sabato, 4 febbraio 2012 ore 04:03

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Ha ragione. Spero che svegli il Pdl
di Tiziano Treu

Una manovra di “fichi secchi” è giusta la definizione di Beppe Pisanu. La crisi continua a imperversare, c’è il rischio di una ricaduta in tutto il mondo, e noi l’affrontiamo con tagli ingiusti e inefficaci, senza la minima idea di come far reagire il Paese al rischio incombente del declino. Per questo chi critica la manovra non può limitarsi a emendamenti di dettaglio. Occorre cambiare la prospettiva, anche nel praticare il rigore.
Il rigore utile è quello che unisce misure di contenimento vero ed equo della spesa con interventi di riforma.


Questo è un appello condiviso da molti, dal governatore di Bankitalia Mario Draghi al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, si direbbe quasi bipartisan. Occorre però tradurlo in proposte, in pressioni sociali e politiche adeguate, dovrebbero farlo insieme anzitutto sindacati e imprenditori con un patto anticrisi e pro riforme, ma finora non si vede niente.

Gli esempi di combinazione utile fra rigore/riforme sono molti, ne indico due.

I tagli lineari alla spesa non sono solo ingiusti ma inefficaci, come dimostra l’esperienza recente. Quando si concentrano sulle autonomie locali toccando appena ministeri ed enti centrali uccidono ogni prospettiva di federalismo virtuoso, possibile che nel Pdl se ne accorga solo Roberto Formigoni? Inoltre mantengono in vita i peggiori meccanismi della spesa pubblica, quella di auto-mantenimento delle burocrazie che è cresciuta di oltre 20 miliardi negli ultimi due anni. Invece di fare tagli indiscriminati o casuali, si abbia il coraggio di disboscare la giungla di enti vari, dalle migliaia di municipalizzate e aziende para pubbliche, alle comunità montane, tagli agli infiniti duplicati di strutture statali sul territorio e alle stesse provincie. Questo non solo ridurrebbe i costi dell’amministrazione e della politica ma favorirebbe la semplificazione e la sburocratizzazione. Non basta proclamare “azienda in un giorno” se ci sono decine e decine di diaframmi inutili fra cittadino, imprenditore e l’economia. Abolirli sarebbe una riforma “che resta”. Sarebbe un pezzo decisivo di liberalizzazione, la vera sussidiarietà di cui il Pdl predica tanto, che lascerebbe spazio alle energie economiche e sociali dei cittadini e dell’imprese.

Il secondo esempio riguarda le pensioni. Alzare l’età pensionabile per tutti, uomini e donne è inevitabile: non per fare cassa, ma per guardare in faccia il futuro, nostro e dei nostri figli. Ma non basta bloccare qualche finestra ne attuare in modo “stupido” l’ordine europeo sull’età pensionabile delle donne. C’è l’occasione anche qui per fare una vera riforma riprendendo e completando l’idea di base della legge Dini. Invece di equiparare l’età di pensione di vecchiaia secondo la logica rigida delle soglie si dovrebbe generalizzare una fascia flessibile, entro cui ammettere libertà di scelta di pensionamento, comune a uomini e donne con il superamento della distinzione fra pensione di vecchiaia e di anzianità, in coerenza con il metodo contributivo.

Tale fascia potrebbe essere elevata per entrambi i generi, ad esempio adottando una fascia fra 62 o 63 e 70 anni considerando che dal 2013 l’età di accesso alla pensione di anzianità è per tutti di 62 anni (63 anni per i lavoratori autonomi). Per le donne andrebbe previsto non un “privilegio” nei tempi della vecchiaia, ma un riconoscimento nel tempo della maternità, ad esempio un anno di contributi figurativi per figlio, come si fa in altri Paesi, e inoltre un riequilibrio dei ruoli con congedi pagati anche per i padri. Così si rispetterebbe sia la parità delle persone sia la libertà. Si eviterebbe che fra qualche anno la Consulta dichiari incostituzionale l’attuale decreto del governo che alza l’età di pensione delle dipendenti pubbliche e non delle lavoratrici del settore privato. Infine, sempre a proposito di riforme, non basta spostare in avanti l’età della pensione, occorre aumentare la durata dell’occupazione, cioè migliorare la possibilità di lavorare per tutti, compresi i cosiddetti anziani. È contraddittorio, oltre che ipocrita, pretendere l’innalzamento a 65-67 anni, se poi le aziende espellono i 50enni dal lavoro.

