martedì, 7 febbraio 2012 ore 06:33

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«Servigi a Sion» o doppiogioco? Attacco iraniano, dubbi israeliani
di Luigi Spinola

Cavaliere d'Oriente. Nuova bordata da Teheran. Irritazione sulla stampa d'Israele per l'accostamento Shoah-Gaza. E un sito vicino al Mossad accusa: «Legami con Iran più forti che mai».

Italy's Prime Minister Silvio Berlusconi (R) signs the guest book at the residence of Israel's President Shimon Peres (L) in Jerusalem February 3, 2010. Berlusconi, visiting Israel's parliament on Wednesday, appeared to wipe away a tear when Netanyahu recalled how the Italian leader's mother helped a Jewish girl during World War Two. REUTERS/Miriam Alster/Pool (JERUSALEM - Tags: POLITICS)

Servo degli ebrei. A Teheran riesumano dal prontuario antisemita l'accusa più trita e paranoica per condannare la tre giorni israeliana di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto velatamente mercoledì il portavoce della Commissione Esteri del parlamento Kazem Jalali, secondo il quale il Cavaliere ha usato toni anti-iraniani per «far contento l'amico sionista». E più esplicitamente ieri il sito in italiano della tv di Stato iraniana: «Berlusconi ha reso dei servigi ai padroni israeliani». Guerra giusta a Gaza? «Il premier italiano calpesta i cadaveri dei 1.400 civili uccisi durante i bombardamenti». Sarà. Ma se «servigi» ci sono stati, la stampa israeliana non se n'è accorta. Complice anche qualche equivoco.

Il riferimento di Silvio Berlusconi a Papa Giovanni Paolo II e al rabbino Toaff - per esempio - è risultato oscuro. Così «il popolo ebraico, nostro fratello maggiore» è diventato - perfino nella titolazione, sul quotidiano Haaretz - «L'Italia fratello maggiore di Israele».

Gli israeliani non se la sono presa. Forse hanno annoverato questa garanzia di fraterna protezione tra le gaffe del Cavaliere. E hanno sorvolato. Del resto, neanche il sogno berlusconiano di vedere Israele in Europa è diventato materia di dibattito. Solo il columnist del Jerusalem Post Herb Keinon firma un'analisi - intitolata Parole, parole, parole - per spiegare perché la diplomazia, la sicurezza e perfino le ragioni del cuore rendono improponibile questa ipotesi. Sgradita tanto agli israeliani quanto agli europei. E realistica «come la prospettiva di diventare il 51esimo Stato americano». Le parole di Berlusconi sono, appunto, «solo parole» ma, sia chiaro, «parole gentili che dimostrano quanto sia forte il suo sentimento nei nostri confronti».

Quando si sbaglia per generosità (quasi) tutto viene perdonato. Più difficile accettare le fulminanti metamorfosi di Silvio Berlusconi. Il presidente giura di non aver visto il muro in Cisgiordania, ma dopo averlo superato ha nettamenta cambiato registro. «Comportamento bizarro» per Maariv, quello di «Silvio-Cesare». E decisamente «improprio» l'accostamento tra le lacrime per la Shoah e il dolore per le vittime di Gaza, sgradito anche al Yedioth Ahronoth. Il giornale più venduto d'Israele, peraltro, dedica più spazio al presunto «Berlusconi - show» andato in scena durante la cena col presidente Shimon Peres.

Al netto delle dichiarazioni, più o meno appropriate, agli israeliani interessa il disimpegno progressivo dall'Iran, promesso dal Presidente del Consiglio. Ieri il numero uno di Eni Paolo Scaroni ha precisato che «il gruppo onorerà i due contratti già firmati ...ma non firmeremo nuovi contratti in Iran».

Gli analisti di Debka però, sito assai vicino all'intelligence israeliana, non si fidano di noi. E contestano i dati forniti dalla nostra diplomazia, secondo i quali l'interscambio commerciale sarebbe dimezzato negli ultimi anni. «Secondo le nostre fonti - spiegano - le cifre dell'Istat raccontano un'altra storia: le esportazioni sono cresciute del 17% nel 2008 e la crescita si conferma nel 2009». E tra le merci esportate ci sarebbero anche «strumenti che possono essere usati nel nel programma nucleare clandestino». Inoltre non scordiamo - conclude Debka - «che l'addetto militare italiano è l'unico attaché occidentale che assiste regolarmente alle parate dell'esercito iraniano, tra i manifesti che inneggiano alla cancellazione di Israele».

