«Prendere o lasciare». Il premier dice che Fini non può farsi un partito e che lui non intende trattare sul processo breve. Granata: «Non è nel programma». Bocchino parla di «logica commerciale».
Alla fine, ecco anche le squadre in camicia azzurra. Si chiameranno Squadre della libertà e in molti quel nome evocherà ricordi più che sinistri. Ma ancora non è tutto: queste squadre, infatti, serviranno anche a presidiare i seggi elettorali in caso di elezioni anticipate, esito che sembra sempre più probabile. Ieri, infatti, dal Cavaliere è arrivato un secco «prendere o lasciare sulla giustizia». Se dal fronte finiano arrivasse un no altrettanto definitivo, come le prime risposte farebbero pensare, allora sarebbe difficile evitare una rottura che si realizzerebbe anche se Fli diventasse a tutti gli effetti un partito. Fini a quel punto sarebbe fuori.
Non si tratta, dunque. Questa è la linea del Pdl. Per dettarla, il Cavaliere ha riunito nuovamente i suoi a Palazzo Grazioli, il giorno dopo il vertice che ha partorito i 5 punti sui quali la maggioranza si misurerà. E, se quel vertice era servito per chiarire che il nodo da sciogliere è sempre quello della giustizia tanto indigesto per Fini e compagni, questa volta da Palazzo Grazioli è arrivato un vero e proprio ultimatum. E si tratta di un ultimatum costruito su un piano doppiamente inclinato verso le urne.
Già, perché il Cavaliere ai suoi ha spiegato che non ci sono alternative: se alla festa di Mirabello Fini lanciasse una nuova formazione politica e, dunque, desse rilevanza esterna al suo gruppo parlamentare, sarebbe «lo strappo finale», una ferita insanabile che metterebbe il presidente della Camera fuori dal partito. Ma i finiani da tempo parlano di un nuovo soggetto politico e difficilmente potrebbero rimangiarsi gli annunci. E, infatti, già ieri anche su questo hanno risposto a muso duro.
Ma il piano è pericolosamente inclinato verso le urne anche se preso in un altro senso. Ancora ieri, infatti, c’era chi, come aveva fatto Italo Bocchino in mattinata, spiegava che il processo breve «non fa parte del programma del governo né è una priorità del paese», e che, tuttavia, Fli «è pronta a discutere nel merito». Era stata la risposta all’ala dura del Pdl. Fabrizio Cicchitto, ad esempio, aveva spiegato che «in questo momento ci vuole serietà e non furbizia, c'è una riforma globale della giustizia da realizzare e all'interno di questa riforma c'è anche il processo breve». Bocchino, però, aveva anche detto chiaramente: «Non accettiamo aut-aut». Ebbene, l’aut-aut è immediatamente arrivato. E, questa volta, dal comandante in capo, il quale ha detto stop a nuove «estenuanti trattative» come quella sulle intercettazioni.
I 5 punti messi nero su bianco il giorno precedente, insomma, vanno accettati in blocco, anche - e soprattutto - quello relativo alla giustizia. Altrimenti, ha detto il Cavaliere, «sarebbe tutto finito». Insomma, non ci sono più altre possibilità se non lasciare. Ma, a quel punto, la responsabilità di una crisi ricadrebbe sui chi lascia, ovvero i finiani. Proprio quello sarebbe, allora, il momento per pensare all’eventuale recupero di Casini al centrodestra.
La risposta dei finiani è arrivata ancora una volta da Bocchino. «È Berlusconi - ha detto - che ha tradito gli elettori». Se poi il premier rimanesse fermo sulla «logica della incompatibilità, Fini ha il dovere di fondare un nuovo partito». Non solo: «La logica del prendere o lasciare - ha detto ancora Bocchino - non è una logica politica, bensì squisitamente commerciale e come tale noi non la accettiamo».
L'aria è pesante, insomma. E, però, a Palazzo Grazioli sono convinti che si possa comunque andare avanti lavorando come se si potesse ancora evitare la crisi. Per questo il Cavaliere si sarebbe mostrato fiducioso di poter recuperare qualcuno dei fuoriusciti, l’ala più dialogante di Fli. Secondo quanto riferisce chi era a Palazzo Grazioli, non ci sarebbe l’intenzione di procedere a campagne acquisti ma si chiederebbe comunque a ciascuno dei finiani moderati di tener fede al mandato ricevuto dagli elettori. A tutti, ovviamente, tranne che ai duri e puri come Granata, Briguglio e Bocchino.
Per Berlusconi, d’altra parte, il voto anticipato non è per forza l’ipotesi migliore, tanto che anche ieri avrebbe insistito nel ribadirlo. Il Pdl però intende mostrarsi pronto. E per questo il vertice di ieri - che si è svolto in due fasi con il coinvolgimento dell'ala “movimentista” del partito - ha avuto carattere soprattutto operativo. Sono state annunciate le Squadre della libertà, una struttura che sarebbe coordinata direttamente dal partito e da Denis Verdini e che dovrebbe garantire un collegamento più solido tra il Pdl e il territorio, cosa che sembra rivelare i timori del Cavaliere per la scontata vampirizzazione ad opera della Lega del voto al Nord. Anche su questo fronte il Cavaliere si è mostrato sereno, ha battuto sulla leale collaborazione con l'alleato, ma sa benissimo che il partito di Bossi è destinato a crescere e, anche per questo, ieri ha lanciato una nuova fase nella organizzazione sul terreno delle forze delle quali dispone.
Impegnato contro i finiani, col Nord ormai sempre più nelle mani di Bossi, il Cavaliere deve muoversi su un sentiero che si fa sempre più stretto. Non stupisce, dunque, che abbia invitato a moderare i toni col Quirinale per evitare di tenere aperti troppi fronti. Un modo, questo, anche per provare a sciogliere il legame da tempo più che solido tra il Colle e il vero avversario di questa partita, Gianfranco Fini, alla vigilia della resa dei conti.
lunedì, 23 agosto 2010
commenti dei lettori
3 commenti presenti
lupimor@gmail.com
23 ago 2010 14:51
Caro Direttore, il fatto che si scriva: "... legame da tempo più che solido tra il Colle e il vero avversario di questa partita, Gianfranco Fini...", come constatazione di una cosa normale, sembra togliere alle due cariche, istituzionalmente "super partes", credibilità sulla correttezza dei loro comportamenti. Cosa non si farebbe per sbarcare il lunario! E' anche legittimo, basta che non lo si spacci come il più alto, nobile, virtuoso anelito della "politica alta". Ma non sanno che non attirano nessuno, oltre i già attirati? Cordialmente Moreno Lupi
franco
23 ago 2010 14:31
"Non stupisce, dunque, che abbia invitato a moderare i toni col Quirinale per evitare di tenere aperti troppi fronti"
Infatti ha detto che chi insiste con 'formalismi costituzionali' dice falsità. Un vero esempio di moderazione.
effepi
23 ago 2010 14:02
Non ci scandalizziamo più di tanto neanche se dei giovani imegnati in politica vengono chiamati "Squadre della Libertà". A tanto è arrivato l'imbatrbarimento del linguaggio grazie al g/Grande m/Maestro.
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)