sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:21

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Stavolta la Consulta è «buona»
di Stefano Cappellini

Capriole di destra

© Marco Merlini / LaPresse 12-01-2010 Roma Politica Sala stampa della Camera, conferenza stampa del Pd su contrasto alla malavita organizzata Nella foto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani © Marco Merlini / LaPresse Rome, 01-12-2010 Politic Chamber of Deputies' press room, Pd press conference about the fight against organized underworld In the photo Pd secretary, Pierluigi Bersani

È noto che in Italia non c'è dibattito più mobile e volatile di quello sulle riforme. Ma certo era difficile immaginare che tale mobilità potesse arrivare al punto che la Corte costituzionale, additata in novembre da Silvio Berlusconi come la centrale del sovversivismo bolscevico per la sentenza di bocciatura del lodo Alfano, divenisse nel volgere di poche settimane autorevole e preclara fonte di legittimazione dell'ultima versione di salvacondotto giudiziario del premier, ovvero il decreto blocca-processi che sarà oggi portato in Consiglio dei ministri.

Spiegano infatti i legulei berlusconiani al lavoro sul provvedimento che il decreto nasce per recepire una sentenza emessa dalla Consulta lo scorso dicembre a tutela dei diritti della difesa. Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che le sentenze della Consulta si applicano senza bisogno di “traduzioni” legislative. Tempo di riabilitazioni, dunque: la sinistra si applica sul recupero di Bettino Craxi, i berlusconiani su quello della Corte.

Naturalmente quest'ultima accelerazione del governo, seguita alle battagliere dichiarazioni di Berlusconi del giorno prima, non poteva che ingolfare il “dialogo” tra i poli.

Le parole usate ieri sono pesanti. Pier Luigi Bersani ha convocato una conferenza stampa per dichiarare che «con le decisioni assunte da governo e maggioranza stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo» e che dunque sul processo breve e gli altri salvacondotti giudiziari per il premier «il Pd si metterà di traverso». La capogruppo al Senato Anna Finocchiaro si è affrettata a precisare che l'ostruzione si tradurrà in vero e proprio ostruzionismo parlamentare. Il tutto nel giorno in cui Gianfranco Fini da una parte e il Quirinale dall'altra tornano a dare segni di insofferenza sulle scelte di Berlusconi, mentre Pierferdinando Casini, che al Cavaliere aveva offerto chiavi in mano la soluzione legislativa del “legittimo impedimento”, guarda di nuovo in cagnesco verso Palazzo Grazioli, pienamente ricambiato. Una lapide sulle riforme? Presto per dirlo, non foss'altro perché di lapidi piantate e poi spiantate all'occorrenza sono zeppe le cronache degli ultimi anni.

Non è un caso che Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente del Consiglio, dia delle parole di Bersani un'interpretazione tutt'altro che apocalittica: «Purtroppo - commenta Bonaiuti - avviene in buona misura quello che era facile prevedere: credo che Bersani abbia una disponibilità al confronto, e lo ha dimostrato, ma la paura delle regionali mi sembra maggiore». Com'è evidente, non si tratta di una replica di guerra. E nel Pdl sono in molti a ritenere che la faccia feroce di Bersani sia una maschera indossata per affrontare a tono la campagna elettorale e tenere così insieme le eterogenee coalizioni che a fine marzo sono chiamate a difendere le giunte di centrosinistra. Non va dimenticato, in effetti, che in un certo senso alle regionali torna in campo l'Unione: dipietristi, sinistra rosso-verde e quell'area di opinione pubblica che col berlusconismo non concepisce altro rapporto che la guerra guerreggiata sono decisivi quanto l'Udc per confermare a sinistra il maggior numero possibile di amministrazioni.

I dietrologi, che non mancano in entrambi i poli, sono poi lesti a spiegare che si sta dispiegando in queste ore un mastodontico gioco delle parti. Spiegano infatti le fonti avvelenate che, non esistendo una finestra temporale per incardinare le riforme in Parlamento prima del voto regionale, l'una e l'altra fazione ingannano l'attesa perseguendo intanto ciascuno i propri obiettivi: nel caso di Berlusconi l'approvazione lampo del suo salvacondotto, nel caso del Pd la possibilità di mettersi alle spalle il varo di questa nuova legge ad personam, senza esporsi ad accuse di collaborazionismo o di inciucio. Dopo il voto regionale, la discussione potrebbe infine riprendere sgravata della zavorra principale.

Non manca una parte di verità in questa ricostruzione, ragione per cui non è adesso che si può decretare la fine del “dialogo”. D'altra parte, anche pensare che possa funzionare senza intoppi questo doppio binario - oggi la leggina per Berlusconi, domani le riforme per la Terza Repubblica - significa non tenere conto della mobilità di cui si diceva all'inizio. Difficile prevedere quali saranno le conseguenze dell'ultima forzatura, specie se la blocca-processi di cui si occuperà oggi il Cdm dovesse avanzare a dispetto del Quirinale. Quanto all'idea che il confronto sul resto delle riforme possa riprendere dopo le regionali come nulla fosse, qui non serve davvero spiegare che il voto potrebbe avere effetti deflagranti sull'una o sull'altra parte. E magari su tutte e due.

mercoledì, 13 gennaio 2010

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commenti dei lettori

5 commenti presenti

MAURO1

14 gen 2010 19:08

Certo che la Consulta è buona. Tutto fa brodo, pur di bloccare delle "sentenze partigiane". Sfruttare le maglie delle sentenze politiche della Consulta è normale. Non per questo la Consulta viene assolta.

