lunedì, 21 maggio 2012 ore 09:00

Prima pagina

Nel Pd s’aggira
l’incubo scissione

di Tommaso Labate

Fronti. Bersani contro SuperMario: «Il sì sul lavoro non è scontato». Bindi: «Un anno di Monti è sufficiente». Ma Franceschini: «La nostra gente sta col premier». L’idea della costituente l’anno prossimo.

Nella foto: Pierluigi Bersani

Evidentemente l’argomento non è più tabù. Infatti anche un veterano come Pierluigi Castagnetti, passeggiando in Transatlantico, ammette che «i presupposti» di una scissione nel Pd «ci sono tutti». Perché altro che articolo 18. Il vero scontro tra i Democratici è sulla grande coalizione.
L'ex segretario del Ppi ne parla con la cura di chi comunque evita di pronunciarla, la parola «scissione». Eppure basta un’ordinaria giornata a Montecitorio per capire come il Pd sia ormai diviso in due partiti. Che difficilmente continueranno a marciare uniti.
Il primo, guidato da Pier Luigi Bersani, è pronto a negare al governo Monti il sostegno a qualsiasi riforma del mercato del lavoro che non abbia il disco verde della Cgil. Lo dice, senza nemmeno troppi giri di parole, il segretario stesso al Tg3: «Non condivido la tesi di andare avanti anche senza accordo», tesi che però rappresenta l’orientamento messo nero su bianco da Mario Monti. Di conseguenza, aggiunge, il «sì alla riforma è tutt’altro che scontato».
E poi c’è l’altro Pd. Quello di Walter Veltroni e di Enrico Letta, che lavora a un progetto di Grande coalizione costruito attorno a Monti anche nella prossima legislatura. Uno schema che, però, comincia a fare breccia anche in altre aree del partito.
Dario Franceschini, ad esempio, è un altro di quei dirigenti che sta per mostrare le sue carte. Prima di Natale il capogruppo a Montecitorio era stato il primo ad “aprire” a una riforma elettorale di tipo proporzionale, la stessa che consentirebbe alle forze politiche di imbastire una Grande coalizione attorno a Monti anche dopo le elezioni. Adesso l’ex segretario si spinge oltre. E, pur senza entrare nelle disputa aperta da Walter Veltroni domenica su Repubblica, fa un altro passo nella direzione di SuperMario. «Da qualche tempo», confidava ieri Franceschini a Montecitorio, «quando vado alle iniziative del Pd in cui so che non ci saranno giornalisti, mi metto a fare alcuni test. Dico sul governo delle cose che non penso, per vedere come reagiscono i nostri. Credetemi, stanno tutti con Monti. La sua popolarità tra la nostra gente è alle stelle». È il segnale che «Dario» sta per accodarsi all’area “grancoalizionista” di cui fanno parte, tra gli altri, «Enrico» e «Walter»? Chissà.
Massimo D’Alema rimane defilato. Ieri mattina, a margine di un convegno, ha archiviato alla voce «disputa priva di senso» il dibattito sul tema «Monti è di destra o di sinistra?». Eppure, nella cerchia ristretta dei dalemiani (di cui non fa più parte Matteo Orfini, ormai convertito al bersanismo ortodosso), c’è chi discute apertamente dell’ipotesi di lasciare che Monti rimanga a Palazzo Chigi per qualche anno ancora. È il caso del deputato lucano Antonio Luongo, dalemiano di lungo corso, che immagina per il 2013 un remake del film andato in scena nel 1946. «Parliamoci chiaro, la politica deve rendersi conto che nella prossima legislatura ci dev’essere l’Assemblea costituente. I partiti devono occuparsi della grande riforma istituzionale lasciando che Monti lavori almeno fino al 2015 per superare definitivamente la crisi economica».
Senza saperlo (oppure no?), Luongo cita quello stesso schema su cui i “grancoalizionisti” di Pd, Pdl e Terzo Polo (Berlusconi compreso?) stanno lavorando. Una strategia che parte dalla riforma elettorale ispano-tedesca. Si scardina l’attuale bipolarismo e le coalizioni si presentano alle urne sapendo già che il presidente del Consiglio sarà uno dei Professori attualmente in sella. In pole position c’è Monti. In subordine, visto che SuperMario potrebbe essere coinvolto nella corsa al Quirinale, Passera (gradito soprattutto al centrodestra) o qualche «Mister X» che alcuni (leggasi Veltroni) avrebbero già individuato in Andrea Riccardi.
Fantapolitica? Tutt’altro. Non a caso Rosy Bindi, che nella partita sta con Bersani, lascia l’assemblea del gruppo parlamentare del Pd furibonda come non mai. «No alla Grande coalizione. Un anno e mezzo di Monti è più che sufficiente», mette a verbale alla fine della riunione. E visto che la tela dei grancoalizionisti parte proprio dalla riforma elettorale, ecco che «Rosy» si oppone. Il sistema ispano-tedesco? «Se è questo l’accordo, allora è contrario alla nostra storia e alle deliberazioni del nostro partito, che verrebbe così mortificato in maniera inaccettabile».
Da dove comincerà la causa di divorzio tra le due anime del Pd? Dall’articolo 18 e dal «no» di Bersani a Monti. Oltre alla rissa sull’annunciata (durante la trasmissione Omnibus, su La7) partecipazione di Stefano Fassina alla manifestazione della Fiom del 9 marzo. «Non è in linea col sostegno del Pd a Monti», dice il veltroniano Stefano Ceccanti. «Il Pd non è con chi contesta Monti», aggiunge Andrea Martella. «Fassina non può stare con governo e con la Fiom», conclude il lettiano Marco Meloni. E la ruota continua a girare.

