La crisi del debito impone le riforme. Non solo ad Atene di Marco Ferrante
Tre morti in Grecia, centinaia di migliaia di persone per strada in protesta. In Spagna Zapatero annuncia una manovra da 50 miliardi di euro in tre anni. In Portogallo il differenziale dei titoli di stato ha toccato il massimo storico rispetto al bund tedesco. L’euro si indebolisce e l’intera costruzione europea mostra la sua fragilità politica.
Riot policeman are engulfed in flames as they are hit with a molotov cocktail near the Greek parliament in Athens during a nationwide strike in Greece, May 5, 2010. Greece braced for a day of demonstrations during a nationwide strike by civil servants protesting the announcement of draconian austeristy measures. REUTERS/Pascal Rossignol (GREECE)
I mercati ieri hanno reagito a queste notizie in una continua altalena, cercando di riprendersi dopo il brutto colpo di martedì. Alla fine le Borse hanno chiuso in rosso. Molto male Atene, meno 3,91 per cento, male Madrid meno 2,10. Negative, Parigi, Londra, Milano che perdono oltre l’un per cento.
I gravissimi fatti di Atene accelerano la gravità della crisi, che gira intorno alle titubanze tedesche. Ci dicono che quando la politica interviene troppo tardi è difficile guidare i processi e che passare dalle parole ai fatti è arduo. La crisi finanziaria sta diventando sociale e le reazioni di chi viene colpito dai tagli sono incontrollabili quando si svolgono in emergenza.
In teoria, dicono gli analisti, un successo del piano greco consentirebbe tre cose: ridurre la volatilità dei mercati, ridurre i tassi per il debito greco, concentrare i mercati sulle condizioni macroeconomiche e sul reale stato di salute delle imprese.
Ma come spiegano in questi giorni i rapporti delle banche ciò può funzionare se i governi dei Paesi più a rischio reagiscono bene. Cioè se danno dei segnali. Se l’opinione pubblica accetta quei provvedimenti. E se si manifesta una vera leadership continentale.
C’è un vento positivo che spira sui mercati, la ripresa economica, e uno negativo: i debiti sovrani. Su questo secondo aspetto gli Stati devono concentrarsi. Per quanto riguarda l’Italia, anche per la dimensione strutturale della nostra economia, la situazione è migliore di quella di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda. Però, anche noi siamo considerati a rischio, le agenzie di rating ci tengono d’occhio e i mercati pure: cioè potrebbero scegliere di scommettere contro le condizioni del nostro debito.
Il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, è stato prudente, ha vigilato sui conti pubblici opponendosi al partito della spesa. In attesa della ripresa ha investito sugli ammortizzatori sociali. È stato il primo a reagire prontamente alla crisi greca assicurando la disponibilità italiana a fare la sua parte e spronando la Germania a occuparsene.
Ora, la drammatizzazione della crisi, acuita dai morti in Grecia, deve convincerci ad avere più coraggio. Chi opera sui mercati, in una situazione così delicata, vorrebbe dai governi segnali di discontinuità sulla spesa pubblica.
Per l’Italia, sarebbe più facile intervenire, avendo ancora dei margini, al momento considerati ancora superiori a quelli degli altri Paesi in difficoltà - un club di cui fa parte ormai a pieno titolo anche il Regno Unito, che una sarcastica cartina dell’Economist on line sulla geopolitica dell’Europa sposta dall’area virtuosa del nord e colloca accanto a Spagna e Portogallo.
I rimedi sono noti, se ne parla da anni. Sul medio termine da noi la ripresa economica va sostenuta con investimenti in infrastrutture e incoraggiata con una robusta riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sulle famiglie, e questa riduzione va necessariamente accompagnata da un taglio alla spesa pubblica. Va innalzata l’età pensionabile, riformato il pubblico impiego con riduzioni d'organico (necessità sulla quale sarebbe bene essere meno omertosi e più franchi), reso più equo ed efficiente il sistema fiscale. Ma intanto sul breve termine basterebbe indicare una direzione. Per esempio, nelle settimane scorse il Governo ha escluso l’abolizione delle Province motivando questa rinuncia con l’argomento che in fondo comporterebbe un risparmio di soli 200 milioni di euro. Saranno “soli” 200 milioni, ma darebbero il senso di una novità, di un’inversione di rotta, di una presa di distanza dai riti della superfetazione burocratica e dell’intangibilità delle strutture amministrative.
