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Francesco: idee chiare sui mass media. In pratica è più difficile…

Giornalista e saggista
https://datajournalism.com/read/handbook/verification-3/investigating-disinformation-and-media-manipulation/the-age-of-information-disorder
https://datajournalism.com/read/handbook/verification-3/investigating-disinformation-and-media-manipulation/the-age-of-information-disorder

Sulla comunicazione e sui mass media ed il loro ruolo, Papa Francesco ha le idee chiare. Merito, sicuramente, anche di chi lo aiuta nella stesura dei discorsi. Però, se le idee sono chiare e distinte, come va con la pratica?

Partiamo dalle idee. L’ultimo discorso, in ordine di tempo, è arrivato al “Copercom”, un consorzio cattolico sulla comunicazione che riunisce professionisti e media, sotto l’egida della Conferenza episcopale italiana. Iniziativa meritoria, attiva da anni, anche se sarebbe lecito chiedersi quali siano i risultati. Il discorso diventerebbe troppo lungo. Stiamo al tema. Il Papa li ha ricevuti  il 31 ottobre ed ha esordito alla grande: “i processi comunicativi cambiano continuamente e velocemente, e questo richiede un ‘di più’ di progettualità e visione”. E quindi ha proseguito con tre spunti di riflessione (schema a tre parti tipico di Bergoglio). Primo: coordinamento, tema che nella Chiesa è tutt’altro che scontato visto che di solito ognuno cura la propria parrocchia. Invece Bergoglio: “far fruttificare i talenti e le competenze a beneficio di tutti, a servizio della Chiesa in Italia”.  Secondo: cambiamento, cioé “cambiare non significa assecondare le mode del momento, ma convertire il proprio modo di essere e di pensare, a partire dall’atteggiamento di  stupore di fronte a ciò che non muta eppure è sempre nuovo! Stupore che è l’antidoto contro l’abitudine ripetitiva e l’autoreferenzialità”. Terzo, più complicato: “incontro, ascolto e parola. È una sorta di “a-b-c” del buon comunicatore, perché è la dinamica che sta a fondamento di ogni buona comunicazione”. E il Papa lo spiega così: “Se non c’è l’incontro, non c’è comunicazione. Ma perché ci sia incontro ci vuole la sincerità. Fare finta di incontrarsi è non incontrarsi, e questo è brutto. Poi viene l’ascolto. Molto spesso ci accostiamo agli altri con le nostre convinzioni, fatte di idee preconfezionate, e rischiamo di rimanere impermeabili alla realtà di chi abbiamo di fronte. Invece, si tratta di imparare a fare silenzio, prima di tutto dentro di sé, e a rispettare l’altro: rispettarlo non formalmente, ma effettivamente, ascoltandolo, perché ogni persona è un mistero”. E poi, aggiunge, “la parola, uscita dal silenzio e dall’ascolto, può diventare annuncio, e allora la comunicazione apre alla comunione. Incontrare, ascoltare e poi parlare. Il vostro lavoro sia sempre guidato da queste azioni, ponendo sempre l’attenzione ai sostantivi, cioè alle persone, più che agli aggettivi che distraggono”.  Ma subito dopo sottolinea un altro aspetto importantissimo: “Noi siamo in una cultura che è caduta nell’aggettivismo, tutto si aggettiva, e quando si aggettiva si perde la sostanzialità della cosa. Questa stessa dinamica può imprimere anche una svolta per le diverse conflittualità che sembrano voler fagocitare questo tempo”.

Il decalogo di Papa Francesco è chiarissimo. Ma in pratica? In pratica Francesco è la prima vittima del “disordine informativo”, sotto i cui colpi cadono anche i discorsi, gli interventi, i documenti ufficiali, le iniziative. Dietro c’è una pianificazione strategicamente  pianificata, guidata da interessi economici e finanziari. Basti pensare alle voci che si spengono: negli Usa i vescovi hanno decretato la chiusura degli uffici del Catholic News Service, l’agenzia stampa che operava da dopo il Vaticano II. Resta in piedi l’ufficio di corrispondenza di Roma, ma non si sa fino a quando. Motivi economici, hanno detto. Per il resto, si affideranno alla catena televisiva e comunicativa capofila nella critica al pontificato. E a questo proposito, il Napa Institute, in California, fondato e promosso da un cartello di imprenditori e politici di marca repubblicana, per “approfondire” la fede (leggere: cambiare la Chiesa) ha recentemente varato un finanziamento di 5 milioni di dollari per la comunicazione (contro la Chiesa bergogliana, ovviamente!).

Da qui il “disordine informativo” che è una strategia ben rodata e studiata a fondo (in Italia, stranamente, ancora no anche se si registra una lodevole eccezione all’Università Pontificia Salesiana). E prevede tre passaggi: si crea dall’alto la “disinformazione”, ovvero la diffusione di informazioni false con lo scopo di creare confusione, danno e orientare l’opinione pubblica; si crea dal basso la “misinformazione” ovvero la condivisione di notizie non verificate da parte di utenti che in buona fede (spesso no) si fanno a loro volta moltiplicatori; quindi interviene la “malinformazione” con la diffusione di notizie appositamente studiate per danneggiare l’immagine di singoli, comunità, prodotti, aziende ed istituzioni.

È una sfida per le democrazie, per la tenuta di un sistema democratico. È un attacco alla credibilità delle istituzioni sociali, politiche e per la scienza è un attacco alla tenuta delle analisi scientifiche. Ma è una sfida per la Chiesa. Un esempio. La pubblicazione (30 giugno 2022) del libro “Etica Teologica della Vita”, promosso e coordinato dalla Pontificia Accademia per la Vita. Volume di 530 pagine che raccoglie gli Atti di un seminario di studio in cui tutti i temi della Bioetica sono affrontati, studiati, discussi e dibattuti. Libro ridotto alle 10 righe di un’ipotesi di apertura sul tema della contraccezione, ignorando del tutto che  Papa Francesco ha difeso l’importanza del libero dibattito tra i teologi. Nella “vulgata” del “disordine informativo” l’informazione falsa è che il libro parli solo di contraccezione; la “misinformazione” è la ripetizione a pappagallo via social media e siti compiacenti dello scandalo che provano tanti cattolici (quanti? chi sono? che retroterra culturale hanno? quanto sono rappresentativi? sono profili falsi?). La “malinformazione” è la conclusione: c’è un dicastero vaticano che invece di difendere la vita vuole distruggere la visione cattolica di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI con la complicità di Francesco e saremmo solo all’inizio di uno smantellamento delle encicliche tipo Humanae Vitae ed Evangelium Vitae.

E il cerchio del disordine informativo si chiude. 530 pagine ridotte a 10 righe che probabilmente nessuno ha davvero letto. Quindi, per ritornare all’inizio del ragionamento, oltre a chiarire le teorie e le visioni, forse in Vaticano, qualche volta, sarebbe importante mettere a fuoco il “disordine informativo” e ‘darsi una regolata’.

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