sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:28

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Italia-Israele, la cosa migliore dell'era Berlusconi
di Peppino Caldarola

Appena sbarcato dall’aereo Silvio Berlusconi ha raccontato il suo sogno di vedere Israele far parte di una nuova Europa che rivendica le proprie radici giudaico-cristiane. Non poteva partire con parole più appropriate la solenne visita del premier, accompagnato da sei ministri, che culminerà con un discorso impegnativo domani alla Knesset. Prima di lui questo onore era stato riconosciuto solo a George Bush, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena un giorno, successo assicurato per il Berlusconi medio-orientale.

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi visits the Yad Vashem Holocaust Memorial in Jerusalem February 1, 2010. REUTERS/Ahikam Seri/Pool (JERUSALEM - Tags: POLITICS CONFLICT)

Le relazioni italo-israeliane sono il fiore all’occhiello della politica estera del centrodestra. Per anni la sinistra italiana ha sottovalutato la svolta filo-israeliana del Cavaliere. Pochi scommettevano sulla sua durata, ancora meno sul suo spessore politico. Nessuno ha capito che si era anche creata una connessione sentimentale fra l’informalità della classe dirigente israeliana e l’imprevedibilità, che rompeva tutti gli schemi, del modus operandi del premier.

Venivamo da un’altra Europa, tutta paludata nel conformismo, in cui governi di sinistra e governi post-gollisti si barcamenavano fra dichiarazioni di solidarietà verso Israele e continue aperture di credito verso improbabili interlocutori palestinesi. Inattendibile quell’Europa, inaffidabile quell’Italia o viceversa.

Poi sono arrivati Sarkozy e la Merkel, soprattutto quest’ultima, a costruire una differente posizione europea e un approccio più realistico ai fatti medio-orientali. In mezzo c’era stato Bush impegnato a fronteggiare il terrorismo in Iraq e Afghanistan ma privo di proposte per l’area più cruciale del mondo.

Qui c’è stata la novità Berlusconi. Il premier ha prima degli altri occupato uno spazio vuoto nelle relazioni europee e occidentali di Israele, rompendone l’isolamento, e ha sempre tenuto la stessa posizione. In sedici anni ha costruito una tela fittissima nei rapporti con Israele fino a diventare il più grande amico dei governi di Gerusalemme. Nei suoi anni, in questi anni di berlusconismo dilagante, è persino cambiato l’orientamento di uno dei partiti cardine della destra politica italiana con la svolta filo-sionista di Fini e dei suoi colonnelli.

In poco tempo Israele, abituata alle doppiezze dei governi Dc (che ne proclamavano la difesa ma aprivano canali con un indifferenziato mondo arabo), e le incertezze di una sinistra che non ha mai voluto rompere neppure con i movimenti più estremisti dell’area palestinese, si è trovata di fronte un interlocutore serio che ne ha preso le difese in tutti i consessi internazionali anche nei momenti di maggiore difficoltà. Ecco perché l’arrivo di Berlusconi a Gerusalemme è stato salutato con calore dal governo, dalle forze politiche oltre che dall’opinione pubblica e dai giornali di tutte le tendenze.

La visita italiana si colloca anche in una stagione per tanti aspetti di vigilia in Medio Oriente. Se appare assai offuscata la leadership americana per le continue incertezze dell’Amministrazione Obama, non sono pochi i commentatori israeliani che si aspettano novità da Ramallah, dove governa Abu Mazen, e da quei governi arabi che sentono infastiditi il peso della pressione iraniana, cioè di un mondo mussulmano non arabo, sull’intero mondo arabo. L’amico italiano può svolgere in questo contesto un nuovo grande ruolo e Berlusconi non si è fatto sfuggire l’occasione.

L’intervista ad Haaretz, giornale israeliano liberal, ha consentito a Berlusconi di rivolgersi fraternamente agli amici di Gerusalemme invitandoli a lasciare le alture del Golan per favorire una pace con la Siria e a fermare gli insediamenti nei territori occupati per aprire un canale nuovo di dialogo con la parte moderata del mondo palestinese. Chi ha visto in queste parole una presa di distanza dal governo di Benjamin Netanyahu non ha letto per intero le frasi di Berlusconi che si è dissociato nettamente da quanti criticano la politica di colonizzazione con gli stessi argomenti degli estremisti arabi e ha invitato la Siria ad abbandonare l’appoggio alle organizzazioni terroristiche per favorire la pace. Il discorso sul Golan e sui territori, infatti, non cade in un ambiente israeliano che si rifiuta di ascoltare, soprattutto se i suggerimenti vengono da chi in sedici anni ha dimostrato di avere a cuore la sicurezza di Israele.

