Su Eluana solo i Radicali dicono il vero Sondaggio. Siete d'accordo con la sentenza Englaro?
«Eluana è libera». Così hanno scritto moltissimi blogger dopo l'ultima pronuncia della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale di Milano contro la decisione della Corte di appello di autorizzare l'interruzione dell'idratazione di Eluana Englaro, la giovane che da 17 anni si trova in stato vegetativo persistente.
Voi cosa ne pensate di questa ultima sentenza. Trovate sia giusta o no? Spiegate il vostro punto di vista a il Riformista.
Viva i Radicali. Hanno almeno il buon gusto di evitare l'ipocrisia. Di chiamare le cose con il loro nome, di condurre apertamente le loro battaglie senza infingimenti. Combattono per idee inconciliabili con le mie se non quella nel campo della giustizia, dove ci accomuna il garantismo. Per il resto il mondo che loro sognano (e che a dispetto degli strepiti contro le “ingerenze della Chiesa” e del “potere del Papa” è sempre di più il mondo in cui viviamo) è un mondo diverso da quello in cui vorrei vivere. Non mi piace il divorzio e c'è il divorzio. Non mi piace l'aborto e per loro invece è un “diritto” ormai acquisito, anzi da allargare ulteriormente. Penso che che il desiderio di un figlio non sia automaticamente un diritto al figlio e per questo sono contrario all'artificializzazione dell'amore e all'invadenza tecnico-scientifica nel nucleo della vita; invece la fecondazione in vitro è una realtà anche se non ancora estesa (in Italia) a tutte le possibilità ed incroci immaginabili. Sinceramente non mi sento nel mainstream. Culturalmente il pensiero radicale è molto dominante più della presunta “egemonia cattolica”. Ebbene, i radicali ieri, dopo la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, hanno esultato: «Finalmente. È una senza storica. Sono anni che ci battiamo» e Rita Bernardini usa la parola che tutti si rifiutano di usare: «Eutanasia». Per il resto, ieri è stato il trionfo dell'ipocrisia. Un esultare senza avere il coraggio di esultare. Una cosa triste. Gli ipocriti, si sa, sono tristi. Che cosa ci sia poi da celebrare in una morte, me lo devono spiegare. Io sono abituato a felicitarmi per le nascite. Repubblica titola con un «Ora Eluana può morire», l'Unità fa una prima pagina con scritto «Libera - La Cassazione: diritto all'autodeterminazione in ogni fase della vita». Che è una bugia, doppia. Perché un feto di otto mesi e mezzo nel grembo di sua madre non ha alcuna capacità di autodeterminarsi; un bambino di due anni nemmeno. Di tre? Di quattro? Quanto vogliamo andare avanti? Capacità di autodeterminazione non ce l'ha un demente. Non ce l'ha un uomo anziano affetto da Alzheimer. Non ce l'ha un uomo che dorme, questa strana sospensione della vita cosciente in cui cadiamo tutti i giorni. Capacità di autodeterminazione non ce l'ha Eluana in “questa” fase della sua vita. Tranne che tutti gli stati descritti non vengano considerati “vita”. Ma non è questa l'unica, seppur pietosa, bugia. Si dice: questa sentenza permette al padre, tutore di Eluana, di realizzare la sue volontà. Ma quale fosse la sua volontà non è assolutamente certo. E anche chi è d'accordo con la Cassazione, come il professor Carlo Federico Grosso sulla Stampa, parla di decisione del tutore «ricostruendo la presunta volontà del paziente inconsapevole», e più avanti «presumibile volontà del paziente». Lo dice anche il professor Umberto Veronesi su Repubblica: «le sue volontà sono state “ricostruite”». E veniamo alla terza mistificazione, anch'essa propugnata in nome della pietà. Quello nei confronti di Eluana è stato, scrive Eligio Resta sul manifesto, un accanimento ideologico, troppo sordo alla “dignità” di questa persona», consistente nella «volontà di perpetuare una vita soltanto artificiale». Di più, il professor Grosso sulla Stampa: «una vita in condizione vegetativa irreversibile, che non è più, propriamente, vita umana meritevole di ogni protezione giuridica». Cosa vuol dire il professor Grosso? Che se qualcuno ammazzasse