sabato, 4 febbraio 2012 ore 02:57

Prima pagina

Come spiegare l'atomo agli italiani
di Umberto Minopoli

Una corretta informazione e comunicazione pubblica sul nucleare deve distinguere due blocchi differenti di questioni: le risposte alle domande che veramente interessano al grande pubblico e ai cittadini; le risposte ad alcuni quesiti tecnici di merito che, talvolta capziosamente, vengono veicolati dagli avversari della scelta nucleare.

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Del primo blocco fanno parte tre domande: perché si ritiene opportuno che l’Italia rientri nella produzione di energia elettrica da nucleare? Qual è il livello di sicurezza delle centrali di cui si propone la costruzione? In che consiste il problema delle scorie e come risolverlo? Su queste domande l’informazione deve essere particolarmente corretta e puntuale.
Perché rientrare nel nucleare? La ragione decisiva riguarda l’affidabilità del nostro sistema elettrico; il rapporto tra energia e ambiente nella generazione di energia elettrica in Italia. In tutte le economie del mondo sviluppato si va ponendo il tema dell’affidabilità del sistema elettrico nazionale in termini di sicurezza delle fonti di approvvigionamento.

Per molto tempo si è perseguita la diversificazione delle fonti in un mix equilibrato di gas, carbone, olio, nucleare e di fonti rinnovabili. Tutti i Paesi industrializzati puntano a rendere i propri sistemi elettrici meno dipendenti dal peso esclusivo o eccessivo di una sola di queste fonti. L’Italia importa quasi l’80% del combustibile (il gas) che muove la nostra economia, da pochissimi Paesi (Russia, Algeria in gran parte) e, peraltro, neanche politicamente stabili. Noi abbiamo l’urgenza di diversificare il nostro portafoglio di fonti energetiche. È questo il principale problema del futuro italiano. Il secondo must di riforma del nostro sistema elettrico è il rapporto tra energia e ambiente.

L’Italia non riuscirà mai a centrare l’obiettivo di una riduzione del tasso di immissione di CO2 in atmosfera se non porta, entro il 2020, il peso delle fonti fossili dall’80% attuale a poco più del 50%. Nessun serio e onesto conoscitore della realtà potrà mai affermare che questo possa avvenire con le sole fonti rinnovabili. Il nucleare ce lo consentirebbe.

Seconda domanda: la sicurezza. Nessuna tecnologia energetica e industriale è in grado di esibire il track record di sicurezza (in ogni senso) e di minimizzazione del numero e dell’entità di incidenti delle centrali nucleari esistenti. Vorrà dire qualcosa se in 60 anni di operatività del nucleare civile il solo incidente significativo, con esiti mortali (55 persone) che si registra è quello di Chernobyl? Che, peraltro, riguarda un impianto del tutto peculiare e che non esiste più nemmeno in Russia? E dovuto a errori umani irripetibili in ogni altro impianto nel mondo? Provate a contare numero e qualità di incidenti nello stesso periodo di esistenza delle attuali centrali nucleari (60 anni) in settori come l’idroelettrico, il gas, il carbone, la chimica, la siderurgia e così via. E mettete in comparazione i risultati.

E quanto è sicuro vivere nelle vicinanze di un impianto nucleare? Cosa può, materialmente, accadere? Credo che bisogna essere espliciti nell’informazione: nulla di quello che si teme e si immagina non conoscendo la realtà tecnica di un impianto nucleare. Il maggior pericolo di un impianto nucleare non è né esplosivo (non c’è nulla che possa esplodere) né di eventi invisibili o incalcolabili. Il più temuto degli eventi ipotizzabili è il rilascio di radioattività all’esterno (in aria). Ebbene, non è mai avvenuto tranne che a Chernobyl e per una ragione elementare: quella centrale, unica al mondo, non aveva un contenitore. Insomma era scoperta. Oggi un territorio in cui è presente una centrale è, addirittura, più sicuro di uno in cui sono presenti impianti industriali o energetici di tipo convenzionale. L’emissione di ogni tipo di rilascio in atmosfera è monitorato e controllato in ogni aspetto. E le norme impongono quantità (solo teoriche) di rilasci ammissibili che sono enormemente inferiori a quelle esistenti per natura o a quelle rilasciate da una radiografia.

