sabato, 4 febbraio 2012 ore 03:44

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Il cliente ha sempre ragione
di Peppino Caldarola

Anniversari. Le visite di Gheddafi in Italia sono diventate un colorito appuntamento annuale come il Festival di Sanremo e il Gay Pride.

Le visite di Gheddafi in Italia sono diventate un colorito appuntamento annuale come il Festival di Sanremo e il Gay Pride. Il colonnello ci ha scelto come palcoscenico mondiale delle sue esibizioni. Quello che fa qui non lo può fare in nessuna parte del mondo. In verità gli “impresentabili” hanno spesso goduto dei favori dei governi occidentali. Capitò a Bokassa in Francia e gli Usa hanno spesso omaggiato dittatori della peggior risma. Gli affari e la diplomazia spesso hanno messo a tacere i principi morali. Ma a Gheddafi sono state fatte concessioni che altri despoti si sognano. Il rais ha molti amici in questo paese, anche fra titolati esponenti della sinistra. A sdoganarlo ci pensò molti decenni fa la Fiat che lo ammise nell’azionariato dell’impresa dell’auto. Più modestamente Luciano Gaucci inserì il figlio nella quadra di calcio del Perugia.

Oggi la Libia ha mire sull’Unicredit e tratta con il governo italiano commesse e costruzioni per decine di miliardi. I leghisti lo amano da quando il trattato libico-italiano fa di Tripoli il gendarme d’Europa, impedendo con le cattive l’arrivo sulle nostre coste di migliaia di immigrati che vengono rispediti a morire nel deserto. Per questo qui si sente a casa sua e fa quel che gli pare.

La sua visita è diventata un caso politico. L’opposizione ha protestato. Amnesty International si è domandata perché nessuno gli abbia chiesto di rispettare i diritti umani. Un europarlamentare del Pdl pretende che Berlusconi ricambi la visita distribuendo Bibbia e Vangelo in Terra d’Africa. “Farefuturo”, la fondazione di Gianfranco Fini, sostiene che «l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi. Il parco giochi delle sue vanità senili». Ma Gheddafi imperterrito continua la sua performance come un vecchio attore consumato che si esibisce in un teatro di provincia. Pianta la sua tenda nel cuore di Roma, passeggia di notte nella movida capitolina, arringa quattrocento giovani fanciulle convertendone a pagamento quattro, sostiene che le donne libiche hanno più diritti di quelle italiane e statunitensi, stupisce con le Amazzoni e i cavalli berberi. Di tutto di più. E nessuno gli chiede conto di Osama Abdel Al Zomar, il terrorista rifugiato in Libia che a capo di un commando uccise il piccolo Stefano Tachè davanti alla Sinagoga di Roma il 9 ottobre dell’82 al termine della cerimonia per l’ultimo giorno di Shemin Azeret, la festa delle Capanne.

Il governo non mostra neppure imbarazzo e si rammarica per le proteste che sopravvaluterebbero il folklore tripolino. È una strana parabola. “Farefuturo” dice che siamo passati «dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica mercantile». In verità nel recente passato c’è stato ben più dell’atlantismo. Il leghista Calderoli ha ancora sulla coscienza le decine di morti fra i dimostranti libici che protestarono contro l’esibizione in tv della sua maglietta con le vignette anti-Maometto. Non da meno è stato Silvio Berlusconi. Nel 2001 sostenne che «l’Occidente deve avere la consapevolezza della superiorità della sua civiltà» contrapposta a quella islamica e qualche giorno dopo fu costretto, dopo le pressioni delle maggiori cancellerie europee, a chiedere scusa ma ancora nel 2009 si dichiarò convinto che «non possiamo mettere sullo stesso piano le due civiltà». Tutto dimenticato. Anche le battaglie sulle “radici cristiane dell’Europa”, che hanno tanto appassionato intellettuali e parlamentari del Pdl oggi silenziosi di fronte al rais che proclama l’Islam la religione del futuro nel Vecchio continente.

C’è una conclusione da trarre. La politica estera italiana è diventata una delle variabili del protagonismo berlusconiano. Ogni visita di stato, ricevuta o ricambiata, offre solo lo spettacolo dell’esibizione di straordinari rapporti personali. La “politica del cucù” prevede che ogni ospite sia sempre il miglior amico. Ogni stagione cancella quella precedente. Berlusconi è guerriero con Bush e pacifista con Obama, laburista con Blair e conservatore con Sarkozy e Merkel. La Farnesina è diventata un outlet in cui il compratore estero viene accolto con sorrisi e pacche sulle spalle nella speranza che compri qualcosa. C’è stato un tempo in cui questo paese aveva una politica estera. Stava in Occidente e dialogava con l’Est. La politica estera berlusconiana è volubile come il mercato dei saldi a fine stagione. Ogni ospite si sente dire quel che desidera ascoltare, si tratti di un rais arabo o del premier di Gerusalemme. L’Italia non fa domande, non chiede garanzie, non importuna gli ospiti. Se poi vengono qui facciano e dicano quel che gli pare. L’Occidente, l’Oriente, l’Islam, il Cristianesimo, i diritti umani sono tutte mercanzie di un mercato planetario. Il cliente ha sempre ragione. L’importante è che vada via con un sorriso, soddisfatto o rimborsato. Avanti un altro “miglior amico”. C’è posto per tutti.

martedì, 31 agosto 2010

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commenti dei lettori

7 commenti presenti

Bel Toso

31 ago 2010 20:30

@Raffaello. Povera Stela...Te ga sens'altro rason, però porta pasiensa se uno sfigato come mi che, metemolo ben in ciaro, ghe piase le dòne, non sa cossa vol dir "persone LGBT". Alora, bel toso, checcasso sta a significar?

