martedì, 7 febbraio 2012 ore 07:58

Sport

Punito il campione anti-doping
di Massimiliano Gallo

Ciclismo: deferito dalla federazione Filippo Simeoni, già escluso dal Giro d'Italia

The pack of riders climb a hill during the 198 km third stage from Grado to Valdobbiadene of the Giro d'Italia, May 11, 2009. Italy's Alessandro Petacchi won the stage and took the leader's pink jersey. REUTERS/Stefano Rellandini (ITALY SPORT CYCLING)

E hanno ancora il coraggio di parlare di lotta al doping, i signori dello sport italiano. Ma dove, ma quando, ma chi? Ieri il nostro ciclismo ha scritto un'altra pagina misera della sua storia. La Federazione ha deferito il campione d'Italia Filippo Simeoni per aver riconsegnato la maglia tricolore conquistata lo scorso anno. Violazione dell'articolo 1 del Regolamento di Giustizia e Disciplina Federale, c'è scritto. Roba ridicola. Che i telecronisti del Giro hanno annunciato a titoli di coda già in sovrimpressione. Non sia mai qualcuno volesse dire qualcosa.

Simeoni ha riconsegnato il tricolore per protesta. La sua squadra, la Flaminia-Bossini, è stata esclusa dal Giro d'Italia. La principale corsa a tappe nazionale non ha invitato la squadra del campione d'Italia. E sapete perché? Perché Simeoni è il ciclista più odiato da Lance Armstrong, il divo della corsa in rosa, quella del falso centenario (in realtà siamo alla 92esima edizione, solo che la prima è stata disputata nel 1909).

Il texano non ha mai perdonato al nostro ciclista (che pure ha scontato una condanna per doping) di aver parlato ai magistrati delle pratiche utilizzate dal dottor Ferrari, il medico che curava anche Armstrong. E non ha mai fatto nulla per nasconderlo, anche se in qualche recente intervista ha detto che non c'entra con la sua esclusione, e probabilmente sarà anche vero. In Italia siamo campioni nell'essere più realisti del re. I francesi - quella sì, gente seria - invece ancora ricordano quelle spacconerie di Lance, quando andava di persona a riprendere ogni fuga con Simeoni. Un messaggio chiaro, omertoso, rivolto al gruppo: «Se andate in fuga con lui non arriverete mai al traguardo». Lo fece, in maniera plateale, al Tour del 2004, con la maglia gialla indosso. Come a dire, qui comando io, e faccio vincere chi dico io.

Da un lato il discusso campionissimo, dall'altro il ciclista meno forte ma vessato solo per aver osato rompere gli schemi. E con chi si schiera lo sport italiano? Ma con Armstrong, ovviamente (che pure - ricordiamolo - non è mai stato beccato positivo ad alcun controllo antidoping). E nessuno dice nulla. Neanche quei dirigenti e quei soloni che poi ogni tanto vanno in tv a recitare predicozzi sui valori educativi dello sport quando il fuoriclasse di turno viene beccato con le mani nella marmellata. Che sia Ben Johnson, Diego Maradona, o tanti altri. Di Simeoni non si parla. Tanto meno in tv, dove ogni giorno la Rai dedica ore e ore alla tappa. Eppure, ne siamo certi, davanti alla tv ci sono tanti ragazzi cui andrebbe raccontata questa storia. Vedrete, non ne parlerà nemmeno il ct della Nazionale Franco Ballerini. Non per suonarcela da soli, ma solo un piccolo giornale come il Riformista segue da mesi questa assurda vicenda dell'esclusione di Simeoni dal Giro. E ha pure offerto al campione d'Italia una rubrica quotidiana in cui poter raccontare la corsa cui non ha potuto partecipare (nella rubrica di oggi, Filippo non affronta il tema del deferimento perché non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e quindi preferisce muoversi con cautela, ndr). Persino gli Stati Uniti - la terra di Armstrong - si interessano a lui. Il regista premio Oscar Alex Gibney lo ha intervistato per il suo documentario sulla carriera e la vita del texano.

Anche se il povero Filippo, parlando ai pm, non pensava di certo che le sue dichiarazioni finissero sui quotidiani il giorno dopo. Si fidava del segreto istruttorio, ma questa è un'altra storia. Da quel giorno la sua vita in gruppo non fu più la stessa. Ora, probabilmente, Simeoni starà pensando che anche il suo rapporto col ciclismo non sarà più lo stesso. Con il deferimento, i suoi progetti si complicano. «Dovevo fare il giro del Belgio a fine mese - ha detto - ma gli organizzatori mi volevano col maglia tricolore». In Belgio sì, in Italia no. «Il 6 giugno - ancora Simeoni - c'è il Trofeo Pantani ma a questo punto non ho certezze, dovrò prima sentire un avvocato».

