sabato, 4 febbraio 2012 ore 02:43

Prima pagina

Quel senso generale di ingiustizia
di Antonio Polito

Gli italiani e gli scandali

© Roberto Monaldo / LaPresse 24-02-2010 Roma Politica Senato - Commissione per le Autorizzazioni a Procedere - Audizione del senatore Nicola Di Girolamo Nella foto Nicola Di Girolamo in attesa di entrare in commissione © Roberto Monaldo / LaPresse 24-02-2010 Rome Senate, Special Commit to alowed the arrest - Hearing Senator Nicola Di Girolamo In the photo Nicola Di Girolamo

Sono molto diverse le due inchieste che hanno sconvolto l'Italia in questo inizio d'anno. Molto.

La prima, quella di Firenze sugli appalti della Protezione civile, è fatta in massima parte di intercettazioni, è ricca di indizi ma non ancora di prove, e riguarda un mondo di commis d'etat e di imprenditori che girano intorno alla politica e in qualche modo vivono di relazioni con la politica. La seconda, quella della Dda di Roma, è invece per lo più basata su documenti, bilanci e tracce contabili - se si esclude il filone che riguarda il senatore Di Girolamo, più classicamente fondato su conversazioni telefoniche ascoltate - e riguarda un mondo che con la politica non c'entra nulla, ma che anzi, sull'onda dei successi della new economy, se ne è autonomizzata come forse pochi altri settori dell'imprenditoria nazionale hanno mai saputo fare.

In comune, come è ovvio, le due inchieste hanno la presunzione di innocenza per tutti gli indagati, principio che qui al Riformista prendiamo sul serio. Ma, intanto, condividono anche la capacità di influenzare l'opione pubblica, destando un fortissimo allarme sociale.

Entrambe le inchieste, insomma, sono in grado di scandalizzare gli italiani per bene. Hanno dunque un effetto politico rilevante. L'ingresso in scena della grande impresa, anzi, sembra quasi ripetere lo schema degli anni terribili di Tangentopoli, quando ai politici fecero seguito i padroni, e l'Italia capì che si faceva sul serio e che il terremoto era reale.

Voglio dire che l'uno-due ha influito sul mood del Paese più di quanto non appaia. Scandali più o meno grandi non sono davvero un copyright italiano, e su questo ha ragione Montezemolo quando invita ad evitare il solito rito dell'autoflagellazione nazionale. Ma il fatto è che da noi gli scandali si innestano su un risentimento antico e cronicizzato della gente, su quello che Luca Ricolfi, nel suo ultimo libro, chiama «un generale senso di ingiustizia», citando una frase di Lucia Annunziata. Mi è capitato in questi giorni di partecipare a trasmissioni televisive e radiofoniche sul tema della corruzione, e dovunque ho sentito il riaffiorare di questo stato d'animo. La gente paragona le tasse che paga ai soldi che spariscono nelle revisioni dei prezzi degli appalti; paragona il mutuo che paga agli appartamenti comprati con i fondi neri all'estero. Fa costantemente di conto, tra la propria condizione e quella di chi è più furbo.

Sulle spalle degli indagati di turno, cioè, si abbatte il peso di quel mare di evasione fiscale, di quel mare di economia sommersa, e di quel mare di disagio sociale che da sempre motivano in Italia un «generale senso di ingiustizia». Il quale non ha confini. Lo avvertono i lavoratori dipendenti, perché sanno che coprono da soli la gran parte delle entrate fiscali dello Stato; ma lo avvertono anche i lavoratori autonomi e le partite Iva concentrate al Nord, perché sanno che le imposte che pagano vengono redistribuite in maniera iniqua e opaca. In Italia il Sud si sente oppresso e abbandonato al dominio della malavita - come ha testimoniato il grido di allarme lanciato ieri dai vescovi - e il Nord si sente defraudato e spogliato - come testimonia proprio il libro di Ricolfi, il quale ha calcolato in 80 miliardi all'anno di sprechi della pubblica amministrazione il prezzo del «sacco del Nord».

