Il fallimento di de Magistris
Comune di Napoli, il debito monstre nega nuove assunzioni

I dipendenti del Comune di Napoli hanno un’età anagrafica più alta rispetto alla media nazionale, oltre a essere pochi e forse poco qualificati: circa il 40% ha più di 60 anni, la media è di 53. Oltre l’età anagrafica, un altro elemento di valutazione del personale è costituito dall’anzianità di servizio: in quasi tutti i Comuni italiani, secondo le ultime statistiche ufficiali disponibili, circa la metà dei dipendenti ha più di 20 anni di servizio, mentre a Napoli questa quota supera il 65%. In tutto ciò, negli ultimi dieci anni Palazzo San Giacomo ha perso 6mila dipendenti: nel 2011 erano 11mila mentre oggi sono poco meno di 5mila, a causa di una serie di tagli al personale che hanno avuto ricadute evidenti sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. «L’età media dei dipendenti del Comune di Napoli, oggi, è di 53 anni – spiega Annibale De Bisogno, segretario regionale della Uil Fpl che segue direttamente le vicende di Palazzo San Giacomo – Il personale anziano si è ridotto moltissimo, causa quota 100, oggi è molto più qualificato, tenendo conto che negli ultimi anni tre anni l’amministrazione ha assunto circa mille unità. Resta il fatto, però che il ricambio è stato molto esiguo e assolutamente non sufficiente».
Recentemente Palazzo San Giacomo ha annunciato 1.300 assunzioni. In realtà si tratta di stabilizzazioni, cioè di contratti a tempo determinato o indeterminato a lavoratori precari già da anni alle dipendenze del Comune. «Sarà molto difficile attuare la nuova dotazione organica, tenendo conto i tempi stretti e le autorizzazioni che bisogna richiede alla commissione di controllo del piano di rientro – fa sapere De Bisogno – In ogni caso non sarà sufficiente». Solo quest’anno, infatti, ci sono state circa 700 quiescenze. «La dotazione organica attuale dovrebbe essere di oltre 12mila unità – spiega De Bisogno – Oggi il Comune di Napoli conta meno di 5mila dipendenti: 1.500 vigili urbani, circa 1.200 unità nel comparto scuola, circa mille tra tecnici, giardinieri e cimiteriali e, per la restante parte, circa 1.300 amministrativi». La soluzione potrebbe essere un’exit? «Sarebbe troppo bello applicare lo schema “uno dentro e uno fuori” – afferma De Bisogno – ma non è fattibile. Servirebbe una legge specifica per gli enti che si trovano in condizioni analoghe a quelle del Comune di Napoli».
L’exit, o anche “scivolo”, è una manovra che prevede il congedo di tre anni per i dipendenti vicini alla pensione e l’inserimento di altrettanti giovani, magari più qualificati. I lavoratori “anziani” beneficiano di una sorta di pensionamento anticipato e continuano a ricevere il loro stipendio dall’ente che, contemporaneamente, assume e stipendia i giovani. Si tratta della manovra con la quale Antonio Bassolino, quando era governatore della Campania, sostituì un terzo dei dirigenti. In un’organizzazione comunale perfettamente funzionante sarebbe un’operazione vantaggiosa, utile a svecchiare la macchina amministrativa. Difficile, però, che si possa realizzare a Napoli. «L’idea di un’exit è ottima, ma non attuabile all’interno di un comune in predissesto», spiega Ferdinando Pinto, professore di Diritto amministrativo presso l’università Federico II ed ex sindaco di Sorrento. «Palazzo San Giacomo non può assumere nessuno se non previa autorizzazione della commissione centrale – aggiunge Pinto – Dove prenderebbe i soldi per pagare due persone se non riesce a pagarne neanche una?» Palazzo San Giacomo ha un debito complessivo di circa quattro miliardi di euro e va da sé che non può realizzare quest’operazione di svecchiamento e innovazione che pure sarebbe indispensabile per una macchina comunale antiquata e farraginosa. Come si esce dalla situazione disastrosa nella quale versa il Comune? «Non se ne esce – osserva Pinto – Il sindaco de Magistris avrebbe dovuto dichiarare immediatamente il dissesto. Forse politicamente non sarebbe stata una scelta ottimale, visto che per anni non avrebbe potuto fare nulla, ma di certo era l’unica decisione sensata da prendere». E se l’exit fosse inserita in una legge speciale? «Napoli non è l’unico Comune in difficoltà – conclude Pinto – Seguendo questo ragionamento allora anche Palermo o Torino dovrebbero beneficiare di misure straordinarie, il che rende questa ipotesi impraticabile».
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