sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:08

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Zuppa inglese
di Antonio Polito

Il bipolarismo fallisce in patria. Cameron tenta la coalizione   

Britain's opposition Conservatives party leader David Cameron, makes a statement in front of the media in St Stephens Club, central London May 7, 2010. British Conservative leader David Cameron said on Friday he would start talks with the Liberal Democrats to see whether the two parties could reach an agreement to govern together after an inconclusive election. REUTERS/Lefteris Pitarakis/Pool (BRITAIN - Tags: POLITICS ELECTIONS)

L'Europa è nei guai, e il vento dello sconforto soffia impetuoso anche sulle isole britanniche, un tempo isole di benessere e stabilità. È difficile non vedere il filo che lega l'estremo oriente del continente, la Grecia, all'estremo occidente inglese. Dovunque è deficit, paura, sconcerto.

Nessun altro sentimento come lo sconcerto può infatti giustificare il modo in cui gli inglesi hanno votato. Fieri come sono del loro bipolarismo quasi perfetto, di quel modello Westminster che tanti estimatori e imitatori ha avuto anche nel nostro paese, si sono regalati un parlamento senza maggioranza, ricetta sicura di instabilità. Nel momento di maggior difficoltà, gli inglesi hanno messo da parte niente di meno che il bipartitismo, nel paese che l'ha inventato e l'ha sacralizzato.

Ora si vedrà che cosa può succedere. Le prospettive di formare un governo degno di questo nome sono molto scarse, come spiega Luigi Spinola su questo numero, e la probabilità più forte è che si debba tornare alle urne entro pochi mesi, come successe nell'ultimo precedente storico di «hung parliament», di parlamento appeso, nel 1974. Ma qualche lezione che valga anche per noi italiani può essere tratta dal voto inglese.

La prima lezione è che la tv conta molto, ma non tutto. Sembrava che l'irruzione del duello televisivo nella campagna elettorale inglese potesse sconvolgere le gerarchie storiche tra i partiti facendo volare Clegg e i liberal-democratici su vette mai conosciute. Ma i beauty contest non sempre si trasformano in voti. Clegg è bravo, sveglio e carino, ma la popolarità non è necessariamente consenso. Cercarsi un leader giovane e fotogenico non è dunque la soluzione di tutti i problemi (il Pd prenda nota). Berlusconi ha perso due volte pur disponendo di tutte le tv e di un'ineguagliabile presenza scenica. E chissà, perfino Bersani potrebbe un giorno vincere un'elezione pur senza brillare in tv.

La seconda lezione è che l'antipolitica non paga se non c'è una politica a raccoglierne il malcontento. Stavolta gli inglesi ce l'avevano proprio con la politica, ma tutti quelli che speravano di lucrare sul voto di protesta sono usciti a pezzi, dai fascisti del Bnp ai fautori dell'astensionismo fino agli stessi liberal-democratici, che sono andati perfino un po' peggio della volta scorsa.

La terza lezione, dedicata agli spregiatori italiani del sistema tedesco, è che il bipolarismo qualche volta può creare più problemi di quanti ne risolva. Anche la Germania si trovò nella stessa situazione della Gran Bretagna due elezioni fa, con due vincitori e grandi e urgenti problemi da affrontare. La risolse a modo suo, con una Grande Coalizione temporanea che resse il paese e gli fece superare il guado. L'Inghilterra invece non può. Il voto dell'altro giorno richiederebbe proprio una grande coalizione, per mettere a punto un programma di emergenza per un bilancio pubblico che in percentuale sul Pil gareggia ormai con quello greco, e per difendere una sterlina che proprio Brown ha voluto tenere ostinatamente fuori dall'euro e che ora rischia. Ma nel sistema inglese le grandi coalizioni sono proibite, e dunque quella uscita di emergenza non è praticabile.

Dopo essere stata per un decennio la meraviglia d'Europa, la Gran Bretagna sembra tornata ad essere la malata d'Europa, come negli anni '70. Mal comune, nessun gaudio. L'Europa oggi è messa così male che ogni inciampo di un paese può provocare la scivolata dell'intera cordata. Speriamo che non sia così. Dio salvi gli inglesi.

sabato, 8 maggio 2010

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commenti dei lettori

12 commenti presenti

lupimor@gmail.com

10 mag 2010 14:45

Per Carolini, anche le racchie gradiscono i fiori, perché non offrirglieli? Non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire. Anche perché le racchie sarebbero due. Non ho scritto che Pd e PdL sono forze equivalenti, ho rimarcato, indicandone anche il verbo fondativo, che sono stati e auguriamoci che continuino ad esserlo, due momenti politici innovativi nati per diradare le nebbie del nostro sistema. Resta da capire se io mi spiego male o se chi legge capisce peggio. Cordialità Moreno Lupi

FrancoPo.

