giovedì, 23 febbraio 2012 ore 00:39

Prima pagina

La verità su Cucchi
di Marco Ferrante

Contro l'insabbiamento

EMMEVI - LE ULTIME FOTO DI STEFANO CUCCHI TRENTUNENNE ARRESTATO PER POSSESSO DI DROGA E POI DECEDUTO ALL OSPEDALE PERTINI - LE IMMAGINI SONO STATE SCATTATE IL 16 OTTOBRE AL MOMENTO DEL SUO ARRIVO NEL CARCERE DI REGINA COELI E RITRAGGONO IL GIOVANE DETENUTO CON LIVIDI E SEGNI ROSSI ATTORNO AGLI OCCHI SU UNO ZIGOMO E SUL COLLO - LE ULTIME FOTO DI STEFANO CUCCHI TRENTUNENNE ARRESTATO PER POSSESSO DI DROGA E POI DECEDUTO ALL OSPEDALE PERTINI - LE IMMAGINI SONO STATE SCATTATE IL 16 OTTOBRE AL MOMENTO DEL SUO ARRIVO NEL CARCERE DI REGINA COELI E RITRAGGONO IL GIOVANE DETENUTO CON LIVIDI E SEGNI ROSSI ATTORNO AGLI OCCHI SU UNO ZIGOMO E SUL COLLO - Fotografo: EMMEVI

Venerdì, Uzoma Emeka, nigeriano di trentadue anni, ristretto nel carcere di Castrogno in provincia di Teramo è morto dopo un ricovero ospedaliero avvenuto a cinque ore dal momento in cui si è sentito male.

Emeka era stato il testimone del pestaggio avvenuto il 22 settembre scorso di un altro detenuto, un tossicodipendente colpito da una guardia penitenziaria. Il caso, ancora aperto, era stato reso pubblico da Serenella Mattera – che oggi ne scrive ancora a pag. 6 - in un articolo pubblicato dal Riformista che riprendeva un giornale locale, La Città. Mattera raccontò anche la reazione del comandante della polizia penitenziaria del carcere, Giuseppe Luzi: «Non si massacrano così i detenuti in sezione, si massacrano sotto. Si è rischiata la rivolta perché c’era il negrettto, il negro, ha visto tutto». Le parole del comandante furono registrate da un testimone e il comandante fu rimosso dal Ministero di Grazia e Giustizia.
Uzoma Emeka è il 172 esimo detenuto morto in carcere nel 2009. L’autopsia effettuata ieri ha accertato che Emeka è morto per un tumore al cervello. Al momento non si sa ancora se gli fosse stato diagnosticato. Dunque è una coincidenza rispetto al suo status di testimone, ma come minimo è comunque un caso di abbandono terapeutico. La magistratura ha aperto un’inchiesta e vedremo.

Il caso Castrogno emerse qualche giorno dopo la morte di Stefano Cucchi all’ospedale Pertini di Roma. Ieri Ignazio Marino, senatore del Pd, capo della commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ha riferito un fatto nuovo: il medico che visitò Cucchi nel carcere di Regina Coeli il 16 di ottobre avrebbe subito delle pressioni per autosospendersi. L’amministrazione del carcere avrebbe anche cercato di ritardare l’audizione del medico davanti alla commissione, riferendo che al momento della convocazione era all’estero per il viaggio di nozze. Il medico invece era in Italia.

I radicali stanno protestando contro l’archiviazione per la morte di Aldo Bianzino, un falegname deceduto in carcere nell’ottobre del 2007 a Perugia, dopo un arresto per la coltivazione di piante di canapa. L’agente di turno venne accusato per omissione di soccorso. Qualche giorno fa il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione e il gip l’ha accordata. La famiglia di Bianzino ritiene che ci siano margini per la riapertura del caso, perché la lacerazione del fegato che fu riscontrata non poteva essere dipesa dall’energia del massaggio cardiaco nella fase di rianimazione come conclusero i consulenti medicolegali del pm. Adesso c’è un procedimento penale contro una guardia carceraria per omissione di soccorso, udienza fissata il 20 giugno a Perugia.

Su ognuna di queste morti bisogna fare chiarezza. Sul caso Cucchi, è necessaria una chiarezza triplice. Cucchi è stato arrestato dai carabinieri, custodito dalla polizia penitenziaria e poi dai medici di un ospedale. E’ stato affidato a tre istituzioni primarie dello stato, a tre simboli carnali della civiltà, della democrazia, e della tutela dei diritti dei deboli. Nessuna di queste istituzioni si è assunta una responsabilità, nessuna ha assunto un atteggiamento dubbioso e nessuna ha provato a chiedere scusa per non saper neppure giustificare la propria irresponsabilità per quel terzo degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi che li riguardava. L’istituzione è responsabile anche di quello che non sa.

