La farsa del voto italiano all'estero di Peppino Caldarola
La richiesta d’arresto del senatore Nicola Di Girolamo sta portando alla luce lo scandalo del voto degli italiani all’estero. Ecco come raccontano, nel verbale accluso alla documentazione dei magistrati, fonte Corriere della Sera, due 'ndranghetisti la loro caccia al voto: «Insieme a Giovanni siamo entrati nel quartiere turco, l’abbiamo attraversato. Non sai che cosa vuol dire. Siamo entrati in una casa di disperati italiani, col cane che abbaiava, la ragazzina che cacava e ci hanno dato una ventina di voti. In questa casa non ho voluto mettere piede dentro, ho aspettato fuori… È entrato il sor Giovanni con la sua verve calabrese, si è preso i voti e se ne è andato».
Sul blog “La ragioni.it”, espressioni del mensile di Emanuele Macaluso Le ragioni del socialismo, così Enrico Antonioni descrive il sistema di voto: «Il voto per posta, previsto per gli italiani all’estero in occasione delle elezioni per il Parlamento, non assicura né la segretezza, né l’unicità, né la libertà di voto. Infatti nessuno vieta che una volta ricevuti i plichi con le schede possano essere organizzati riunioni di famiglia, di condominio, di quartiere o di clan per la votazione collettiva delle schede. Riunioni alle quali, in moltissime circostanze, molti elettori non avrebbero la forza di sottrarsi. O peggio ancora, nessuno è in grado di impedire che clan malavitosi (dotati di argomenti “molto persuasivi”) possano passare a raccogliere i plichi o di documenti che occorrono e poi provvedere a esprimere il consenso per chi è più utile alle loro attività criminali». Proseguiamo la lettura del diario dei due malavitosi inviati in Germania a raccogliere voti per Di Girolamo: «Ogni giorno noi facciamo 400, 500 chilometri in macchina. Perché qui la realtà è suddivisa, frazionata in tutti i paesini, gli italiani stanno… Adesso siamo andati al Nord, mo' stiamo a ritorna' al Sud, poi andiamo a Ovest, poi torniamo a Est… Stanno scendendo da tutta la provincia di Stoccarda, stanno venendo da Francoforte. Abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter…». Di Girolamo si congratula con il boss dicendogli: «Abbiamo fatto un’operazione strepitosa» e aggiunge: «Il più grosso risultato che il centrodestra abbia avuto, sono stato eletto con 24mila voti. Un plebiscito».
Non è purtroppo un caso isolato. In qualunque parte del mondo si sia votato sono state segnalate irregolarità, candidati fantasma eletti a sorpresa, voti in soprannumero, intromissione di mafie e società criminali. La legge sul voto degli italiani all’estero è abbastanza giovane. Fu approvata nel dicembre del 2001 e promulgata a febbraio dell’anno dopo. È stato il frutto di una lunga battaglia che ebbe come suo alfiere il senatore ex missino Mirko Tremaglia ma che alla fine conquistò quasi l’intero Parlamento. Vennero create le circoscrizioni estere. Si stabilì una modalità di voto abbastanza eccentrica perché per posta i cittadini italiani ricevevano il certificato e spedivano, sempre per posta, il proprio voto. A differenza della legge vigente in Italia, si esprimeva il voto di preferenza che mobilitò immediatamente i clan. Nessuno sollevò dubbi di costituzionalità su un meccanismo di voto che con tutta evidenza contraddiceva alle regole elementari di segretezza e non metteva a riparo da brogli di vario tipo. Tutti i cittadini che possedevano un passaporto italiano, anche se privi di rapporti con la madrepatria, potevano esercitare il diritto di voto e influire sul governo del Paese. I figli di Lula, presidente del Brasile, dalla madre italiana, pur conoscendo neppure la lingua del nostro Paese, hanno ricevuto il diritto di esprimere il voto per definire il nostro quadro politico.
Questo blocco di voti si rivelò immediatamente decisivo per creare o far cadere maggioranze, basti pensare al caso del senatore Luigi Pallaro che fece dannare il governo Prodi. Immediatamente fiutò l’affare l’ex dipietrista e poi forzista senatore Sergio De Gregorio che fondò con Di Girolamo l’associazione “Italiani nel mondo” per dare continuità a questa operazione di rastrellamento di consensi dei nostri concittadini all’estero.