10 mag 2010 09:47

Il bello del sistema politico inglese, cui noi stiamo arrivando con grande ritardo, è la sua semplificazione in due blocchi principali. Alle elezioni, sulle quali influiscono numerosi fattori (la crisi economica è solo l'ultimo con le sue conseguenze di protesta sociale), la schedina dice quasi sempre 1 o 2, ma può capitare, anche se raramente, la X. In questi sfortunati casi o si fa una coalizione o si ripetono le elezioni. Dato che il Labour era già da anni in crisi marcia, i Tories dovrebbero chiedersi che cosa c'è, nelle loro proposte, che non convince del tutto. Forse la consapevolezza, tra molti elettori, che il sistema di mercato tenacemente propugnato dai Conservatori è in gran parte responsabile di quanto sta avvenendo.

lupimor@gmail.com

10 mag 2010 03:11

Caro Direttore, la terapia per la malattia inglese degli anni 70 fu la Lady di ferro. Stagione irripetibile. Se l'euro ha avuto un merito è quello di essere diventato talmente vincolante e decisivo da costringere la politica a prendere decisioni e, sappiamo tutti quanto la politica detesti decidere. Col vincolo deficit-pil, si voleva costringere gli Stati alla virtù amministrativa. La situazione odierna costringe i costrittori ad applicare a sé stessi la ricetta. Una rivincita della realtà su coloro che pensavano di averne il controllo usando lo strumento burocratico-monetario. Sulla scena continentale: Sarkosy, Zapatero, Merkel, Berlusconi, non sembrano avere le carte in regola per porsi come punto di riferimento in chiave europea; hanno già abbastanza problemi in casa loro. Putin e Obama, alle prese col dossier Iran, sono appollaiati sul ramo e osservano. Per la Cina c’è da sperare che l’emergere di problemi casalinghi ne attenui l’aggressività economica e che ci offra sbocchi commerciali consistenti. Gli inglesi, salvo vicende particolari, ritorneranno alle urne tra 10 mesi, non appartenendo i governi di coalizione alla loro storia politica. Londra ha rifiutato di garantire le emissioni salva-stato, introducendo un elemento d'ulteriore incertezza operativa, cui si aggiunge la sconfitta della Merkel che perde la maggioranza al Senato federale, mentre i Verdi arrivano oltre il 12% e la Linke supera lo sbarramento del 5%. Pur nella loro valenza regionale questi risultati, insieme alle piazze greche, e ai disordini del 1 maggio, sono il segnale che la disponibilità, ad accettare riconsiderazioni in termini di tenore di vita, il problema è tutto qui, è molto, molto scarsa e che su quest'atteggiamento si coagulano tutte le vecchie nostalgie stataliste, protestatarie e antagoniste. La condizione primaria per metter mano all'unificazione politica del Continente, la strada maestra per uscire dall'impasse, richiederebbe Governi nazionali non solo forti e decisi ma anche credibili ed autorevoli, in grado di spiegare in maniera convincente i vantaggi, per dopodomani, di questa integrazione politica. Che però, per le conseguenze che ne deriverebbero sugli equilibri di potere esistenti è sempre stata accuratamente evitata proprio ai soggetti che dovrebbero farla. Il cane si morde la coda. Cosa possiamo concludere, specie per quanto ci può riguardare? Oggi un terremoto politico in Italia non lo può volere nessuno, specie in Europa, perché ne aggraverebbe la situazione, la stabilità e comprometterebbe la credibilità del progetto stesso. Ma Di Pietro invoca le elezioni, Casini auspica il governo d'unità nazionale; i posizionamenti parlamentari non sembrano propedeutici a maggioranze alternative che possano governare, potrebbero, questo sì, far trascorrere altro tempo nell'inconcludenza più assoluta. Waiting for Godot? Parabola esatta per significare la mancanza di sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. Che Dio ci aiuti tutti. Cordiali Saluti Moreno Lupi

Violangela

09 mag 2010 21:19

Gli stati uniti d´america dovettero decimarsi, per eliminare personalismi e possessi indebiti.

lucianelli

09 mag 2010 21:14

Come si fa, dire male del bipolarismo accettare quindi la politica dei partiti come quello della bistecca o dei pensionati, con poi la molla che rende tutto precario. Berlusconi ha gia dimostrato di saper governare per un´intera legislatura, il problema e`un´altro, trovare un centinaio di uomini capaci di resistere a tentazioni. Ma questo, investe qualunque maggioranza.

v meloritano

09 mag 2010 21:10

Che tornino alle Piastre, gli indegni dell´Euro.

