Al momento in cui questo giornale va in stampa, la decisione del Tribunale della libertà non è ancora arrivata. Nel frattempo, però, a tenere banco sono le questioni processuali. Prima fra tutte quella relativa all’uso del
trojan horse: secondo la difesa, il dispositivo sarebbe stato inoculato nello smartphone di
Savastano in un periodo in cui non era consentito. La legge, infatti, prevede che il trojan possa essere utilizzato nei procedimenti penali iscritti dopo il 30 agosto 2020. L’inchiesta sui presunti appalti pilotati a
Salerno, invece, sarebbe stata aperta nel 2019. Altra questione è quella delle cosiddette intercettazioni a strascico. Sempre secondo la difesa, gli investigatori hanno captato le conversazioni di Savastano sulla base dell’autorizzazione ottenuta dalla Procura in ordine all’ipotesi di turbativa d’asta formulata verso lo stesso consigliere regionale.
Al termine di queste intercettazioni, però, i pm hanno contestato a Savastano anche il reato di corruzione. In altre parole, i magistrati e gli investigatori si sarebbero serviti delle intercettazioni per “andare a caccia” della corruzione: una pratica vietata anche alla luce della sentenza Cavallo, cioè di quella pronuncia con cui la Cassazione ha ribadito che le conversazioni captate nell’ambito di un determinato procedimento penale non possono essere utilizzate in un diverso procedimento. La difesa di Savastano, infine, ha chiarito come l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Salerno sia ormai superata dai fatti: prova ne è la determina con cui il 22 ottobre scorso, quando il consigliere regionale era già ai domiciliari, il Comune ha prorogato l’affidamento di alcuni servizi secondo le modalità finite sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati. Segno che il presunto sistema di assegnazione pilotata degli appalti si alimenterebbe a prescindere da qualsiasi intervento di Savastano.
Ora non resta che attendere la decisione del Riesame che potrebbe rimettere in libertà il consigliere regionale. Due giorni fa, intanto, è passato dal carcere ai domiciliari Fiorenzo Zoccola, il leader delle cooperative sociali salernitane coinvolto nell’inchiesta della Procura insieme con altre 28 persone. L’imprenditore avrebbe confermato l’esistenza di un accordo tra cooperative e politiche, teso a garantire alle prime continuità lavorativa in cambio di voti ai fedelissimi del governatore Vincenzo De Luca, incluso Savastano. Resta da vedere se queste ipotesi reggeranno al successivo vaglio da parte della magistratura