Se le intenzioni del legislatore erano buone, il risultato è stato pessimo. I parlamentari delle circoscrizioni estere non si sono rivelati, malgrado la buona volontà di molti di loro, un punto di raccordo effettivo fra le nostre comunità e la madrepatria. Né si è mai capito il senso di questa estensione del diritto di voto. Spesso parliamo di concittadini che sono all’estero da una vita, o che sono nati in Paesi stranieri che svolgono laggiù la loro vita e nulla conoscono delle dinamiche politiche italiane. È del tutto evidente che diventano così preda di associazioni particolarmente aggressive, spesso create ad hoc, e in alcuni casi anche di clan malavitosi. Viviamo in un Paese che non riconosce il diritto al voto a cittadini che pur essendo nati altrove risiedono da tantissimo tempo nelle nostre città e affidiamo il formarsi delle maggioranze parlamentari a degli estranei che spesso neppure parlano la nostra lingua ma hanno lontane ascendenze italiane.
Forse è arrivato il momento di riconoscere che la riforma è fallita, non solo perché è stata una riforma fatta male, ma perché rispondeva male a una domanda di vicinanza fra l’Italia e le comunità di italiani all’estero. Forse bisogna fare di più, mandare più cultura piuttosto che affidare il compito di rappresentanza dell’Italia al “sor Giovanni” della cosca malavitosa di un paesino della Calabria in grado di far eleggere un senatore che poi finisce nei faldoni di un palazzo di giustizia.
venerdì, 26 febbraio 2010
commenti dei lettori
21 commenti presenti
Damiano De Carlo
03 mar 2010 00:19
E´ l`idea comunista che ha imbrattato il mondo intero, non vi e´luogo dove questi non abbiano fatto
terra bruciata, combattono tutto l` irraggiungibile, distruggono i beni altrui giudicati impossibili a loro.
Ha ragione il lettore V.Fontinella, nelle ambasciate aspettano i turisti come merli, figurarsi come hanno trattato il mio voto, visto che mi conoscono.
brandiglia
03 mar 2010 00:08
Dall`estero, anch`io dico sia stato uno sbaglio.
Giuseppe
02 mar 2010 15:59
È sotto gli occhi di tutti che la legge per il voto all'estero abbia causato nient'altro che danni: la prima volta ha tenuto in ostaggio un governo precario, la seconda ha fatto arrivare la Ndrangheta (volendo far finta che si tratti di un arrivo, e non di un ritorno). Tuttavia, mi pare che finora solo Calderoli (!!) abbia esplicitamente proposto di abolirla. Sveglia...
michele schiavone
02 mar 2010 13:18
Caro Peppino
rispetto il tuo lavoro di giornalista e nel pezzo che hai pubblicato noto tutta una visione provinciale del senso della rappresentanza politica., legata al principio anglosassone del diritto suffragato dal pagamento delle tasse. Una visione superata dai tempi e dalla storia. A mio parere il voto diventa uno strumento utile per cercare di costruire progetti e società sostenibili in particolare oggi che
le frontiere sono cadute con i muri. Uno sforzo di coraggio e di prospettiva, caro peppino, in particolare per tutti noi ai quali ancora negli anni '80 enrico Berlinguer chieda di studiare e approfondire per creare un'Italia migliore.
Michele Schiavone, segretario del PD in Svizzera
Gabriele
01 mar 2010 16:57
Purtroppo temo che quella di Matteo - e la mia - restino voci isolate nel panorama desolante di disinformazione e facile propagandismo riguardo una legge che, pur nei suoi errori, nelle sue falle e nel suo talvolta malsano utilizzo, permette a persone come me e Matteo e tanti altri (non solo bisnipoti che non parlano più una parola di italiano) di restare in contatto - politico, istituzionale e amministrativo, non romanticamente basato su una qualche nostalgica mozione degli affetti ! - con l'Italia. L'argomento secondo cui il far votare gli italiani all'estero, oltre che inutile, sia ingiusto perché questi ultimi non pagano le tasse in Italia, è particolarmente specioso e perfino pericoloso: perché confonde diritto indisponibile al voto e co-partecipazione alla gestione della cosa pubblica (e difatti nei paesi evoluti si distingue tra elezioni politiche, per le quali occorre la cittadinanza, ed elezioni amministrative, per le quali è sufficiente risiedere nel comune e avere un reddito). Tale argomentazione è pericolosa, perché si fonda sull'equivoco di apparentare espressione di voto e gettito fiscale, proprio come nella legislazione elettorale ottocentesca... Vogliamo tornare alla tassa di iscrizione alle liste elettorali?
