Hollande & noi Il confronto che c’è Il confronto che manca
di Paolo Franchi
La battaglia per l’Eliseo non sarà esaltante, ma in ballo ci sono due idee della Francia. Da noi, i partiti non provano nemmeno a mettere a fuoco un’identità e un profilo.
Nella foto: Francois Hollande
«Hollande, sessanta promesse e tutte di sinistra», è l’eloquente titolo, sul Corriere, della corrispondenza da Parigi di Stefano Montefiori, a proposito del programma presidenziale presentato nei giorni scorsi dal candidato socialista. E nello stesso articolo leggiamo pure che il suo programma Hollande lo ha sostenuto in tv, duellando con Alain Juppé, il numero due del governo, a giudizio pressoché unanime l’unico che avrebbe potuto dargli «una lezione da statista». Ma Juppé, che pure è molto bravo e molto stimato, non ci è riuscito: il duello televisivo lo ha vinto, e largamente, Hollande. Sostenendo, tra l’altro, che il suo primo viaggio presidenziale - in caso di elezione - lo farà a Berlino, per rendere noto (e la cosa dovrebbe interessarci) che l’intesa franco-tedesca resta vitale per l’Europa, ma pure che la stagione Merkozy è tramontata davvero. Oggi parlerà Sarkozy, vedremo se ha un coniglio capace di affascinare i francesi da tirare fuori dal cappello. Un’idea, voglio dire, un po’ più efficace di quella sussurrata nei giorni scorsi (se ne occupano qui sotto i nostri amici di KarlMarxStrasse) sui week end lunghi “quattro giorni” che lo attenderebbero, beato lui, in caso di sconfitta e di addio alla politica. Intanto, all’attacco c’è il timido, modesto moderato Hollande. Intendiamoci: nel confronto politico francese non c’è niente di particolarmente esaltante. Però un confronto tra due parti politiche, e se volete tra due idee della Francia, nonostante tutto c’è. Da noi invece non se ne parla. I principali partiti che sorreggono il governo Monti (in particolare il Pdl, ma non soltanto il Pdl) sono in vistosa sofferenza, e però non sembrano avere la minima idea di come recuperare un ruolo, un’identità, un profilo. Si fingono certi che domani o dopodomani, passata l’emergenza, e svelenite un po’ le furibonde contese che hanno segnato la lunga agonia del governo Berlusconi, tutto tornerà, grosso modo, come prima. Ma non ci credono nemmeno loro. L’Italia che andrà alle urne, presumibilmente nella primavera del prossimo anno, sarà molto ma molto diversa da quella che ha votato nel 2008. Quale Italia sarà, però, nessuno ha gli strumenti (e forse nemmeno la voglia) per provare a dirlo. Di certo c’è (o ci dovrebbe essere) soltanto che della guerra che ci ha inchiodato per quasi vent’anni, lunga vita a Silvio Berlusconi, abbasso l’infame Berlusconi, si sarà quasi smarrito il ricordo. Di mezzo tra il nostro mediocre passato recente e il nostro incerto futuro prossimo ci sono Mario Monti e il suo governo. Che, qualsiasi cosa ne pensino o fingano di pensarne gli stati maggiori (si fa per dire) politici, ben difficilmente possono essere rappresentati come una parentesi. E non perché Monti e i suoi ministri siano degli usurpatori che, dopo aver occupato oggi in modo fraudolento lo spazio della politica democratica, si propongano di presidiarlo anche domani e dopodomani, magari trovando un modo per farsi legittimare anche dalle urne. Ma molto più semplicemente perché hanno cambiato radicalmente l’agenda politica, rifondandola (da noi è una rivoluzione) sul principio di realtà. Si può e si deve discutere sui provvedimenti del governo, e anche sulla filosofia che li ispira: la neutralità “tecnica” dei professori è una favola per i gonzi. Ma è indiscutibile che le questioni cui dobbiamo fare fronte per l’oggi e per il domani, in Italia e in Europa, siano quelle e non altre. Politica espropriata, democrazia sospesa? Mah. La pessima imitazione della politica cui abbiamo assistito sino a un paio di mesi fa non aveva nemmeno il coraggio di dirle. Monti sì. Questa è la sua forza, questa, se non si cambia rapidamente passo, è la debolezza non solo dei partiti, Pd ovviamente compreso, ma, più in generale, della politica e prima ancora, se ci è concesso, della cultura politica di cui disponiamo. Un esempio per capirci: la polemica, vagamente surreale, ma sintomatica, che sul Manifesto ha avuto per protagonisti da un lato Asor Rosa, dall’altro Rossana Rossanda, Mario Tronti e una quantità di lettori. Emanuele Macaluso ne ha scritto come sempre benissimo venerdì. Io posso solo aggiungere che quel contrasto (in soldoni: bene Monti, se non altro per una ragione di civiltà rispetto all’impresentabile populista Berlusconi, male Monti perché è di destra forse più ancora di Berlusconi) mi è capitato di sentirlo echeggiare in queste settimane in mille discussioni, tanto accese quanto vacue. Può darsi che io frequenti gli ambienti sbagliati. Ma se dalle nostre parti il nodo del contendere è in ultima analisi questo, sono guai.
sabato, 28 gennaio 2012
commenti dei lettori
4 commenti presenti
pirgi
30 gen 2012 16:12
Sicuramente al di la' di difetti e scandali d' oltr'alpe c'e' piu' serieta'.Hollande ha un programma e hanno meno spazio i partitini trozksisti o similiari,Sarko' e' anche lui tutti i giorni qui e la ed in TV,ma non possiede 3 televisioni,e poi la destra razzista e' fuori da governo parlamento e amministrazione.Da noi? Il peggio e' ostentato e messo in mostra fino alla vergogna.Perche' siamo pieni di Capitani SCHETTINO ai vertici dello stato e dei Comuni e Regioni?
