Finalmente, dopo un anno e mezzo di carcere preventivo, e soprattutto dopo aver contratto il covid nel carcere di Cosenza tanto da finire in terapia sub intensiva perché già pieno di gravi patologie, il 75enne ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino potrà andare agli arresti domiciliari. Il suo stato di salute, però, è tuttora grave tanto da rischiare di finire in rianimazione.

È la Corte d’appello di Palermo presieduta dalla giudice Adriana Piras ad accogliere l’istanza urgente presentata dai difensori di Vaccarino, gli avvocati Baldassare Lauria e Giovanna Angelo. La Corte ha rilevato che sono venute meno le esigenze cautelari, in ragione del suo ricovero, in via d’urgenza e per pericolo di vita, presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale “Pugliese” di Catanzaro, a causa di una grave polmonite interstiziale: «Il predetto – si legge nell’ordinanza della Corte -, nel reparto di terapia sub intensiva, non risponde alla terapia e risulta prossimo al ricovero in rianimazione». La Corte aggiunge che ha ricevuto la relazione medica dell’ospedale, pervenuta solo lunedì scorso, dopo molteplici sollecitazioni.

I giudici hanno anche rilevato che l’età avanzata (75 anni) e le patologie pregresse – tra le altre la cardiopatia ischemica, l’ipertensione arteriosa, e l’aritmia per fibrillazione atriale persistente – cui si è innestata la grave patologia polmonare di Vaccarino nonché l’episodicità del fatto, seppure aggravato, consentono di «rivalutare, per elementi sopravvenuti, la pericolosità sociale». Non solo, la Corte riconosce che in «un soggetto come Vaccarino, in stato di grave decadimento fisico, possono essere adeguatamente neutralizzate con la misura degli arresti domiciliari, da eseguirsi, allo stato, presso l’ospedale ove il prevenuto è ricoverato ed alle dimissioni presso il domicilio che eleggerà».
In soldoni, a Vaccarino viene sostituita la misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari presso l’ospedale dove si trova ricoverato, col divieto di ricevere visite e comunicare con terzi, ad eccezione del personale medico, dei familiari conviventi e del difensore di fiducia. La Corte, inoltre, autorizza Vaccarino, all’atto delle dimissioni ospedaliere, di potersi recare, senza scorta, presso il domicilio eletto innanzi al pg territorialmente competente per l’esecuzione degli arresti domiciliari.

Ricordiamo che Vaccarino è stato vittima di malagiustizia, tanto da essere stato recluso ingiustamente nel supercarcere di Pianosa subendo indicibili torture. Nei primi anni del 2000 ha collaborato con i servizi segreti capitanati da Mario Mori per la cattura di Matteo Messina Denaro. Operazione vanificata a causa di una fuga di notizie. Recentemente ha collaborato con la procura di Caltanissetta, tanto da essere risultato importante per fornire elementi utili che hanno contribuito a portare alla condanna del super latitante come uno dei mandanti delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Ma la procura di Palermo l’ha inquisito e ha ottenuto la condanna di primo grado per aver favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. Eppure, secondo la difesa, avrebbe collaborato con la giustizia proprio per poter avere informazioni utili per la procura di Caltanissetta. Ora sarà il processo di secondo grado a fare chiarezza. Si spera, perché attualmente ancora non è fuori pericolo per via del covid e delle sue patologie pregresse.