Terza domanda: le scorie. Qui la disinformazione è massima. Da 60 anni le scorie risultanti dai processi di produzione dell’energia nucleare vengono trattate, confinate in contenitori sicuri, trasportate e stoccate senza alcun pericolo nelle stesse centrali per anni. E poi spostate in depositi sicuri di cui tutti i Paesi nucleari si dotano, senza patemi. Le scorie nucleari sono tra i materiali più conosciuti e dal comportamento prevedibile che l’uomo abbia imparato a trattare e dominare.

Da che nasce allora la leggenda - non si sa che fare delle scorie - che spesso si ripete come un mantra? Da un, spesso voluto, fraintendiemento: quello che riguarda il che fare delle scorie ad alta attività dopo il lungo periodo di conservazione nelle centrali o nei depositi temporanei. E non perché non si sappia che fare. Lo si sa benissimo. Finora la decisione era quella di costruire depositi geologici in formazioni sicure e stabili per milioni di anni. L’equivoco sul che fare nasce dal fatto che, nel frattempo, le tecnologie si sono evolute. Oggi è possibile che dai materiali prodotti dal processo nucleare, e che sinora erano considerati scorie, si possa ricavare nuovo combustibile riutilizzabile. E nella quantità del 90% delle vecchie scorie. Cioè i famosi tre metri per tre annuali di materiali di risulta si riducono a meno di un metro. Non solo. Le tecnologie consentono di ipotizzare un trattamento (trasmutazione) di tali materiali ridotti: da scorie ad alta attività che dura millenni a scorie a media, bassa attività che durano assai meno nel tempo. Questo cambia il problema del deposito finale delle scorie. Che diventa molto meno stringente e quantitativamente problematico.

Il secondo blocco di questioni, sono le presunte obiezioni tecniche degli oppositori del nucleare che pretendono una patente di esperti. Oggi il tema più insistito è quello del costo delle centrali e la sua incidenza sulla bolletta elettrica. Solo il carbone regge la sfida con la competitività del prezzo di generazione del KWh nucleare. Ma sul carbone pesa il problema dei possibili gravami da carbon tax che ne appesantiranno i costi di produzione. È vero: l’investimento fisso nel nucleare è alto. Ma una centrale dura 60 anni. Dopo un certo numero di anni l’investimento (tutto in tecnologia e lavoro qualificato) si ripaga e la centrale produce utili imparagonabili con quelli di altre fonti.

L’auspicio è che su queste questioni l’informazione sia corretta e con dati di fatto. E meno emotiva di quanto alcuni pretendono, per puro ideologismo, di far apparire.

mercoledì, 28 aprile 2010

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commenti dei lettori

12 commenti presenti

Giovanni Castroni

29 apr 2010 15:19

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leonardo tamberi

29 apr 2010 09:36

ovviamente non sono un esperto e sono una persona che affronta il problema "emotivamente". l'articolo e' sicuramente ben fatto e si basa su delle valutazioni che apparentemente sono incontestabili. la domanda che pongo e' questa: siamo proprio sicuri che l'eolico o il fotovoltaico (tanto per fare due esempi), non siano strade piu' convenienti? L'articolo sul punto in cui parla delle scorie mi sembra un po' troppo ottimista.