Lo stato del nostro sistema giudiziario è estremamente fragile. I tempi dei processi, la carcerazione preventiva, la persistenza di alcune debolezze strutturali (per esempio, il tema della separazione delle carriere), la generosità dei meccanismi premiali: sono tutti problemi da risolvere che minano la reputazione della Giustizia. Il caso Cucchi ci dice che il sistema è fragile sin dalla fase dell’arresto, sin dalla fase del fermo addirittura (ricordate la morte dello studente ferrarese Federico Aldrovandi?), e del resto basta seguire le trasmissioni e le pagine di Radio Carcere. Ma ci dice anche qualcosa su noi stessi. Non si può dimenticare Cucchi. Ha ragione Pierluigi Battista: prima un sussulto di dignità e poi assuefazione collettiva, nessuno che abbia ancora la stessa voglia di chiedere come e perché è morto.
Questa è una storia che riguarda i giornali, ovviamente. Ma riguarda anche la classe dirigente politica. Il parlamento sembra poco reattivo e il governo anche. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si compiacque del fatto che i Carabinieri si fossero rivelati estranei. Convochi il capo dell’arma dei Carabinieri di Roma e si faccia spiegare meglio. La stessa cosa faccia il ministro della Salute con la direzione dell’ospedale Sandro Pertini. E così faccia anche il ministro della giustizia, Angelo Alfano con i dirigenti di Regina Coeli. Se vogliamo dare credibilità alla necessaria, complessiva riforma della giustizia italiana, dobbiamo cominciare da qui, da un arresto per un reato minore concluso in una tragedia. Per rendere più chiaro all’opinione pubblica che la cattiva giustizia non è una dimensione astratta, riguarda tutti noi.

Stefano Cucchi era un ragazzo di trentuno anni, diplomato in un istituto tecnico per geometri, che viveva con sua madre e suo padre.

martedì, 22 dicembre 2009

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commenti dei lettori

13 commenti presenti

nicola

27 dic 2009 14:41

Emeka è stato il testimone del pestaggio avvenuto il 22 settembre scorso di un detenuto, un tossicodipendente colpito da una guardia penitenziaria. la morte di Aldo Bianzino, un falegname deceduto in carcere nell’ottobre del 2007 a Perugia, dopo un arresto per la coltivazione di piante di canapa.La morte dello studente ferrarese Federico Aldrovandi etc!!!!!etc!!!!! Il governo italiano pensa veramente di ottenere che Luiz Inacio Lula da Silva concederà asilo politico a Cesare Battisti ?????? l'articolo 3 del Trattato di estradizione,può essere negata se sussistano fondati motivi per supporre che la persona per la quale si rivendica il provvedimento "possa essere sottoposta ad azioni di persecuzione e discriminazione per motivi di razza, religione, sesso, nazionalità, lingua, opinione politica, condizione sociale o personale".

gualtieri

26 dic 2009 19:02

Qui si afferma il concetto, quello di addebitare alle forze dell`ordine responsabilita´, come principio. Intanto, mettiamoci nella condizione di non incappare in un reato, la protezione prima del giudizio significa essere ospiti dell` autorita´, in quel momento siamo soggetti da giudicare, dobbiamo quindi tenere comportamento uguale a quello desiderato. Il caso in questione, fino a oggi non esclude quei contrasti tipici fra ospiti, spesso senza seguito poiche frequenti. Ci vorrebbe uno Spatuzza.

Damiano De Carlo

25 dic 2009 17:59

Ieri e`accaduto al Papa, domenica passata al premier, tempo addietro volo`una scarpa. Ma dove vivono quei signori, stupiti da messaggi pro legge e ordine. Le responsabilita´degli atti inconsulti sono da addebitare solo a una parte della politica. Quella che si legge dagli indottrinati da essa.

sandrelli

23 dic 2009 22:58

Non sapremo mai come ando´, la violenza consumata potrebbe essere reazione ad un`azione forte. Difficile scatenarsi senza un innesco. Condivido con Filomena.

FrancoPo.

23 dic 2009 20:55

Una volta per tutte: portare una divisa non consente prepotenze di nessun genere. Un vigliacco con la divisa è due volte vigliacco. Chi lo protegge è due volte complice.

Amerigo Rutigliano

23 dic 2009 16:19

Perchè il riformista non sponsorizza una bella indagine invitando un parlamentare e magari anche radicale e che lo stesso girando per galere si informi direttamente con i detenuti se quando sono stati condotti nei commissariati quanti di loro sono stati malmenati ? Ne uscirebbe fuori davvero un bel quadretto come dire..... democratico?

Gabriele

23 dic 2009 12:06

Eh già, neppure un articolo equilibrato come questo di Marco Ferrante è in grado di tappare la bocca - se non almeno di far ingranare il cervello - alle varie Filomene, Antonelli, ecc. ecc., che alla fine esprimono, ahimé, il paese reale: gente sempre pronta a dire "se l'è meritato" "chissà cosa aveva poi combinato", oppure - nella variante di Antonello - "si pensa a un Cucchi morto e non si pensa ai tanti secondini morti per cause non naturali". Il problema, mi pare, è duplice: da un lato delle istituzioni che non si ritengono al servizio dei cittadini, ma al di sopra di essi e intoccabili; dall'altro dei cialtroni qualsiasi che ritengono di poter pontificare dal loro computer, dispensando la loro verità. Eppure è proprio semplice, come scrive Fulvio...

