sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:09

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Il pubblico ludibrio di un bipolarismo in fase terminale
di Antonio Polito

Cose mai viste. La lite pubblica, personale, quasi fisica e altamente drammatica, che è scoppiata ieri alla prima direzione nazionale del Pdl, entrerà di diritto nel Blob dei programmi cult di Enrico Ghezzi. La rivedremo per anni, farà storia. Non si era mai vista una cosa del genere nella politica italiana, neanche ai tempi della Dc, quando pure le correnti e i conflitti dilaniavano il partitone di maggioranza relativa.

Italian Premier Silvio Berlusconi delivers his speech at the general assembly of his PDL (People of Freedom) party, in Rome, Thursday, April 22, 2010. Recent election gains by the Northern League party led to growing tensions between the premier and his main conservative ally Gianfranco Fini, cofounder of the PDL party. (AP Photo/Andrew Medichini)

Per noi del Riformista non è stata una gran sorpresa. Da mesi ripetevamo, tra i pochi, che il conflitto tra i due leader del centrodestra italiano era una cosa seria, che si fondava su radicali divergenze politiche e di interesse, che non era solo - cosa che pure è - un contrasto di personalità; e che dunque non era sanabile. In molti avevano scommesso sul contrario: vedrete, a entrambi non conviene, dovranno trovare un accomodamento, magari faranno pure le riforme insieme. Evidentemente, non è andata così.
 
Chi ha vinto e chi ha perso? Mah. Se ci fosse un'opposizione reattiva e in forma, con una scena così ieri avrebbe stravinto l'opposizione. Insomma: il partito di governo si è esposto al pubblico ludibrio e ha dato uno spettacolo orribile di sè.

Quando parlo di spettacolo inverecondo non mi riferisco solo al litigio dei due leader, ma anche al conformismo dei supporter, al tono bulgaro del comunicato finale che esprime «gratitudine» a Silvio, alla ferocia con cui le ovazioni si abbattevano sui capi della dissidenza, ogni volta che venivano nominati.
Ma di un'opposizione in grado di far pagare questo spettacolo al momento l'Italia non dispone, dunque l'esito della partita va giudicato tutto all'interno di quell'aula, dentro il Pdl.

Gianfranco Fini ha ottenuto dal canto suo un risultato storico: ha costretto il premier a una discussione pubblica sulla salute, la linea e la leadership del partito carismatico. Con ciò stesso negandone e distruggendone il carisma. Berlusconi non ha affatto gradito, gli sono anzi saltati i nervi, e non ha resistito alla tentazione della replica immediata che ha poi acceso le polveri della rissa verbale, con la terza carica dello Stato che urlava sotto al palco con il dito puntato e il presidente del Consiglio che gli dava sulla voce dal palco. Tutta la liturgia che era stata preparata a imitazione delle procedure dei partiti normali, è allora saltata.

Fini ha fatto - almeno per chi come a noi è rimasto il gusto delle posizioni minoritarie e delle analisi politiche - uno splendido discorso. Diciamoci la verità: in questi giorni non era apparso molto chiaro, nelle confuse ricostruzioni dei suoi nuovi colonnelli, il contenuto politico del dissenso di Fini. Da ieri è chiarissimo, e molto ben argomentato. Non sempre, ma molto spesso convincente.

Innanzitutto la Lega. Fini ha lucidamente spiegato che effetti può avere nel lungo periodo sulla destra italiana l'aver dato in franchising alla Lega il suo sistema di valori e spesso anche la sua politica al governo. In secondo luogo ha definito le leggi ad personam di Berlusconi sulla giustizia come un colpo arrecato al valore della legalità, che pure la destra sbandiera. Infine è uscito dalla caserma, come aveva definito il Pdl, rivendicando il diritto-dovere al dissenso, alla minoranza, e anche chiedendo garanzie di rispetto e di ascolto per le posizioni di minoranza.

Però, bisogna dire che tutto questo sforzo di accendere una discussione politica è fallito. La risposta è stata una vera e propria umiliazione di Fini. Berlusconi gli ha detto chiaro e tondo di dimettersi da presidente della Camera trattandolo, proprio come Fini aveva paventato nel suo intervento, come un dipendente infedele. Gli ha detto che è un traditore, perché nell'ultimo incontro si era dichiarato pentito di aver contribuito a fondare il Pdl. Gli ha detto con il comunicato finale che correnti non saranno tollerate e che «se sgarra è fuori». Gli ha fatto dire da una sfilza infinita di interventi della nomenklatura che aveva torto, e nel cosiddetto dibattito non s'è sentita neanche una voce che desse ragione a Fini, perché i suoi si sono cancellati dalla lista degli interventi.

Lo scontro, non c'è neanche bisogno di dirlo, è dunque insanabile. Fini ha detto che non si dimette da niente e che non tacerà. Berlusconi prepara la ritorsione sui suoi uomini nel partito e nelle commissioni parlamentari, e sfiderà con una raffica di voti di fiducia la pattuglia parlamentare finiana, per vedere quanti reggono e quanti ne può cacciare. Ma la conseguenza più importante della giornata di ieri travalica il dibattito nel Pdl.

La verità è che ciò che è accaduto è l'ultimo e più clamoroso sintomo della crisi che sta sconvolgendo il fragile e imperfetto bipolarismo italiano. La camicia di forza in cui era stato costretto dalla nascita dei due partitoni è già piena di strappi. Da quando Pdl e Pd esistono, la crescita delle forze più estreme è stata esponenziale, la Lega da un lato e Di Pietro dall'altro. E la crescita di queste forze ha a sua volta avviato una reazione a catena nei due partitoni, con Fini che sbatte la porta per colpa della Lega e il Pd dilaniato dal rapporto con Di Pietro. A tutto questo oggi si aggiunge la nascita di fatto di una pattuglia finiana in parlamento, che peserà eccome, per esempio nel delicato processo di riforme istituzionali, che credo realistico considerare già tramontate, a questo punto.

Il simulacro del bipolarismo italiano resta appeso al solo corpo mistico di Berlusconi, il Peron della Seconda Repubblica, che con la forza dei suoi voti e della sua popolarità tiene in piedi un sistema già defunto, anche se non lo sa ancora.

venerdì, 23 aprile 2010

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commenti dei lettori

71 commenti presenti

Salvatore Marino

27 apr 2010 15:21

È impensabile commentare l'attuale scenario politico italiano senza il filtro del passato? È così difficile immaginare qualcosa di nuovo, che magari guardi alla Grande Politica, ai Grandi temi che toccano il quotidiano ed il futuro della gente comune? Dallo scontro fini-berlusconi non si sente e si legge altro che ipotesi di scenari di vecchio stampo, di vecchie correnti che hanno inquinato la vita politica di questo o di quel partito, di strategie ed ambizioni personali, di padroni e di pecore che si muovono sconnessi dalla realtà. Tutto questo non è normale. Comprendo che i nostri politici che siedono in belle poltrone ed immersi nei privilegi abbiano perso il contatto con la realtà e che non si rendano conto che la loro è una piccola vita, come quella di chi non ha imparato a vivere e confonde il Vero dal non vero. È malato il nostro paese, è malato quel sistema di intellettuali coltissimi che sanno molto, moltissimo, che guardano tutto dal loro intelletto ma che non sanno guardare con i propri occhi, che gravitano intorno alla politica italiana gridando a favore o contro al personaggio di turno che si smarca dal guazzabuglio del bipolarismo perfetto. È grave la simbiosi di chi critica un sistema usando lo stesso linguaggio, gli stessi strumenti e logiche di quelli che critica perdendo di vista la propria autonomia, il bene comune, l'integrazione, la crescita umana del singolo e della comunità, che dovrebbero essere temi quotidiani e di massa e non relegati in minuscole nicchie. Spesso vengo dominato da pensieri e concezioni ancestrali; mi vedo ominide, australopiteco, neandertal, sapiens e sapien sapiens, e penso al dopo, alla successiva evoluzione che oggi ci sembra impensabile o che non pensiamo mai perché convinti di essere la massima e stabile evoluzione che si possa immaginare. Un grande maestro indiano diceva che la prossima evoluzione del genere umano sarà quella dell'homo ludens, un uomo capace di divertirsi, di liberarsi dai sentimenti di potere e di prevaricazione, che guardi a noi uomini del secondo millennio con tenerezza per il male che ci facciamo e per il disagio che ci domina. Sono convinto che i semi dell'homo ludens siano già presenti in noi e che ci sussurrano la Via dalla nostra coscienza e noi, non riusciamo a sentire a causa del fragore che ci circonda. Torniamo alla stretta attualità politica italiana. Non è immaginabile che Gianfranco Fini possa avvertire il forte disagio di molti italiani e voglia interpretare e dar voce a chi non ha la possibilità di farsi sentire? A chi non ha nulla da spartire con la finanza internazionale, con la macro-economia, che non capisce il linguaggio i dati ed i numeri che vengono discussi quotidianamente sui media? Che non immagina neppure l'egoismo di chi ha di più e che vuole tutto, ma vorrebbe soltanto arrivare alla fine del mese e vedere speranza e futuro negli occhi dei propri figli? L'animo umano migliora e si evolve nel fuoco delle sofferenze o per benedizione divina. Chi ha provato sulla propria pelle, nelle proprie viscere posizioni radicali, forti, condite da grandi ideali e che ha visto anche la degenerazione di quegli ideali provando la vergogna e la condanna del mondo intero, forse è più sensibile, più ricettivo, più vero con se stesso di chi ha vissuto sempre nell'immacolato piattume. Un tempo, un povero figlio di falegname raccontava la storia di un padre e dei suoi due figli e delle loro scelte contrapposte, il primo scelse una vita di silenzio e di lavoro senza mai contraddire il padre e l'altro visse spericolatamente perdendosi per poi ritrovare se stesso ed il Padre, mentre il primo si ritrovò rancoroso per la gioia e la festa riservate alla pecorella smarrita e si pentì della propria scelta. Io mi fido di più di chi è vissuto tormentatamente e che tormentatamente ha rivisto con coraggio le proprie idee da chi ha sempre vinto e comandato. Coraggio Italia. Salvatore Marino Napoli