Misure per favorire l’invecchiamento attivo sono state sperimentate con successo in altri Paesi: ad esempio la riduzione dei contributi a chi offre opportunità di lavoro agli over 50; orari più flessibili, part-time misto a pensione, formazione per adeguare le competenze, una correzione degli automatismi retributivi per anzianità che rendono troppo costosi gli anziani. Occorre combattere i pregiudizi culturali che ritengono non occupabili le persone anziane. Non è più così; chi ha un buon lavoro può essere ancora molto utile a se stesso e agli altri, grazie alle migliorate condizioni di vita e di salute.

mercoledì, 16 giugno 2010

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commenti dei lettori

9 commenti presenti

Salvatore Iozzia

18 giu 2010 20:45

Questa manovra economica pensata dal "leghista Tremonti" serve per estorcere danaro ai cittadini Italiani per fare il federalismo "cioe' la secessione" unico obiettivo della lega nord, corresponsabile di tutti i disastri come la "Legge bavaglio".

gilgamesh

18 giu 2010 19:24

Se c'è una persona che non può dare lezioni, questa è proprio Tiziano Treu. Ricordo, per la cronaca, la sua idea di supertartassare i guadagni dei cosiddetti co.co.co., lavoratori di estrema precarietà, con un prelievo vampiresco.

Alessandro

17 giu 2010 13:32

Infatti si assiste a situazioni ridicole, e vergognose. A 45 anni si é vecchi per il mondo del lavoro, ma si pretende che si continui a lavorare sine die..occupando posti che i giovani non avranno mai, siamo alla follia completa. Ossia siamo arrivati alla distruzione o autodistruzione del concetto stesso di lavoro, vorrei tanto sapere come si reggeranno le societá del futuro, non solo quella italiana, ché la situazione é gravissima ovunque.

giuseppe faricella

17 giu 2010 08:20

Caro Treu, sono idee interessanti (tra l'altro da parte dell'uomo che ha fatto la unica vera riforma del mercato del lavoro dallo Statuto dei lavoratori in poi). Ma per metterle in pratica al potere ci vorrebbero dei veri governi (come quelli Ciampi, Dini e Prodi), non delle macchine elettoral/televisive, attente solo al consenso e alla conservazione delle attuali gerarchie sociali e di potere economico/industriali... Una domanda mi tormenta: ma come fanno gli elettori di destra più avvertiti a non rendersi conto, ancora oggi, del completo vuoto politico sperimentato dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2010???

arturo giachetti

16 giu 2010 19:06

Tutti, vogliono chiusure di strutture pubbliche inefficienti. Chi ci e´annidato, non vuole andare a casa, pena il ritiro di appoggio e voti. Ed e´per cio che Berlusconi si e´fatto clonare.

piscopo

16 giu 2010 17:42

Nel nome del liberismo contro chi lavora e assistenzialismo a chi ruba,il governo fa ingiustizie a iosa : dalla via a Craxi re- del sistema tangentista degli anni '90- a contratti miseri ai ricercatori e la gente che vale messa alla porta..E contratti super munifici ai portaborse,ai consulenti inutili PDL ma anche a qualcuno non PDL. Ma gli scandali di appalti truccati, cocaina e veline, e favori agli amici degli amici continuano.Scajola Alfano.Gelmini e Carfagna... che con il favore reverenziale o/e sessuale si ottengono carriera.Bondi l'ex comunista feroce con chi dissenta; e giu' duro la Lega fedele cane di Berlusconi regge un Governo pecetta.Gasparri La Russa il ministro Ronchi,chi e' il Marrazzo fascista??? Perche' esiste un' aura di omerta' e silenzio quando si tratta di "gente considerata perbene" che magari ruba peggio della banda del buco di toto' Gasmann e Mizzica.Sniffa coca e fa il cavolo che gli pare .Le leggi,per gli altri il popolino la gente bassa.Di Pietro? Un persecutore torturatore. L'italia e' una barzelletta di Silvio,ma quelli presi in giro siamo noi.Facessero i sacrifici per tutti,si'.Ma il sacrificio e' assistere alle "gesta" di Brunetta e Ronchi (il ministro eu stempiato e biondino),ma insisto che sia lui il Marrazzo di destra?Ce lo dica lui. Si sacrifichi,mano al portafoglio.