Il vero punto dolente delle relazioni bilaterali italo-israeliane è invece rappresentato dal dossier Iran. Berlusconi ha avuto parole chiare sul pericolo iraniano e di netta condanna delle ultime dichiarazioni dei dirigenti iraniani attorno alla Shoa e al progetto di distruggere Israele. Ma questo fa parte delle cose che gli israeliani conoscono già. Quello che Israele chiede all’Italia è un impegno a ridurre la cooperazione con il mondo degli ayatollah. Non a caso viene citato dagli osservatori l’esempio tedesco, in quanto la Merkel, per tener fede all’amicizia con Israele, ha ridotto l’interscambio con Teheran. Non stiamo tuttavia parlando di un generico dossier commerciale quanto di dossier politico-militari. Gerusalemme contesta all’Italia il contributo che Roma dà alla costruzione di un satellite attrezzato con strumentazioni per lo spionaggio che sta molto a cuore a Teheran, oltre che l’invio in Iran di velivoli militari dell’Aermacchi. La sessione degli incontri dedicata a queste materie sarà probabilmente la più spinosa e qui Israele non si accontenterà di belle parole ma chiederà impegni precisi.

Il probabile successo della visita in Israele di Berlusconi consegna alla sinistra italiana un problema in più. L’accoglienza che Gerusalemme ha riservato all’amico italiano e le parole di Berlusconi rivolte ad ammorbidire la parte arabo-palestinese costituiscono una novità con cui bisogna fare i conti. E forse, più che i conti, bisogna fare anche un'onesta autocritica. Aver privilegiato l’interlocutore arabo senza distinguere fra moderati ed estremisti e l’aver lasciato solo Israele nei suoi momenti più difficili della sua storia recente costituiscono i due buchi neri della politica estera del centrosinistra.

martedì, 2 febbraio 2010

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commenti dei lettori

23 commenti presenti

susanna

05 feb 2010 19:19

Con questo articolo il vostro giornale e' caduto DAVVERO in basso. Spiace dirlo. Asserire che Berlusconi (lo stesso che ha dichiarato in tutta tranquillita' la giustezza dell'operazione "piombo fuso", senza alcuna traccia di rimprovero; lo stesso che ha affermato di "non aver visto il muro") sarebbe il miglior interlocutore per una eventuale pace tra Israele e Palestina, ed anche per i futuri rapporti tra Israele e Iran, e' semplicemente e assolutamente ridicolo. Complimenti vivissimi all'autore per l'assoluta mancanza di obiettivita'.

Roberto

04 feb 2010 17:16

Se c'è una cosa che la sinistra ha sempre recriminato è la giustizia sociale. Quello che e accaduto nell'ultimo conflitto è una vergogna e Berlusconi l'ha avvallata. Onestamente non capisco Caldarola e i commenti qui sotto. E' vero che la sicurezza a cose fatte di Israele deve essere un obiettivo per tutti, ma anche la sicurezza per i Palestinesi deve essere garantita e se il valore di un Palestinese non è inferiore a quello di un Israeliano, di che cosa stiamo parlando?

macb

04 feb 2010 08:26

La cosa più intelligente che potete fare è rendere merto a berlusconi delle coe di cui ha merito- questo vi rende credibili ai nostri e suoi occhi quando lo criticate per le cose negative. nessuno pare abbia capito che per superare il berlusconismo è necessario riconoscergli i grandi meriti in tutti i campi in cui se li è acquisiti, magari senza sconti sugli errori. Più fate questo meno siamo spinti a votarlo senza se e senza ma: non è che godiamo votare lui e di riflesso la Lega o qualche aennino

Ubaldo Ciavaglioli

04 feb 2010 04:07

per la verita' il primo a proporre Israele come membro dell'allora Comunita' Europea fu Gianni De Michelis quand'era Ministro degli Esteri. Detto cio', la visita del Presidente Berlusconi, io credo che possa essere considerata come un riequiliprio della politica estera italiana sempre sbilanciata (prima di Berlusconi) verso il mondo arabo. I governi precedententi, inaftti, difendevano a parole Israele, ma vevano sempre timore di fare seguire alle parole i fatti. Ubis

vigentis

03 feb 2010 17:31

Rattoppo diplomatico al gelsomino, allo scempio prodotto dal viaggio di D`Alema in Libano.

arturo giachetti

03 feb 2010 17:28

Un saggio di raffinata politica messa in essere dal politico meno di mestiere. Altro confronto con la vecchia guardia del nostro paese.