Thorius

28 apr 2010 23:49

Ottimo l'articolo di Minopoli. Dei commenti già postati a questo momento vorrei rispondere a Dario ed Elena. Comincio da quest'ultima. Le cosiddette fonti di energia alternativa sono praticabili, ma il contributo da esse ottenibile in termini sia di potenza installata sia di elettricità prodotta è e rimarrà a lungo minoritario se non del tutto marginale, così come accade oggi nella tanto citata Germania. Le cifre mirabolanti che vengono strombazzate sono per lo più frutto di abili mistificazioni. Il reale contributo delle "rinnovabili" in Germania è attualmente dell'ordine di qualche % della energia elettrica totale prodotta. Inoltre il costo di produzione delle rinnovabili è circa 10 volte il costo del kWh nucleare e del carbone. In questo senso queste fonti sarebbero attualmente da considerare NON SOSTENIBILI, in quanto incapaci di soddisfare la domanda di energia nelle quantità e nei modi necessari a tutti gli utenti elettrici. Venendo ai giudizi di Rubbia, chieda ad un produttore di ombrelli se gli consiglia di acquistare in alternativa un impermeabile... Il commento di Dario. Vorrei anzitutto fargli notare che i contributi che lo stato italiano (e quindi noi contribuenti) generosamente elargisce per ogni kWh fotovoltaico prodotto in Italia è di ben 30-40 €cent: semplicemente uno degli incentivi più alti al mondo. Sono queste le "briciole" di cui parla??? Per tornare alla tanto citata Germania, il contributo che tutti gli utenti elettrici tedeschi pagano per il fotovoltaico è di circa 500.000.000 €/anno per 20 anni a fronte di una produzione attuale di meno di 10TWh annui (un reattore EPR da solo produce circa 14TWh/anno). Infatti si stanno ricredendo di questa follia pure lì... Mi potrebbe indicare invece quali sono i "finanziamenti a pioggia" ricevuti dal nucleare? In Italia poi? Mah... Quanto poi al modello di produzione energetica "sanamente federalista" che propugna, seppure per qualcuno potrebbe essere attraente ideologicamente, è semplicemente irreale. Primo perché nella impossibilità di soddisfare sia l'attuale sia la futura domanda elettrica, per evidenti limiti tecnologici; secondo perché dieci volte più costoso di nucleare e carbone e 6-7 volte anche di olio e gas. Già paghiamo la bolletta elettrica tra le più alte d'Europa, ci mancherebbe dover sperperare i soldi per una folle avventura ideologica. Chieda a Obama quale mix di fonti energetiche sta delineando per gli USA e lo stesso chieda alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Svezia, alla Svizzera, al Giappone, alla Corea, all'India, alla Cina, alla Russia... Mi fermo, anzi no: si informi, tanto che c'è, su quel che stanno facendo gli Emirati Arabi Uniti e scoprirà che stanno per costruire le loro prime quattro unità nucleari. E se lo fanno loro che nel petrolio nuotano e sotto il sole ci possono cuocere qualcosa di più di due uova al tegamino... Fantastica infine questa categorizzazione del nucleare come "conservatore e centrale". Come lo categorizzerà quando fra poco potremo installare i primi reattori commerciali di piccola taglia capaci di coprire esigenze quasi "condominiali"? Si documenti: http://www.hyperionpowergeneration.com/, http://www.nuscalepower.com/ Cordialmente

Giuseppe Fumagalli

28 apr 2010 22:23

Ma Berlusconi mica deve "spiegare" riguardo al nucleare: lui, da quel caudilletto megalomane che è, ha detto che deve "convincerli", gli italiani ... oh, svegliamoci dal Beautiful messo in scena dal Nostro!!!

emanuela guarienti di brenzone

28 apr 2010 21:54

bravi! chiaro, semplice,comprensibile a tutti! speriamo che lo leggano in molti,moltissimi.