GROSS

16 giu 2010 14:58

l' italietta ha il governo che si merita, che la poterà al declino, declino già inizato da anni di moritificazione della democrazia e della meritocrazia, da parte di re silvio e dei leghisti, con gli italiani immobili ad ascoltare le favole del reuccio. difficile valutare per un semplice cittadino tutte queste valutazioni sulla manovra, ma una cosa è sicura, la gente vede la manovra iniqua ed ha paura che dietro l'angolo si nascondano altre grosse insidie. delle intercettazioni, delle leggi salva premier, del federalismo, la gente ne capisce ancora meno, anche percè il premier è un vero e proprio incantatore di serpenti !!! ma quando la pancia sarà vuota e la proespettiva del futuro assente, vedremo come reagirà la gente e come valuterà le promesse mancate del premier e dei leghisti...perchè la gente che a volte non capisce, non si capisce come può reagire

lupimor@gmail.com

16 giu 2010 13:59

Caro Direttore, l’uso abbondante di aggettivi virtuosi, equo, giusto, orizzontale, mirato è inutile: la Consulta ha stabilito che ci deve essere un collegamento tra le funzioni esercitate e le risorse. Perfetto. Le Regioni devono esercitare le funzioni connesse alla Sanità? Devono ricevere quanto necessita per svolgerle. Vorrebbe dire che la spesa è irrilevante? La Consulta spende qualche parola riguardo alla qualità delle funzioni? Spende qualche parola per chiarire che a parità di funzioni devono corrispondere costi e risorse che siano, in proporzione, sopportabilmente omogenee, in tutte le Regioni? Spende qualche parola per chiarire quali siano le funzioni obbligatorie per standard nazionale, o nell’ambito delle stesse la discrezionalità è senza controlli? Spende qualche parola per inquadrare le responsabilità di coloro che le gestiscono? Spende qualche parola sulle sanzioni da applicare se le risorse sono sprecate o deviate dal loro fine primario? Si potrà rispondere che alla Consulta spetta il compito di stabilire il principio, ci sono poi tutti i meccanismi necessari, legislativi ed amministrativi, per la tutela delle risorse. Ci saranno, ma nessuno ne avverte la presenza. Se ci vogliamo prendere in giro, facciamolo pure e buttiamola sullo scherzo. La Consulta cosa ne pensa di quello che Tiziano Treu chiama il “automantenimento delle burocrazie e la giungla degli enti vari, delle municipalizzate, delle comunità montane, degli infiniti duplicati di funzioni statali sul territorio e nelle provincie?” La Consulta sa che tutte queste entità sono altrettanti centri o centrini di potere di cui i partiti e sindacati vivono? La Consulta include anche questi tra le funzioni esercitate? Quello che dice Tiziano Treu è il verbo tremontiano coniugato da sinistra, inutile girarci intorno: la terapia è la stessa, identica, essendo identica la patologia che i due T si trovano di fronte. E sanno bene che i pazienti sono contrari a farla. Treu è troppo intelligente per non sapere che se la manovra l’avesse fatta lui le reazioni sarebbero state le stesse. Sempre che non avesse allentato il cordone della borsa. Il fronte comune e la foglia di fico della Consulta lo dimostrano. Cordialmente Moreno Lupi

elias

16 giu 2010 13:11

Fa incazzare leggere ipotesi sensate come quella della flessibilità di gestione dei periodi finali delle carriere lavorative, rilanciata anche in altri siti economici, e constatare che - anche in questa occasione - governo, parlamento, partiti, latitano come sempre rispetto ai problemi concreti dei cittadini, al dar loro una opportunità di libertà di scelta, ecc. La vita quotidiana dei parlamentari, certi delle proprie indennità speciali, è veramente diversa e lontana da quella dei cittadini. Non ci arrivano nè per "linea politica" nè per "percezione personale".