Eluana non sarebbe incriminato per omicidio? Ma ci pensa Veronesi a fugare ogni dubbio: «Eluana è morta sedici anni fa. Vivono, anzi vegetano proprio come piante, gli organi del suo corpo». Si tratterebbe quindi, secondo la logica di questo ragionamento, di decidere se tagliare o meno un albero. E allora dov'è il problema? Quando sento parlare di dignità della vita mi vengono i brividi. Perché se ogni vita non è degna di essere vissuta, nessuna vita è degna di essere vissuta. Un ultimo dubbio spacciato per certezza (sorvoliamo sulla natura terapeutica dell'alimentazione e dell'idratazione, cioè del mangiare e del bere): togliendole il sondino Eluana «dovrebbe morire in dieci-quindici giorni», ma per il chirurgo Ignazio Marino «è scientifico, non proverà dolore»; per il neurologo Carlo Albero Defanti si somministreranno «antiepilettici e sedativi come per i grandi dolori, anche se in base alla conoscenze non dovrebbe sentire nulla». Molto rassicurante. Per tutti questi motivi il Caso di Eluana non potrà tornare a essere «una storia privata». Perché pubblica l'ha voluta rendere suo padre che cercato una soluzione giudiziaria all'incredibile dolore che provava e prova, e oggi dice «nessuno più mi fermerà». Non può tornare a essere una storia provata perché ne va di mezzo una concezione del mondo, della vita, della società che vogliamo costruire, una società dove l'eutanasia, nonostante tutte le rassicurazioni, diventerà un diritto. Una società in cui l'uomo, arrogatosi il diritto di vita sui chi deve ancora venire al mondo, conquisterà anche quello di morte. Per sé e per i suoi “cari”. In questa società non vorrei essere “caro” a nessuno. P.S. Tutto questo verrà risolto da una legge sul testamento biologico? Non lo so, personalmente associo la parola testamento a ciò che si farà dei miei averi dopo che sarò morto. Faccio fatica a usarla per dire ciò che si deve fare di me finché sono vivo. Ci pensi il Parlamento.
Voi ,garantisti alle vongole, siete sempre a rimorchio dei più forti. Il vostro garantismo dimostratelo nei confronti degli ultimi, dei "rifiuti umani": zingari, barboni, omosessuali, immigrati ecc...
Poi potreste essere credibili. Ma è chiaro da tempo che chi in ogni suo discorso antepone il "io sono un garantista" in effetti è un garantista del Re!
luciano Ferrari
17 nov 2008 11:09
Sono d'accoprdo con Donato Zacheo:quando un Papa riconosce il suo diritto ad andare dal Padre.Meraviglia che uomini di chiesa siano senza pietà:ma aveva già visto tutto Dante quando nel famoso canto dedicato a Manfredi scrive:;Se il pastor di Cosenza avesse letto in Dio il volto della pietà....l'ossa del corpo mio...(a memoria)
Rosa Elba
17 nov 2008 09:58
"In questo momento è eccessivo parlare di CRISI DELL'UMANITà? I grandi PROGRESSI TECNOLOGICI NON SEMPRE SONO ACCOMPAGNATI DA UN GRANDE PROGRESSO SPIRITUALE E MORALE". In questo contesto, il RELATIVISMO MORALE induce le persone a condividere comportamenti DELITTUOSI senza avvertire la GRAVITà DI QUESTI ATTI. Siamo al paradosso, così che AZIONI MALVAGIE COME L'EUTANASIA, vengono viste dalla COMUNITà MONDIALE COME ATTI DI AMOREVOLE COMPASSIONE, DI CARITà, DI EMANCIPAZIONE E DI LIBERAZIONE. L'EUTANASIA è, in realtà, UNA FALSA PIETà. La vera compassione ,infatti, rende solidale con il dolore altrui,non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. E TANTO PIù PERVERSO APPARE IL GESTO DELL'EUTANASIA SE VIENE COMPIUTO DA COLORE CHE COME I PARENTI, DOVREBBERO ASSISTERE CON PAZIENZA E CON AMORE IL LORO CONGIUNTO O DA QUANTI, COME I MEDICI, CHE PER LA LORO SPECIFICA PROFESSIONE, DOVREBBERO CURARE IL MALATO ANCHE NELLE CONDIZIONI TERMINALI PENOSE; LA SCELTA DELL'EUTANASIA DIVENTA PIù GRAVE QUANDO SI CONFIGURA COME UN OMICIDIO che gli altri praticano su una persona che non l'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa nessun consenso. Si raggiunge poi IL COLMO DELL'ARBITRIO E DELL'INGIUSTIZIA QUANDO ALCUNI, MEDICI O LEGISLATORI, SI ARROGANO IL POTERE DI DECIDERE CHI DEBBA VIVERE E CHI DEBBA MORIRE.
