La destra che si ribella al Rais di Alessandro Campi
Incontri e scontri. Gheddafi esagera e la destra ritrova il pensiero perduto.
C’è voluto Gheddafi, con il suo grottesco circo itinerante, con i suoi imbarazzanti proclami in materia di religione, con le sue grossolane e vagamente ricattatorie proposte in tema d’immigrazione, con il suo offensivo esibizionismo sessista, per far capire che nel centrodestra ancora saldamente guidato da Berlusconi i malumori e i cattivi pensieri non sono soltanto quelli di Fini e dei finiani, che proprio per essersi spinti troppo in là con le loro critiche e i loro distinguo sono stati sbattuti fuori dal Pdl senza tanti complimenti.
A grattare la facciata dell’unanimismo coatto artificialmente edificata dal Cavaliere e strenuamente difesa dai suoi più ortodossi propagandisti si è scoperto, alla prima occasione importante, come è sicuramente stata questa visita in Italia del dittatore libico, che sono molte le ragioni di dubbio e le perplessità, le differenze d’opinione e di giudizio, che albergano all’interno della maggioranza e che il carisma del capo non sempre può tenere coperte o risolvere con un sorriso d’occasione.
La consegna nel centrodestra, sino ad oggi, è stata quella di minimizzare ogni contrasto o tensione, di buttarla sempre sul ridere al minimo profilarsi di un’incomprensione, di ridurre ogni dissidio a schermaglia personale o a malinteso verbale, di prendersela con le poche e occasionali voci dissonanti accusandole di irresponsabilità e di fare il gioco dell’avversario. E ciò per non dare l’impressione di essere al proprio interno rissosi e inconcludenti come i democratici e, soprattutto, per non intaccare la volontà sovrana del leader, le cui mosse e scelte quasi per definizione non possono essere oggetto di critica o contestazione.
Ma c’è evidentemente un limite a tutto, anche in politica, dove l’unità è certo un valore che fa la forza di un partito o di una coalizione, ma l’ipocrisia, la menzogna e l’indifferenza sono a loro volta disvalori che ne intaccano la credibilità e la capacità d’agire. Un conto, infatti, è dirsi realisti (magari con una punta di sano cinismo) o sempre leali alla causa, un altro è sacrificare la propria coerenza ideale e la propria intelligenza critica sull’altare della convenienza e per timore di non alterare in nessun modo i rapporti di forza consolidati.
È dunque accaduto che se molti esponenti del centrodestra si sono arrampicati letteralmente sugli specchi dinnanzi alle fanfaronate del satrapo tripolino, trovando per esse giustificazioni e argomentazioni ridicole e pretestuose, come nel caso dei ministri La Russa e Frattini, molti altri hanno invece preferito non transigere o chiudere gli occhi, almeno in quest’occasione. Va bene la fedeltà nei confronti di Berlusconi, va bene perdonargli ogni bizzarria o difenderlo a spada tratta dagli attacchi e dalle accuse dei suoi detrattori, come è sempre accaduto in questi anni, va bene dargli sempre ragione, ma appunto ci sono confini non valicabili, che spesso coincidono semplicemente con il buon gusto e il buon senso.
Gheddafi, come è noto, ha auspicato la conversione all’Islam dell’intera Europa. Gli alfieri berlusconiani, all’epoca di Bush, dell’occidentalismo neo-conservatore più retrivo, fautori di un cristianesimo ridotto a ideologia e lettori accaniti dei pamphlet islamofobici della Fallaci, stranamente non hanno trovato nulla da ridire. Hanno anzi condiviso l’idea secondo la quale quello del leader libico sia soltanto simpatico e innocuo folclore, ampiamente compensato nei suoi eccessi dai vantaggi commerciali garantiti al nostro Paese dagli accordi sottoscritti tra Roma e Tripoli.
Ma i cattolici appena un po’ più seri e rigorosi, tipo Maurizio Lupi e Mario Mauro, entrambi provenienti dalle file di Comunione e Liberazione, hanno preferito dissociarsi apertamente da una simile visione dei rapporti internazionali che piega all’affarismo, spacciato per interesse nazionale, la storia religiosa della nazione italiana e i valori della democrazia liberale. Hanno perciò scritto una polemica lettera alla Stampa per ricordare, in primis evidentemente a Berlusconi e ai berlusconiani privi di senso critico e di decoro politico, abituati ad utilizzare in modo strumentale e opportunistico il richiamo ai valori della tradizione cattolica, che in nessun altro Paese europeo sarebbe stato possibile uno spettacolo come quello offerto da Gheddafi nei giorni della sua visita romana.