lupimor@gmail.com

27 apr 2010 14:34

Caro Direttore, pensavo e penso che le modalità e le caratteristiche stesse della situazione che s’è creata il 21 aprile, obbligano a ridare spazio alla ragione. Con quello che ne consegue, con buona pace di tutti coloro che per mero calcolo o convenienza puntano e si operano per la prosecuzione e l'inasprimento dello scontro. Stenta a passare l'idea che si possa fare buona politica, quella che tiene presente gli interessi generali del paese, essendo questi l'esatto contrario di quelli delle camarille politiche/clientelari/editoriali e delle rendite mediatiche costruite sui luoghi comuni dell'antiberlusconismo. Se qualcuno avverte in queste parole un appoggio acritico al Cav. non capisce o non vuol capire cosa veramente serve all'Italia: uscire da questo stallo senza fine che danneggia tutti, segnatamente i più deboli. Non c'è amore più tenace ed esclusivo di quello verso le nostre opinioni, la abbiamo elevate al rango di verità e rifiutiamo il solo pensare, che sì, potrebbero avere le gambe un po' arcuate. Il fatto stesso di catalogare stampa e Tv in favorevoli e contrari è la riprova che ciascuno cerca il massimo vantaggio possibile nel suo settore e che il senso del bene comune, perciò di tutti, è merce rara. La panoramica della stampa, attraverso vari commenti ed articoli, appare orientata, ad oggi, a ribadire le contrapposizioni e le diffidenze reciproche; il sospetto che si tratti essenzialmente della "paura del nuovo e del cambiamento" è più che fondato. Solo Salvatore Merlo, Il Foglio, 27 c.m., scrive in termini razionali sullo sviluppo della situazione. Pur nella girandola di picche e ripicche, di falchi e colombe miopi e stizzose, valorizza il positivo: il bicchiere è mezzo pieno. Cordialmente Moreno Lupi

lupimor@gmail.com

26 apr 2010 13:59

Caro Direttore, oggi è Domenica, 25 aprile. Si combinano due celebrazioni, quella del riposo settimanale e quella della Liberazione. Approfittiamone per riposarci e per liberarci dall’ossessione che in politica sia obbligatorio detestarsi, addirittura odiarsi e considerare l’avversario come il nemico della vita. Perché non potrebbe essere un bicchiere molto mezzo pieno quanto accaduto Giovedì 21, Natale di Roma? Lo suggeriscono le modalità e le caratteristiche stesse della situazione che s’è creata e che obbligano a ridare spazio alla ragione. Usandola, sarà chiaro a tutti i soggetti coinvolti, come fosse effimero, umorale, fittizio e propagandistico il tono con cui venivano affrontati contenuti degni di ben altra considerazione e approfondimento. Usandola ci accorgeremo che basta una riconsiderazione di noi stessi in chiave meno egocentrica e autoreferenziale per uscire dal quel clima di pretestuoso scontro permanente su cui molti, esasperandolo al massimo, hanno fondato le loro fortune. Il Sabato milanese e i discorsi odierni di Napolitano e Berlusconi, con apprezzamenti reciprochi, ne sono la dimostrazione. Si prefigurano travasi di bile. Anche a causa di Fini. E’ sufficiente vedere, (In ½ h, Rai 3), come la maliziosa Lucia Annunziata punti pervicacemente a stuzzicare, a invitare alla polemica, a formulare la domanda assassina e come le risposte e il tono di Fini la lascino delusa e indispettita. Cerca e ricerca colpi bassi, elezioni anticipate, gruppi separati, legge sulle intercettazioni, numeri, cita Repubblica, estrapola Bocchino e la Bongiorno, Fini la gela. La Lucia, in chiusura, la butta sugli elogi ma la rima finale delle sue labbra indica il suo disappunto: missione fallita. E’intravedibile il materiale e il metodo con cui lavorare per i prossimi tre anni, ma non è sufficiente, occorre saperli utilizzare al meglio. Esempio: il problema della migliore modulazione possibile dei decreti attuativi per il federalismo fiscale: non si può illudere gli italiani che il primo tratto sarà senza costi aggiuntivi, oggettivamente non può essere così; lo sa anche Bossi e a parte le eventuali sparate per la pancia dei suoi e messaggi trasversali, vedi Calderoli, ne terrà necessariamente conto. Certo i colpi di coda, gli umori dei falchi, i risentimenti personali sono in agguato, ma poiché non vi sarebbe niente di congruo con l'interesse generale del paese, devono essere tolti dal tavolo delle decisioni concrete. Trasparenza di indirizzi generali, compattezza operativa, credibilità acquisita sui progetti portati a termine, queste le linee guida di un governo, di qualsiasi governo. Già, sembra normale, ma da noi il governo è condannato ad essere sempre di coalizione. E poi, attenti, bisogna vigilare, in Italia la democrazia è a rischio. Avanti Savoia! Anzi no: Italia Repubblicana e CLN! Bah! Bersani, dopo una prudente attesa, parla. Forse era meglio se aspettava altre 48 ore. L’intervista a Repubblica è solo un insieme di pregiudizi e di pregiudiziali; evidenzia il tipico bla bla di chi non ha da dire niente di suo. Cordialmente Moreno Lupi

luceste

26 apr 2010 11:50

Ma che pattuglia finiana, sono quattro gatti e un cane che continua a mordersi la coda. Il bipolarismo lo invoca pure Franceschini e tantissimi altri del PD. I soli a non volerlo sono i leaders, si fa per dire, dei piccoli partiti che si gongolano a sentirsi chiamare presidento o segretario. che con il bipolarismo contano come il re di coppe.

carlo ferrero

26 apr 2010 03:35

A uova rotte ormai e´ fatta, hai voglia a riggirarla sempre frittata e`. Fini a mezzora ha invece detto che a lui le uova piacciono alla coque. Mamma mia che imbroglione da quattro soldi.

gualtieri

26 apr 2010 01:47

Certe azioni non solo restano nella storia, ma accelerano certi processi perche ottengono risultati contrari a quelli voluti. Ogni volonta`di abbattere il bene, finisce con la sconfitta del male.

Bergamini B

26 apr 2010 01:40

Dare degli irresponsabili ad altri, non voler fare un partito, dire che nulla cambiera`in parlamento, restare in sella sul terzo scranno, riconoscere il premier, affrontare tre anni come niente fosse stato. Ci vuole una bella faccia tosta.

mattia

25 apr 2010 20:20

confrontare Storace e Santanchè con Fini è come confronatare una formica con giaguaro

fernando

25 apr 2010 19:50

Oggi domenica, ho aperto giornali in cui si legge il mea culpa di Fini che peggiora la sua posizione. Credendo di togliersi dal rogo disconosce e rinnega fatti parole e gesti, prendendoci per scemi.

ciminello giacinto

25 apr 2010 18:46

Si sbaglia Dott. Polito, l'errore non è il bipolarismo che anzi rappresenta l'unica novità politica positiva della storia recentissima di questo Paese e che se seriamente compiuta allineerebbe l'Italia alle grandi democrazie. Basti fare un attimino mente locale sui piccoli e piccolissimi giardinetti eliminati che rappresentavano esclusivamente lo strumento di singoli personaggetti in cerca di dividendi. Il male è invece la mentalità, dura a morire,di tutta una classe politica oramai provatamente casta, nella quale la dignità è diventata merce rara. In tale contesto uomini come FINI, e sono, o meglio ero, di sinistra, diventano giganti e veri Statisti, come Napolitano e pochissimi altri. Intanto il Paese và a ramengo e nessuno sembra accorgersene.

marvi

25 apr 2010 12:13

dottor polito, come fa ad asserire che fini ha fatto un sno splendito discorso? forse abbiamo sentito due versioni diverse! quello che lei definisce splendido era solo il contorno del nulla! se lei per splendido intende come sintassi, punteggiatura e grammatica, magari posso anche essere d'accordo, ma fini ha fatto molto meglio milioni di volte, ma se intende il contenuto io ho visto soltanto un tentativo, peraltro maldestro, di arrampicarsi sugli spechi di una persona che rendendosi conto di sbagliare vuole a tutti costi dimostrare di avere un poco di ragione. io ho trovato patetico e penoso il discorso di fini. niente per cui valesse la pena di tutto quel casino, assolutamente niente di cosi eclatante da dare uno spettacolo di se così misero e senza senso. ha fatto la figura del poveraccio, coraggioso si, ma di un poveraccio senza argomenti validi che valessero il putiferio scatenato. lo dimostra il fatto che chi plaude al discorso di fini sono solo ed eclusivamente elettori i sinistra che, poveracci pure loro, sperano trovare una sponda all'antiberlusconismo, visto che non ci sono riusciti ne con i giornali, tv e magistratura, ora sognano di poterlo fare attaverso questo personaggio che oggi conta meno del due di picche quando briscola è fiori. la base, gli elettori del pdl, sono mesi che suppplicano il pdl di buttarlo fuori questo signorino, re solo delle cravatte rosa e basta, dentro e fuori ha solo del "gran" vuoto. vuoto il personaggio e vuote le urne per lui e per i suoi.votatelo voi, se avete il coraggio visto che fino ad ieri era uno sporco fascista oggi potrebbe essere il vostro leader, noi ormai siamo abituati a tutto e non ci scandalizzeremo neppure. tenetevelo visto che vi piace così tanto da quando canta fuori dal coro, un vigliacco in più non fa differenza, uno che firma un programma e poi lo getta alle ortiche con la massima disinvoltura tra di voi ci sta benissimo.....