FrancoPo.

14 gen 2010 13:26

Sui 3 mesi la Consulta non poteva decidere diversamente o avrebbe leso i diritti della difesa costituzionalmente garantiti. Ma la volta precedente aveva sbagliato in pieno, contraddicendo se stessa. E questo ha alimentato i dubbi del Pdl circa la sua obiettività.

THOR26

14 gen 2010 10:56

Caro Bersani,nella vita occorre prendere decisioni e assumersi responsabilita' senza equivoci e ambiguita'.La differenza tra un leader e non sta proprio nel -sapere decidere-.Un valido leader deve SAPERE ASCOLTARE le richieste,le idee e le offerte di collaborazione.Quando qualcuno ci parla,e' piu' facile mettersi a pensare che cosa si puo' rispondere,piuttosto che ascoltare quel che ti stanno dicendo; e cosi' si finisce per distorcere il pensiero dell'interlocutore,che si sente non considerato.- L'istinto porta ad esprimere il nostro pensiero prima ancora di aver ben capito la situazione.- - - Amici parlamentari del pd : meditate !

c signore

14 gen 2010 00:41

Cappellini egregio, non riesco a comprendere il senso del titolo del suo articolo: "Stavolta la Consulta è buona". Il fatto di mettere a profitto una sentenza della Consulta mi appare nient’altro che un’azione doverosa da parte di un governo. Lei che male ci vede? E non vedo come questo fatto possa in qualche modo "azzeccarci" con le critiche a suo tempo espresse dal premier sulla squilibrata composizione della stessa Consulta e su una sentenza della stessa che con ogni evidenza ne contraddiceva una precedente. Non credo che per esercitare il diritto/dovere di attenersi ad una sentenza della Consulta, sia necessario essere d’accordo con ognuna delle altre. Rispettare la Consulta vuol dire proprio questo : attenersi alle sue decisioni, senza aggirarle. Non vuol dire applaudire, a priori, ad ogni sua decisione. Quanto a dire che Berlusconi avrebbe dipinto la Consulta "come la centrale del sovversivismo bolscevico" le lascio la responsabilità di un’affermazione che a me risulta falsa. Ho l’impressione, Cappellini, che quanto a finzioni, lei sia molto più forte dei "legulei berlusconiani". Riguardo alle cause che potrebbero "ingolfare" il dialogo tra i poli, se le prossime elezioni regionali non ne sono la causa passeggera, esse non vanno ricercate tanto nella pretesa linea dura che il Cavaliere avrebbe adottato o potrebbe adottare, quanto nell'impossibilità, della quale il povero Bersani potrebbe vedersi costretto a prendere atto, di riuscire da un lato, a liberarsi dell'abbraccio mortale del commissario tonino di montenero e dall’altro, di riuscire ad assicurarsi la collaborazione dei Franceschini, Rosy Bindi, Veltroni e Compagni, alla realizzazione della nuova linea politica in senso moderato. Lei scrive: "Una lapide sulle riforme? Presto per dirlo, non foss'altro perché di lapidi piantate e poi spiantate all'occorrenza sono zeppe le cronache degli ultimi anni". Gli italiani pero’ sanno chi sono coloro che si dichiarano pienamente d'accordo e pronti a fare le riforme, a una condizione tuttavia, che Berlusconi si faccia prima processare e condannare da un gruppetto di amici del commissario tonino di montenero. Gli italiani sanno chi sono quelli che se la fanno letteralmente sotto, gridando al "golpe", al solo accenno di un leggero cambiamento della Costituzione, alla quale sembrano attaccati come si trattasse di un dogma religioso intoccabile (e forse c'è del vero). Essi non ignorano chi sono coloro che quando si parla di modifiche alla Costituzione, si mettono subito ad abbaiare alla luna, denunciando non meglio precisate trappole, se non addirittura infami manovre per imporre al paese una dittatura personale. Quanto alle insofferenze dei due Giovin Signori, Fini e Casini, credo che il Berlusca, come gli italiani che lo sostengono, ci abbiano fatto il callo e non diano ad esse più importanza di quanto meritino, giudicandole per cio’ che sono : delle comprensibilissime manifestazioni di insofferenza di fronte all' imprevista longevità e all’eccezionale vitalità del Boss. Quanto a Napolitano, è senza dubbio preferibile che tutti evitino di tirarlo per la giacca.

Giuseppe Fumagalli

13 gen 2010 21:28

Semplici "capriole"? A me certi comportamenti, con contorno di proclami e successive smentite, paiono più virtuosismi alla Houdini, contorcimenti da fachiro, giochi da prestidigitatore, danze da derviscio ... un perfetto campionario di quello che un potenziale miglior Premier della storia italiana non dovrebbe mai nemmeno permettersi di pensare!!!