sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:01

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«Sbagliato invocare il Colle»
di Alessandro Calvi

L’invocazione «inappropriata» nei tempi e nei modi di un intervento del Capo dello Stato è una «manifestazione di impotenza delle forze politiche» che rischia di «stressare le istituzioni». Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, è preoccupato per le polemiche nelle quali qualcuno vuol trascinare il Colle sul ddl intercettazioni.

© Mauro Scrobogna / LaPresse 09 -11-2009 Roma Politica Quirinale - consegna premi De Sica Nella foto: Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Giorgio Napolitano Prsident of italian Republic attending the De Sica award cerimony for culture and show



Tanto più ora che il provvedimento è ancora all'esame del Parlamento.
Si tratta, per la verità, di pressioni ormai consuete che si manifestano puntualmente quando sul tavolo di Giorgio Napolitano sta per arrivare un decreto o una legge di una qualche importanza. Ma questa volta c’è un elemento di preoccupazione ulteriore: si assiste infatti a un fuoco di fila di polemiche preventive, per così dire, in quanto la cosiddetta legge-bavaglio deve passare ancora l’esame della Camera in terza lettura.

Presidente, dunque ritiene eccessive queste pressioni sul Capo dello Stato?
Più che altro mi sembrano singolari, tanto più quando provengono da chi partecipa alla formazione della legge e ha nel Parlamento la sede per opporsi e far valere le proprie ragioni. Il presidente della Repubblica promulga le leggi e può, se ritiene ve ne siano i presupposti, rinviarle alle camere con un messaggio motivato. È soltanto in quel momento e con queste forme che esercita la propria funzione di garanzia, dopo che la volontà del Parlamento si è manifestata e non quando quella volontà si sta ancora formando. Né in questo momento andrebbe chiamato in causa.

Dunque, un intervento intempestivo di Napolitanto sarebbe da ritenere inappropriato.
Se il presidente intervenisse mentre il Parlamento discute e delibera si introdurrebbe certamente un elemento di disordine che rischierebbe di contribuire al non adeguato funzionamento delle istituzioni che invece dovremmo tutti cercare di non stressare. Piuttosto, ci sarebbe bisogno di coesione istituzionale anche in situazioni di profondo dissenso politico. Se invece si inizia a chiedere sin d’ora un intervento del Capo dello Stato, questo potrebbe essere o apparire una interferenza nella attività del Parlamento. E se, poi, qualcuno ritiene che Napolitano dovesse esprimersi già adesso, sappia che anticipare il proprio giudizio in qualche misura limiterebbe il potere di esame che invece va esercitato soltanto dopo.

Quando parla di interferenza pensa a un conflitto tra Istituzioni?
Il conflitto tra poteri dello Stato si verifica quando da un potere proviene una invasione o un ostacolo all’esercizio delle attribuzioni di un altro potere. Un formale atto del presidente sarebbe una interferenza, dunque potrebbe essere considerata un ostacolo. Certo, è una ipotesi remota ma nelle forme più gravi si potrebbe immaginare anche questo. E di tutto c’è bisogno, ora, tranne che di disordine.

E però sono in molti a premere perché Napoltiano intervenga ora o perché non firmi quella legge.
Ripeto: la battaglia politica si svolge in sede parlamentare e non ricorrendo al Capo dello Stato mentre il Parlamento ancora sta discutendo. Fortunatamente abbiamo un Presidente della Repubblica che esercita con equilibrio, con fermezza e senza invadenza i poteri che gli sono propri.

Napolitano, però, si è speso spesso, facendo opera di moral suasion. Non sarà che ora qualcuno si è convinto questo faccia parte delle prerogative e dei poteri che la Costituzione gli assegna?
Questo è un altro discorso. Che il presidente eserciti un compito di moderazione rientra tra le sue funzioni ad esempio quando autorizza la presentazione dei disegni di legge. In questo caso, l’atto è del governo mentre al Capo dello Stato spetta proprio un compito di moderazione. Certo, in questi casi può ravvisarsi una zona grigia, fatta di rapporti e attività informali, ma non è quella alla quale si riferiscono le invocazioni che ascoltiamo in questi giorni che, invece, tendono a far sì che l’annuncio di una volontà presidenziale limiti l’espressione parlamentare o, altrimenti, sono rivolte alla opinione pubblica. E in ogni caso rimangono inappropriate.

Lei del ddl sulle intercettazioni che idea si è fatto?
Mi sembra un testo molto complesso, contiene diversi corpi di norme relativi a diversi aspetti. Più che un affastellamento di regole, però, avremmo bisogno di una semplificazione e di soluzioni efficaci. C'è stato un abuso delle intercettazioni, è mancata un po' di automoderazione mentre c'è stata la diffusione di stralci riguardanti la vita privata e non aspetti penali e di interesse pubblico. Tutto ciò ci dice che esiste un problema che è quello di garantire la libertà fondamentale della segretezza delle comunicazioni. La composizione tra le diverse esigenze che sono in gioco nel caso di legittime indagini penali non è facile, ma ho dei dubbi che la legge raggiunga gli obiettivi.

E a suo parere presenta aspetti di incostituzionalità?
L’estensione di alcuni divieti ed aspetti organizzativi potrebbero toccare profili di ragionevolezza e la libertà di informazione.

lunedì, 14 giugno 2010

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commenti dei lettori

1 commento presente

augupaci

15 giu 2010 09:11

Se è sbagliato invocare il Colle, come osserva giustamente Calvi, ancor peggio è chiedere minacciosamente che ' non firmi ', come pretende il solito analfabeta molisano. Da ex questurino fascistoide qual'è, questo energumeno non invoca ma minaccia. Soltanto la becera cattiveria di una frangia livorosa e invidiosa dell'elettorato poteva eleggere questo ceffo a esponente politico nazionale. E' probabilmente il personaggio più rozzo e più truce che sia mai stato eletto al Parlamento Italiano.