coerenza38
01 mar 2010 15:41
Sono pienamente d'accordo,eliminiamo questo voto per gli italiani.Se proprio uno sente di votare per una idea politica può recarsi in ambasciata ed esprimere il suo voto.Senza rappresentante alcun solo l'idea politica. Poi bisogna assolutamente cambiare il sistema di votazione,basta con i nominati vogliamo un parlamento di ONOREVOLI. Michele
Matteo
27 feb 2010 20:58
Io vivo all'estero ma ho continuato a pagare lNPS in Itlia, e presto rientrero' in Italia quindi mi sento parte in causa.... caso a parte? Fore, ma esisto... di nuovo: non buttiamo il bambino con l'acqua sporca.
Sul costo dei rappresentati, poi, vorrei far presente che questo e' alla base un argomento populista usato dalle varie leghe contro Roma ladrona in generale, e chi lo vuole applicare dovrebbe spegare perche' riferirsi solo ai deputati esteri ma non anche ai pur non economici altri deputati
MAURO1
27 feb 2010 19:52
Vero. Tutto giusto. Speriamo che a Roma si sveglino.
letterio siclari
27 feb 2010 11:27
non ho mai condiviso il voto dei nostri concittadini residenti all'estero. Una persona o un'intera famiglia che risiede da piu' anni in terra straniera, li lavora, paga le tasse, manda i figli a scuola,ecc..., che ch'azzecca con l'Italia e la sua politica. E' una cavolata da abolire. Saluti.
Franco
27 feb 2010 10:34
Abolire la legge che ha istituito il voto per gli italiani all'estero.Mi dispiace per Tremaglia ,persona in buona fede,ma questa legge ,oltre ad avere un costo per l'elevato numero di parlamentari da eleggere che si aggiungono ad un parlamento già ignobilmente pletorico, ha permesso anche una compra-vendita degli stessi parlamentari.Con Di Girolamo siamo alla classica goccia che fa traboccare il vaso.Aboliamo immediatamente questa legge che è stata un palese fallimento.
giovanni
27 feb 2010 09:33
Impegnarisi tutta una vita per consentire il voto agli italiani che risiedono all'estero è la dimostrazione di una "cretineria" galattica senza eguali. Non prevedere le ovvie porcherie di ogni genere che da esso derivano è la prova provata di quanto possa essere stupido l'uomo. Domande banali: 1) Che utilità può avere per il nostro Paese chi viene eletto mettiamo in Argentina e che non vive qui? 2) Perchè eleggere chi costa un occhio della testa solo di viaggi e poi siede in Parlamento quando gli fa comodo, il cui voto può contribuire a far saltare un governo e delle cui conseguenze non gli può fregar di meno visto che abita altrove?
v fontinella
27 feb 2010 05:15
Certo, il voto dall`estero non e´limpido. Ci vivo da decenni, quando venne questo bene immaginai
immediatamente la non trasparenza delle operazioni. L`ambasciata brulica di impiegati statali in
missione con il solo scopo di guadagno, sono persone generalmente della capitale, comunisti col
botto scontenti dalla nascita, nemici degli imprenditori realizzati quindi da combattere con i mezzi a
disposizione. Fanno tutto loro, immaginate come.