Non si può sottovalutare questo stato d'animo. Gli storici segnalano che le rivolte all'ordine costituito di solito si determinano quando in una comunità si varca la soglia fatale del senso di ingiustizia percepito. Questo effetto producono le inchieste sulla corruzione e il malaffare: spargono il sale su ferite che già esistono, e per questo possono produrre reazioni imprevedibili, anche al di là della loro effettiva portata o attendibilità.

Dal punto di vista politico, è naturalmente la maggioranza di turno che deve più temere possibili esplosioni. Per ovvie ragioni. Il consenso politico nelle moderne democrazie è basato sull'effetto «feel good», il sentimento cioè che le cose vanno - nei limiti del possibile e delle congiunture internazionali - abbastanza bene, e che comunque tendono a migliorare. È un effetto raro in Italia, e questo spiega perché siamo l'unico Paese d'Europa che dal '94 ad oggi non ha mai visto due legislature di seguito con la stessa maggioranza, visto che chi vince le elezioni una volta da noi le perde sempre la volta successiva.
Di fronte al rischio che un oscuro e forse anche confuso sentimento di rabbia abbia conseguenze politiche, chi governa ha due strade possibili. La prima è quella cui tende naturalmente Berlusconi, e che ieri si è ripetuta con la allocuzione dello «stato di polizia»: prendersela con chi indaga e con gli strumenti con cui indaga (nel caso delle intercettazioni - bisogna dirlo - con qualche ragione). La seconda è quella che, tra una sparata e l'altra del premier, la parte più accorta della maggioranza ha tentato di tenere in questi giorni: comprendere lo stato d'animo del Paese, non difendere un insostenibile status quo, e promettere, almeno promettere, riforme capaci di curare quel «generale senso di ingiustizia». È importante anche a fini pedagogici che chi regge la leadership del Paese sappia compiere questa operazione terapeutica. Non solo per difendere se stesso da sbotti d'ira elettorale, dallo spettro dell'astensionismo e dal rischio di successo delle forze più estremiste (la Lega da un lato e Di Pietro dall'altro). Ma anche per proteggere quel filo del dialogo tra rappresentati e rappresentanti che è il contenuto stesso di una democrazia, e in assenza del quale si erigono patiboli mediatici, si invocano boia politici, e si sognano dittature di salute pubblica.
Questo 2010 non è il 1992, e le inchieste di oggi non sono Tangentopoli. Ma gli italiani possono ragionare come se lo fossero. Non sarebbe un vantaggio per nessuno.

giovedì, 25 febbraio 2010

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commenti dei lettori

16 commenti presenti

piero

02 mar 2010 13:02

Siamo strabituati agli scandali dopo 60anni di DC PSDI PLI PSI PRI -impuniti al 100/100 con qualche variazione sul tema,poi viene coinvolta in parte anche la sinistra,in maniera molto minore.Ora,dopo la "rivoluzione" leghista negli anni '80/'90 e dopo che si son accomunati ai vari faccendieri(vedi Rea) del comune di milano/e dopo l' entrata in politica di vertice dei post-fascisti;che anche loro hanno scaricato "mani pulite" e si son messi gomito a gomito con traffichini e succhioni di stato,spesso ex socialisti o DC.appunto/la frittata e' rifatta=come prima o piu' di prima/ con un Premier che dalle sue e non sol sue TV puo' abbindolare i tanti che gli danno retta,supportato da schiere di giornalisti con il naso al vento piu' conveniente,aspiranti presentatori,veline,e a piu' non posso nello spettacolo che gira notte e giorno e che distoglie da quel che succede realmente. Il male e' antico,anche il fascismo aveva i corrotti e tanti approfittatori,ma si era in un'epoca diversa;italia contadina,chiesa salda,e valori,magari sbagliati o falsi (Dio patria famiglia) che facevano da calmiere alla societa' di allora/come dopo nel 60ennio della DC.Perche' non profittare e/o rubare?La legge arriva tardi e male/Prescrizioni o pene di pochi mesi per milioni di euro sottratti agli altri/e' questo il nocciolo della questione/se rubo allo stato/rubo a tutti/il PDL sembra non accettare cio' // era meglio Andeotti?Bo, e il debito statale? e gli sprechi e gli abusi? Poi si parla di crisi e di risparmi e sacrifici! Il rispetto delle leggi e' essenziale/anche i carabinieri,dei quali una volta ti potevi fidare,hanno al loro interno i loro delinquenti:vedi casi vari (Brenda e Marrazzo) i continui attacchi da anni ai giudici e magistrati fanno il resto:una specie di far west mediatico ricco di immunita' parlamentari e leggi ingiuste e personali. Poi non ci si lamenti di congiure (ancora)giudaico massoniche o dell' esclusione delle liste=ricordatevi che mussolini fece delle elezioni farsa,se volete che il popolo dica si' con il telecomando acomodatevi:Bruno Vespa o altri sono proni a chi li comanda e pronti.Saluti

