mercoledì, 8 settembre 2010 ore 02:35

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Attenti a quei due
di Fabrizio d'Esposito

La strana coppia. L'appello del leader dell'Idv per una coalizione della legalità scatena l'entusiasmo della base frondista del presidente della Camera. Ma Briguglio frena: «Non sconfineremo nel giustizialismo».


Il commento più entusiasta e tranchant allo stesso tempo è firmato da Giorgio, tutto a lettere maiuscole per ottenere la massima evidenza: «FACCIAMO UNA COALIZIONE AMPIA CONTRO TRUFFOLO IL MAFIOSO!». Poi Giuseppe: «Che Gianfranco si allei anche con il diavolo pur di sbarazzarci una volta per tutte del cabarettista di Arcore e della sua accozzaglia di yes man!».

Sito di Generazione Italia, l'associazione fondata dai finiani Italo Bocchino e Carmelo Briguglio. L'intervista di Antonio Di Pietro al Riformista, in cui propone una coalizione della legalità a Bersani e Fini, viene commentata sotto a un articolo di Benedetto Della Vedova «sull'uso politico del garantismo», che fa il controcanto al solito ritornello del berlusconiano Fabrizio Cicchitto «sull'uso politico della giustizia».

Nel Pdl, ormai, è sempre più guerra nel nome della legalità. A tenere banco non è solo l'invito del leader dell'Italia dei valori, ma anche il “processo” a Fabio Granata, altro finiano di rango in prima fila nella lotta alla mafia, per le sue dichiarazioni sulla questione morale e sull'attendibilità in merito alle stragi del '92-'93. Il falco azzurro Mario Valducci chiede «azioni disciplinari». E il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, quota ciellina del Pdl, s'incarica di individuare il luogo del “processo” con un ultimatum perentorio: «Lo statuto che anche Granata ha votato è molto chiaro, netto e preciso: chi non si ritrova nel nostro partito, ma ha parole durissime e strumentali nei confronti del Pdl o va via o c'è un luogo in cui l'atteggiamento va valutato e si chiama collegio dei probiviri». Questa la reazione di Granata, che rilancia: «Non ho problemi ad andare dai probiviri del Pdl per rispondere delle mie frasi sulle stragi del '92-'93. Ad un patto: dai probiviri debbono venire anche Nicola Cosentino e Denis Verdini per rispondere di ciò per cui sono accusati».

Torniamo all'intervista di Di Pietro, che ha spinto Filippo Penati del Pd, capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, a fare questo appello a malpancisti e dissidenti della maggioranza: «Si rende necessaria una relazione tra le forze che hanno a cuore e si preoccupano di un ripristino del concetto di legalità e democrazia e di una legge elettorale diversa da quella attuale. Serve uno sforzo comune nelle decisioni in Parlamento. Mi rivolgo agli esponenti del centrodestra che hanno mostrato negli ultimi tempi un certo disagio a non accettare i vincoli di maggioranza sui temi della legalità e della democrazia e di fare valere piuttosto la propria coscienza». E questi sono altri commenti apparsi sul sito finiano di Generazione Italia.  Ecco Lori: «L'ho detto altre volte sapendo che non a tutti piace l'idea ma ritengo che Fini e Di Pietro avrebbero un grande consenso». Scrive Karl: «Visto? Anche a lui un'alleanza temporanea (alias governo tecnico/istituzionale) va bene, a patto che abbia lo scopo esplicito di spazzare via Berlusconi dalla politica con 3 rapide mosse: nuova legge elettorale, legge sul conflitto d’interessi per rendere incandidabile il diversamente alto e poi alle urne ognuno alleato con chi vuole (e senza più Berlusconi)». Un florilegio incredibile, che fotografa la distanza, enorme, tra le due anime del Pdl. Questo commento è a firma Gemma Ferrero: «Di Pietro ha ragione perché, considerando come siamo ridotti, non è più questione di essere di destra o di sinistra, ma per la legalità o meno (e l'atteggiamento verso Granata ne è la prova, in fin dei conti ha solo fatto delle critiche, mica lo hanno intercettato insieme alla cricca) per cui ben venga un governo di unità nazionale per affrontare le due emergenze drammatiche del paese: crisi economica e crisi legalitaria». Infine, Mick: «Di Pietro ha semplicemente ragione».

Fin qui i militanti finiani. E i neocolonnelli del presidente della Camera? Tanti i silenzi. E c'è anche chi preferisce frenare, nonostante il clima incandescente nel Pdl. Dice Carmelo Briguglio, vicecapogruppo alla Camera: «Penati e Di Pietro fanno il loro gioco che è quello dell'opposizione. Noi siamo in una coalizione di centrodestra e la regola della politica italiana ancora oggi è il bipolarismo. Nella nostra visione, la legalità non può mai sconfinare nel giustizialismo e nel furore giacobino. In merito abbiamo le idee molto chiare».
Sul versante berlusconiano, ovviamente, le reazioni sono state durissime. L'ex socialista Margherita Boniver invita Fini a respingere «con forza l'ammiccante invito di Di Pietro a fare il “partito delle persone perbene”. Ci sono differenze abissali fra le cordate per gli affari e le cospirazioni contro lo Stato. Lo capirebbe anche un bambino dell'asilo». Osvaldo Napoli, altro vicecapogruppo del Pdl, ricorre a toni macabri: «Il grande partito della legalità, immaginato da Antonio Di Pietro come un fronte che si estende da Bersani a Fini, sarebbe il coperchio che si chiude sulla bara della democrazia e delle libertà civili.