49franco

25 apr 2010 10:29

DA tutto questo si deduce l'assoluta assenza e inconsistenza della sinistra. Assente dal dibattito sulle sorti del Paese, inconsistente nelle sue proposte politiche. Costretta ad elogiare Fini, sperando in un miracolo giudiziario, ridotta ad una presenza "appenninica".

di fusco

25 apr 2010 06:45

Tranquilli. Certi soggetti, sa lui come domarli. E´ robetta, per chi e`abituato ad avere a che fare con uomini che ti rovinerebbero, perche dotati di miglior intelletto e risorse. Il caso in questione si mette a posto con il piu vecchio sistema del mondo. Fermo restando, io sono io ..........

gianbattista

25 apr 2010 06:16

Troppo buono il direttore, nel giudizio su Fini. Siamo di fronte a un caso inedito, un´esplosione da invidia. Il presidente della camera scopre d´essere superato obsoleto inetto, e che ti fa, si ribella al Premier adducendo d´essere trascurato. Ma la cosa peggiore, e`che lo ricatta. Uno dei suoi ha fatto sapere infatti, che Berlusconi non puo scegliere elezioni anticipate, pena la persecuzione giudiziaria. La tal cosa fa cambiare opinione a ciascun cittadino, che passa dal giudicare Fini non soltanto un traditore ma ben altro.

fioramanti

25 apr 2010 00:25

Cio che stupisce di Fini, e`la certezza di riuscire a distruggere Berlusconi. Coraggio preso per forza di cose, dopo il non verificarsi delle profezie annunciate. Ma anche l´opinione del signor Polito, circa la fine del bipolarismo e`un tantino azzardata, nessuno rivorrebbe instabilita´.

a colangeli

24 apr 2010 23:56

Si, abbiamo assistito a una infantile richiesta di giustizia. Gianfranco ha reclamato le stesse, o piu caramelle di Umberto che ha studiato e portato tutti nove sulla pagella. E´proprio vero, i somaroni sono la disperazione della famiglia.

f giuditta

24 apr 2010 23:33

Ma quale fine del bipolarismo, chi a esempio vorra´continuare a votare Diliberto, e`padrone di farlo, nessuno tra chi vota Berlusconi pretende il centopercento dei consensi. Basta il numero piu vicino a cinquanta per governare con una maggioranza sufficiente. E poi, oggi stesso Bersani ha chiamato in adunata l´opposizione tutta, a far da sponda alla deriva, come se domani potessero andare all´ arrembaggio, senza elezioni ma assieme. Gli elettori, scelgono tra bianco o nero, no i Diliberto.

Paolo

24 apr 2010 23:03

Anche i fascisti diventano "sinistri" . Ma il popolo che lavora e non piange è con il Presidente. Forza Silvio.

marcox

24 apr 2010 22:06

VENDOLA PREMIER.HO NOTATO DA ALCUNI ARTICOLI CHE DI PIETRO E ALTRI BIG DEL CENTROSINISTRA NON VEDONO DI BUON OCCHIO LA CANDIDATURA DI NICHI VENDOLA A PREMIER.CIÒ VUOL SIGNIFICARE CHE IL CENTROSINISTRA VUOL PERDERE.COMUNQUE SE CI SARANNO LE PRIMARIE VINCE NICHI VENDOLA,SE LE PRIMARIE NON CI SARANNO IL CENTROSINISTRA ANDRÀ DIVISO O MEGLIO ANCORA NOI POPOLO VENDOLIANO,SIAMO TANTI,NON CI RECHEREMO ALLE URNE NEL 2013.A DI PIETRO DICO:I CANDIDIATI PREMIER NON SI SCELGONO NELLE SEGRETE STANZE!NON SOTTOVALUTATE NICHI E IL POPOLO DI NICHI E LE FABBRICHE DI NICHI,UNA DIMOSTRAZIONE,IN PUGLIA VE L'ABBIAMO GIÀ DATA.VENDOLA PREMIER IL POPOLO IN MARCIA CON TE.

f.de marco

24 apr 2010 21:49

FINI -- BRLUSCONI all` ammucchiata del PdL Una lezione di DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE contro il carismatico presidente della REPUBBLICA di BERLUSSIA ITALICA , la DEMOCRAZIA a CONDIZIONE PADRONALE.

maria

24 apr 2010 18:30

dottor polito, come sempre dall'alto della sua poltrona pontifica e dice una sfilza di stupidaggini! quello che lei chiama peron della seconda repubblica è un uomo con la U maiuscola e con gli attributi, un uomo che non ha paura di metterci la faccia e non si nasconde dietro a niente. il sistemaq che lei frettolosamente fa defungere, non è per niente defunto,anzi...quello che abbiamo visto e sentito darà nuovo credito all'uomo del fare e metterà in un angolo l'uomo del niente. per fortuna che fini si è suicidato prima che in molti lo volessero alla sucessione, finalmente abbiamo visto di che forza è ed abbiamo evitato un errore madornale, quindi...sotto un altro, e non tema che di uomini con le palle ce ne sono. il coraggio di guardare in faccia la realtà ha premiato il pdl e il peron ne esce ancora più forte, come d'altronde succede sempre quando è attaccato, vuoi dai giornali, vuoi dai magistrati, vuoi dai fini di turno, gli elettori scelgono lui c'è poco da fare, si rassegni anche lei dottor polito, il berlusca è invincibile, la gente ha fiducia in lui, la gente lo adora al contrario dei leader di sinistra che al confronto paiono povere marionette imbalsamate e patetiche nella loro tristezza e mediocrità!

maria

24 apr 2010 18:22

evviva, finalmente abbiamo asistito in diretta a quello che da sempre succede dietro le quinte di tutti i partiti! un'altra novità che ci regala il centro destra. due leader che francamente si dicono in faccia quello che pensano davanti ad elettori, giornalisti e minoranza, più democrazia di così si muore!! abbiamo assistito in diretta e possiamo giudicare: da una parte un uomo carismatico e vincente che senza paure sfida un omuncolo fatto di niente solo rancore e capricci. finalmente ora, anche quelli che in fini ariponevano ancora un poco di fiducia hanno visto di che pasta è fatto l'uomo, uomo che se ne infischia del programma, degli elettori e del partito, pensa solamente alla sua carriera e a se stesso. abbiamo veramente asistito a quello che il giornale aveva preannunciato.AL RUGGITO DEL CONIGLIO...

lectiones

24 apr 2010 17:42

DEMOCRATICI A 24K Secondo molti appassionati delle faccende chiassose del presidente Gianfranco Fini, Berlusconi è un insolente autocrate che vuole imporre la museruola a tutti quelli che, all’interno e all’esterno del PdL, osano manifestare il proprio dissenso nei suoi confronti, premier del governo italiano e leader fondatore del PdL. Si ripete monotonamente che l’Italia è una democrazia e che, pertanto, il dissenso, è il lievito delle democrazia. Per quello che mi riguarda, affermo, ad alta voce: nessun ostacolo al dissenso, la critica deve essere libera, la stampa ha il diritto di vedere e raccontare tutto quello che ritiene sia diritto del popolo conoscere per deliberare; non parliamo della satira, creatura privilegiata della democrazia, ogni impedimento a queste libere manifestazioni del pensiero devono suscitare nei cittadini quella collera sdegnosa che costringe il “despota” a essere resipiscente e immediato a ripristinare le libertà represse. C’è poco da obiettare, la cosa scorre liscia come l’olio: chi mai azzarderebbe affermare che il dissenso va represso? Se la democrazia perde il dissenso, potremmo ben credere che il potere abusa della nostra libertà e avremmo il diritto di ribellarci, con tutti i mezzi, per la riconquista di un bene assoluto quale la libertà. A questo punto mi pare di essere stato sufficientemente chiaro nel manifestare la mia opinione sui meccanismi della democrazia: libertà + libertà + libertà = DEMOCRAZIA. D’accordo? Ma, ritornando alla vicenda parolaia che ha contrapposto, l’altro pomeriggio, il presidente della Camera al presidente del Consiglio, nella Direzione Nazionale del PdL, sotto gli occhi delle Telecamere e del mondo sbalordito, non è stato uno spettacolo esaltante né lo è stato il tentativo fallito di Berlusconi di costringere Fini a piegarsi alla sua “autocrazia”. È stata una pochade ben recitata da Fini, uomo di Stato e delle Istituzioni, che ruminando come una capra selvatica, si fa sotto il podio da dove parlava, dissentendo, Berlusconi (anche il Cavaliere ha diritto a dissentire), e con fare smargiasso, a indice puntato, esclamare: “Che mi fai, mi cacci”? Questo è lo stato dell’arte e non mi pare che la III carica dello Stato, eletto a quel seggio per volontà della maggioranza parlamentare voluta dal popolo sovrano, abbia meritato più di una pernacchia: questo avrebbe dovuto fare Berlusconi, platealmente, alla sfida che riduceva il presidente della Camera a un qualsiasi appiccecatario della guapparia partenopea. Nobilitare come dissenso quella piazzata del Fini, pungolato da un risentimento bilioso nei confronti del suo mentore democratico, è una parentesi oscura della vita di un uomo che, solo dopo trent’anni di pastura missina, scoprì che le “Leggi razziali” erano il MALE ASSOLUTO. Non mi si dica che qualcuno l’abbia coartato impedendogli il dissenso e la confessione della bruttura che dal 1938 imbarbariva la società italiana. Diciamo che l’uomo Fini non è nato ieri alla politica e che il suo “cursus honorum” ha sempre seguito un programma progettato con minuziosa diligenza. Adesso giunge a un punto dove, a difendere il “coriaceo” fascista (tale definito fino a qualche tempo fa dai comunisti), è la democrazia, e nella democrazia egli si rifugia per contestare a Berlusconi il merito di averlo SDOGANATO. Il fenomeno è ben conosciuto, gli psicologi come Jung l’hanno diagnosticato: IRRICONOSCENZA. Celestino Ferraro

FrancoPo.