Vincenzo
27 feb 2010 01:32
Forse non mi sono spiegato bene. Far eleggere rappresentanti nel parlamento italiano da uno che risiede stabilmente in Argentina, sol perché ha mantenuto la cittadinanza italiana, è assurdo non perché il suddetto non sa nulla dell'Italia (è vero, infatti, che anche molti italiani-italiani non ne sanno nulla!), ma perché, in estrema e brutale sintesi, lui in Italia non paga le tasse; ne deriva che il suo voto è per definizione del tutto sganciato dall'interesse per la gestione della cosa pubblica italiana. In pratica, le mie tasse ed il livello dei miei servizi vengono decisi da un parlamentare che rende conto (almeno in teoria...) ad uno che tali tasse non pagherà mai e che tali servizi non avrà neppure interesse a giudicare. Vorrei che qualcuno mi portasse un argomento a favore di questa scelta, che non sia la vuota retorica delle radici familiari che, grazie a quel trombone di Tremaglia e a quel fesso di Fassino, ci ha regalato questo sconcio.
Inoltre, vorrei che mi si spiegasse il senso della rappresentanza rispetto a circoscrizioni che comprendono "Europa", "America meridionale", "America settentrionale e centrale", "Africa, Asia, Oceania ed Antartide". Mi chi vogliamo fare ridere?
Filippo
26 feb 2010 20:25
Adesso che Caldarola finalmente dice una cosa giusta lo contestate? Avevo dei sospetti ma ora ne ho la certezza: questo giornale lo leggono solo quelli di destra.
Gabriele
26 feb 2010 19:25
A Enrico Antonioni, che ringrazio per l'attenzione, dico che tutte le cose che dice le conosco bene, avendo fatto più volte lo scrutatore in patria; e che il diritto di voto sia "indisponibile" è un concetto che credo mi risulti abbastanza chiaro. Non so se la legge sia pericolosa sin dal giorno della sua approvazione, come lei sostiene; quello che volevo dire, anche alla luce dell'ultima dichiarazione di Schifani, è che mi auguro fortemente che la legge sul voto all'estero venga riformata, ma non abolita; se l'Italia fosse un paese normale, un tale auspicio risulterebbe del tutto inutile - perché ovvio; ma non essendo l'Italia un paese come tutti gli altri, che anzi elegge gente come Di Girolamo (per tacere di altri casi), ho ragione di dubitare...
Del resto, a confermare i miei sospetti giunge anche il commento del lettore Vincenzo più sotto, che tutto sommato non fa altro che tirare le conseguenze dell'articolo di Caldarola: questa legge mal concepita fa votare gente che non ha la minima idea dell'Italia (lo stesso potrebbe dirsi, in fondo, anche di tanti residenti - no, Vincenzo?), e dunque aboliamola.
Matteo
26 feb 2010 18:56
Sono un italiano da quattro anni residente all'estero (in via di rientro in questi giorni in Italia) e poter votsare almeno per le elezioni politiche e i referendum mi ha fatto sentire piu' visino a casa. Tutte le critiche fatte al sistema sono probabilmente giuse, ma il mio suggerimento e' di non buttare il bambino con l'acqua sporca. Del resto in molti altri paesi i cittadini all'estero possono votare, ed in molte altre democrazie il voto per posta e' ordinaria amministrazione. Forse varrebbe la pena di restringere il voto ai soli cittadini italiani residenti all'estero da meno di 10/15 anni, e di eliminare il voto di preferenza (che si sta proprio cercandoi di reintrodurre in Italia...). Comunque si dovrebbe migliorare il sistema, non cestinarlo, e sepre ricordarsi che il meglio e' nemico del bene...
Bruno Piccioli
26 feb 2010 18:43
Ma bisognava apettare che maturasse uno scandalo di tale portata per decidere che il voto degli Italiani residenti all'Estero era mal congegnato. Lo sappiamo tutti che siamo poco Europei e molto di più Mediorientali. Abbiamo bisogno di essere controllati in ogni momento, dal Voto alla raccolta differenziata, perchè appena c'è la possibilità freghiamo lo Stato. Certo l'accostamento dei due diritti doveri non è dei più edificanti. Abbiate pazienza!
