lunedì, 21 maggio 2012 ore 09:19

riformischia

Aubry spera da Bleu
Ma meritava il Galles

Nella foto: Martine Aubry

«Le primarie sono un pò come il rugby: prima ci si prende a botte e poi si festeggia tutti insieme. È quello che succederà anche a noi lunedì. In ogni caso farò in modo che sia così».
Sfrutta l’onda lunga dell’entusiasmo transalpino per l’approdo dei “galletti” in finale ai mondiali di rugby dopo la vittoria sul Galles, Martine Aubry, per dichiarare la fine delle ostilità con il rivale Francois Hollande, alla vigilia del secondo turno delle primarie socialiste previste per oggi.
Ma quella della Aubry appare più un’impresa alla gallese che alla francese, ovvero una lotta titanica fino all’ultimo secondo visto che, arrivata seconda al primo turno, è stata lasciata sola a combattere contro un Hollande che può godere del sostegno di tutti i candidati sconfitti.
Poco male, esattamente come il Prodi sorridente che metteva il cappello sulla vittoria dell’Italia proprio sul Galles al Sei Nazioni del 2006, la Aubry ha seguito ieri mattina, in compagnia del marito, Jean-Louis Brochen, la semifinale di rugby, trasmessa in diretta dalla Federazione nazionale di rugby a Parigi e destinata a diventare un classico di questo sport.
Onore alla Francia ma il Galles strameritava questa finale. Perché è giovane, perché è operaio ma con grandi individualità tecniche, perché ci ha creduto fino in fondo senza mai mollare. Alla fine, solo punto di vantaggio ha permesso ai transalpini di batterli (9-8) e raggiungere la terza finale di Coppa del mondo nella sua storia.
Tutti i titoli e gli onori però sono, giustamente, per gli indomiti dragoni: in 14 uomini per più di un’ora per l’espulsione del capitano Warburton al 18mo del primo tempo, i gallesi sono stati protagonisti di una partita incredibile, tutta coraggio e sacrificio, tanto da costringere i francesi a tremare fino ai minuti di recupero.
Non era destino, meglio dirlo subito. I gallesi, infatti, hanno anche avuto la clamorosa opportunità per portarsi in vantaggio, a soli tre minuti dalla fine ma il piazzato di Halfpenny (nomen omen), dalla metà campo, ha solo sfiorato il montante della H. Da guerra di trincea sul Monte Grappa il forcing finale, con qualcosa come 27 fasi giocate dagli avanti in rosso, fino al fatale “in avanti” che ha decretato la vittoria della Francia dopo che per interminabili minuti tutto era terra da conquistare.
Meravigliosa e gallese anche l’unica meta dell’incontro, marcata dal mediano di mischia Phillips a metà ripresa e, purtroppo, non trasformata da Stephen Jones: un altro degli infiniti rimpianti della partita, un altro tassello di storia patria del Galles, paese di orgoglio e miniere che ha onorato il rugby e insegnato coraggio. Giù il cappello per loro. Insomma, “Allez les Bleus”, orgoglio di una nazione che ha il rugby nel suo dna, come dimostrano le molte attestazioni di amore da parte di persone che, normalmente, verrebbero ritenute quanto di più lontano dalle botte e dal fango della palla ovale, come Francoise Sagan, il cui motto era «amo il rugby non perché è violento ma perché é intelligente».
Anche se la più rappresentativa dello spirito del rugby transalpino, resta la frase del nazionale Serge Blanco, per il quale «il rugby è come l’amore, devi dare prima di pretendere». Stamattina alle 10 la seconda semifinale, un’Australia-Nuova Zelanda che potrebbe riservare delle sorprese, mentre domenica prossima ad Auckland andrà in scena l’atto finale di quest mondiali, sottotono e con prestazioni, come quella dell’Inghilterra, ingiustifiabili sotto ogni punto di vista, in primis comportamentale.

Mauro Bottarelli

mercoledì, 19 ottobre 2011

invia il tuo commento alla notizia