Paolo G

03 feb 2010 12:17

"La cosa migliore dell'era Berlusconi"... il Berlusconi in veste di "grande statista" mi pare velleitario e forse appena un po' ridicolo (evidentemente non ce la faccio a togliermi dalla testa i suoi numeri a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa). Comunque, alla fin fine, il titolo non è sbagliato. In fondo, si sa, al mondo è tutto relativo........

Luigi Facchin

03 feb 2010 11:21

Israele è già potente di suo ed è iperprotetto dagli Usa. Non ha di sicuro bisogno della protezione di Berlusconi. Quanto alla battuta sui fratelli maggiori è copiata da Wojtyla e non la condivido. Israele è un Paese come un altro con gli stessi diritti e doveri.

paolo.ottoboni

03 feb 2010 10:51

Israele nella UE. La Russia nella UE. Sono le solite chiacchiere in libertà e senza fondamento di Berlusconi che svaniscono appena pronunciate. Il successo di Berlusconi è facile: basta dire all'interlocutore quello che vorrebbe sentirsi dire. Non costa nulla. Tecnica da venditore.

Tiziana Ficacci

03 feb 2010 10:49

Sarebbe stato carino ricordare che alla Knesset ha parlato anche il premier Spadolini, amico di Israele e anche degli ebrei, anche qaundo stava in Italia. E magari non sarebbe stato male ricordare che Panella ha parlato per primo e meglio di Berlusconi di questa idea.

letterio siclari

03 feb 2010 07:38

Le cantonate che prende la sinistra in fatto di politica estera vengono smussate dal piu' prestigioso uomo politico italiano dal dopoguerra in poi. Quest'uomo si chiama Silvio Berlusconi. Bisogna ammetere anche che capace come lui fu Bettino Craxi. Tutto il resto è un fallimentare Nulla. Grazie dell'attenzione.

lupimor@gmail.com

03 feb 2010 04:31

Caro Caldarola, gli acidi commenti al suo onesto e realistico articolo rientrano pienamente nella schizofrenica pretesa della sinistra di essere e di rappresentare il meglio dell'umanità. Alla base dell'incomunicabilità della sinistra italiana, non tutta, col mondo reale c'è l'impossibilità di accettare, che possano esistere persone che non la pensano come lei. O meglio, si possono ascoltare pareri diversi a patto che siano marginali, ininfluenti e sempre "politicamente corretti", intendendo con ciò ribadire, che la certificazione è di sua esclusiva competenza. E' il peccato originale, l'handicap culturale che blocca qualsiasi dialogo. Il tutto si trasferisce a cascata sui militanti e simpatizzanti e ... commentatori vari. Il ripetitivo, ossessivo ritornello, condito in tutte le salse, mediatiche e giornaliste di parte, che il Governo non ha fatto nulla, anzi ha sbagliato tutto, che siamo al regime, che il centrodestra sta portando il Paese alla rovina, che Berlusconi è corrotto, anzi mafioso, corruttore, e puttaniere, salvato sempre dalle leggi ad personam, che imbavaglia la stampa e manipola l'informazione, che vuole distruggere la Costituzione, ecc..., bene, questo ritornello svela impietosamente l'incapacità del proporre e l'impotenza culturale e politica di quella parte che s'è trovata in brache di tela di fronte al giudizio della storia. C'è qualcosa di angoscioso, di pietoso, di disperato nel rifiuto della sinistra italiana di capire le cause per cui debba ancora essere prigioniera di se stessa, di come si è pensata e creduta. Certo, se è tentata, o si ritrova a non poter fare a meno del Di Pietro e della Bonino e di Vendola e dei movimenti e di quelli che lo cercano o si offrono per loro interessi, non ci sarà più una sinistra degna di questo nome. Cordialmente Moreno Lupi

fulvio fusco

03 feb 2010 02:19

Altro di un problema in piu. La sinistra ha parteggiato Palestina per spirito di contraddizione. Anche l`antiamericanismo iniziato dopo il referendum repubblica monarchia fu errore madornale, non tanto per la mole quanto per praticarlo tuttoggi.

giuseppe

03 feb 2010 01:00

Caldarola, ma perchè non fa l'addetto stampa di Berlusconi? Problema per la sinistra i rapporti con Israele? Forse. Ma dopo le solite smargiassate di B, dopo le enunciazioni di affetto, Israele chiede cose concrete. Isolare l'Iran, ridurre i rapporti economici: credo che aldilà delle chiacchiere che piacciono tanto a Caldarola le vere difficoltà siano di Berlusconi

loremaf

03 feb 2010 00:56

Uno spettacolo molto brutto e ..........................altro ancora! Un analista attento potrebbe essere meno ossequioso ?