24 apr 2010 17:10

Caro Polito, la pattuglia di Fini come si muove contromano in parlamento la fulminano. Non credo che per questa legislatura ci saranno troppe sorprese.

Aldo

24 apr 2010 16:51

Non entro nel merito sull'intervento di Fini ma, Vi immaginate se il presidente Napolitano avesse fatto come Fini nei confronti del P.D.?? é giustissimo quello che il presidente Berlusconi ha detto a Fini in faccia a tutta la direzione, se vuoi fare politica, vieni nel partito, lavora con noi ma, lascia la poltrona della camera. Non so se risponde a verità cha Fini vuol andare alla TV per fare delle dichiarazioni. Anche quì ci può andare da libero cittadini, magari da deputato ma, non da presidente della camera. Già una volta Bertinotti da presidente della camera remava da una parte ,non come l'attuale presidente. Una cosa del genere non si è mai vista il oltre 50 di democrazia, nepure ai tempi di Leone. Consentitemi lo sfogo, E' UNO SCHIFO SENZA PARAGONI NEMMENO NELLE REPUBBLICHE DELLE BANANE.. grazie per lo spazio Aldo

aldo castellari

24 apr 2010 16:44

Il ribaltone che Fini aveva forse organizzato puntando sulla sconfitta del PDL alle elezioni ( alle quali non aveva portato alcun supporto), dimostra alcune evidenze , se ci si ragiona. Da circa un anno i suoi continui interventi - impropri dallo scranno di Presidente della Camera - avevano danneggiato il PDL , mentre riscuotevano simpatia e solidarieta' a sinistra. Ora e' venuto fuori colla sua esigenza di confrontare le sue (nuove) idee col partito e col Governo. Perche' non ha cercato l'avvicinamento e la collaborazione, con la dovuta discrezione, all'interno, senza creare casino? Pretendeva forse che l' informazione e il coinvolgimento gli spettassero dall'alto della sua carica, come un sovrano, dimenticando che non avrebbe dovuto fare politica per coerenza con la sua posizione ? Visto che nessuno si premurava di correre ad informarlo (come era solito in AN ), ha dovuto scoprire il suo gioco. Fini farebbe qualsiasi cosa per abbattere Berlusconi, che non lo ha mai voluto considerare ne' il suo Successore e che ( nel pensiero di Bossi) potrebbe mirare la Quirinale. Niente desiderio di preooccuparsi del paese, del sud o degli emigrati. Puro calcolo personale. E tanto per cambiare, sbagliato nei tempi e nei modi.

Fabio /Praha

24 apr 2010 16:43

Mah... A mè sembra che FINI e Company! Abbiano le ore Contate. se si andasse a Elezioni Anticipate Credo che Fini al massimo prenderebbe il 2/3%. e Personalmente Votereì di Nuovo BERLUSCONI.

lupimor@gmail.com

24 apr 2010 14:11

Caro Direttore, le parole di Bossi, anche se lei non ne sembra convinto, devono essere intese come un ulteriore stimolo a Berlusconi per emarginare Fini al punto da metterlo in condizione di dover lasciare il PdL. Bossi teme che la presenza di Fini nel PdL e le sue mosse, come Presidente della Camera unite al sostegno dei parlamentari che potrebbero seguirlo, possano vanificare il percorso per l'attuazione del federalismo fiscale. Politicamente sono timori fondati, visti gli attacchi alla Lega che Fini fa un giorno sì e uno sì e la situazione del dopo Giovedì. Fini può essere pericoloso come guastatore non avendo molto da perdere, anzi. Può giocare una carta dal duplice effetto: contro la Lega istillando negli elettori del Sud l'dea che saranno pesantemente danneggiati dal federalismo e in contemporanea, contro Berlusconi lanciando un avvertimento ai parlamentari del PdL che non possono permettersi d’ignorare il peso nazionale dell'elettorato meridionale. D’altra parte, se non lascia il PdL e non fonda un partito suo, ma sembra che non voglia correre quel rischio, cos’altro potrebbe fare per cercare di contare di più? Col limite di non poter essere o apparire il responsabile unico d’una crisi che porti alla caduta del governo. Le elezioni lo metterebbero fuori dal PdL irrevocabilmente. Passiamo oltre, poiché è da escludere che Bossi possa trovare in Parlamento una maggioranza diversa dall’attuale che gli voti il federalismo fiscale senza modificarlo in senso sudista ed essendo “il Nord è arrabbiato” non potrebbe giustificarne il rinvio, ne consegue che il suo vero interesse non può coincidere con un governo tecnico, che cambierebbe subito la legge elettorale, né in elezioni che sarebbero tutte da vincere e che sposterebbero comunque in un tempo indefinito la realizzazione del suo obiettivo. Bossi lo sa e minaccia sfracelli, salvo poi ridimensionarli, per dare a Berlusconi e all’opinione pubblica motivi aggiuntivi e forse decisivi, per liberarsi del "logoratore. Il problema l’ha creato Fini e non può risolversi con Fini che conserva nel partito e nel Parlamento la sua attuale collocazione. Bisogna però evitare lo scenario del “martire” Fini cacciato malamente dalla casa che aveva contribuito a costruire. La simbologia del martirio voluto dal Cesare di Arcore sarebbe un invito a nozze per rinfocolare l’antiberlusconismo e darebbe al martire la solidarietà politicamente corretta anche di coloro che ora lo criticano. Rimane poi da decifrare l’enigma Casini, il suo 6% se lo vorrà giocare. Bersani cerca d’entrare nella partita e offre subito il progetto dell’alternativa repubblicana lodando Fini per le sue posizioni e sviolinando anche alla Lega. Ma non esistono le condizioni oggettive perché possa avere un seguito. Il vero sviluppo o chiarimento della situazione si potrà avere alla prima votazione significativa, quella sulle intercettazioni. Probabilmente non cambierà niente e dovremo sorbirci tre anni d’agonia, senza le riforme, senza un governo che governa, senza prospettive concrete d’uscire bene dalla crisi, senza quei cambiamenti strutturali di cui il paese avrebbe bisogno. Tutto per problemi di ego e di ambizioni personali. Cordialmente Moreno Lupi

giovanni

24 apr 2010 13:55

Esito della telenovela. Fini inoltra regolare domanda per modificare il suo nome in uno più aderente ai fatti: Gianfranco Finito.

CARLO MARIA

24 apr 2010 13:41

NOTO CON DISPIACERE CHE NESSUNO PARLA DELL'ASPETTO POLITICO DELLA VICENDA, COMUNQUE MI FA ABBASTANZA SCHIFO IL MODO TIPICAMENTE COMUNISTA DI BERLUSCONI DI GESTIRE IL SUO PARTITO ED IL MODO TIPICAMENTE COMUNISTA DELLE PECORE DELLA BASE DI DIRE SI', A PRESCINDERE, A TUTTO CIO' CHE IL LEADER MAXIMO DICE.

paolo1

24 apr 2010 13:27

L'errore di Fini è di non aver capito primo che il premier era veramente un delinquente,ci sono voluto tutti i scandali del 2009 per farlo diventare normale.Mentre ci sono ancora 10 milioni di italiani disonesti che sperano di aver un tornaconto dal CORRUTORE dott. Berlusconi Silvio.

vinsar

24 apr 2010 13:13

Egregio Direttore Polito, mi permetta qualche obiezione. A)Certe cose, in passato, "non si erano mai viste" per la semplice ragione che non si erano mai accese le telecamere su un appuntamento interno alla vita di un partito. Lei se l'immagina il caos e il rumore che avrebbe provocato uno scontro tra correnti nella Dc, all'epoca della Prima Repubblica, se fosse stato trasmesso in diretta tv? Il Pdl ha avuto il coraggio di lavare i panni sporchi in famiglia, ma sotto gli occhi della gente. B)Non è affatto vero che a Berlusconi siano saltati i nervi e che ciò lo abbia indotto alla replica immediata. La replica è stata immediata perchè il Cav. sapeva che c'era la diretta, che quello era il momento di maggiore audience e che non bisognava dare il tempo alle accuse di Fini di restare al centro della ribalta mediatica senza una risposta forte e tempestiva. L'intervento di Berlusconi è stato "premeditato", lucido e freddo almeno quanto quello di Fini: Berlusconi sapeva che era quella l'occasione per fare chiarezza una volta per tutte e porre fine alla tattica del logoramento portata avanti da almeno due anni. C)Il fatto che l'intervento di Fini venga giudicato splendido e convincente da chi, come Lei, milita - peraltro con grande correttezza, civiltà e senso della misura - sul versante opposto (tanto da essere stato anche parlamentare del centrosinistra), la dice lunga su contenuti, prospettive, appeal e lungimiranza dell'intervento di Fini rispetto all'elettorato di centrodestra. Del resto, l'esito della direzione nazionale è stato (quello sì) un'umiliazione per il Presidente della Camera. Ma se l'è cercata lui, non gliel'ha certo imposta Berlusconi. Tra i militanti del Pdl la posizione di Fini è minoritaria al punto da apparire poco più di un soffio: basta leggere i commenti in calce al suo articolo. Cordiali saluti

FP

24 apr 2010 11:43

Invece Storace e Santanché ce li ricordiamo: Storace per il buco alla regione Lazio, dove dava appalti per rifare gli ospedali a società tuttofare che sono miseramete fallite; Santanché per avere espresso, in uno dei suoi rari momenti di lucidità, uno dei giudizi più severi su Berlusconi. Bah !

