Entro il 18 settembre chiuderà il consolato generale russo di Bonn
Droni esplosivi a Lipsia, fermati due agenti di Mosca: asse tra Europa e Nato per fermare l’influenza di Putin
L’affaire Lipsia continua ad agitare la politica europea e i rapporti ormai sempre più tesi tra Russia e Germania. Dopo l’accusa di Berlino nei confronti di Mosca, con l’intelligence tedesca che ritiene ormai certo che vi sia la regia russa dietro i droni esplosivi ritrovati nei pressi dell’aeroporto di Lipsia agli inizi di agosto, il governo di Friedrich Merz ha deciso subito delle contromisure. La Germania ha fatto sapere alla “Casa Russa” di Berlino che il suo staff deve lasciare il Paese entro sette giorni. Entro il 18 settembre chiuderà il consolato generale russo di Bonn. Il Ministero degli Esteri di Mosca ha convocato l’incaricato d’affari tedesco Bernd Finke per discutere di quanto accaduto. E in una nota, la diplomazia russa ha accusato Berlino di avere “deliberatamente avviato una provocazione aperta volta a inasprire le relazioni russo-tedesche”. “Le azioni delle autorità tedesche riceveranno una risposta dura”, ha continuato il Ministero. “Credo che sia un altro errore, e anche grave”, ha invece detto il presidente russo Vladimir Putin, “e, a mio avviso, è chiaramente contrario agli interessi del popolo tedesco”.
Ma la tensione tra i due Paesi è solo una parte del terremoto politico provocato dall’attacco ibrido di Lipsia e dai risultati delle indagini delle autorità federali. Le forze dell’ordine hanno fermato due sospettati per l’attacco all’aeroporto: un cittadino russo con passaporto lettone e un uomo bielorusso con passaporto russo. Il problema però riguarda soprattutto il secondo, perché il cittadino bielorusso sarebbe entrato nell’area Schengen con un visto turistico italiano. L’ipotesi è stata discussa anche dall’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, secondo la quale, se venisse confermato, ciò “dimostrerebbe molto chiaramente che i visti sono uno strumento utilizzato da persone che intendono arrecare danno all’Unione europea”. Dopo la riunione informale dei ministri degli Esteri Ue in Irlanda, l’ex premier estone ha ribadito il suo obiettivo di limitare il rilascio dei visti ai cittadini russi. “Non è accettabile che un Paese stia bombardando l’Ucraina e uccidendo civili, a luglio e agosto più che mai dall’inizio di questa guerra, e allo stesso tempo i cittadini russi entrino e beneficino dell’ospitalità dei Paesi europei”, ha affermato Kallas. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato che il governo italiano farà “tutti i controlli necessari” e le verifiche del caso.
Mentre da Bruxelles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha nuovamente serrato i ranghi ribadendo che l’operazione di Mosca vedrà una reazione compatta degli Stati europei. “L’intimidazione non funziona”, ha dichiarato von der Leyen insieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte. “Siamo uniti. L’Europa e la Nato non si limiteranno a mantenere la pressione sulla Russia; la intensificheremo e non ci fermeremo finché la Russia non smetterà di bombardare e uccidere bambini, uomini e donne innocenti in Ucraina”, ha proseguito la presidente della Commissione. E sia lei che Rutte hanno confermato che il sostegno all’Ucraina non è messo in discussione. “Se la Russia pensa che ci spaventeremo per le minacce o che smetteremo di aiutare l’Ucraina, si sbaglia, la nostra unità non è in discussione, il nostro sostegno all’Ucraina è chiaro”, ha detto il segretario generale dell’Alleanza atlantica. Mentre, sempre in ambito Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza, ha confermato che “Lipsia non è un caso isolato, e distogliere lo sguardo premia solo l’aggressore”.
Intanto, proprio per quanto riguarda il sostegno europeo all’Ucraina, la mossa più chiara del legame tra il caso di Lipsia e la politica Ue nei riguardi di Kyiv è arrivata ieri con la telefonata tra Merz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel colloquio, i due leader si sono focalizzati sull’operazione a Lipsia e sul supporto tedesco all’esercito di Kyiv, ma anche su un accordo bilaterale per quanto riguarda i droni.
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