Un conto, infatti, è il rispetto che si deve all’ospite, anche se maleducato, un altro è dare l’impressione di non credere in nulla, di non avere valori o credenze profonde da difendere. L’Europa agnostica e relativista, che con la sua indifferenza etica rischia di avallare i richiami militanti di Gheddafi, semplicemente non ha futuro, secondo Lupi e Mauro, che hanno inteso rimarcare il valore pubblico-civile della sfera religiosa e il nesso indissolubile tra libertà, democrazia e cristianesimo. Peccato solo che sia proprio Berlusconi l’esponente di punta di una politica miscredente e secolarista, che tratta i valori come al mercato borsistico. Ma questo è un altro discorso, che riguarda l’autocritica che i cattolici del centrodestra prima o poi dovranno fare, come qualche giorno fa ha sostenuto con buoni argomenti Gian Enrico Rusconi.
Anche la Lega, rimasta all’inizio silenziosa e imbarazzata, seppure grata a Gheddafi per il modo (a dir poco brutale e poco rispettoso dei diritti umani) con il quale ha consentito all’Italia di affrontare gli sbarchi dei clandestini africani sulle sue coste, alla fine è uscita alla scoperto alla sua maniera, con un richiamo roboante alle radici cristiane dell’Europa che è suonato anch’esso come una sconfessione della linea prudente e giustificazionista seguita ufficialmente dal governo nei confronti del suo imbarazzante alleato. Senza contare che se le richieste del rais all’Europa andranno prese sul serio, pena la minaccia di un’invasione del continente da parte di disperati africani, anche gli accordi sul controllo delle frontiere rischiano di trasformarsi in un ricatto economico permanente, del quale la stessa Lega poco avrà da vantarsi in futuro.
Quanto alle amazzoni del berlusconismo, pure da anni abituate a vedere trattate le donne come un trastullo del potere e come un ornamento del medesimo, se non come merce di scambio vera e propria, anche alcune di esse hanno avuto un sussulto d’orgoglio e sono state attraversate da un moto di fastidio quando hanno sentito Gheddafi lodare, dinnanzi ad una platea di squinzie assoldate a poche lire per ascoltarne le concioni, la superiore libertà delle donne islamiche rispetto a quelle occidentali. Passi il machismo gioioso e vanitoso dal Cavaliere, che a molte donne del centrodestra continua a suonare affascinante, ma non l’idea che le donne italiane possano essere comprate e convertite in massa per la gloria dell’Islam. Veline magari sì, ma non fattrici da harem.
Insomma, ci sono volute le smargiassate di Gheddafi per fare uscire il centrodestra d’osservanza berlusconiana dal suo torpore politico e dal suo credo unanimistico. Almeno un po’, anche solo per un giorno.
mercoledì, 1 settembre 2010
commenti dei lettori
4 commenti presenti
Grazy
01 set 2010 23:18
Sig. Campi, ma davvero lei crede che in Italia ci siano ancora tanti beoti che credono che Fini abbia piantato tutto sto' casino solo perchè voleva avere il diritto di criticare il PDL e Berlusconi e fare dei distinguo? Scommettiamo il mio stipendio €. 1.000,00 con il suo, che se Berlusconi avesse eletto Fini suo delfino e avesse dato ai suoi qualche poltrona in più, quest'ultimo non avrebbe avuto nilla da criticare nè avrebbe fatto dei distinguo? Per favore, anche se siete giornalisti e vi sentite l'ombelico del mondo, non fate gli Italiani tanto stupidi! Fini ha tradito prima di tutto i suoi elettori che quelli del PDL, provi un po' a parlarne con loro. Gli elettori del Centrodestra diffidavano del soggetto, prima amcora che il PDL nascesse. Abbiamo assistito alle pagliacciate di Gheddafi, ma quelle di Bocchino, Granata & C. non mi sembrano da meno e non portano neppure interessi commerciali.
carlomaria
01 set 2010 20:01
confondere volutamente la necessità e l'utilità degli scambi con la Libia con la critica al comportamento cafone ed imbecille di Gheddafi e pavido di Berlusconi non è malafede ma un problema di giramento di criceti nel cervello!
fuma'47
01 set 2010 19:13
Beh, questa porcata con Gheddafi è solo l'ennesima riprova che la politica estera di Berlusconi (la "politica del cucù" direi, in ossequio al cucù alla Merkel) è solo una pagliacciata degna del pagliaccio quale LUI è!!! E non si tirino in ballo, per favore, i retroscena economici con la Libia: i Paesi con la "P" maiuscola fanno affari e non piegano la schiena: l'italietta di Berlusconi sa solo mettersi prona al primo imbecille che fa uno starnuto. E poi LUI si era auto-proclamato migliore di De Gasperi, ahahahah: va bene essere cretini ... ma non rendersene conto, è il colmo!!!
la pravda
01 set 2010 12:29
Campi,suggerisca a Fini di chiedere a Mirabello l'embargo totale dei rapporti commerciali con la Libia. Sarebbe esilarante vedere qualche finanziatore della fondazione di Fini sbiancare.
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)