martedì, 21 febbraio 2012

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commenti dei lettori

14 commenti presenti

Gabriele

22 feb 2012 22:09

Stando alla ricostruzione fornita da Tommaso Labate il Pd si dividerebbe non su qualche idee forza strategica ma nel sostegno da dare al governo Monti. C'è chi è a favore di una grossa coalizione e chi no. Per fare che? La riforma istituzionale. Quale? Non si sa. Basta che si faccia l'assemblea costituente. All'ombra del processo costituente tecnico quale politica economica? Quale politica sociale? I nuovi diritti civili? Sono temi tecnici. Si troverà un qualche accordo tecnico. Sicché la tecnica non è più una misura di efficienza ma diventa essa stessa un criterio politico. Non contano più le scelte sui temi perché non ci sono scelte da fare sui singoli capitoli. Devo decidere su quale welfare? La scelta è già istradata. Ce lo ha indicato la lettera dei tecnici della Bce. Quindi qualcuno ha già scelto per la politica. Che si occupa naturalmente di grandi temi istituzionali. Cioè si occupa di tecnica, dei mezzi per decidere, non avendo più niente da dire su ciò che si deve decidere. In questa situazione è meglio la scissione del Pd. Finalmente liberi da un equivoco per restituire alla politica il suo primato e sottomettere la tecnica alla primizia della decisione.

lucianochiazzese

22 feb 2012 21:18

proprio non penso. questa per il PD è l'ultima quaresima di passione senza la Pasqua di resurrezione.

giancarlo

22 feb 2012 19:28

un articolo agghiacciante in cui emerge il vuoto politico e culturale in cui opera il PD. Di questo passo l'astensionismo e l'estremismo dilagheranno e, di fronte all'autismo autodistruttivo dei partiti, anche l'illusione del governo tecnico svanirà come la mascherata delle liste civiche. Cosa potrà succedere a quel punto è difficile dirlo, ma forse sarebbe meglio cominciare a pensarci prima che sia troppo tardi.

Max

22 feb 2012 19:26

cari compagni duri e puri... Veltroni e D'Alema ricordo vengono dal vostro unito PCI e sono loro ad aver portato la guerra che era nel PDS POI DS all'interno del PD (VEDI SCONFITTA DI GENOVA PER ESEMPIO..) questi i fatti...poi ci sono le impressioni, le emozioni, le cose comode che non servono a nessuno...

giacomo

22 feb 2012 17:38

era meglio il pci con tutte le sue correnti senza democristiani dichiarati; non ci sarà nessuna scissione: Veltroni da un lato e Bindi dall'altro, dimostra che nel PD il matrimonio litigarello è sempre bello! Il PD una bella miscela di interclassismo laicoconfessionale che non porta da nessuna parte; l'art. 18 è una scusa per non toccare le corporazioni, gli ordini professionali e le caste che la fanno da padrone nei partiti, nelle istituzioni e nel paese

Sergio Condorella

22 feb 2012 16:45

Se Monti e' di sinistra, io sono radicalmonarchico con una striatura di liberalbolscevico.

franco mistretta

22 feb 2012 15:37

Se non fosse che l'ho provato di persona, viene da rimpiangere il monolitismo PCI !!