Fabri

24 apr 2010 11:39

Condivido, no a 50 partiti a ricattarsi. Ma no anche all'abolizione del confronto. Si pone un serio problema di rappresentatività e di democrazia nel momento in cui si dice: chi ha la maggiornaza nel partito decide e la minoranza si adegua. Non dimentichiamo che il mandato è individuale. Altrimenti ha ragione Berlusconi che vuole far votare i capigruppo: ma quello sarebbe un altro sistema, non una democrazia. Abbiamo visto tutti il tempo, le difficoltà, i comtromessi che ha dovuto accettare Obama per far passare la riforma sanitaria. Il potere legislativo non si può gestire - in democrazia - come un'azienda. E sono sorpreso dal fatto che molti sembrano non credere nell'importanza del confronto e nel fatto che da questo possano seguire, attraverso una sintesi comunque necessaria, delle decisioni migliori per il paese. Chi è contro la democrazia e crede al despota illuminato lo dica con franchezza: è legittimo anche questo. Poi però approfondiamo i fatti e il malaffare che circonda i presunti despota illuminati che ci governano.

mar82gio

24 apr 2010 10:15

Come possa Bossi pensare che la moderna corte centralista romana sostenuta e sostenitrice di Berlusconi con tanto di pretoriani (mi pare impossibile che gli ex AN siano diventati così pochi: i vantaggi econonico sociali dell' essere Berluconiano) sia a favore della propria delegittimazione?: sono due politiche agli antipodi.

mar82gio

24 apr 2010 10:14

Fini ha dedicato una vita alla politica mentre Berlusconi ha rotto per vent' anni con i suoi problemi giudiziari e cercando di farci il lavaggio del cervello tramite tutti i media (questo compreso).

michele

24 apr 2010 10:12

Egregio Direttore : i suoi paraocchi rossi le impediscono di vedere che anche in queste azioni dirompenti il Cavaliere è un innovatore della politica politicante e vacua , Lei è troppo abituato ai fratelli coltelli ( Veltroni e D'Alema ) che si pugnalano alle spalle da tempo immemore o ai minuetti senza senso dei tanti segretari de sinistra che si sono succeduti tra PCI PDS cosa 1 cosa "2cosa 3 DS che allontanava l'intellighentia dal popolo e faceva e fa perdere elezioni su elezioni e non si rende conto come sempre piu' , giorno per giorno, il Cavaliere si immedesima nel POPOLO SOVRANO anche rendendosi fautore di ' liti furibonde e non fuorionda' e che queste ,si sono il sale della democrazia. Un consiglio. di modernizzzi anche lei ......... Distinti saluti

Piero2

24 apr 2010 09:06

Caro Franco "Votazione bulgara di una direzione di quaquaraqua." Lei è proprio la dimostrazione di quello che dicevo: le elezioni, per i "sinistrati", non contano. E allora non facciamole più: così è contento? Cordialmente

sercan

24 apr 2010 08:42

Il problema di Fini è che è portatore di una cultura di destra che non esiste in Italia. Laica ( mai visti ) e sociale ( di sociale ce ne è già troppo ) . Credo abbia giocato male le sue carte. Troppa fretta, troppo rancore. Errori comunicativi evidenti. Poca abillità di manovra. Aveva accettato il PDL obtorto collo. Adesso rischia di fare la fine di Follini

colpani gioacchino

24 apr 2010 08:20

Partiamo dalla prima cosa che mi ha colpito: "Fini ha fatto uno splendido discorso". Ora delle due l'una. O lo splendore fa il paro con la puerilità, o dicontro il medesimo ne sa esaltare i contenuti. Caro e stiamto Polito, c'è qualcosa che non va. Quali sarebbero gli splendori dell'eterno delfino dell'acquario emiliano? Veniamo al dunque. Lo scemario che si potrebbe aprire dopo la splendida escalation finiana è il ritorno alle elezioni. Sa dirmi quale vantaggio ne potrebbe derivare alla società? Mettiamoci pure nel calderone tutti quegli uomini dalle bele braghe bianche, insomma di tutti quelli che dalla loro adolescenza hanno assiduamente preso potere nelle sedi delpartito, cosa ci potrebbero proporre? Di CNL stanno fanafronando? Fini ha suonato una fanfara stonata e abusata per il solo scopo di riprendersi dall'ombra nella quale si è cacciato con i comportamenti tipici dei vecchi signori democristiani, e, guarda caso, lei attento analista della società non trova di meglio che accostarlo ai Tabacci, Rutelli, Casini, Prodi, De Mita, Micciche, Toto Cuffaro. Prosegua pure nella lista dei candidati alla discarica pubblica, tanto ad assistere alle loro voglie di cadrega ci sarà sempre pamntalone pronto a saldare il conto. Polito, scenda dal pero. Quale simulacro Peronista della seconda repubblica? Ciò che noi tutti, lei compreso abbiamo bisogno è una còasse politica che sappia agire e fare senza intoppi burocratici e di partito. Riformista? No solo conformista alle regole del potere.

migrante italiano

24 apr 2010 05:30

Follini, Casini, Fini.... chi sara' il prossimo? Pisanu'? E quanti voti raccolgono questi signori? Credo che se ci fossero elezioni Berlusconi vince ancora e intanto i transfuga spariranno. E' ora di creare un'opposizione sana, che dica chiaramente che Berlusconi ha diritto di governare. Che i giudici la smettano di fargli guerra. Non si e' ancora capito che i Travaglio, Santoro e associati nelle procure fanno solo il gioco di Berlusconi? Un'opposizione che possa essere credibile e' esenziale in una democrazia sana per un giorno arrivare al governo. Giorno che non e' vicino.

lucchetti

23 apr 2010 23:41

Non solo; inoltre Fini vistosi distrutto, tenta di non morire ricattando. Ha rilasciato dichiarazioni in cui oltre ad aver minacciato scintille in parlamento- lo stesso di cui e´il Presidente- promette di adoperarsi per le riforme, a patto che. Un uomo di tal fatta, ormai capace di tutto, difficilmente puo tornare nelle grazie della gente.

albatros

23 apr 2010 22:55

Lo strappo che si è consumato tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi non ha precedenti nella nostra storia repubblicana,mai essendo accaduto che due leaders politici,per giunta alleati,si azzuffassero in pubblico,sotto i riflettori delle telecamere.Il presidente del Consiglio,che pure aveva già incontrato Fini in privato,constatandone la profonda acrimonia,forse ha creduto che la direzione nazionale del partito fosse l'occasione giusta per ammorbidire i toni.Questa volta Berlusconi si è clamorosamente sbagliato perchè invece Fini,con altezzosa spavalderia,gli ha vomitato addosso ogni sorta di contumelia politica.E così il cavaliere,aduso ad esibire di sè la ben nota immagine equestre e festosa,è stato colto di sorpresa ed ha reagito violentemente,sopraffatto dall'ira.Ne è scaturita una indecorosa bagarre da cortile che ha confermato ancora una volta quanto infimo sia il livello della politica di casa nostra,anche sotto il profilo dei rapporti interpersonali tra gli uomini delle istituzioni.Non serve perciò assegnare all'uno o all'altro dei contendenti la palma del vincitore,ed è invece utile meditare sull'inesorabile declino del Paese.Quanto poi a Feltri e Belpietro che urlano la sconfitta di Fini,meglio farebbero a riconoscere che Fini ha perso non ora,ma quando ha messo piede improvvidamente nel PDL.Egli ben sapeva quali sono le vere ragioni per cui Berlusconi è in politica,e se le ha ignorate al tempo del predellino,non può ricordarsene ora per dire che la riforma della giustizia come la vuole Berlusconi è un inno alla illegalità ed alla impunità.Quali siano le prospettive di medio e lungo tempo che Fini ha davanti a sè è difficile dire al momento,ma entro le prossime settimane ne sapremo certamente di più.Non è pensabile però che Fini si adegui,come impone Berlusconi,nè è possibile che il cavaliere si lasci logorare o che rischi agguati in parlamento su provvedimenti non coperti dal voto di fiducia.In ogni caso il clima è pesante,per cui appare assai esiguo lo spazio per le riforme,anche perchè non si prevede il coinvolgimento dell'opposizione,se il Premier non accetterà di rimodulare le pretese sui provvedimenti che riguardano le intercettazioni e la giustizia.Di tanto evidentemente si è accorto anche Bossi per il quale incassare il federalismo ha la medesima urgenza che per Berlusconi ha la riforma della giustizia.In fondo è sul raggiungimento di questi risultati che poggia il loro patto di ferro,già messo in discussione da Bossi.Ma il percorso sul quale viaggiano i due obiettivi appare ora assai impervio,per il federalismo,perchè non è facile che sui decreti attuativi convergano anche le forze politiche di opposizione,come giustamente chiede Bossi,e per la giustizia che forse provoca qualche indigestione nella stessa maggioranza,anche perchè Fini non ha esitato a rinfacciare a Berlusconi l'uso smodato della legislazione ad personam.In tale ottica Fini può aver perso,può rischiare l'espulsione,può anche finire nel limbo della politica,ma ciò non vuol dire che avrà vinto Berlusconi,se Bossi,novello Eolo,dovesse decidere di agitargli contro i suoi potenti venti di tempesta.

