martedì, 7 febbraio 2012 ore 07:55

Sport

«L'Italia fu un errore» José Altafini, l'oriundo pentito
di Marco Sarti

l'intervista. «Quando ottenni il passaporto - racconta l'ex attaccante del San Paolo - in Patria mi accusarono di essere un traditore. Oggi Amauri e Thiago Motta fanno bene a chiedere un posto in Nazionale. Non cantano l'inno? Nemmeno io lo facevo».

di Marco Sarti
José Altafini si schiera dalla parte di Camoranesi, Amauri e Thiago Motta. Brasiliano di Piracicaba, l'ex attaccante di San Paolo e Palmeiras divenne nazionale azzurro nel 1961. Il passaporto lo ottenne grazie ai nonni, originari del Veneto. Oggi rimpiange quella scelta: «con il Brasile avrei vinto di più», ma difende i sudamericani che vogliono seguire le sue orme. «Se diventano azzurri perché le loro Nazionali non li hanno convocati, che male c'è?»

Altafini, come vive la polemica di questi giorni sui giocatori oriundi in Nazionale?

Nessuna polemica. Se la legge dice che un ragazzo è italiano, è giusto che giochi con l'Italia.

Porte aperte ad Amauri e Thiago Motta insomma. Come fu per lei nel 1961.

Sì. Anche se la mia situazione era diversa da quella di Camoranesi e gli altri. Quando arrivai ero già un campione del Mondo. Il titolo l'avevo vinto con il Brasile nel 1958 in Svezia.

In quella squadra giocava insieme a Pelè. Eppure preferì l'italia. Una scelta coraggiosa.

Semplicemente una scelta sbagliata. Oggi posso dire che all'epoca non avevo capito niente. Scelsi gli azzurri perché era un onore giocare in quella formazione. L'Italia aveva già vinto due volte la Coppa del Mondo, i verdeoro solo una.

Perché un errore?

Perché se non fossi stato convocato dall’Italia, magari avrei continuato col Brasile, che vinse in Cile nel '62 e in Messico nel '70. Un peccato, visto che a livello internazionale ho sempre fatto bene. Pensi che da brasiliano ho segnato 12 reti in 10 gare. Da italiano 6 reti in 5 partite.

Si era proposto lei per giocare in Italia?

Assolutamente no. Me l'avevano chiesto, perché avevo i nonni italiani. Poi fece tutto il Milan, che era la mia società. Gli conveniva farmi avere il passaporto, così liberavo il posto per un altro straniero.

Qui da noi l'opinione pubblica come la prese?

Benissimo. I giornali erano entusiasti. I miei compagni di squadra in azzurro altrettanto. Problemi semmai li ho avuti in Brasile.

Cosa accadde?

Fui oggetto di attacchi gravissimi. Smisero di considerarmi un brasiliano, mi definirono un ex patriota, uno attaccato al denaro.

Perché, quanto ci guadagnò a venire in Italia?

Assolutamente nulla. Ai soldi non ci pensavo proprio.

Scelse la nostra Nazionale perché si sentiva italiano allora?

Diciamo che ero contentissimo di giocare in maglia azzurra.

E l'inno lo cantava?

Basta. Questa storia dell'inno mi ha veramente stufato. Ma che uno è obbligato a cantarlo? Se io sono cattolico, devo per forza andare in Chiesa?

Il rischio è che qualcuno scelga l'Italia per opportunismo. Camoranesi, ad esempio, ha più volte detto di preferire l'Argentina. Ma quando non è arrivata la convocazione del suo Paese...

Ha fatto bene. Anche per Amauri è stato così. Lui voleva il Brasile, ma alla fine ha dovuto scegliere la squadra di Lippi. Che male c'è? Questi giocatori hanno l'aspirazione di giocare e vincere un Mondiale. Se la loro Nazionale non li convoca, fanno bene a provarci con l'Italia.

In questo modo la maglia azzurra diventa un mezzo per appagare le proprie aspirazioni.

Scusi, ma quest'estate con Kakà non è stato lo stesso? Ha detto di aver lasciato il Milan per il bene della società. E allora perché non è andato al Manchester City? I rossoneri avrebbero guadagnato molti più soldi. Invece ha scelto il Real perché vuole coronare le sue ambizioni e vincere il Pallone d'Oro.
Con questo sistema non si rischia di danneggiare i giovani? Per loro ci sarà sempre meno spazio.
Non è assolutamente vero. Se nascessero campioni come Totti e Del Piero giocherebbero comunque. I mediocri, invece, si eliminano da soli.

venerdì, 21 agosto 2009

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commenti dei lettori

5 commenti presenti

Nazzareno

24 ago 2009 10:02

la nazionale italiana deve essere un onore,no un..affare.- Abbiamo validi.,seri e brsvi giocatori giovani italiani; perchè accattonare pseudo ....oriundi..italiani.- Lo stesso discorso vale per che ,in un recente passato, ha snobbato la nazionale ( Totti) e ora,quasi quasi ci vorrebbe tornare sacrificando chi nel frattempo ha dato anima e corpo. Nazzareno

paolo ottoboni

22 ago 2009 20:05

Si può anche accettare in nazionale un vero oriundo, figlio di italiani. Si può accettare anche chi nato in un altro Paese è cresciuto in Italia. Ma chi prende la cittadinanza italiana solo per un qualche nonno della moglie ed è cresciuto e si è formato altrove, nella nazionale italiana non ha senso. Tanto più se questo rappresenta un ripiego pubblicamente ammesso. Altrimenti ci riduciamo al livello di quegli emirati arabi che naturalizzano e ingaggiano atleti africani per vincere qualcosa in atletica...

Lupo Rex

22 ago 2009 14:25

Non mi è mai piaciuto chi sputa nel piatto dove mangia. Altafini è stato pagato per dare calci a un pallone e per i suoi commenti poco intelligenti in radio e televisioni: quei soldi erano anche nostri! D'altronde dare calci ad un pallone non implica intelligenza, ma solo istinto e buoni riflessi. Qui in ballo c'era l'intelligenza: poca, come si vede. So long.

fabio

22 ago 2009 12:03

ANTONIO CASSANO è meno "oriundo" di Amauri e Camoranesi (che comunque non dovrebbe giocare perchè è calcisticamente cotto)?

petro

22 ago 2009 00:51

spero solo che questi prezzolati oriundi non vengano mai convocati in nazionale. La nazionale agli italiani. Ne abbiamo di ottimi. Purtroppo cio' che difetta e' il CT.