Altro che ringraziare per i «servigi», secondo Debka Netanyahu ha sbagliato a non denunciare la presunta politica del “doppio binario” perseguita dall'Italia. Perché «questo silenzio assordante...non spinge la comunità internazionale a impegnarsi in una dura campagna contro le ambizioni nucleari dell'Iran».

venerdì, 5 febbraio 2010

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commenti dei lettori

7 commenti presenti

domenico

07 feb 2010 11:31

i dati esatti sul commercio italia iran: in un anno esportazioni più che dimezzate "Eurostat’s latest statistics on Irano-European commercial trade for 2008 and 2009 are disastrous to a point that even the major Iranian economic daily publication Sarmayeh had to publish the alarming decrease in volume of exchange with Iran’s ten principal European trade partners. Iranian exports (mainly crude oil and natural gas) towards Europe have decreased by an average of 45%. ITALY WHO WAS IRAN’S MAIN CLIENT HAS DECREASED THEIR IMPORTS BY 58% FROM 1901MILLION EUROS TO 811MILLION EUROS, placing it only second in the list of Iran’s top partners. With 884million Euros, Spain is now the top partner but still with a decrease of 38% in the total volume of exchange with Iran…. Imports from Italy have decreased to 894M€ (-15% compared to 2008).” http://www.iran-resist.org/article5691.html

FrancoPo.

06 feb 2010 09:56

Usa ed Europa volevano una "ripartenza" delle trattative palestinesi. Lo volevano anche Israele e Abu Mazen. La "seconda shoah" andava pianta ma superata. Unico ostile l'Iran (e certamente Bin Laden). La calda accoglienza fatta a Berlusconi dimostra l'assunto. Le proposte non sono nuove (piano Marshall e Stato palestinese indipendente contro blocco degli insediamenti e restituzione di territori) ma andavano rilanciate. Tutti sarebbero d'accordo, da sistemare solo i particolari. Tutti tranne i terroristi di Hamas.

giuseppe faricella

06 feb 2010 09:31

berlusconi non può erssere uno che governa perché è uno che vende

FrancoPo.

05 feb 2010 21:15

Conosciamo Berlusconi troppo bene per non sapere che, più che un politico-diplomatico. è uomo che parla con il cuore in mano. La visita aveva lo scopo dichiarato di aprire nuovi mercati per le nostre aziende interessate a investire e/o vendere prodotti. Un ulteriore aiuto per superare la crisi. Ovviamente, data la delicatezza della questione palestinese e della sicurezza di Israele, non poteva esimersi dall'esprimersi in merito. L'Italia è favorevole a una soluzione della crisi: ovvio e scontato. Di mezzo ci sono i terroristi che provocano Israele e si oppongono a una soluzione pacifica, foraggiati o addirittura inviati a Gaza da organizzazioni e Stati filoterroristi. Sempre ben noto e scontato. Israele e Abu Mazen riprendano i colloqui di pace. Ma a questo punto sorgono gli ostacoli: che fare con i terroristi che usano i palestinesi come scudi umani? Berlusconi non ha risposto a questa domanda, se l'è presa con i mandanti iraniani. E la strage dei palestinesi che tanto sdegno ha suscitato? Ufficialmente nessun accenno. In privato forse, non lo sappiamo. Anche la questione dei nuovi insediamenti è stata menzionata solo nell'intervista d'esordio, poi (mi pare) non più ripresa. Israele in Europa, la shoah e temi simili sono poco più che slogan. E il problema di fondo rimane inalterato. Per Berlusconi come per Obama come per Spinola.

roberto

05 feb 2010 15:47

crede di essere un grande statista ..... aspira addirittura al nobel per la pace....ma è solo un piazzista ( aggettivo usato da Montanelli ?) che vuole essere sempre compiacente con l'interlocutore di turno

autores

05 feb 2010 15:15

c'e' da domandarsi di piu'di come mai che Mahmud Ahmadinejad e'cosi troppo contro Israele,Israele e' armata proprio come lo e' lui.

eduardo

05 feb 2010 12:52

Ma al di là di tutto, qual è la linea del Vostro giornale? Insomma, è stato un successo per il miglior Berlusconi visto in politica estera finora, o la solita figura tapina del solito Berlusconi gaffeur e barzellettiere in giro per il mondo? Decidetevi, perché mi sembra che siate Voi de Il Riformista i primi a fare del cerchiobottismo una regola aurea.