Sono mesi che ripete: “Basta sprechi, bisogna tagliare”. La premier ha blindato la legge di bilancio e imposto alla maggioranza di non presentare emendamenti. Il limite è scaduto ieri sera alle 20 (qualche ora in più del previsto) e alla fine saranno circa duemila quelli delle opposizioni e nulla o quasi quelli della maggioranza che farà le correzioni che deve – ovvero trovare due miliardi per non tagliare le pensioni del pubblico impiego ed evitare, ad esempio, la fuga dagli ospedali di medici e infermieri – con un emendamento del governo. Ma nonostante tutto – compresa la vendita del 25% di Mps per incassare 950 milioni – la manovra italiana non convince. Bruxelles la considera “non pienamente in linea” con gli obiettivi di politiche prudenti e di risanamento, e invita l’esecutivo di Giorgia Meloni a “tenersi pronto a prendere le misure necessarie”. Non si trarrebbe di “manovre correttive”, ha precisato il commissario Gentiloni, piuttosto di un invito a prendere le misure opportune. Ad esempio il pieno utilizzo e attuazione del Pnrr e il taglio della spesa. Che non rispetta le attese. Rispettiamo il tetto di un aumento della spesa primaria non superiore all’1,3%. Ma siamo e restiamo troppo spendaccioni. Ma dove? E come, se la manovra è blindata soprattutto nella spesa?

Il maggior colpevole è senza dubbio il superbonus e gli oneri a carico dello Stato. Per il resto il trucco si chiama dl Anticipi, ed è uno di quella dozzina “collegata” alla legge di bilancio. Il decreto Anticipi, così come poi sarà il Mille proroghe a gennaio, è diventato la più classica delle finestre da dove rientra quella spesa corrente che è stata orgogliosamente tenuta fuori dalla legge di Bilancio. Il decreto deve essere convertito entro il 17 dicembre, è ancora in Commissione al Senato e deve passare dalla Camera. Restano poco più di venti giorni. È possibile che la doccia gelata di Bruxelles faccia desistere da numerosi emendamenti – ne abbiamo contati una quindicina – perché onerosi rispetto alla spesa. La discussione è in corso e andrà avanti per tutto il fine settimana. Slitta quindi la Manovra.

Gli emendamenti alla manovra

Tra gli emendamenti c’è quello che così recita: “Le risorse destinate agli uffici di diretta collaborazione del ministero dell’Agricoltura e delle Foreste sono incrementate di due milioni di euro a decorrere dal 2024”. Il ministero è quello di Lollobrigida, detto anche “Lollo” e “Cicciobello” per l’aria da simpatico piacione che il potente ministro dell’Agricoltura nonché cognato d’Italia (è il padre delle figlie di Arianna Meloni) ha sempre sfoggiato anche in Parlamento. Prima di lui hanno beneficiato in tal senso, magari con meno risorse, tutti i ministeri, da Sangiuliano a Santanchè passando per Tajani e Fitto. Erano 300 gli emendamenti della maggioranza al dl Anticipi. Tra questi il credito d’imposta per i birrifici (Lega); l’esenzione dell’Iva alle sedute di chirurgia estetica (senatore Ancorotti titolare di un’azienda di cosmetica); l’una tantum per favorire la transizione digitale dei medici di base (sempre FdI). Forza Italia aveva provato a metterci la proroga del Superbonus (tra le cause della bocciatura di Bruxelles).

I tentativi di Lotito

Scopriamo, ad esempio, che il senatore Lotito non ha solo la SS Lazio in cima al suo cuore ma anche Barletta: vorrebbe duplicare la sovrintendenza e portarla anche a Foggia; e vorrebbe anche un milione per ristrutturare il velodromo (sempre a Barletta). Un altro emendamento fa passare a tempo indeterminato i dipendenti della Protezione civile della Regione Molise che erano a tempo determinato. C’è il commissario straordinario per l’Autostrada del Mediterraneo Cosenza-Altilia. La coppia Lotito-Ronzulli ha presentato la richiesta per il progetto di traduzione del Talmud babilonese. Costo: circa due milioni di euro. Il senatore Guido Quintino Liris (FdI) vorrebbe tassare la cartina con cui si rollano le sigarette equiparandola a quella del tabacco lavorato. Il ministro Tajani ha fatto le cose in grande e chiede la stabilizzazione dei lavoratori degli enti territoriali di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sardegna.

E meno male che questo era il governo dei tagli della spesa pubblica. Quella che segue è meravigliosa: i dipendenti dell’Unione tiro a segno transitano sotto le potenti braccia di Sport e Salute affidata di recente a Mezzaroma, parente di Lotito. Era compreso anche il presidente del Tiro a segno, disciplina che ha a palazzo Chigi un supporter di primissimo piano: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Molti di questi emendamenti sono già stati giudicati irricevibili. Il resto del lavoro lo farà la relazione tecnica del Mef. Resta il fatto che la maggioranza ci ha provato. E ci proverà ancora. Da una parte o dall’altra ci riuscirà. Alla faccia del taglio della spesa.

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.