eduardo

02 mar 2010 10:27

ma il silenzio (rumoroso?) dei riformisti de Il Riformista a cosa è dovuto? evidentemente calcolare l'equidistanza a volte richiede formule matematiche complesse... auguri.

lupimor@gmail.com

01 mar 2010 16:39

Caro Direttore, il caso surreale delle liste PdL nel Lazio, rischia di consegnarci alla storia come la prima democrazia al mondo che ritiene normale svolgere elezioni con un solo contendente. Oddio, è accaduto, ma in Bulgaria. Sarebbe un colpo d’ingegno da Guinness dei primati. Non appare credibile un suicidio volontario o una dabbenaggine senza confini, da parte di chi doveva presentare le liste entro i termini temporali stabiliti almeno che, i due fossero talmente cretini da evocare la misera imbecillità di coloro che l’avevano scelti. Per cui è evidente che qualcosa deve essere successo ed è altrettanto evidente che, accertati i fatti, se ne debba tener conto. La Bonino, al Tg3 un po’ cinicamente, si rifugia nel solito ritornello, buono per tutte le stagioni: “la legge è uguale per tutti”. Tale è lo squallore del clima politico attuale che la Bonino non avverte quanto avrebbe da guadagnare in stima e consenso, insieme al PD, nel rifiutare una situazione anomala derivata da una burocratica rigidità interpretativa che non ha niente da spartire colla buona politica. Di fronte ad un vantaggio decisivo potrebbe essere forte la tentazione del “mors tua vita mea”, appellandosi alla assoluta sacralità delle regole. Ma non sarebbe una vittoria di quella nobile democrazia tanto invocata ed osannata e di cui ci si proclama strenui difensori. Per non vergognarmi di essere italiano devo escludere una premeditata manovra anti Polverini, da chiunque messa in atto. Cordialmente Moreno Lupi

coerenza38

28 feb 2010 21:02

Ancora una volta caro direttore,voi uomini di penna fate tutto un giro di parole per dire le cose più semplice,vale adire:in Italia dal 1994 è dalla famosa discesa in campo del signor B. la corruzione è aumentato.Voglio raccontare un fatto di vita vissuta:Lei si ricorderà che il primo Governo Prodi fece una grande lotta alle costruzioni abusive nell'Agrigentino,io ero un campeggio della Calabria e con giovane Siciliano si parlava che se avesse vinto il signor B. ci sarebbe stato una sanatoria io dicevo di no lui mi rispose ci sarà,ci sarà.Ci siamo rivisto l'anno dopo.....te dicevo io,,,,adesso il sottoscritto con le cinque ville che aveva costruite le ha vendute e trentasei anni vivrò di rendita tutta la vita.Voi giornalisti ancora con la schiena dritta date una mano ad estirpare il cancro,prima che si appropria anche delle vostre coscienza.Michele

maggi tonino

28 feb 2010 20:43

Ho visto sul tg1 di oggi, immigrati sostenere la loro necessarieta´al paese. Hanno detto di essere la soluzione ai nostri problemi, si riuniscono per protestare contro il governo. Immaginarsi la risposta nordamericana a suo tempo, ma a parte questo, gli extra comunitari in questione, non possono che essere sobillati.

marcotangente

26 feb 2010 11:30

a Luigi: invece farebbero bene a leggerlo! In realtà anche le proposte di Ricolfi hanno dei punti criticabili, come ad esempio la sua definizione di spesa pubblica, che corrisponde alla produzione di una varietà di servizi molto diversi fra loro e per cui bisognerebbe fare dei "distinguo". Ma il suo grande pregio è che attraverso la sua analisi è possibile comprendere quanto grande sia il rischio che un federalismo mal fatto si trasformi nel nuovo giocattolo a disposizione del ceto politico x aumentare la spesa pubblica, l'allargamento del divario Nord-Sud, la non crescita del paese (insomma il circolo vizioso che va avanti da troppo tempo ormai). Spero vivamente che lo leggano! Altrimenti come scrivi...poveri noi.