Enrico Antonioni
26 feb 2010 16:12
@Gabriele, il giudizio sulla legge elettorale per gli italiani all'estero sarà pure ingeneroso. Sta di fatto, però, che il meccanismo del voto per posta non assicura la segretezza del voto. Che è un diritto cosiddetto "indisponibile". Cioè uno di quei diritti ai quali non puoi rinunciare neanche di tua volontà. Lo sai che in Italia se non voti nella cabina elettorale e se non esci con la scheda chiusa e mostri il voto, il presidente del seggio ti ritira la scheda e non ti fa più votare?
Lo sai che è vietato introdurre nella cabina telefonini o macchine fotografi affinché non possa essere fotografato e mostrato il voto?
Non è che si può trovare un altro meccanismo. Si deve assolutamente trovarlo. Altrimenti così com'è la legge è al di fuori della legalità costituzionale. Il caso Di Girolamo c'entra poco o nulla. La legge è pericolosa dal giorno dell'approvazione.
vincenzo
26 feb 2010 14:05
"Se le intenzioni del legislatore erano buone, il risultato è stato pessimo". Caro Caldarola, io non sono d'accordo sulla bontà delle intenzioni dei politici (di tutti gli schieramenti) che si fecero trascinare da un vecchio trombone missino (lui forse si aspettava che gli elettori italiani all'estero fossero tutti fascisti, ma Fassino, cosa si aspettava?) in questa sciocca crociata. Ho sempre avversato la legge sul voto dei cd. italiani all'estero, e non perché prevedessi che i risultarti sarebbero stati pessimi (onestamente, in questo paese la realtà è ormai in grado di superare anche la più fervida fantasia!); mi sembrava (e mi sembra) in sé un'idea balzana quella di far concorrere alla determinazione della politica nazionale (cioè, in ultima istanza, alle scelte che riguardano la mia vita e i miei beni), gente eletta da un elettorato a) composto da gente che non vive in Italia, non ci lavora e non ci paga le tasse; b) assemblato sulla base di circoscrizioni assurde, che sembrano quelle del Risiko! Ora scoprono tutti che così non va: bravi, meglio tardi che mai. Dispero tuttavia che maggioranza e opposizione si metteranno d'accordo per eliminare questa anomalia.
Gabriele
26 feb 2010 13:44
Caro Caldarola, un tantino ingeneroso e frettoloso il suo giudizio sulla legge per il voto degli italiani all'estero - anche se, ovviamente, sono del tutto d'accordo sulla denuncia dei gruppi di potere mafioso-clientelari, i pacchetti di voto, la scarsa segretezza ecc.; ingeneroso e frettoloso, perché fa di tutti gli italiani all'estero dei figli di Lula che non sanno nemmeno più l'italiano, e pretendono di co-decidere il quadro politico nostrano - e di politici corrotti e mafiosi. Sicuramente esistono entrambe le tipologie, e in grande quantità: ma non dimentichi che il voto per gli italiani all'estero è comunque una conquista civile, che riguarda anche i tanti - come me - di madrelingua italiana, all'estero da relativamente poco tempo, che hanno mantenuto saldi contatti con la madrepatria, e sono interessati a continuare a partecipare al voto. Forse siamo una minoranza - e forse ancor meno sono i politici "puliti", ma comunque esistiamo. Forse basterebbe eliminare le preferenze, forse modificare qualcos'altro; ma per favore ci risparmi la chiusa sul "mandare più cultura" all'estero: che significa, in questo contesto specifico?
Cordialmente, Gabriele Guerra
Enrico Antonioni
26 feb 2010 13:21
Ringrazio per l'onore della citazione che mi ha riservato l'Autore di questo articolo. Approfitto per ribadire le mie conclusioni: la modalità del voto per posta è contraria, manifestamente contraria, a quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica all'art. 48 comma 2. Sia per quanto attiene alla segretezza del voto (che deve essere irrinunciabile), sia per quanto attiene alla eguaglianza del voto: se in Italia si elegge un parlamentare per tot abitanti, nelle circoscrizioni estero il "tot" è molto minore.
Troppo superficialmente questa legge è stata approvata dal parlamento e promulgata da presidente della Repubblica.
Occorre riformarla prima delle prossime elezioni parlamentari. Magari prevedendo dei seggi elettorali, composti come quelli italiani e con le medesime modalità di voto, allestiti dai consolati.
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)