La classe dirigente politica, che riflette la vischiosità del sistema istituzionale, è restia. Teme che in questo momento qualunque cambiamento, anche minimo, possa compromettere gli equilibri sociali ed erodere consenso. Ma questo calcolo rischia di essere miope. Mentre sotto i nostri occhi si svolge una crisi del debito pubblico che parte dalla Grecia e non sappiamo dove si fermerà, e se potrebbe toccarci (il nostro Paese ha un debito più alto del Pil e la recessione ci ha ricacciati indietro di quindici anni), un pezzo della classe dirigente è alle prese con durissimi scontri al suo interno e incartata in una dialettica estremamente politicista e astratta.
giovedì, 6 maggio 2010
commenti dei lettori
6 commenti presenti
augupaci
07 mag 2010 15:48
Complimenti a Ferrante per la chiarezza e le analisi dell'articolo. Temo, però, che non venga apprezzato molto dalla sinistra. Non c'è il minimo dubbio che, quando scoppia una crisi così grave e pesante che investe tutto il mondo, bisogna affrontarla con spirito di sacrificio e senso di responsabilità. Come ha fatto il ministro Tremonti, malgrado le forti pressioni di spesa del PD, IDV e anche di colleghi di governo. Comunque, quanto accaduto ad Atene è la conferma di un teppismo e di una vera e propria criminalità dei professionisti delle agitazioni di piazza che esplodono in guerriglia urbana, distruzioni, saccheggi e danneggiamenti vari. Sono i soliti squadristi dei centri sociali, no global, anarchici e sigle disparate di lottatori proletari. I tre morti in banca, sono stati assassinati da lanci di molotov. Capisco che forse non c'era la volontà di uccidere ma con questi comportamenti bisogna metterla in conto. Un lancio di molotov in un centro sociale non sarebbe, certo, commentato con tanta indulgenza!!!!
Giovanni Parioni
07 mag 2010 11:27
Scusate,non centra gran che,ma siamo propio idioti noi italiani: a prenderci in casa gente come Mourino-gli inglesi lo chiamano gia' il nino-ex ragazzo viziato- e tanti altri tipo rumeni ubriachi,ma non ci bastano i nostri di casinari e ladri?Non ne abbiamo abbastanza di Scajola, Verdini,impicciaroli e "gratta tu che gratt'anch'io",od anche di chiaccheroni inconcludenti...televisivi?O no?
gelsomini
07 mag 2010 00:56
Soltanto dopo aver toccato con mano, l´abbaglio che furono i raggiungimenti sociali, porvi rimedio
cancellando le storture, si potra´ lavorare e essere padroni di cio che si e`veramente prodotto.
Chi non si adegua, lavora contro se stesso, la propria famiglia e il proprio paese.
Martebrandi
06 mag 2010 21:02
L´impressione che suscita la sinistra, e` vederla a dita incrociate e occhi chiusi, mettersi nelle mani
del ministro Tremonti. Oltre di compiacersi d´aver perso le elezioni, si bea di stare in condizione di
sollievo, con in piu il diritto di critica. La classica fava.
lucchetti
06 mag 2010 20:17
Dato che i guasti economici avvengono quando si spende piu di quello guadagnato, dovremmo
anche noi rivedere tutti quei diritti regalati senza richiesta. Taluni di questi arrivano all´assurdo, uno
per tutti, potersi separare dalla madre dei propri figli, e non da un dipendente.
giovanni
06 mag 2010 17:56
Domande: chi ha tenuto il piede ben premuto sull'acceleratore per consentire un allargamento così ampio e repentino dei Paesi aderenti alla UE? Chi si è strappato le vesti per far entrare nell'Euro cani e porci senza ben verificare che venissero rispettatii rigorosamente quei parametri a suo tempo stabiliti e che dovevano costituire la solida base per garantire una futura stabilità? Adesso assistiamo al solito giochetto dello scarico del barile del tipo: la sinistra in Grecia governa da poco, e quindi la colpa è del precedente governo di destra presieduto da Karamanlis, poi però vai a scavare e scopri che nel 2004 governava ancora la sinistra e pur di entrare immediatamente nel "club" ha di fatto truccato le carte. Nel seguito ogni governo di quel Paese se ne è ben guardato di far emergere la verità! Per quanto ci riguarda, invece, no problem! Ci stiamo incartando con i distinguo finiani, con le bocchinerie di vario tipo, di nuovo con gli appalti, gli appartamenti prepagati, ritenendo ormai superata anche la necessità di formalizzare con gli avvisi di garanzia le indagini riguardanti qualsivoglia esponente politico (molto meglio se collocato a destra) che dal 1992 risultano decisive per le sorti dei vari governi in carica. Naturalmente il problema vero lo conoscono anche le capre! Le riforme. In Italia sono impororogabili le riforme. Senza riforme non si va da nessuna parte. Questo tutti, ma proprio tutti, l'hanno capito. Con un trascurabile piccolissimo intoppo. Con Berlusconi non ci si può accordare per farle. Allora con chi le facciamo? Aspettiamo che passi a miglior vita e poi ci rimbocchiamo le maniche? Vediamo se c'è in giro qualche giapponese o svizzero o coreano disponibile a fare le riforme al posto nostro? Pier pietà, ci dica o ci faccia comunicare via mail chi deve fare le riforme e con chi bisogna necessariamente accordarsi per farle. Il tempo stringe, Mody's si agita, i mercati fremono e gli italiani al mattino appena escono dal letto si "toccano" proprio lì per scaramanzia. Temo, però, che ciò non sia sufficiente per restare fuori da guai ben più catastrofici di quelli che dal dopoguerra abbiamo sperimentato...
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)