Il rilancio di Fini. L'attacco all'esecutivo per l'improduttività delle Camere e sulla devolution fiscale: «A rischio la coesione nazionale». Brunetta contro Tremonti sui costi del federalismo.
Iparlamentari non sono fannulloni. O meglio, lo sono pure, quando disertano l'aula o la commissione, e si meritano il taglio dello stipendio. Ma non è questa la ragione per cui il Parlamento non ha più niente da fare, come ha denunciato ieri il presidente della Camera Fini. La verità è che i parlamentari sono sostanzialmente disoccupati. Da tre mesi il governo manca all'appello. Le agende del Consiglio dei ministri sono vuote, e poiché ormai il Parlamento italiano approva solo decreti legge del governo, ecco spiegata la settimana cortissima dei nostri mille onorevoli. In mancanza di decreti legge si potrebbero finalmente discutere proposte di legge parlamentari, ma non c'è copertura finanziaria per niente, siamo in tempi di austerità e di manovra incombente, quindi anche da quel lato nisba (a proposito, pare che rinunceremo anche al Ponte sullo Stretto).
La verità è che il parlamento disoccupato è solo un aspetto della paralisi più generale che ha preso il sistema politico italiano. Il governo è fermo in attesa guardinga e spasmodica di nuovi caduti sul fronte dell'inchiesta sul G8, la maggioranza è ferma perché è irrisolto il nodo del rapporto con Fini, e la produzione legislativa è ferma perché non c'è una lira e sempre meno ce ne saranno.
Se si confronta questo stato di cose con il clima euforico che c'era nel centrodestra il giorno dopo le elezioni regionali, si capisce la gravità della situazione. L'agenda ambiziosa del Governo puntava sulla riforma fiscale, grande progetto per la seconda parte della legislatura. Ma la riforma fiscale è andata in frigorifero con la crisi greca. Il federalismo fiscale, l'altro grande obiettivo dell'asse Berlusconi-Bossi, rischia di fare la stessa fine perché all'inizio costa, eccome se costa. Si spiega così l'allarme che serpeggia nella Lega e a cui ieri Bossi ha dato voce. Le riforme istituzionali poi, che necessitano di due terzi del Parlamento, sono una chimera da quando si è spaccato il Pdl, perché uno dei punti centrali del conflitto con Fini è proprio sul cesarismo e il presidenzialismo.
Questo stato dell'arte spiega perché si fa tutto questo gran parlare di governi d'emergenza, tecnici, istituzionali, con o senza Berlusconi. Sono chiacchiere, è vero, ma sono chiacchiere che derivano dall'evidente insostenibilità dell'attuale situazione. Chi aveva pronosticato tre anni senza elezioni come il viatico per tre anni di riforme, oggi deve prendere atto che il rischio è invece di avere tre anni di nulla, proprio come avvenne nell'altra legislatura berlusconiana.