Maralai (il blog di mario nanni)

23 apr 2010 21:41

da Maralai blog, e grazie per l'ospitalità ^^^ Fini non è Hillary Sono rimasto esterrefatto nell'ascoltare ieri sera da Santoro Benedetto Della Vedova che paragonava lo scontro di Fini con Berlusconi a quello della Clinton con Obama. Ma stiamo scherzando? Magari fosse così, che lo scontro avvenisse anche più duro ma in un esercizio di sane primarie come da tempo chiedono molti di noi. Hillary con Obama lottavano ardentemente per la conquista della nomination, poi ottenuta da Obama. Ma dopo, a Casa Bianca conquistata la Clinton usa un rispetto quasi religioso per il pres. Obama benchè ricopra una carica importantissima ma politica, quindi non terza come può essere la presidenza della camera dei deputati. Anche Nancy Pelosi usa assoluto rispetto per Obama e forse non si sogna neppure di punzecchiarlo quotidianamente allafollini come Fini con Berlusconi, senza alcun riguardo e rispetto personale. Non è neppure pensabile che Obama si spenda per apparire portatore degli interessi dei repubblicani come fa Fini il quale è da mesi che si mette di traverso sulla strada del premier e lo punzecchia costantemente compiacendosi della tifoseria da stadio dei vari Travaglio, del Pd e più che mai con Di Pietro e indispettendo (ma chi gliel'ha fatto fare?) il 90% del Pdl. Fini ripete di ricoprire un incarico terzo se c’è da spendere qualche parola in difesa del premier, rinuncia di partecipare agli appuntamenti elettorali del suo schieramento in nome dell’incarico che ricopre ma per le punture di spillo ai fianchi del coofondatore del Pdl non c’è terzietà che tenga. Fini ha sbagliato anche la tempistica per misurarsi con Berlusconi; difatti processare un vincitore delle elezioni, di elezioni difficilissime, che non sono soltanto le più recenti, compresa l'ardua impresa laziale, ma anche quelle dell'Abruzzo e della Sardegna è stato come farsi cuocere nel proprio brodo. I risultati nella loro oggettività e astrattezza sono sotto gli occhi di tutti. Ho sentito poco fa dichiarazioni di Daniele Capezzone ed altri coordinatori del Pdl che rimproverano a Fini di avere diluviato nella direzione nazionale di ieri con fiumi di parole inutili, mentre attentamente ha evitato di pronunciarne una utilissima: dimissioni e addio alla carica ricoperta. Come si vede il successo sperato di Fini non è successo. Maralai (mario nanni)

Giuseppe Fumagalli

23 apr 2010 19:38

Bell'articolo, Direttore!!! L'immagine penosa non l'ha certo data Fini, a mio avviso, ma padron-Berlusconi e la sua cricca di lacchè: sembrava un Consiglio di Amministrazione di una società di mafiosi che voleva mettere in minoranza gli azionisti che cercano di fare luce sui conti truccati. Al di là dei tanti Bondi-bau, patetici nella fede incrollabile nel "corpo mistico", anche il più sprovveduto tra i moderati del nostro Paese si sarà ben reso conto che un premier ("p" minuscola) col cerone che cola su un viso disfatto non è l'inquilino più indicato per il Quirinale!!! E fuori dal coro dei ragli dei somari, tanto di cappello a Fini: come nella famosa favola, ha fatto capire che il Re è nudo ... e che il Paladino del Predellino si è anzi trasformato in un tanto vituperato (nel passato) cumunistone, eheheh: cos'altro è, se no, il nuovo credo berlusconiano per cui dopo la decisione della maggioranza non è più tollerato il minimo dissenso pena la scomunica e la cacciata del reo di tradimento??? non mi sembra qualcosa mutuata da un regime occidentale bensì uno scimmiottamento dei peggiori Soviet della vecchia URSS: propongo una Stella dell'Ordine di Lenin per il Compagno Berlusconi!!!

gelsomini

23 apr 2010 19:21

Storace e Santanche´ avevano ragione, Fini e´nessuno.

mariella

23 apr 2010 19:05

Uno che va al casino´, tentando o la va o spacca, un`immaturo fortunato fino a quel giorno.

tigulli

23 apr 2010 18:57

Defunto il bipolarismo, lo dice chi sparirebbe, o chi da dentro varrebbe il due di coppe. La gente, non vuole piu i pollai, cinquanta partiti a ricattarsi.

mariella

23 apr 2010 18:54

Uno che va al casino´, tentando o la va o spacca, un`immaturo fortunato fino a quel giorno.

dandotti

23 apr 2010 18:52

Niente da fare, i politici di mestiere hanno chiuso con la carriera. Chiunque siano, devono restare fuori, elemosinare uno stipendio. Ignazio La Russa l´unico a dire, tornerei a lavorare.

norberi

23 apr 2010 18:31

Occhei, andiamo avanti. Facciamo finta che il governo cada. E allora, cosa potrebbe accadere che non ruoti attorno a Berlusconi. Non servono sondaggi per capire chi ha piu consensi dove confluire. I Casini Fini Rotondi Giovanardi, anche i Bossi, devono entrare e valere non piu della loro quota. Saremmo daccapo, ma questa volta con gli italiani testimoni.

vigentis

23 apr 2010 18:14

Tutto vero, pero`la gente le fa le distinzioni, vede dove c´e piu credibilita, tocca con mano le cose, giudica le persone e sostiene chi e`piu bravo. La mezza italia quella sana, a differenza degli altri, lo prega a Berlusconi affinche`non molli. Questo, il fatto da scrivere nella storia, no i traditori.

Damiano De Carlo

23 apr 2010 18:14

No, egregio signor Polito, gli italiani sanno rispondere a tono anche a queste situazioni. Rispondono d´essere per la pace, per la sicurezza, per il progresso, per l´autorevolezza, per la capacita`, ma soprattutto per la stabilita` del proprio paese, votando Berlusconi finche´lui vorra`lavorare.

Reporter

23 apr 2010 18:08

Onestamente non capisco questa analisi, che mi sembra un po' parziale. Fini sta tentando (un po' maldestramente, devo dire) di diventare il portabandiera di valori di democraticità all'interno di un partito, provenendo da una esperienza, quella di AN, dove regnava l'assoluta autarchia (la sua), e dove i colonnelli dissenzienti, sorpresi un pomeriggio a contestare il manovratore, passarono giorni di radiazione e accantonamento. Ora, che Fini sia avvezzo alle giravolte è palese, per cui una più o una meno, non fanno testo nell'insieme. Tuttavia appare chiaro a tutti che il problema non è dissentire o abbattere il monarca Berlusconi; il problema nasce da valori diversi in cui Fini, rinnegando il passato in buona parte, ora si rappresenta, e che non sono più dentro al PDL. Ci sono già passati Casini e Follini, con cui Fini mise in piedi conferenze stampa ai tempi del predellino, accettando di SUBfondare il PDL quando si accorse di non poter fare diversamente, pena il degradamento verso il nulla che spettò al compagno della prima ora Casini. Non stupisce che un uomo possa fare interessi personali o cambiare idee di 360 gradi; il problema è che lo faccia trascurando gli interessi generali del partito e che pretenda che siano gli altri ad adeguarsi a sè, piuttosto che lui ad uscire da un contenitore che non lo rappresenta più. Circa la Lega, la questione è puramente pretestuosa. Non è Berlusconi ad aver appaltato il Nord alla Lega; sono i cittadini a votare Bossi, perchè in esso vedono rappresentati i propri bisogni e le proprie idee, che non sono quelle nè di AN (che al Nord non è mai andata sopra al 10%), nè in buona parte quelle del PDL (per non parlare del PD). Il politico dovrebbe rendersi conto che ha valore di rappresentanza del comune sentire, e se 2 milioni di cittadini nelle 3 regioni che trainano il PIL nazionale votano Lega, non è perchè Fini non ha potuto tenere un paio di conferenze in più, o perchè Berlusconi ha rinunciato a diffondere i gazebo sopra il Pò. E' perchè valori e battaglie leghiste vogliono risposte chiare e pragmatiche, che non possono in alcun caso essere interpretate dalla sponda partitocratica del politocrate finiano. E non è la gente scema a votare questo, invece di quello; semplicemente cerca risposte dai politici che più corrispondono al suo comune sentire. Un politico come Fini commette sempre l'errore di sentirsi autoinvestito di facoltà maieutiche sulla massa ignorante, non è così. Berlusconi ha il grande merito di aver veicolato la gente leghista dentro un alveo democratico, e di aver dato ascolto alle loro istanze, senza aver intaccato la solidità del partito al sud, dove il PDL vince regolarmente, e ha recentemente vinto alle regionali. Di questo Fini dovrebbe rendersi conto, perchè la politica la si fa fuori dai buffet e dalle fondazioni, e in rappresentanza delle esigenze del popolo, non di se stessi.