MAURO1

02 feb 2010 20:16

iL CENTROSINISTRA è ANTI-AMERICANO. I palestinesi ed i musulmani, sono anti-americani. Israele invece è filo-americano. Tutto qui.

michele

02 feb 2010 18:31

Egregio Dott. Caldarola. farebbe bene a ricordare che ogni volta che il Presidente Berlusconi ha di fatto esplicitata la sua passione verso la politica estera ha ottenuto successi . si ricorda Pratica di Mare, il discorso al Parlamento americano e gli applausi e le lacrime della signora Hillary, i grandi della terra in Abruzzo, l'amico Putin,e via dicendo. . . . ancora un piccolo sforzo , accantoniamo le critiche pretestuose e di parte alla politica amicale 0 del cucu', e forse avremo un futuro politico meno avvelenato dal gossip e piu' vicino ai bisogni dei cittadini italiani e forse degli abitanti della Terra. Distinti saluti

eduardo

02 feb 2010 17:27

@la pravda mi permetto di risponderLe, sperando che la Direzione acconsenta. "Appena sbarcato dall’aereo Silvio Berlusconi ha raccontato il suo sogno di vedere Israele far parte di una nuova Europa che rivendica le proprie radici giudaico-cristiane. Non poteva partire con parole più appropriate la solenne visita del premier, accompagnato da sei ministri, che culminerà con un discorso impegnativo domani alla Knesset. Prima di lui questo onore era stato riconosciuto solo a George Bush, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena un giorno, successo assicurato per il Berlusconi medio-orientale." Se questo non è osannare poco ci manca. E ora provi a pensare di spiegare ad un ebreo quali siano "radici giudaico-cristiane" dell'Europa... forse quelle dalle quali sono venuti fuori i progrom, i lager, le leggi razziali e Pio XII? Ci siamo dimenticati della storia o siamo completamente immersi nell'ipocrisia? Personalmente non ho partiti o uomini ai quali rispondere sempre sì, specialmente se sbandierano ai quattro venti amicizie con Bush, Putin, Gheddafi e Netanyahu. Saluti.

la pravda

02 feb 2010 16:49

Questo articolo è un'onesta fotografia di quanto avvenuto finora in Israele,non c'è nessun osanna rivolto a Berlusconi da far meritare tessere autografate.E' soltanto finito il tempo de "il Partito ha sempre ragione",oppure lei ,Eduardo, preferisce rammentare sempre quella commedia del grande Eduardo,il cui titolo era "ditegli sempre di sì "?

franco

02 feb 2010 16:34

Anzichè interessarsi di problemi italiani, si interessa di far entrare Israele in Europa. Boh !!!

Joseph

02 feb 2010 16:29

Un editoriale ridicolo! Per la sinistra un problema in piu'? La verità, caro Caldarola ex-DS, è che lei appartiene a quella schiera di commentatori che a tutti i costi hanno bisogno di vedere un successo in tutto quello che fa Berlusconi! La sua politica verso Israele è fortemente ambigua. Infatti da una parte recita il ruolo dell'amico di Israele ma non disdegna di fare affari col mondo arabo (magari non in modo cosi' palese come Craxi). D'altra parte Liebermann e Nethanyau sonop costretti ad attaccarsi a Berlusconi dato che ormai la loro credibilità internazionale perde sempre piu' colpi (vedi la politica delle conolizzazioni e la scarsa attendibilità di un estremista di destra come Liebermann attestata anche da Sarkozy). Mi dispiace molto che il Riformista riporti solo le sue analisi fortemente condizionate da una simpatia filo-berlusconiana e da scarsa obiettività. Adesso capisco il continuo calo di lettori di questo giornale...

matteo il vikingo

02 feb 2010 16:19

ma perchè non vi fondete insieme pd e pdl tanto ormai avete le stesse idee e lo stesso santo da adulare!!! pazzesco!!

eduardo

02 feb 2010 14:38

Non ci credevo e ho dovuto rileggere l'articolo. Non c'è che dire, complimenti Caldarola: Lei ha vinto la tessera n. 18.001 del PdL autografata da Sandro Bondi. Auguri.