Raffaello

31 ago 2010 18:59

Gentile Direttore da cittadino italiano mi vergogno che Ella abbia voluto paragonare la buffonata del nostro Governo riservata alla visità di Stato di Gheddafi al GAY PRIDE manifestazione mondiale che rivendica i diritti in tutto il mondo delle persone LGBT. Cordialmente Raffaello della Penna - Milano

la pravda

31 ago 2010 17:33

La sinistra è affetta da schizofrenia:quando era Prodi a fare affari con il Rais,tutto bene.Ora che Berlusconi riesce a soppiantare Francia ,Germania e Spagna nel fare affari miliardari a vantaggio dell'economia italiana allora si deve chiedere conto al Rais del rispetto dei diritti umani.Nel 2007 il Rais ha potuto piantare la sua tenda,corredata di amazzoni e qualche cammello a Parigi nientemeno che agli Champs-Élysée L'importanteper i nostri cugini,ora critici con noi,era che la Libia intendeva rendere potabile l'acqua del Mediterraneo grazie a un imponente impianto di desalinizzazione, mosso dall’energia di una centrale nucleare, che sarebbe stata venduta chiavi in mano dal gruppo francese Areva.Certo,Berlusconi aveva detto che l'Occidente doveva avere consapevolezza della superiorità della sua civiltà e qualche giorno dopo fu costretto, dopo le pressioni delle maggiori cancellerie europee, a chiedere scusa . Ma chi sbagliò Berlusconi o le cancellerie europee?Quanto a Farefuturo e ai finiani ,non mette conto prenderli in considerazione : sono i redivivi trinariciuti.

augupaci

31 ago 2010 16:09

Caro Peppino, quando Gheddafi veniva abbracciato da Prodi e da D'Alema e faceva sbarcare migliaia di clandestini sulle nostre coste, andava bene! Nessuna ironia dagli ipocriti trinariciuti. Perché, essendo il crimine del 1982, fino al 2004, i due succitati campioni di ordine e democrazia non si sono attivati per l'assassino del giovane Tachè? O forse all'epoca si pensava che fosse giusto punire gli imperialisti sionisti? E perché trovate da ridire anche sull'amicizia con Putin, adesso che è Presidente di una Russia più democratica , quando lo ammiravate come capo del criminale KGB sovietico?

Mauro

31 ago 2010 16:00

Si è vero, il problema non è Gheddafi. Il problema da risolvere siamo noi . Berlusconi venditore di tappeti ed altre " pezze " ( un tempo si diceva " magliari " ) ma purtroppo non solo . Tutta questa enfasi sul fatto se siamo o non siamo cristiani ( ! ) , se le donne sono più libere qui o lì ecc fa un pò senso in bocca a dotti commentatori, a giornalisti minimalisti , a tanti altri , la gran maggioranza . Il fatto che con un capo di stato , democratico o dittatore poco importa , sia stato concordato ( perchè nelle viste ufficiali si concordano tutti i particolari , inclusi il menu del pranzo ) che può noleggiare ragazze a centinaia, può fare discorsi sostanzialmente ricattatori ecc ecc , non sembra stupire nessuno . Più facile dire che Gheddafi è così e cosà, che la nostra civiltà e meglio .... folkrore appunto . A me come si comporti a casa sua e come la pensi Gheddafi poco importa. Certo non mi sorprende (ed era prevedibile ) quello che abbiamo visto . Sono sorpreso, nonostante la mia opinione già negativa su Berlusconi , che il nostro capo di governo sia arrivato al punto concordare , quindi permettere, con Gheddafi un simili assurdità durante una visita ufficiale . Evidentemente del paese (l' Italia) al nostro capo di governo non importa niente,

Paolo Patanè

31 ago 2010 15:38

Gentile Antonio Polito, direttore de “Il Riformista”. Leggiamo oggi sul vostro quotidiano un articolo di Peppino Caldarola dal titolo “Il Cliente ha sempre ragione” che paragona l’ultima visita di Gheddafi in Italia al “Festival di Sanremo e al Gay pride”. Troviamo umiliante che una baracconata offensiva come l’accoglienza del dittatore libico in Italia sia paragonata alle manifestazioni dell’orgoglio gay. Il pride è una manifestazione politica che si tiene in decine di Paesi civili per la rivendicazione di diritti negati alla minoranza gay, lesbica e transessuale e nasce nel 1969 per dare risposta e visibilità a soprusi, discriminazioni e violenza di cui siamo ancora oggetto. Il pride ha il colore della democrazia e della libertà, non umilia le donne, non fa dell’estremismo religioso una bandiera, non fa cassa cinicamente sulla pelle degli immigrati e non puzza di interessi privati in affari pubblici. Per questo, in futuro, ci auguriamo di avere sulle vostre pagine un trattamento che renda merito della difficile battaglia sociale e civile che stiamo combattendo piuttosto che falsi e stereotipati paragoni circensi con un personaggio sprezzante per i valori umani come Gheddafi. Distinti saluti. Paolo Patanè, Presidente nazionale di Arcigay

coerenza38

31 ago 2010 14:35

Cambiare la legge elettorale per avere un parlamento del popolo e non Capi popolo...............Vogliamo decidere noi