Bruno Piccioli

23 apr 2010 17:53

Gentile Direttore, il suo commento sulla prima Direzione Nazionale del Popolo delle Libertà mi sembra veramente esagerato nella drammatizzazione dell'evento. Se c'è un dramma da segnalare questo è costituito dall'atteggiamento manifestato dal Presidente della Camera negli ultimi mesi. Tutto il resto e conseguente. Il Presidente Fini ha cominciato a mandare messaggi con la sua fondazione Fare Futuro. Messaggi a volte criptici e mai espliciti. E passato poi ad esprimere i suoi mal di pancia polemizzando con alcune scelte del Governo senza mai pronunciarsi in chiaro trincerandosi dietro l'istituzione che rappresenta. Infine ha tentato di gettare su altri la responsabilità del deludente (!) esito elettorale regionale. In questa fase ha chiamato a se gli uomini dell'ex AN e si è accorto che le sue "riflessioni" avevano prodotto l'allontanamento della gran parte di questi. Il tentativo, durante i lavori della Direzione, di riappropriarsi del consenso perduto ha avuto esiti, questi si, disastrosi. Gentile dottor Polito, provi a rileggere i fatti degli ultimi mesi con un'ottica meno condizionata dai suoi convincimenti politici, forse potrà pervenire a considerazioni meno tragiche. Saluti, Bruno Piccioli

Franco

23 apr 2010 17:30

Votazione bulgara di una direzione di quaquaraqua.Forse è più attendibile la conta dei parlamentari.52 sono con Fini,mentre La Russa ,al quale il cavaliere ha regalato un Suv russo,ne ha raccolti 75. Ma nessun commentatore si è posto il problema degli ex forzisti (l'astensione di Pisanu non dice niente ?) tra i quali c'è una dissidenza sotterranea che potrebbe annoverare qualche diecina di parlamentari,nata dal mal di pancia nei confronti della nomina di leggiadre donzelle a ministre e sottosegretarie (ultima quella della Santanchè) La somma tra i finiani e i ribelli di Forza Italia ,se usciranno allo scoperto,potrebbe creare non pochi problemi al cavaliere.Anzi,gli turberebbero veramente il sonno .Diciamo che la giornata di ieri è stata per Berlusconi l'inizio della fine,il suo tramonto si profila sull'orizzonte.L'atteggiamento dei colonnelli di An ,merita un commento.Ezio Mauro oggi li ha degradati a brigadieri.Io penso di considerarli attendenti o camerieri al servizio del sovrano.Costoro,ex pariolini e sanbabilini,viziati fascistelli con i capi firmati,devono tutto a Fini.Li ha fatti uscire dalle fogne ( in senso politico s'intende) nelle quali stazionavano per traghettarli di qua e fargli respirare la democrazia.Questi personaggi hanno offerto uno spettacolo miserando e finiranno nella pattumiera della storia.

RUGANTINO

23 apr 2010 17:16

Caro Antonio, non ci scandalizziamo troppo delle liti! In politica s'è visto di altro e di peggio. Non è vero che "tra i due leader del centrodestra italiano le divergenze erano una cosa seria, che si fondavano su serie ragioni politiche". Non era "pure", ma "solo" una questione personale quella che ha spinto un lieder politico come Fini, abituato (lui si, a farla da padrone assoluto al tempo di An), a staccarsi dal Pdl e da Berlusconi col pretesto di mancanza di democrazia interna al partito. Basta esaminare la pochezza delle sue richieste e l'inconsistenza dei suoi rimproveri per rendersene conto. Non è nel suo disegno di contribuire a migliorare il Pdl, né a renderlo più democratico. Lui il partito del Pdl continuerà a cercare di demolirlo, come ha fatto finora con tutto quello che ha toccato. Di migliorarlo, non ne ha né i mezzi, né la voglia. L'ex fascistone, oggi radical buonista, abile nel distruggere, ma perfettamente incapace di costruire, riuscito nel non facile compito di farsi terra bruciata a destra, coi suoi voltafaccia, a sinistra per incompatibilità (nonostante le strizzatine d’occhio) e e al centro, rinnegando i valori centristi, seguito da quattro gatti, ha oggi in mente di bloccare il cammino delle riforme che sembrava in procinto di avviarsi e per le quali aveva si' dato il suo accordo, ma accordo alla Fini!. Facendo l’ennesimo voltafaccia, il grande tattico senza una qualunque strategia, il pregiato pensatore - come dice GP Pansa - senza pensiero, il gran fichetto della politica, ha deciso di far saltare la baracca, sognando uno scenario diverso, nel quale immagina di poter contare di più. Se oltre a possedere un'ambizione smisurata, senza rapporto con le sue scarsissime capacità di leader, avesse almeno a cuore il bene del paese, avrebbe potuto evitare quest'ennesimo passo falso. Ma l'uomo è quello che è, ispirato unicamente dalla sua inestinguibile voglia di brillare. E' l'uomo del passato, dei distinguo, delle correnti e sottocorrenti e della divisione (quando non è lui a comandare). Il poltico cui capita spesso, senza mai trovare risposta, di chiedersi cosa possono voler ben dire parole come « coerenza » o « fedeltà ». E’ l’uomo delle parole al vento, il politico cui Craxi affibio' il terribile, ma quanto mai azzecato epiteto di "vuoto incartato", colui che non è un caso che il solo plauso che riesca ad ottenere sia quello che gli proviene da una sinistra interessata al suo lavoro di quinta colonna, da una sinistra ineguagliabile esperta di divisioni e suprema maestra di chiacchiere. Ci si domanda se questa sua ultima iniziativa peserà sulle aspettative del paese. Non è sicuro. Cio’ che per il momento appare chiaro è che questa eventualità non preoccupa più di tanto l'uomo il cui orizzonte politico riesce, a stento, a coprire la lunghezza delle sue eccentriche cravatte rosa. Saluti dar Ruga

Piero2

23 apr 2010 16:57

"Chi ha vinto e chi ha perso?" 160 a 11, giudichi lei (un terzo degli ex AN in direzione, che sono in totale 33). Capisco che le elezioni per chi ha il cuore "a sinistra" non contano molto, però ....

la pravda

23 apr 2010 16:13

"Negli ultimi due anni abbiamo messo a fuoco il profilo di Fini. Tutto chiacchiere e cravatte rosa, nient’altro. Ecco un tattico senza strategia. Un pensatore senza pensiero." Sembra che Pansa abbia visto in anteprima ll direzione nazionale del PDL.

anna

23 apr 2010 16:03

Il bipolarismo non è in fase terminale . Altri, meno coinvolti ideologicamente, hanno visto i numeri prima di tutto che in politica contano e pesano. Le sue osservazioni non sono il seguito ad un suo precedente articolo, nel quale chiedeva a Fini ben altro rispetto a quanto sottolinea oggi, al punto da scrivere che " Fini ha fatto - almeno per chi come a noi è rimasto il gusto delle posizioni minoritarie e delle analisi politiche - uno splendido discorso". In sostanza per così poco c'era bisogno di alzare tutto questo polverone? CUI PRODEST ? CE LO FACCIA SAPERE DOTTOR POLITO. Forse la sinistra e il centrino masticano amaro, dovendo rifare le addizioni e le sottrazioni, perchè si aspettavano che la fronda di Fini avesse altra consistenza e altro seguito ( esempio tutta la componente ex An per riciclarla nelle sue file) . Forse dovranno accontentarsi solo di coloro che appaiono i più autentici eredi del fascismo per doppiezza di posizioni , per violenza e per l'incapacità di saper accettare le sconfitte. Alla gente semplice colpisce " il tradimento e la mancata riconoscenza " da parte di esponenti del MSI , ai quali nei cortei, i compagni degli anni 70 cantavano slogan terribili, che non è il caso di ricordare. Ma se a lei va bene così, auguri!

elio arcangioli

23 apr 2010 15:59

Caro Polito,la tua e un analisi intelligente come sempre ed in buona parte condivisibile.Detto questo pero mi permetto un paio di osservazioni.Lo scontro tra i protagonisti della vicenda e stato una vera rivoluzione nella materia.Si sono detti in faccia a muso duro le ragioni del contrasto in diretta tv senza ipocrisie e senza peli sulla lingua o rituali mistificatori.Apprezziamone il coraggio e lincoscienza. Di contro Bersani segretario ds e controfigura di dalema sulla attuale scena politica definisce lo spettacolo imbarazzante o peggio.La sinistra che da oltre dieci anni non partorisce un idea politica degna di questo nome critica l unica cosa veramente apprezzabile di questa direzione.Certo Bersani,veltroni e Franceschini in ogni occasione pubblica sfoderano sorrisi e strette di mano.Si disprezzano ma con classe,Rutelli fa ciao ciao da lontano,divorziano senza rompere il servizio di piatti e discutono di premierato con il moralista del malcostume altrui.Ma nessuno si chiede dove stiamo andando a finire di questo passo?Perche accade tutto questo?Il tasso di egoismo,ambizione e spregiudicattezza nel mondo e particolarmente nella societa italiana ha raggiunto livelli insostenibili le faccie di bronzo non solo sono quasi le uniche in circolazione ma sono diventate dure come il carbonio.Il vero e primo problema politico che nessuno osa porsi non e abolire o meno le province,riformare o meno la giustizia impedendo ad ogni singolo magistrato di legiferare,ridurre o meno il deficit,ma riportare i comportamenti sociali nel bene e nel male entro limiti ragionevoli ed umani uscendo dalla jungla.essere in politica per dedicarsi un po piu a risolvere i problemi di una comunita piuttosto che privilegiare la ricostruzione di una credibilita per salire in testa alla lista dei futuri pretendenti al premierato,pensare alle riforme un po piu di quanto si debba pensare a evitare di essere travolto da problemi giudiziari,fare opposizione partorendo idee nuove per vincere e non passare la vita a tentare di distruggere il leader del momento attraverso l uso e l abuso giudiziario a prescindere dall esistenza o meno di reati.Questa sarebbe una classe dirigente,ogni altra cosa e una aggregazione di poveracci piu o meno abili,piu o meno fortunati,piu o meno avidi piu o meno ricchi,piu o meno onesti ma comunque poveracci.

Castruccio

23 apr 2010 15:58

Caro Direttore. In Italia non siamo abituati a lavare i panni sporchi in piazza e lo spettacolo non è stato dei migliori. Ma grazie a Dio l'abbiamo potuto vedere e ognuno può trarre le proprie conclusioni. Ci provi Lei a trarre qualche conclusione tra l'eterna lotta Veltroni - D'Alema. Cordialità

la pravda

23 apr 2010 15:53

Splendido discorso? Si è scagliato contro la Lega per la lotta all'immigrazione dimenticando di parlarci della legge Bossi-Fini, ha rinfacciato a Berlusconi il le prescrizioni che sarebbero derivate dal processo breve dimenticando di parlarci delle 170.000 prescrizioni all'anno causate dalla lentezza della magistratura,parlando dell'Unità d'Italia ha citato le dichiarazioni (peraltro smentite) di quella trota del figlio di Bossi facendo nella circostanza la figura del baccalà.Risentitelo quel discorso e analizzatelo attentamente:ci sono molte omissioni e tante inesattezze.