FrancoPo.

26 feb 2010 10:54

C'è in effetti tra la gente un senso di frustrazione e di grande confusione, la guerra dei media (che è guerra politica), anziché chiarire semplificandola la realtà delle notizie, le gonfia a dismisura con l'apporto dei fans dei due schieramenti. Il governo barcolla, cala la fiducia che porterebbe alla ripresa economica, la realtà di una opposizione che non sa fare l'opposizione a causa di una totale mancanza di proposte e di disponibilità al confronto civile passa in seconda linea a fronte di un generico, generalizzato, inconcludente, antipatriottico e antisociale attacco costante a chi ha stravinto le ultime elezioni. Berlusconi è costantemente sulla difensiva, in una situazione in cui (come insegna il bravo Zaccheroni) c'è rischio di prenderle ma non di darle. E questa, per chi di continuo lo attacca, è una strategia vincente. Peccato che sia perdente per il Paese.

x dandotti

26 feb 2010 10:20

quando gli "impiegati" pagano le tasse anche per gli "imprenditori", di libertarismo in giro se ne vede ben poco. sulla gente del fare poi lasciamo perdere ok?

paolo

26 feb 2010 09:25

E'cosi difficile vietare di fare politica a tutti quelli che hanno una faccia di merda?

gualtieri

25 feb 2010 23:39

Era uno spettacolo che infondeva sicurezza e grandezza ai cittadini. L`inizio dell`anno giudiziario, col nero e rosso, oro e argento, manti e ermellini indossati da esseri al di sopra di ogni debolezza umana. Tutto finito, spiace aver perso il valore piu importante.

dandotti

25 feb 2010 20:27

Vedrei difficile un governo di sinistra dopo quello in carica. Gli elettori hanno ben capito di scegliere gente del fare, certamente non tutto soddisfa, ma quando un paese e´composto da imprenditori pari quasi al numero degli impiegati, la scelta cade sul meno peggio, il libertario invece dello statalista.

Luigi

25 feb 2010 19:51

Caro Marcotangente, FARE le riforme? Ci credi ancora? Pensi che anche solo mezza delle proposte che Ricolfi fa nel suo libro verrà presa in considerazione? Secondo me i nostri politici manco lo hanno letto quel libro (e mi riferisco a tutto l'arco costituzionale, dai leghisti che lo brandiscono come un vessillo, visto il titolo provocatorio, a quelli del PD che sanno solo esprimere una stima di circostanza, ma sono spaventati dalla realtà delle cose). Povero Ricolfi... povera Italia... e poveri noi.

la pravda

25 feb 2010 17:55

5° non rubare.E' Stato scritto qualche migliaio di anni fa da Chi conosceva l'uomo e la sua natura.E' soltanto con le leggi che si può tentare di frenare questo istinto nell'uomo.Il guaio continua quando si pone mente al chi deve applicare le leggi.Altri uomini.E il cerchio si chiude.Scandalo INCIG ,1953 DC e PCI si spartiscono la torta.Scandalo ENI, ITALCASSE,LOCKHEED e chi ha più memoria ne metta.Non c'è niente di nuovo sotto il sole

