11-2009 Dublino Esteri Il Governo e la Chiesa Irlandese chiedono scusa per gli abusi compiuti da preti cattolici sui bambini. 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004 Nella foto: l'Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin con in mano una copia del rapporto dell'Arcidiocesi sugli abusi Archbishop of Dublin Diarmuid Martin holds a copy of the report on the Dublin Archdiocese's mishandling of abuse complaints against its parish priests from 1975 to 2004 as he arrives for a press conference in Dublin, Ireland, Thursday, Nov. 26, 2009. The Archbishop said no words of apology will ever be sufficient to the victims of child abuse. Speaking after the publication of the report of the Commission of Investigation into the Catholic Archdiocese of Dublin, he said that the report highlights devastating failings of the past, and that 'there is no room for revisionism regarding the norms and procedures in place'. (AP Photo/Peter Morrison)

Ma non sono queste proposte simbolico-politiche ciò di cui ha bisogno il cristianesimo e la nostra società oggi. L'impressione è quella di giocare (anche violentemente, fino a scannarci) in un recinto costruito da altri: crocifisso sì o no, minareto sì o no, velo sì o no: tutte questioni importanti, non lo nego, ma nelle quali non può esaurirsi il problema cristiano, e quindi il problema umano, che interpella il nichilismo contemporaneo.

Fatta la tara a tutta la, giusta, indignazione per i crocefissi staccati dai muri, il problema non della sopravvivenza ma della ragion d'essere del cristianesimo nella società contemporanea è identificato dalla risposta a questa domanda, già citata in altra occasione, di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Il cristianesimo, come non si stanca di ripetere Benedetto XVI, è entrato nella storia come un fatto, e solo come tale vi può permanere. La sua caratteristica, diceva Kierkegaard, è nel rendere contemporaneo Gesù Cristo. Trattarlo come un “valore” e conseguentemente come un simbolo fino a innalzarlo in una bandiera - senza misurarsi con la pretesa cristiana che lo dichiara presente “qui e ora” attraverso la Chiesa e i suoi testimoni - vuol dire eludere il problema che da duemila anni pone a ogni uomo e a ogni cultura.

Si può capire che questa non sia la preoccupazione di chi ha interessi essenzialmente politici, e quindi tratti la religione come una variabile dipendente del proprio progetto: una volta assumerà le sembianze delle ampolle che conservano l'acqua del dio Po, un'altra la difesa del rigore calvinista e un'altra ancora i toni di una crociata fuori tempo. Ma non ci si capacita che chi ha avuto la possibilità di incontrare e conoscere il cristianesimo come un'esperienza viva, fonte di giudizio sulla realtà, e di impegno gratuito nelle situazioni più disparate e difficili nelle quali la storia pone gli uomini, possa accettare di recitare questo ruolo in commedia, questa parte nel dibattito pubblico.

Nella povera teologia che si è venuta formando negli anni in questa mia testa ho maturato la convinzione che con l'incarnazione e la fondazione della Chiesa Dio si è in qualche modo consegnato a noi uomini, a coloro che accettano di credere in lui. Con ciò andando incontro a un inconveniente, che noi cristiani non si sia noi stessi, che, come diceva Nietzsche, si abbia poco «la faccia da salvati». E allora, sarò blasfemo, ma non c'è croficisso o bandiera che tenga.