Maria
16 nov 2008 20:37
Sì! Pienamente.
Perchè?... perchè anche io ho avuto un'esperienza simile, e credo che questa esperienza distrugga tutto... la tua vita, i tuoi affetti ecc ecc. non ti resta che assistere impassibile alla lenta agonìa di un tuo congiunto. In questo caso era mio marito, e i congiunti eravamo io e mia figlia, all'epoca aveva sedici anni quando successe. Credo al di la di tutto che esista "un modo dignitoso" per vivere, al di la di tutto... e un modo dignotoso anche per morire.
La morte si sa, non è mai bella, ne per un verso ne per un altro, ma quando perdi le speranze e vedi che tutto quello che rimane di quella persona che amavi sono tubi di alimentazione, piaghe, il lento degrado fisico... allora ti accorgi che la vita di per se non è giusto che sia vissuta in questo modo.
Per altro dico che Eluana ha già sofferto abbastanza, e che suo padre l'abbia accudita come qualsiasi persona faccia in questi casi. E' poi la disperazione e il "sentirsi" inabili a poter aiutare il tuo congiunto che ti porta inesorabilmente a una specie di follia... lenta... che ti distrugge dentro.
Spero che al più presto si possa avere una legge che regolamenti questi casi.
Perchè le persone che sono affette da coma vegetativo persistente sono TANTE.
Lascio qui un abbraccio caloroso al padre di Eluana, perchè credo che ne abbia veramente di bisogno.
dima
16 nov 2008 20:17
E' un puro omicidio.
Il padre si libera dagli impegni , E' puro Egoismo .
E' doloroso ma tanto pensare che l'uomo scivoli nel delitto ( aborto , eutanasia etc) per affermare il diritto dell'autodeterminazione , ma dov'è il DOVERE di salvaguardare e tutelare la vita umana in tutte le sue espressioni.
Non è un comportamento umano E' BESTIALE.... gli animali non lo fanno quindui... sono superiori all'uomo?
Gilgamesh
16 nov 2008 15:57
La sentenza della Corte di Cassazione equivale, a mio parere, al ripristino ufficiale della pena di morte. Sarà che la penso diversamente da altri, ma non posso nemmeno immaginare per un attimo che si consenta di far morire di sete e di fame un essere umano. "Dar da bere agli assetati, dar da mangiare agli affamati", recitano i testi sacri. Non capisco coloro che prima si sbracciano e si affannano per invitare, per esempio, all'accoglienza e all'assistenza gli immigrati e che invocano per loro solidarietà e vicinanza umane, per poi condividere la bestialità di una simile sentenza. I radicali ragionano, in questo caso, in termini di totale contraddittorietà: si battono fino allo stremo per la moratoria e la sospensione della pena di morte, subito dopo plaudono alle sentenze che hanno ucciso Welby e che ora stanno per uccidere l'innocente Eluana. Non si può essere a favore della vita o della morte a seconda delle circostanze. Piuttosto che litigare sull'esercizio del potere, la politica, il Parlamento, debbono avere l'obbligo di affrontare temi tanto delicati quanto sconvolgenti riempiendo di contenuti il vuoto legislativo in materia. Ma con grade chiarezza!
Donato Zacheo
16 nov 2008 13:00
Tutti , si sono dimenticati delle parole (special mente i cattolici) che disse.PAPA GIOVANNI PAOLO II ai medici d'avanti al suo capezzale:" L'ASCIATEMI ANDARE DAL MIO PADRE": sono parole,che in me (essendo un cattolico) hanno lasciato un segno,come volesse dire:" lasciatemi morire in pace"......
Gemma Menigatti
16 nov 2008 00:08
Anche se con la morte nel cuore, condivido la sentenza.
Ma mi chiedo e vorrei chiedere al Signor Englaro, perché non riporta sua figlia a morire a casa sua?