Duilio

28 apr 2010 19:34

Solo una domanda, forse semplice, forse banale, sulle scorie. Leggo che tutti i Paesi dotati di centrali nucleari hanno un sistema di smaltimento dei rifiuti nucleari tale da rendere sicuro lo stoccaggio e - leggo ora -il riutilizzo delle scorie nucleari. L'Italia utilizzerà lo stesso "sistema" di stoccaggio, smaltimento e riciclo già ampiamente collaudato negli anni per i rifiuti ordinari e tossici? No, perchè la domanda che mi pongo è: se si leggono scandali continui legati allo smaltimento di rfiuti, più o meno pericolosi, quale è il motivo per il quale, trattandosi di rifiuti atomici, saremo sicuri? Le procedure di sicurezza esistono in molti campi, ma in altrettanti sono criminalmente aggirate: per il nucleare sarà tutto diverso?

Dario

28 apr 2010 15:34

C'è sempre confusione tra il fabbisogno energetco in generale e la produzione di energia elettrica che rappresenta solo una fetta deli nostri bisogni. Il nucleare può agire su questa ma nulla può sulla restante parte di fabbisogno energetico (75%) se non si cambiano aspetti strutturali. Il contributo alla produzione di CO2 deriva soprattutto dal settore dei trasprti, il nucleare su questo non può nulla, a meno che non si decida di dare impulso vero alle motorizzazioni elettriche. Le rinnovabili sono inoltre non ancora esplorate, sul nucleare ci sono stai finanziamenti a pioggia e solo briciole sulle rinnovabili. Ci sono moltissimi passi da fare ancora. C'è infine una questione che riguarda il modello energetico da adottare. Vogliamo procedere verso una sempre maggiore centralizzazione oppure vogliamo adttare un modello di produzione più diffuso capace anche di valorizzare le risorse locali? Anche per l'energia può esserci un sano federalismo, percorribile da subito e con costi più bassi del nucleare. Non è vero che c'è una soluzione unica ai problemi energetici, la soluzione è il risultato del modello di società (cultura e economia) che vogliamo adottare. Il nucleare è conservatore e centrale ed esclusivo per l'accesso alle tecnologie e alle economie di filiera.

Massimo Rea

28 apr 2010 13:43

Finalmente qualcuno che illustra la verità. Mi dispiace che più di 30 anni orsono, alla riunione annuale dell'ordine degli ingegneri tenutasi a Venezia, il sottoscritto ha portato i numeri che caratterizzano la pericolosità delle diverse forme di produzione di energia elettrica. Malgrado queste conoscenze, note da molto prima che si ponesse la questione del nucleare in Italia, uno stupido referendum ci ha fortemente penalizzato. Chi dovrebbe pagare per questa penalizzazione?

Elena

28 apr 2010 13:13

Per quale motivo le fonti di energia alternativa non sono una opzione praticabile? Si sente dire che la Germania riesce ad utilizzare l'energia solare in elevata percentuale sul totale del fabbisogno. E' vero? Perchè noi non potremmo farlo? E l'energia eolica, perchè non è una opzione? E perchè Rubbia, che non è un inesperto, è contrario alla reintroduzione del nucleare?

bubastis

28 apr 2010 12:31

L'articolo mi sembra equilibrato. Solo un punto non rispecchia il pensiero prevalente, e cioè l'opportunità di separare i transuranici dal combustibile irraggiato. Infatti, la separazione ha in sè il rischio di utilizzare il plutonio a fini militari, per cui si ritiene che la scelta migliore sia sepellire le scorie col loro contenuto di plutonio in formazioni geologiche sufficientemente stabili

fulvio

28 apr 2010 12:31

Un articolo su nucleare ... un altro punto di vista a mio avviso interessante ... ciao andrea :-)

loremaf

28 apr 2010 12:09

Tutto quello che si vuole, ma nessuna campagna pubblicitaria come quella cui pensa il cavaliere. Piaccia o meno l'informazione e la formazione in questo mondo d'oggi è e deve essere libera, ciascuno potrà scegliere i suoi canali, è necessario che il servizio pubblico metta opinioni e persone a confronto senza occupare con tesi preconcette si da una parte che dall'altra. Perciò basta informazione militante con i soldi di tutti noi. Non siamo in Russia. Siamo in Europa. Pertanto meno lezioncine dalla cattedra mio caro opinionista.