martedì, 1 dicembre 2009

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commenti dei lettori

3 commenti presenti

corrado prestianni

01 dic 2009 17:06

LA RESA DEl CATTOLICESIMO - Caro Casotto,la sua Chiesa assiste imbelle alla sua demolizione da parte di laici citrulli e molto più pericolosamente dalla parte dell'islam e da ultimo dal suo stesso interno,dove molti vescovi e preti si occupano ormai di tutt'altre faccende.Le risposte al lento ma inesorabile dissolvimento sono deboli,prive di effetti pratici e inadeguate a fronteggiare gli attacchi.Quando una civiltà diventa oltremodo tollerante è il segno della sua decadenza.Così per le Chiese.Il cristianesimo e l'islam sono state religioni "conquistatrici",ma ora una non lo è più,vive sulla difensiva,l'ialtra invace lo è sempre più, e la fine è scontata.Alla massiccia colonizzazione demografica islamica dell'Europa seguirà quella religiosa e poi ,probabilmente, politica.Già si stan formando i partiti musulmani europei.Nessuna azione ferma gli eccidi di cristiani nei paesi musulmani,mentre da noi per un nonnulla,tipo burqa...,si scatenano polemiche e blande risposte della gerarchia cattolica,anzi in molti casi si incoraggia addirittura questa colonizzazione e il proprio suicidio col miraggio di una integrazione che non avverrà mai,e che non è nei piani di nessuna variante islamica.Quando si capirà questro errore ,sarà già tardi.Se si pensa che non siete riusciti a far riconoscere ufficialmente un'Europa Cristiana nemmeno dagli europei,che volete sperare! .Queste sue parole seguenti sono la profetica dimostrazione dell'incapacità di capire la realtà,che non è teologica : "Fatta la tara a tutta la, giusta, indignazione per i crocefissi staccati dai muri, il problema non della SOPRAVVIVENZA ma della RAGION D'ESSERE del cristianesimo nella società contemporanea è identificato dalla risposta a questa domanda, già citata in altra occasione, di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?». Errore,c'è un problema di sopravvivenza (del cattolicesimo intanto) molto più urgente della ragion d'essere!Avete un Papa che è una specie di Celestino V plurilaureato,mentre invece occorrerebbe un coraggioso e deciso Giulio II.Meglio gli Ortodossi.

Enrico Antonioni

01 dic 2009 15:39

Tutto giusto. Condivisibile anche da chi non crede. Tranne una leggerissima contraddizione: Gesù Cristo non può essere ridotto a bandiera o a simbolo. Allora che c'entra la "giusta indignazione" per il distacco del crocefisso dai muri? Sotto sotto riaffiora l'antico vizio integralista di Santa Romana Chiesa nevvero? Ma è proprio così difficile capire che lo Stato laico non è "contro" una religione, ma che piuttosto "tutte" le religioni sono eguali davanti ad esso, perché la Fede è fatto personale o collettivo ma non statuale? E che, per questo, negli edifici di proprietà dello Stato non deve esservi il segno che "una" religione viene privilegiata rispetto alle altre o all'assenza di Fede? Negli edifici di proprietà dello Stato, ciò significa di proprietà di tutti i cittadini, anche degli ebrei, dei mussulmani, degli induisti, dei buddhisti e degli atei. E' proprio così difficile da accettare? E' proprio così difficle onorare la firma che è stata apposta sotto la revisione concordataria del 1984? Oppure la Chiesa ha il privilegio di rimangiarsi i patti che sottoscrive?

Vittorio Schiatti

01 dic 2009 12:07

Secondo me per credere al Cristianesimo (sembrerebbe ovvio) bisogna credere. Va da se che di fronte alla richiesta di dimostrazioni si risponde con i dogmi (postulati accettati a prescindere) Questo non toglie che le radici europee sono innegabilmente cristiane, e noi non vogliamo rinnegare le nostre radici, così come non le rinnegherebbero i mussulmani o i fedeli di altre religioni. Le cavolate tipo burka sono dovute solo ad un problema di ordine pubblico. La legge dice che una persona deve essere riconoscibile, non da un pubblico ufficiale togliendosi il burka, come qualcuno crede, ma de visu, quindi niente burka in Italia, è fuori legge. Quanto al Cristo sulle pareti non c'è problema, fa parte della nostra identità culturale. Non deve sentirsi offeso chi ha un'identità culturale diversa. Non lo obblighiamo all' apostasia solo perchè esponiamo il Cristo. Semplicemente, se vuole vivere quì, si deve adeguare alle leggi ed alle consuetudini, almeno finchè tari rimangono, altrimenti è meglio scelga un altro posto in cui vivere.