mercoledì, 19 maggio 2010
commenti dei lettori
5 commenti presenti
lupimor@gmail.com
19 mag 2010 14:42
Caro Direttore, basta pensare, come scrive Piero Ostellino che:< Dal moderno Stato sociale traggono profitto il capitalismo assistito, le corporazioni, i sindacati, tutte le forme di collettivismo, riconosciute e sovvenzionate dalla mano pubblica, e che hanno tutto da guadagnare dallo statu quo. In una società corporativa, il potere politico fa da mediatore fra le corporazioni in conflitto e, in una condizione di recessione economica, distribuisce le scarse risorse disponibili non secondo criteri di giustizia, ma in funzione della propria perpetuazione>, per capire che tutti quei centri di potere di spesa non possono permettersi di rimanere senza reazioni di fronte alla prospettiva di un ridimensionamento dei loro "status". Si badi bene il loro problema non è quello di un buon o cattivo governo, intendendo con ciò l'agire o meno nell'interesse generale, no, il problema è della sopravvivenza del sistema in cui sono protagonisti. Anche il Governo è, non potrebbe essere altrimenti, coinvolto nel sistema in quanto composto da uomini che fanno parte e sono gli attori della presente rappresentazione. La metafora del nodo gordiano calza a proposito. Ma non abbiamo l'Alessandro Magno di turno. Difenderci dalla speculazione finanziaria esige una credibile tenuta dei conti pubblici, questa tenuta esige riduzione della spesa pubblica, sprechi corporativi compresi, questa riduzione innesca una lotta all'ultimo sangue tra i vari settori che ne sarebbero colpiti, questo fa esplodere un mare di proteste giocate sulla demagogia, sui distinguo e sullo scontro di classe. E' chiaro che il simbolismo, che non sia e non appaia una turlupinatura, ma inteso e percepito come un coinvolgimento, senza sconti per i soliti noti, gioca una parte essenziale per l'accettazione generale dei sacrifici. Una condizione intelligente dell'attuale situazione lo deve tener presente ed usarlo in maniera appropriata. Cordialmente Moreno Lupi
RUGANTINO
19 mag 2010 14:26
Mamma mia, Antonio caro, che nostalgia dell'ammucchiata! Quanto sarebbe bello! E vuoi mettere quanto piacerebbe anche a Casini... Gli piacerebbe tanto, ma tanto assai! - E non si deve dire "grande ammucchiata", si deve dire "Grande coalizione temporanea", quanto basta per superare il guado…(Mi spieco ?). Del resto è la totale paralisi del governo che rende tanto necessaria l'evocazione dell'ammucchiata. Ben detto Antonio! E il paese allora ? Anche il paese di superare il guado, di voglia ne ha tanta tanta assai! Dio mio quanto sarebbe contento anche il paese di superare il guado… D'accordo Antonio, benvenga questa ammucchiata, mi scusi, volevo dire questa Grande Coalizione temporanea… Il guaio, se ho capito bene, è che questa Grande ammucchiata di coalizione, insomma si’ questo mucchio di salute pubblica, all’infuori di Casini e Polito, non lo vuole nessuno. Anche perché nessun politologo, dall'alto della sua cattedra, ha spiegato bene ai cittadini qual'è questo guado da superare e su quale sponda approderemmo...E si', caro Antonio, prima di ventilare ammucchiate di salute pubblica, quando si parla di guado da superare, prima occorre dire qual’è questo guado, poi come si riesce a uscirne e su quale sponda si approda. Ma pare di capire che questa Grande Coalizione temporanea che assomiglia tanto al giochetto che si faceva da bamini, di saltare tutti nel mucchio, questo simpatico passatempo, insomma, nessuno ha più voglia di ripeterlo. Lei stesso dice che si tratta di chiacchiere... Bene, ma allora, Antonio caro, se mettiamo da parte la voglia di far piacere a Pier ferdinando Bordelli, a che scopo e con quale utilità pubblica lei ci ricama ripetutamente sopra ? Saluti dar Ruga
bubastis
19 mag 2010 13:51
E' meglio che il parlamento non faccia niente, visto che l'ultima iniziativa di 3 parlamentari (del PD) è quella di dare la pensione a sindaci, assessori, consiglieri comunali, gentucola delle comunità montane e altri nulla facenti che mi ricordano il fascista Storace, di cui si diceva "di nulla capace, di tutto rapace". E quando dico RAPACE mi riferisco ai 4 miliardi di euro del costo della politica, mentre quando dico CAPACE vorrei sapere quanti del migliaio di deputati e senatori sono in grado di capire quello di cui in parlamento si discute
effepi
19 mag 2010 13:44
Trovo comunque inaccettabile che il Parlamento non discuta. Si potrebbe rimandare l'applicazione di leggi senza copertura finanziaria a quando ci saranno i fondi; poi ci sono anche le riforme a costo zero. Insomma, non sarà che l'obiettivo è mortificare il Parlamento, chiamato a votare solo i decreti legge ?
Piero2
19 mag 2010 12:37
Salvo criticare, nei prossimi giorni, il governo perchè troppo "attivo" e/o decisionista. Mah....
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)