Non è un rancoroso, Filippo. Parlando del Giro, ha detto: «Basso è un ragazzo che si è assunto delle mezze responsabilità ma ha anche pagato duramente scontando due anni di squalifica, è giusto che abbia una seconda possibilità». A lui, invece, la Federazione ciclismo pare non volergliela dare.

lunedì, 11 maggio 2009

invia il tuo commento alla notizia

commenti dei lettori

6 commenti presenti

Davide Rosella

23 mag 2009 20:44

Sono profondamente disgustato dall'esclusione di Simeoni dal giro d'Italia e rimango allibito alla notizia del deferimento. Riconsegnare la maglia è stato il minimo che potesse fare, io come sportivo avrei fatto sicuramente molto di più. Se venisse punito pesantemente dalla federazione, come temo, manifesterò contro una grave ingiustizia.

roberto curione

13 mag 2009 19:50

Quanti casi Pantani, in piccolo ! Il pirata fu perseguitato perchè con la sua caduta a Torino aveva messo in discussione la capcità organizzativa della città nel campo sportivo, mentre ad alto livello si lavorava x candidarla all'Olimpiade. Un caso che Pantani fu fermato pochi giorni prima dell'assegnazioni dell'evento olimpico a Torino ? Un caso che più nessuna testata abbia riportato una qualsiasi notizia sull' esito del procedimento civile contro la città di Torino, la Gazzetta, e le relative compagnie assicuratrici ? Qualcuno può dirmi com'è andata a finire ?

Bambino Franceschini

13 mag 2009 09:50

Come mai la sinistra non ha dato la colpa a Berlusconi?

aldo

12 mag 2009 23:22

il ciclismo andrebbe fermato per una decina d'anni

Renzo Bardelli

12 mag 2009 15:37

L'unico commento possibile è questo : stupefacente, ma forse non troppo. Una Federazione Ciclistica ( FCI) che non ha MAI brillato per stroncare con efficacia la lotta al doping ; che non ha preso posizione per sostenere la legittima aspirazione del campione d'Italia di voler portare la sua maglia tricolore al Giro del Centenario, aveva già dimostrato ( anzi, confermato !) di essere povera di ideali e di VALORI. L' attivazione di un assurdo provvedimento disciplinare a carico di Simeoni è solo la riprova di una struttura sportiva inefficiente che dovrebbe, essa sì !, SQUALIFICATA PER PALESE INIDONEITA'. .:

luigi Cardone

12 mag 2009 13:26

Sono l'avvocato che ha difeso Giampaolo Caruso innanzi al GUI (Giudice di ultima istanza in materia di doping), ora TAN, e innanzi al TAS (Tribunal Arbitral du Sport) di Losanna. Intervengo per sottolineare che vi è un'altra questione sottesa alla esclusione della Ceramica Flaminia - Bossini Docce (in cui militano sia Simeoni che Caruso) al Giro d'Italia 2009. Caruso, a seguito della pervicacia della Procura Antidoping, ha subito un procedimento disciplinare per la famosa "operacion Puerto" durato 18 mesi e che si è concluso con il proscioglimento in tutte le sedi del professionista. Per la stessa ragione e senza mai aver avuto un provvedimento di inibizione dalle corse, Caruso ha visto rescisso il contratto con la Lampre e, dimenticato da moltissimi, non ha corso per lo stesso lunghissimo periodo. Oltre l'ingentissimo il danno economico, ciò che mi preme sottolineare è che lo sport italiano o meglio, le istituzioni che lo rapprersentano, avevano un enorme debito morale nei confronti di Caruso, che si era sempre dichiarato innocente. Egli aspettava da tre anni (ultima partecipazione al Giro nel 2006 in cui si è classificato 12° assoluto) la possibilità del suo riscatto umano e professionale e il Giro 2009 ne rappresentava la sede naturale. E invece l'organizzazione del Giro RCS Sport - Deus ex machina dell'intero ciclismo nostrano - ributta a mare le speranze di Caruso, di Simeoni oltre che quelle dell'intera squadra . Vorrei che si parlasse anche di questo perchè è questo l'ulteriore gravissimo danno che una esclusione iniqua, bizzarra e immotivata ha determinato. Luigi Cardone