Gemma Menigatti
Enzo Pianelli
15 nov 2008 16:56
Cara REDAZIONE, sono d'accordo con la Sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Adesso, sarebbe opportuno il silenzio solidale da parte di tutti! Non sono,però, dell'avviso che si debba esaltare l'inno alla morte! Il dramma di Eluana è servito a far maturare alcune cose che prima, in questo nostro Paese che affoga in un oceano di ipocrisie, erano impossibili! Parlo della legittimazione dei diritti umani, anche di fronte all'altra vita,alla consapevolezza che fondamentali questioni non possono restare solo nel limbo dell'etica e della religione,ma essere patrimonio di confronto per tutti. La Magistratura, per me, ha coperto un abisso di indifferenze della classe politica che, adesso, deve correre,necessariemente, ai ripari! Stringiamoci, intanto, uniti, ai familiari di Eluana per alleviare il più possibile il loro immenso dolore! Cordiali saluti.Enzo Pianelli-Cosenza.-
aldo
15 nov 2008 16:33
Fatico a discutere una sentenza che decide che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l'interruzione soltanto in presenza di due circostanze concorrenti: che sia provata come irreversibile la condizione di stato vegetativo e che sia accertato che il convincimento etico di Eluana avrebbe portato a tale decisione se lei fosse stata in grado di scegliere di non continuare il trattamento. "Ove l'uno o l'altro presupposto non sussista, il giudice deve negare l'autorizzazione dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato e dalla percezione, che altri possano avere, della qualità della vita stessa".
Mi pare una sentenza perfetta. Possiamo discutere nel merito se la corte abbia valutato bene o male nella ricostruzione della volontà di Eluana ma si tratta di lana caprina, alla fine abbiamo una volontà del paziente e questa va fatta valere come quando è espressa da persona cosciente. Condivido che non ci sia nulla da esultare ma nello stesso tempo non strumentalizzerei la questione del dolore , se Eluana sentità dolore causa il distacco della sonda che la nutre artificialmente allora proviamo a pensare quanto ha patito nello stare 16 anni immobile in un letto e durante le emorragie che le sono capitate, più che una "vita" una tortura . Capisco il disappunto di Casotto perchè deve essere terribile essere circondati da persone che compiono scelte che non si condividono ( se serve si consoli con il fatto che lui potrà continuare a fare le scelte che ritiene più giuste) sono addirittura d'accordo sulle perplessità riguardo l'aborto ma il divorzio santo cielo no, non mettiamolo più in discussione. La prego.
gapa
15 nov 2008 15:40
Sono perfettamente d'accordo con il contenuto dell'articolo di Ubaldo Casotto e aggiungo: poiché si tratta palesemente di eutanasia (anzi solo tanasia perché di buono e dolce non c'è nulla nel morire di fame e di sete) almeno si abbia il coraggio di farle un'iniezione letale per porre termine a una disumana agonia.
franco rossini
15 nov 2008 14:52
Siete tutti sicuri che con quindici giorni di "fame" Eluana non soffrira'? Questo nessuno lo sapra' mai.
salvatore
15 nov 2008 11:03
Giusta la sentenza della cassazione in mancanza di una legge che regolamenti la questione in essere.
Quello che ho trovato stucchevole..! E' stata la presa di posizione di qulche prelato che ha definito quella sentenza : "un assassinio"
Ma da quale pianeta viene..!!
Ma , che ne sa della vita, della morte e piu in generale della vita con le sue gioe e dolori?
Come si fa a potificare su argomenti di cui nulla si sa per esperiena di vita vissuta, e se dietro quel pensiero, c'è la sola esperienza fatta dentro a seminarii..monasteri, ed interpretazioni escatologiche di testi sacri e credenze esoteriche...alternate ad agiatezze e sfarzi dentro i palazzi vaticani! Estranei pertanto: alla vita vera!!
Io ho perso una figlia di venti anni, tredici anni fa....e ho dovuto toccare con mano gli "abissi" della sofferenza e il dolore!
Ma ci facciaa il pacere.....
francesco
15 nov 2008 07:20
Si, sono daccordo.
Credo che sia arivato il momento di lasciare in pace la famiglia Englaro rispettando il Loro dolore. Purtroppo per alcuni soggetti la pietà è una parola sconosciuta infatti si sono già levate voci di protesta che gridano addirittura all'omicidio. Viene da pensare che, taluni personaggi, godano del dolore altrui; è uno dei tanti atteggiamenti della nostra razza feroce.
PIER ANTONIO
14 nov 2008 20:15
SI SONO DACCORDO CON LA SENTENZA E,ADESSO, GIORNALISTI AVOLTOI,CATTOLICI DALL'OPINIONE FACILE PER FAVORE,ABBIATE UN MINIMO DI BUON SENSO:LASCIATELA RIPOSARE IN PACE,HA GIA' SOFFERTO TROPPO. CIAO BELLA,CHE DIO ABBIA CURA DI TE.
foto del giorno
Pine trees are lit up at the snow-covered Kenrokuen garden, one of the three most beautiful gardens in Japan, in Kanazawa, 295 kilometers (184 miles) northwest of Tokyo, Friday, Feb. 3, 2012. (AP Photo/Kyodo News)