Il monito di Trichet sul debito nella Ue: «La Bce non è la Fed»
Mauro Bottarelli
All’assemblea di Strasburgo il governatore dell’Eurotower ricorda che «l’acquisizione da parte della Bce dei titoli pubblici non può essere usata per aggirare la disciplina finanziaria». Un chiaro messaggio ad Atene, ma anche a Madrid e Roma.
Luxembourg's Prime Minister and Eurogroup Chairman Jean-Claude Juncker (L-R), European Central Bank (ECB) President Jean-Claude Trichet and European Economic and Monetary Affairs Commissioner Olli Rehn attend an eurozone finance ministers meeting at the EU Council in Brussels May 16, 2011. REUTERS/Francois Lenoir
Un botta e risposta involontario. È quello andato in scena ieri tra Bce e Fmi. Mentre i mercati davano vita a una performance pavloviana - ovvero Ben Bernanke parla dicendo tutto e niente ed essi loro salgono - e Jean Claude Trichet evitava accuratamente di rispondere alle domande sugli eurobond che gli venivano fatte nel corso dell’audizione all’Europarlamento, tra Bce e Fmi si animava un curioso confronto non voluto sulle misure da mettere in campo per superare la crisi del debito sovrano europeo. Accompagnato dal presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker e dal Commissario per gli Affari economici Olli Rehn, Trichet ha infatti snocciolato una serie di raccomandazioni formali agli Stati che hanno reso ancora più stridente il contraltare di richieste avanzato dal Fmi, tra l’altro soggetto attivo dei salvataggi europei insieme a Ue e Bce. L’Eurotower, infatti, «si attende dai governi il massimo rispetto del rigore di bilancio e raccomanda la sorveglianza reciproca», anche alla luce di «prospettive modeste per la crescita e forti incertezze sul futuro». Riguardo ai salvataggi, «tutti i governi che hanno firmato l’accordo del 21 luglio sulla Grecia e sul rafforzamento del fondo europeo devono onorare quello che hanno sottoscritto». Un chiaro monito all’impasse innescato dalla Finlandia con l’accordo bilaterale raggiunto con Atene sulla richiesta di garanzia collaterale a fronte di prestiti: qualcosa a cui anche Jean-Claude Juncker si è detto contrario sposando la linea di Olanda, Germania e Austria. Ma è quando viene toccato l’argomento degli acquisti di obbligazioni sul mercato secondario da parte della Bce che il primo nodo viene al pettine: per Trichet, infatti, «gli acquisti di titoli pubblici non possono essere utilizzati per aggirare la disciplina di bilancio», «la stabilità dei mercati del debito pubblico dipende dalla credibilità dei governi» ma, soprattutto, «la Bce non è la Fed». Frase sibillina e passata sotto silenzio, che sottintende come i soldi e la volontà di fare da scudo a Italia e Spagna starebbero finendo. Tanto più che ieri proprio la Bce ha reso noto che la scorsa settimana sono stati acquistati 6,6 miliardi di obbligazioni dei cosiddetti paesi Piigs, dopo i 22 di tre settimane fa e i 14 di due settimane fa: un dato che porta il totale negli ultimi sette mesi a 115,5 miliardi di euro. Di segno opposto, invece, il suggerimento che giungeva in contemporanea dal Fmi, secondo cui «se i rischi al ribasso proseguono, la Bce avrebbe spazio per allentare ulteriormente la propria politica monetaria, ovvero abbassare i tassi, ma soprattutto dovrà continuare a intervenire con forza sui mercati dei titoli del debito sovrano per fermare l’eccesso di volatilità». Ma mentre le Borse europee concludevano la giornata di contrattazioni con guadagni di oltre due punti percentuali e Wall Street proseguiva in netto rialzo, emergevano sottotraccia sempre più dispute, tutt’altro che nominalistiche, tra gli appelli che giungevano da Bruxelles e le risposte che venivano fornite dai vari Stati interessati. Alla richiesta di Trichet per «un impellente e fondamentale miglioramento della governance economica europea, come deciso dai vari paesi membri nel vertice del 21 luglio scorso» e all’auspicio di Olli Rehn, che annunciando proposte alternative sul tema da parte della Commissione Ue ha sottolineato come «l’introduzione degli eurobond dipenderà dall’evoluzione della governance europea, poiché richiedono che i paesi perdano sovranità nella gestione delle politiche di bilancio pubblico», dalla Germania venivano segnali di carattere opposto. Stando al’ultima conta, infatti, il 7 settembre, ventitre membri della coalizione di governo al Bundestag, di cui 12 dei 44 membri del principale alleato della Cdu, ovvero la Csu bavarese, intendono votare contro il fondo salva-Stati (Efsf) e il pacchetto di salvataggio greco. Inoltre, per porre pressione sulla Merkel anche in vista del voto in Meclenburgo e a Berlino, gli alleati bavaresi hanno redatto un documento in cui si accusa la Bce di aver pericolosamente anticipato i tempi, scavalcando i parlamenti nazionali e agendo in nome dell’Efsf prima che questo sia ratificato, acquistando bond italiani e spagnoli sul mercato secondario. Di più, nel documento presentato ieri, la Csu rimanda al mittente l’ultimo accordo tra la Merkel e Nicolas Sarkozy, e soprattutto chiede cambiamenti nei trattati Ue affinché sia permesso agli Stati di andare in bancarotta e all’Ue di espellere dall’euro quei paesi che si macchiano di continue violazioni. Quanto al capitolo bancario, secondo Rehn «gli stress test di luglio confermano un aumento dei capitali di 50 miliardi rispetto allo scorso anno, ma nonostante ciò le banche nelle ultime settimane incontrano difficoltà nel reperimento dei fondi». Rehn si è però dimenticato di fornire all’Europarlamento un altro dato, a parte l’attivazione da parte della Banca centrale greca del dispositivo Ue di liquidità d’emergenza. Ovvero, l’aumento di 17,2 miliardi di euro dei depositi delle banche presso la Bce, tasso che ha portato a un totale di 121 miliardi e che significa sfiducia totale e congelamento del mercato interbancario in Europa. Esattamente quanto avvenne due mesi prima del crollo di Lehman Brothers.
lunedì, 29 agosto 2011
commenti dei lettori
2 commenti presenti
bruno rossi
30 ago 2011 15:41
E se per una buona volta, le commissioni europee fossero composte non da socialisti? Scopriremmo
forse che le tiratine d´orecchie le beccano inglesi tedeschi e francesi.
Mirco
30 ago 2011 09:54
I tedeschi devono ricordarsi che per i vincoli troppo severi dei patti di pace di versailles imposti da francia e inghilterra, la repubblica di weimar fallì, si generò la crisi del 1929 e la germania rispose con il regime hitleriano. Perchè ora essere cosi severi? i tedeschi per caso vogliono essere odiati dai greci? o dagli italiani o dagli spagnoli? vogliono distruggere il patrimionio politico e storico dell'europa unita? Se si si assumeranno la rponsabilità di altre tragedie. la riunificazione non era lo scambio con una germania europea?Noi italiani possiamo promettere solo una nuova clase dirigente e una amministrazione dello stato e della nostra economia seria e rinnovata . ce la afremoa liberarci di Berlusconi e di questo pentapartito rigenerato identificato nel PDL e nella LEga che assume fattezze neonaziste?
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)