mariella

08 mag 2010 20:47

Mai piu i trenta e piu partitini, nati come nuovo mestiere. Meglio i problemi dati dalle coalizioni a monte, che quelli dei governi poi ricattati dai meno importanti. Nessuno e´perfetto, nemmeno la democrazia riesce a liberarsi dei parassiti. Avremo ancora per decenni quell´esercito di mestieranti ormai di ruolo.

carolini

08 mag 2010 20:41

Lupimor, che menziona Pdl e Pd forze equivalenti, e`quel gentiluomo che manda complimenti col biglietto nei fiori, a una racchia da spavento.

lupimor@gmail.com

08 mag 2010 19:14

Caro Direttore, Il suo articolo si conclude con un augurale "Dio salvi gli inglesi", l'inno nazionale auspica "Good save the Queen", sempre Dio, s'invoca. Guardiamoci dentro e chiediamo anche noi l'intervento divino. Stiamo navigando in piena tempesta con due vascelli, il Pd e il PdL; due scafi progettati con grandi aspettative, col compito di cambiare il quadro politico. Due piani di lavoro, maggioritario l’uno, plebiscitario l’altro, ambiziosi e innovativi: preliminari teorici del bipolarismo compatibile con le riforme, col bipartitismo sullo sfondo, lontano ma come punto d’arrivo. Si tendeva verso Londra, sembra invece che Londra sia venuta a Roma. Buffo no? Torniamo ai due scafi, dopo due anni siamo di fronte ad un momento che può preludere ad una sconfessione bilaterale dei progetti iniziali. Assemblaggio non riuscito? O forse intrinsecamente impossibile? Il tutto sembra riconducibile ad una concezione impropria dello stare insieme. Le unioni hanno prospettive di riuscita e durabilità quando hanno uno o due punti in comune: dove si vuole andare e come farlo. Se l’accordo su questo esiste, condiviso e convinto, tutti i problemi della convivenza vi si possono armonizzare in un bilanciamento di posizioni diverse ma non ostative al progetto stesso. Se si arriva per cause che posono essere varie e plurime ad alterare i punti comuni dello stare insieme introducendovi distinguo e precisazioni, presentati come necessità etico/culturali, in pratica significa opporsi al progetto iniziale e sconfessarlo. Questo vale per ambedue gli scafi. I problemi, siamo nel 2010, sono identici, solo che uno è al Governo e l’altro all’opposizione. Che abbiano, in ruoli diversi, gli stessi problemi di coesione interna è il sintomo più evidente che i tempi non sono maturi per un salto di qualità. Difficilissimo da fare se ad una tenue intenzione s’accompagna l’impotenza fattuale. Siamo in una situazione in cui il vero potere politico residuale s’identifica con la gestione degli appalti pubblici, neppure questa totalmente libera. Progetti, visioni, strategie, idee, buone intenzioni e percorsi virtuosi scompaiono nei meandri del tatticismo contingente, nella necessità della pace sociale, nell’influenza, crescente e condizionante di poteri economici, editoriali, finanziari che per loro natura non possono coincidere col bene comune. Cercare un capo espiatorio è l’esercizio più facile ma non risolve nulla in assenza di una presa di coscienza collettiva. A quando un benevolo sguardo celeste ? Cordialmente Moreno Lupi

giuseppe

08 mag 2010 16:58

La televisione conta, e conta tanto! Infatti Berlusconi si danna l'anima perchè siano sempre dalla sua parte. Soprattutto in Italia, dove con il porcellum c'è il premio di maggioranza. Un solo voto in più alla camera da una maggioranaza schiacciante al partito che lo ottiene. E poi se anche così non fosse è intollerabile (che ne pensa il molto British Polito?) che da quasi 20 anni si gioca a carte truccate sotto il naso compiacente di quasi metà degli Italiani

Laura Uk

08 mag 2010 13:23

Nick Clegg e' stato gonfiato da alcuni media che hanno voltato le spalle a Gordon Brown. Le urne hanno rivelato che il "ragazzo" era over rated. Un po' come Veltroni. Tante parole, pochi contenuti. Purtroppo Cameron non ha la maggioranza necessaria per governare e, date le sostanziali differenze fra i due programmi (uno concreto e preciso, l'altro piu' propagandistico che altro) temo che un'eventuale alleanza non sara' facile e comunque non duratura.

Fabrizio

08 mag 2010 13:04

Caro Polito, va bene che ripetere un luogo comune aiuta lo sviluppo di un discorso, è come un intercalare: ma la finiamo di dire che le televisioni non contano e infatti Berlusconi ha perso due volte le elezioni ? Nel 96 Berlusconi ha perso perché si presentava senza la Lega; e nel 2006, nonostante un governo disastroso, con tanto di procedura di infrazione della Commissione Europea, ha "perso" per un'inezia, 24.000 voti. E poi se davvero la televisione non conta, come mai Berlusconi la vuole controllare e censurare ? Via, non scherziamo.