L'appello di Di Pietro fa leva sul passato, sugli anni bui di Tangentopoli, quando la ghigliottina faceva cadere teste senza neppure aver avuto una risposta dal malcapitato di turno. È sintomatico sotto ogni punto di vista che Di Pietro avverta la possibilità di rivolgersi a Fini per invitarlo nel nuovo fronte giustizialista». Per Isabella Bertolini, «Di Pietro non ha il copyright della legalità» e Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl, liquida così la questione: «Il solito Di Pietro propone il solito specchietto per le allodole: tante parole, pochi fatti. Propone un partito, l'Idv, che ha come obiettivo lo sfascio del bipolarismo e l'asservimento della legalità a vuoto simulacro di una politica autoreferente, fuori dalla storia, lontano dall'Europa e dal bene comune».

lunedì, 26 luglio 2010

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commenti dei lettori

7 commenti presenti

FrancoPo.

27 lug 2010 07:41

Nel caso le posizioni di Verdini e Cosentino dovessero essere archiviate o, perseguiti, dovessero risultare innocenti, saprà Fini essere coerente e dimettersi dalla sua carica o almeno smettere di fingersi liberale? Su Di Pietro invece dubbi non ce ne possono essere: liberale non lo è mai stato.

mariella

27 lug 2010 06:02

Gorgonzola e cocomero, perche no! Purche non dopo cena.

Cesare Luigi

26 lug 2010 18:50

Comprereste una Mercedes usata da quei due?

Pino

26 lug 2010 18:38

L'on Granata, finiano, conduce un blog su "Il Fatto" di Travaglio e Padellaro. Quali altre prove occorono per provare l'inciucio?

lupimor@gmail.com

26 lug 2010 15:20

Certo l'accoppiata, ex fascista, proprio ex, intendiamoci, con l'ex poliziotto, proprio ex, intendiamoci, è l'ultima esilarante trovata di una politica, o meglio, delle sue raffinate menti, che fa esplodere l'urlo liberatorio di Grillo "Vaffa..." Gianfranco e Antonio, come due gatti maschi, che dopo aver delimitato con l'urina i rispettivi territori, si avvicinano con flessuosi movimenti del corpo per evidenziarne i rispettivi pregi, tengono la schiena in posizione di riposo, i baffi non vibrano, le orecchie non fremono, le code sono pendule. Si scrutano, si annusano, si studiano, ognuno valutando la natura dell'altro, ciascuno con noncurante diffidenza, non sicuri di concedersi affidabilità reciproca. Si avvicinano, si allontanano, si riavvicinano e ricominciano da capo. Chi osserva si chiede il perché di uno studio così accurato e minuzioso, una voce risponde che lo impone il compito che si sono dati: acchiappare il topo più grosso, feroce, spietato, pericoloso, cattivo che mai sia sia presentato sulla scena. Per cui, "Viribus unitis" Cordialmente Moreno Lupi

aquila azzurra

26 lug 2010 14:56

Premetto di non essere mai stato un simpatizzante dipietrino e tanto meno aver considerato l'onda giustizialista quale equa soluzione delle italiche sciagure, ma oggi bisogna riflettere e prospettare soluzioni nuove in alternativa a catastrofici eventi che si profilano all'orizzonte. Checchè se ne dica l'idv col suo 8% è la sola opposizione alla maggioranza di governo, vuoi perchè l'udc mira celatamente a poltrone e prebende intrufolandosi nella maggioranza dopo aver constatato quanto male le abbia fatto rimanerne sprezzantemente fuori. vuoi perchè il pd , senza capi e senza idee, sembra abbia rinunziato ad ogni velleità trovando molto più comodo trincerarsi in una opposizione di comodo e non rischiare sbandamenti ai lati dello schieramento. Dalla prima repubblica di tangentopli ad oggi (seconda repubblica per taluni) le cose non sono migliorate .Comitati d'affari , cricche. p3, associazioni insomma tra politica , magistratura e grandi aziende movimentano miliardi di euro , creano grandi fortune nelle tasche dei soliti ed aumentano le aree di sottosviluppo e di povertà nelle fasce più esposte della società. L'assurda pressione fiscale sulle partite iva ,una volta asse portante dell'economia, oggi vacche magre a cui mungere solo sangue, va infine ad ingrossare le fila di malcontenti , pronti a far fronte con i nuovi poveri e costituire , per ora, una maggioranza silenziosa ma dagli imprevedibili sviluppi. A tal punto non si può credere che gli italiani sopportino a lungo furti, rapine , vessazioni, intrallazzi di ogni genere ai propri danni , accontentandosi di sorrisi , di battute , di leggi ad personam e di vaghe promesse di riforme che mai vedranno la luce. Fini è una immagine seria e pulita , assertore di legalità e garanzia di democrazia, merita in questo frangente molta attenzione , e sembra l'unico politico affidabile; di pietro , non a caso, gli ha offerto la leadership di una coalizione salva-italia.

Bruno Pierozzi

26 lug 2010 14:44

Questa volta Di Pietro ha pienamente ragione. Occorre un nuovo governo di transizione che nasca non dal compromesso tra le forze politiche dell'attuale maggioranza e dell'opposizione, ma dal rispetto di due regole basilari: l'onestà dei rappresentanti che faranno parte dell'esecutivo e il rispetto della Costituzione e dell’ordinamento parlamentare. Questi sono i due valori fondamentali sui quali creare le condizioni per la rinascita della democrazia e della partecipazione democratica in Italia. Per dare pieno sostegno all'ipotesi di questo "governo della legalità" occorre inoltre il concorso attivo delle imprese e dei sindacati e in tal senso spero che Cgil Cisl Uil ritrovino in tempi rapidissimi la necessaria e indispensabile unità d'azione su un programma fondamentale condiviso.

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