MAURO1

23 apr 2010 15:45

Non mi pare che tornare " ai bei tempi" dell'Ulivo o del pentapartito DC-PSI-PLI-PSDI-PRI, sia meglio di oggi.

lupimor@gmail.com

23 apr 2010 15:05

Caro Direttore, la sua analisi mi appare troppo pessimistica, specie per il peso che lei attribuisce alla pattuglia finiana. Se la situazione precipitasse si tornerebbe alle urne, con questa legge elettorale, non esistendo una maggioranza capace di cambiarla in tempo. Certo, il Quirinale. Si usa un po' disinvoltamente il termine di forze "estreme" in quanto con una legge elettorale che annullasse il concetto di bipolarismo, si moltiplicherebbero e sarebbero ancor più decisive. Tornando a ieri pomeriggio potrebbe essere utile considerare quanto ne ricava un cittadino comune quello a cui tutti vogliono bene quando si vota. Non appartiene al mondo delle certezze, sono sensazioni e impressioni e valutazioni, appunto da cittadino comune, L’intervento iniziale di Fini non ha detto niente di concreto e di nuovo, si sarà tolta la soddisfazione del sassolino, ma ha fatto autogol, incartandosi in un ventaglio d’argomenti che intendeva comprendere tutte le sue doglianze. Fini ha fallito l’obiettivo per cui aveva lavorato da due anni: contare, lui, politicamente di più. Poiché la sua carica, in termini costituzionali non lo prevede, anche se esempi di tracimazione ci sono già stati, ha unito il suo ruolo con quello di capo partito, che non esiste più come tale, ma di cui lui pensava di essere ancora il dominus indiscusso, per raggiungere lo scopo. La dimostrazione dei suoi intenti sta nella pervicacia, tra l’infantile e lo stizzoso, con cui Fini ribadisce che vuol restare dov’è e continuare a fare…che? La votazione finale è stata impietosa. Sono mesi e mesi che il cittadino comune vorrebbe capire il perché di tale comportamento, che suscita curiosità in ragione della sua evidente anomalia. Dove trovare il perché? Senza pretendere di arrivare alla verità, che specie in politica non esiste, giunge alla percezione che Fini, prigioniero di una struttura caratteriale predisposta, abbia iniziato la sua involuzione quando, sedotto dall’idea di poter passare da abile mestierante della politica a fine intellettuale, s’è convinto di essere il predestinato e non s’è accorto di non avere le capacità necessarie al ruolo, che con massiccia presunzione s’era assegnato. I ripetuti applausi strumentali che accompagnavano le sue uscite lo rafforzarono nella convinzione di incarnare il Martin Lutero di turno. Ignorava che il mondo della cultura, che lui riteneva il suo sponsor, parla sempre per sé, a sé e tra sé. Il massimo della autoreferenzialità. Può concedere ad alcuni, sfruttandone le ambizioni, di parlare ma solo dopo averli adattati alle proprie tesi, lasciando credere ai malcapitati di essere i titolari culturali di quello che vanno dicendo. Tutto quello che Fini ha esternato e le posizioni che ha assunto negli ultimi anni, erano in contrasto col suo passato politico e le sue precedenti affermazioni. Non poteva non saperlo, la sua supponenza alimentata da lusinghe interessate, gli aveva fatto credere però di poter maneggiare disinvoltamente ogni capriola, in quanto derivata e legittimata da una alta elaborazione intellettuale del problema. E’ caduto nella trappola in cui cadono gli autodidatti quando pretendono di essere pari agli specialisti del settore, qualunque sia il settore, massimamente in quello dell’intellettualità applicata alla politica. Essere furbi e navigati politici non è sufficiente. Il mondo degli intellettuali di mestiere è una casta oligarchica che sente come missione la necessità d’insegnare a tutti e quindi anche a Fini, cosa dire e cosa fare. Se la frequenti o ti vuoi assimilare ad essa, senza esserne parte strutturale, ne diventi un fantaccino arruolato per la bisogna. Tutte le domande si risolvevano in “ma cosa vuole fare?”, “dove vuole arrivare?”, “cosa vuole ottenere?”e le ipotesi spaziavano dall’A alla Z senza trovare una risposta razionale. Già, razionale. Il cittadino comune si trova d’accordo con Pansa quando scrisse che nemmeno l’interessato lo sapeva e percepisce a pelle che forse si tratta del caso in cui, moltiplicando per mille sé stessi, si realizza l’eterogenesi dei…Fini. Cordialmente Moreno Lupi

Bruno Pierozzi

23 apr 2010 14:53

Non ho visto Berlusconi così livido in volto neanche quando il Milan perse la famosa finale di Champions per 6 a 5 con il Liverpool. La Direzione del PdL è stata per la sua portata simile alla seduta del Gran Consiglio del 24 luglio del 1943 che decretò la fine di Mussolini e del suo regime con l'ordine del giorno Grandi. Fini ha avuto coraggio e per questo dovremmo tutti davvero ringraziarlo per la coerenza dimostrata, contrariamente a tanti oppositori che in questi anni non hanno fatto altro che dare sostegno indiretto a Berlusconi, con una campagna di attacco frontale tanto sterile quanto idiota nei contenuti. Ora il vero problema è: cosa succederà nei prossimi mesi? E' vero il bipolarismo non ha retto alla prova dei fatti. Ma quale alternativa c'è a questo bipolarismo sconclusionato? Ormai è inutile pensare al ritorno ai vecchi o ritinteggiati tanti partitini per ricostruire i due poli. Il PdL è una creatura da fiction che certamente morirà da qui a poco. L'unica realtà salda a destra è la Lega (e ciò non dovrebbe renderci particolarmente felici). Dalla fuoriuscita di Fini e del suo gruppetto dal PdL può rinascere una aggregazione centrista innovativa se si metteranno insieme i diversi pezzi: UDC, Alleanza per l'Italia, gruppo finiano. Tutt'è capire se a breve - prendendo coraggio - fuoriusciranno altri pezzi dal PdL. Se ciò avverrà allora c'è la concreta speranza della nascita di un partito liberaldemocratico che metta da parte le aggressioni alla Costituzione italiana, ritornando nell'alveo dei partiti popolari e democratici europei. In questo caso la Lega rimarrebbe del tutto isolata nel "suo" nord e in poco tempo ritengo sarebbe ridimensionata, evitandoci così il triste spettacolo di vedere "il delfino -trota" in alti incarichi istituzionali. Il vero dramma è che in tutto questo scenario non c'è la parvenza di una seria politica di sinistra che possa confrontarsi coi vari spezzoni del centrodestra in dissoluzione. Rimane il nodo irrisolto della mancanza in Italia di un partito socialista di massa che possa convogliare le tante forze ora disperse e che in gran parte hanno dato massa di manovra alla crescita della Lega nel nord del Paese. C'è bisogno di un partito socialista che sappia riprendere il filo del discorso interrotto negli ultimi 20 anni, ripartendo proprio dalle origini storiche risorgimentali, sarebbe in tal senso utile valorizzare questo anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia, per unire di nuovo il Paese in un grande progetto di trasformazione e di riforme. Questa è l'unica via. Al di fuori di questa c'è solo il caos e dopo il caos vince sempre la reazione.

f.de marco

23 apr 2010 14:33

FINI dimostra di essere legato alla costituzione degli ITALIANI e i suoi 50 al suo HIDALGO LA Russa e GASPARRI piu 68 dimostrano di essere legati all`iNTERESSE proprio e a quello non costituzionale del padrone del PdL a conduzione democratica PADRONALE berlusconesca.. BERLUSCONI sta dimostrando ogni giorno di piu` di essere simile al conte LUDOVICI della commedia televisiva ORGOGLIO di RAI UNO......... Mi permetto di rammentare che l`ITALIA c`era prima di BERLUSCONI, cé attualmente con BERLUSCONI e ci sarà anche dopo bERLUSCONI

Giampiero

23 apr 2010 14:12

Analisi ineccepibile dott. Polito, ci terrei però a rimarcare quella che considero la radice della questione, e cioè che il problema NON E' il bipolarismo imperfetto....l'anomalia che affligge la vita politica del paese si chiama SILVIO BERLUSCONI con tutto il conseguente conflitto di interessi che ne consegue. Ciò che è successo ieri, altro non è che un passo verso una inevitabile catarsi...e ogni giorno che ci separa da questa non fa che accrescerne (purtroppo) il potenziale dirompente.

Maralai (blog di mario nanni)

23 apr 2010 13:53

ma quale pubblico ludibrio! ma quale scontro fisico mancato! povera sinistra che ora si è scelto Fini come baluardo della sua travagliata esistenza. La sinistra non ha ancora capito che sostenendo Fini dimostra di se una forza politica inutile. Che senso ha l’esistenza di una sinistra italiana se l'opposizione politica è diventata linfa per Fini e i finiani? L'avete coccolato, accarezzato, vezzeggiato, applaudito, osannato tutto in funzione di una ferocia antiberlusconiana senza precedenti. Avete riempito pagine di elogi all’ex delfino di Almirante. Che delusione constatare che la sinistra italiana si è distrutta da sola, per ottusità manifesta e incorreggibile, rendendosi al cospetto del Popolo inutile totalmente!

Antonio Biasi

23 apr 2010 12:38

Io proporrei di rivalutare l'ottimo intervento di Alemanno in chiave "finiana". Direttore che ne pensa?

Felice

23 apr 2010 12:30

Balle ! Il bipolarismo e' piu' forte che mai. Gli italiani ne hanno le scatole piene delle mille manovre di palazzo. Non c'e' futuro per i Fini, i Casini, i Rutelli e simili.