Fulvio

23 dic 2009 11:08

Faccio veramente fatica a non capire come gli inquirenti non vengano a capo di un delitto così semplice. Un'uomo entra sano in tre istituzioni dello stato e le percorre in modo sequenziale (Carabinieri, polizia Penitenziaria, Ospedale) e ne esce morto e con le ossa tutte fracassate. Ora ripercorrendo a ritroso Medici, pol. penitnziaria e Carabinieri devono provare che così come è entrata nella loro istituzione è stata consegnata alla successiva altrimenti si potrà con difficoltà arrivare ai colpevoli materiali, ma ci sono delle responsabilità oggettive della catena di comando dell'istituzione implicata che non possono esimersi dalle loro responsabilità. Speriamo per il bene della nostra democrazia che si arrivi presto a una soluzione che chiarisca l'accaduto !!

antonello

23 dic 2009 03:11

Chissa quante famiglie hanno perduto un loro caro, di mestiere secondino, deceduto sul posto di lavoro non per causa naturale, e nemmeno per far notizia.

FrancoPo.

22 dic 2009 20:49

Se c'è un responsabile delle percosse vigliacche che hanno ucciso Cucchi (e forse anche altri prima di lui), i primi a denunciarlo o almeno a bandirlo dovrebbero essere i suoi stessi colleghi. I vili non vanno mai protetti, non lo meritano. Se non si trova il responsabile (o i responsabili) sia licenziato il direttore del penitenziario che, evidentemente, non sa gestire il personale.

Giampiero

22 dic 2009 18:27

La lettrice Filomena scrive: "Chi ci dice ad esempio, fra i comportamenti di quel giovane, se ci furono baldanze fuori luogo e offese verso la categoria delle forze dell´ordine"....dico, ma stiamo scherzando? Cucchi avrà anche detto o fatto qualcosa fuori dalle righe (credo sia anche probabile), ma ciò non potrebbe mai giustificare certe "premure" da parte di pubblici ufficiali PAGATI DALLA COLLETTIVITA' (e quindi anche da Cucchi e dalla sua famiglia) per far rispettere la legge...e la legge prevede la tutela dei carcerati (non a caso si chiama "custodia"). Anni fa conobbi un operaio che fu erronemante riconosciuto come un rapinatore ed "interrogato". Beh... da ciò che raccontò non gli offrirono certo pasticcini e tea. Il bello è che era innocente (incredibile vero? Un operaio innocente)...il vero rapinatore venne preso pochi giorni dopo e l'errato riconoscimento era dovuto al tipo di scarpe portato. Comunque, il trattamento ricevuto da questo signore avrebbe potuto facilmente causare una "baldanza fuori luogo" (le "carezze" che ti arrivano sulla nuca si sa, causano reazioni poco prevedibili). Comunque Filomena ha ragione: nessuno conosce come si siano svolti i fatti, però di una cosa siamo certi...è che un ragazzino è morto (gonfiato come 'na zampogna) quando era sotto la protezione dello Stato, e qualcuno ne è perciò responsabile. Vabbè, forse mi sono dilungato ma permettetemi una osservazione: a giudicare anche dagli interventi a commento degli altri articoli....certo che 'sto giornale "di sinistra" ha un botto di lettori di destra...

francini

22 dic 2009 18:22

"Chi ci dice ad esempio, fra i comportamenti di quel giovane, se ci furono baldanze fuori luogo e offese verso la categoria delle forze dell´ordine. " chiede la lettrice Filomena. E anche se fosse? Siamo ancora a questo punto? Al punto che alla "baldanza fuori luogo" possa far seguito una reazione violenta o l'eventuale pestaggio d'un detenuto inerme ancorché eventualmente strafottente o baldanzosamente fuori luogo? Ma stiamo parlando delle forze di polizia espressione d'uno stato di diritto oppure di un manipolo di sgherri? O la nostra cultura istituzionale è ancora impelagata in un criptofascismo latente, quello che si riflette in retropensieri come "se l'è andata a cercare"?

filomena

22 dic 2009 14:49

Stupiscono le certezze di Ferrante. Per i rimbalzi e passaggi di responsabilita, penalizza istituzioni e organi di controllo, come fossero l`anello debole della catena, soggetto unico del tema giustizia. Cucchi, si continua dipingerlo come vittima del sistema, tralasciando di aggiungere quale. I giovani, hanno assorbito il criterio della sinistra predicato da decenni ; la polizia un ingombro nelle strade negli stadi e nei commissariati. Essi sono spavaldi, osano oltre il lecito sentono la protezione del predicatore, intendono i diritti condizione unica. Chi ci dice ad esempio, fra i comportamenti di quel giovane, se ci furono baldanze fuori luogo e offese verso la categoria delle forze dell´ordine. Cosa ne sa il signor Ferrante, dei fatti realmente accaduti in quei tristi giorni, che lasciano a casa tanto dolore per pagare errori commessi da altri.

foto del giorno

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