Gabriele
30 gen 2012 09:58
Non riesco a capire. Paolo Franchi parla di due idee della Francia interpretate dal candidato socialista e da quello popolare (l'UMP aderisce al PPE). Ma quali sono le identità e le differenze? Boh. Franchi contesta la vaghezza del dibattito ma a me pare che contribuisca ad alimentarla. Sostiene che Monti ha cambiato l'agenda politica. Monti però si accredita come continuatore del governo precedente. A me semba che i temi di cui si discute da anni sono sempre gli stessi. Liberalizzazioni, lotta all'evasione fiscale, dualismo economico regionale ecc. Monti invece di chiacchierare come ha fatto Berlusconi (la sua sostanza è la chiacchiera mediatica) è passato all'azione. Ci sono altri argomenti da porre in discussione? Certo che si. Penso al tema dei beni comuni (un derivato della cultura ecologista) che Il Riformista mi sembra sottovaluti ampiamente. Perché la discussione del tema dei beni comuni rimette in campo la critica al "capitalismo", ai suoi limiti di intervento. Che dire poi del problema della diseguaglianza vecchio come il mondo. Quello che manca a "sinistra" sono nuove idee forza e una capacità di declinare in modo nuovo questioni antiche.
fabrizia fiumi
30 gen 2012 09:22
Je suis entièrement d'accord!
p.s. perchè non consentite come in tante altre testate la possibilità di far passare i vostri artcoli su fb?
Moreno Lupi
29 gen 2012 16:40
Discutere adottando il principio di realtà significa riconsiderare, criticamente, tutte le politiche e gli atteggiamenti che la sinistra, nel suo complesso, ha tenuto dalla Bolognina ad oggi. Comunque la si metta, s'è affrontata la realtà di Forza Italia prima, del suo fondatore dopo, col metodo delle "pulci nella criniera di un nobile destriero". Il nobile destriero era il sistema Italia costruito sulla consociazione, o meglio sulla spartizione partitica dei centri di potere istituzionali, economici e sindacali. Quando Marco Pannella indicava nella "partitocrazia" la degenerazione della "democrazia" aveva ragione, eccome! Il primo Berlusconi riecheggiava le posizioni di Pannella. Ora Mario Monti viene accostato a Berlusconi. Il sistema si difende. Lei non frequenta ambienti sbagliati ma quelli che hanno, pur minoritari e ripudiati dalla storia, la complicità mediatica per indurre suggestioni emotive e partigiane che la maggioranza, pur ritenendole incongrue, non ha coraggio di contrastare a viso aperto. Stendiamo un velo pietoso sul ruolo del "popolo sovrano". A quelli che contestano Monti, con argomentazioni infantili e piccose, non sta bene neppure Hollande e le sue sessanta proposte di sinistra. Hollande è nel Pse, Il Pd ha dovuto inventarsi l'escamotage e il resto della sinistra italiana fa razza a sé. E' in atto una accesa discussione sui tedeschi, i loro difetti, i loro egoismi e le loro colpe. Ciascuno pensi come crede, ma il diavoletto insinua che per il nostro modo di pensare la colpa più grave, la stortura suprema, il difetto nativo che li contraddistingue è che loro accettino naturalmente di essere "governati", nel bene e nel male. Mentre il nostro vanto, anche se sottaciuto, è quello di essere naturalmente "ingovernabili", nel bene e nel male. Deriva da lì la pretesa, tutta nostrana, che le minoranze possano, pur restando tali, dirigere la vita politica. Infatti hanno contribuito, ciascuna da sé e per sé, a rendere ininfluente il principio di realtà. Viene a proposito la sua frase finale:"Ma se dalle nostre parti il nodo del contendere è in ultima analisi questo, sono guai". Già, solo che il modo di gestire "il nodo del contendere", è usato da tutte le parti. E, rappresenta la vera forza del sistema e la debolezza della politica rimasta prigioniera della sua ingovernabile creatura. Il principio di realtà, sornionamente recita:"Mi avete cacciato dalla porta, ma io rientro dalla finestra".
foto del giorno
Dancers hold a Wipro e.go Aero Ultra notebook at its launch in Bangalore, India, Tuesday, Feb. 21, 2012. The e.go Aero Ultra is India's slimmest and first 14 inch screen notebook which weighs 1.7 kilogram and is priced between 39,900 rupees ($810) and 49,000 rupees ($995), a company release said. (AP Photo/Aijaz Rahi)