Paolo G

25 feb 2010 17:47

Non mi aspetto grandi reazioni da parte degli italiani ai recenti scandali: l'opinione pubblica ormai si divide in due categorie chiaramente definite: i fatalisti, che si lamentano regolarmente della mancanza di dignità da parte della nostra classe politica, ma ormai con una nota rassegnata, come di fronte a qualcosa di inevitabile, e gli indifferenti, cui non interessa nulla, essendo il tutto argomento privo di interesse e molto noioso. Entrambe le categorie non saranno di certo scosse dagli ennesimi scandali, e al massimo li considereranno come un fastidioso rumore di fondo. Credo che Polito equivochi quando parla di "sentimento di rabbia": ormai in Italia il sentimento monta solo quando c'è un impatto diretto sugli interessi personali. Quando gli interessi sono quelli del paese, o della regione, gli italiani non si incazzano più e tirano a campare. Le reazioni della maggioranza sono banali tentativi opportunistici, portati avanti senza convinzione e senza grande compattezza: nella coalizione di governo c'è chi parla di lotta alla corruzione e però ritiene di dover eliminare gli strumenti per combatterla gridando allo "Stato di Polizia". In conclusione, credo che anche quest'ultima ondata lascerà tutto com'è: il paese diviso in due da una frattura culturale irrisanabile ancor prima sugli stili di comportamento che sulla posizione politica in sè. Ma le "reazioni imprevedibili" citate da Polito non le vedo proprio.

marcotangente

25 feb 2010 16:11

<i> La seconda è quella che, tra una sparata e l'altra del premier, la parte più accorta della maggioranza ha tentato di tenere in questi giorni: comprendere lo stato d'animo del Paese, non difendere un insostenibile status quo, e promettere, almeno promettere, riforme capaci di curare quel «generale senso di ingiustizia». </i> Mi sento in dovere di apportare una correzione: FARE riforme capaci, non "promettere, almeno promettere", perché in quanto a promesse non siamo inferiori a nessuno con questo governo. E siccome questo governo dimostra che se vuole FARE una riforma per difendere la sua "guida-padrone", la fa, allora è meglio che si applichi anche per altri questioni più urgenti e che riguardano tutti i cittadini. ps a proposito di promesse, sto ancora aspettando il mio posto di lavoro. E insieme a me, tanti altri.

lupimor@gmail.com

25 feb 2010 15:24

Caro Direttore, prendo spunto dalle sue parole finali:<Non sarebbe un vantaggio per nessuno>. Il nodo è qui. A molti interessa invece che da questo clima escano vantaggi per loro. Per gli avversari del governo queste regionali sono lo spartiacque tra la speranza di risalire e la paura di retrocedere ancor più. La tattica dell'opposizione è chiara: compattare tutti i giustizialisti possibili sfruttando lo sdegno popolare per questa ondata di corruzione e nel contempo ricostruire un nucleo ideologico attingendo ai teoremi del passato, vedi D'Alema a Londra. Gli italiani, sostanzialmente delusi, tiepidi e qualunquisticamente propensi verso la politica sono i soggetti ideali per rimanere sedotti da questi due richiami. Il problema è che questo blocco ideologico-giustizialista, una volta al potere, non avrebbe gli strumenti culturali ed operativi per affrontare la realtà sociale ed economica, che piaccia o no, è quella attuale e non quella dell'inizio 900. L'Italia è strutturalmente in ritardo, specie sul piano culturale, rispetto alle necessità reali della società odierna. E' in ritardo perché le due culture, dominanti e fondanti della sua identità politica, quella comunista e quella cattolica, hanno perso la loro forza di guida e di coagulo e si sono trasformate in due debolezze. Le culture liberali, liberal-socialiste e socialdemocratiche non hanno avuto alcun spazio decisivo d'indirizzo. O meglio, spezzoni e elementi delle stesse sono stati usati, come espedienti tattici, non nel loro ambito proprio ma in quello della visione politica della società derivate dal comunismo e dal cattolicesimo. N'è risultato un collage senza contorni precisi, contraddittorio nella sostanza e non pronto e capace nelle decisioni da prendere. Son sedici anni che si naviga a vista, non abbiamo, a parte i discorsi, costruito uno stato laico e non siamo più una società cattolica. Cosa siamo? La suggestiona giustizialista è di pelle, ma tira, il nemico da battere è individuato, riusciremo a:<... proteggere quel filo del dialogo tra rappresentati e rappresentanti che è il contenuto stesso di una democrazia, e in assenza del quale si erigono patiboli mediatici, si invocano boia politici, e si sognano dittature di salute pubblica?> La prima condizione è che il giustizialismo, in qualsiasi forma, non prevalga. Cordialmente Moreno Lupi