Giampiero

22 feb 2012 13:59

L'articolo 18 è fumo negli occhi... credetemi. Entrando in un'ottica popolare (e popolana) di contrapposizione tra classi, ceti e corporazioni, l'abolizione dell'Art. 18 rappresenta il vessillo dell'uguaglianza tra coloro che ora sono inseguiti dalla Guardia di Finanza e gli "altri", ovvero quelli che le tasse le devono pagare da sempre e subito tramite il sostituto d'imposta; essere in difesa o contro l'articolo 18 diventa così la foglia di fico che nasconde l'impresentabile debolezza di ognuno degli attori: serva al governo per smentire chi l'accusa di essere asservito alla sinistra, serve a Confindustria per dimostrare ai soci di avere ancora le "palle" (dopo aver supportato per anni chi li ha mandati per stracci), serve al sindacato e ai suoi nostalgici leaders per poter ancora una volta marciare a braccetto dietro uno striscione (eh... come quando eravamo giovani), serve al PD per dimostrare ai suoi elettori di essere ancora di sinistra, serve al PdL per dimostrare ai suoi elettori di essere ancora di destra, serve per dare un colpo al cerchio (liberi professionisti evasori) e uno alla botte (lavoratori dipendenti).... nella realtà non serve a niente: è solo fumo... paginate di giornali e chiacchiere. L'unica realtà (e Bersani se la stampi nell'ampia fronte) è che adesso il paese sta facendo enormi sacrifici, come mai nella sua storia in tempi di pace... e li sta facendo SENZA NEANCHE LAMENTARSI TROPPO nella speranza (vana o meno non ha importanza) che le cose finalmente cambino, che una buona volta il merito prenda il posto del diritto di nascita e della raccomandazione, che il paese si rimetta in moto dopo aver buttato 20 anni, che chi ha sbagliato paghi, che i soldi delle tasse portino dei frutti. Cosa voglio dire? Semplicemente che nella mente della maggior parte degli italiani dopo il sacrificio (il dovere) ci si aspetta il premio (il piacere)... di conseguenza quella forza politica che si prenderà la responsabilità di interrompere il processo che va dal sacrificio al premio proprio alla fine del primo, ne pagherà le conseguenze in termini di consensi per molti, moltissimi anni a venire: Berlusconi l'ha capito e muto sta... Bersani si regoli di conseguenza ed eviti di fargli questo favore.

michele50

22 feb 2012 13:15

Io non mi straccerei le vesti per una scissione nel PD ( che è il mio partito ), mi auguro solo che possa servire anche a chiarire i rapporti con gli altri partiti socialisti e riformatori europei per dar vita ad un progetto con grandi linee comuni perchè la strada per uscire dal tunnel della crisi del capitalismo finanziario e mercantilista passa solo per una grande Europa democratica e progressista e i tre paesi economicamente più importanti vano ad elezioni entro un anno. Monti non è la soluzione. è parte del problema e la sua attività nei primi 100 giorni, se si escludono i danni ai pensionati ed ai lavotratori, non ha colpito i veri centri della crisi, basta guadare il salva-italia o le liberalizzioni che non hano toccato banche, assicurazioni, reti tecnologiche, trasporti, caste professionali, ecc. (molto meno delel lenzuolate di Bersani) e, poi, le liberalizzazioni servono in situazioni di prosperità e non di recessione, i vantaggi si avranno a luingo termine. Occorre andare alle elezioni con un programma chiaro di inversione delle politiche sinora perseguite e comune ad altre forze europee, altrimenti di questo rigore per i citadini e tutela dei grandi gruppi finanziari, l'Europa morirà.

victorlupis

22 feb 2012 12:56

La fusione a freddo di due partiti solo a scopo elettorale prima o poi doveva arrivare ad un chiarimento. Le due anime confluite nel PD appartengono a due culture politiche completamente diverse ed alternative tra loro e prima fanno chiarezza e meglio è. I vari Letta, Franceschini, Castagnetti la Bindi e un giorno si e l'altro pure, dichiara che non vuole morire socialista, compreso l'americano Veltroni, avrebbero fatto meglio a seguire Rutelli. Come si fa a dire che il prof. dovrebbe rimanere anche dopo il 2013 ? Non vi è dubbio che l'esecutivo di Monti è di destra. Con i redditi che si ritrovano qualcuno poteva pensare che avrebbero introdotto una patrimoniale ? Hanno invece bloccato il recupero di parte dell'inflazione per le pensioni di appena 1450 euro lorde. Oltre alla riforma delle pensioni, non necessaria in quanto in linea con i conti fino al 2060, come da tutti confermato, anche dai tecnici europei. Il PD non ha avuto coraggio ma avrebbe dovuto andare al voto non si possono sostenere governi del genere che aiutano solo coloro che il problema l'hanno creato cioè le banche:

franco

22 feb 2012 12:32

MA QUANDO MAI LA SINISTRA E' STATA UNITA..

mirco

22 feb 2012 11:58

se la scissione servisse a creare un nuovo partito socialdemocratico vero orientato in europa con una visione sul xxi secolo , benvenga la scissione. E il problema non è l'art. 18 credetemi...

guanburrasca

22 feb 2012 11:41

Se è per quello, anche tre anni di Bindi presidente del pd, sono anche troppi

roberto

22 feb 2012 09:39

Certo che Fassina mi ricorda tristemente il Bertinotti di "lotta e di governo" di qualche anno fa'. Forse il Pd non ha capito fino in fondo che senza riforme veramente radicali il Paese fallisce. Monti e' l'ultima spiaggia, e non puo' finire il lavoro in poco tempo, e' necessario che vada oltre il 2013. Arroccarsi in trincea e difendere l'esistente provocherebbe solo brevi illusioni.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)