Regole, regole, gerarchie, gerarchie. L’aria si ferma, tutto salta e si scombina perché possa rinascere una comunità. Perché dentro tanto dolore, in mezzo a tanto male, s’accenni la distesa di un lembo di bene. È l’Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia. Un film duro, che ha cominciato a scuotere i pochi che già hanno potuto vedere. Perché il carcere scuote, frattura le pietre più dure: esiste e resiste solo perché i più non ne conoscono i meandri bui.

Alla brava gente arriva di rado la disperazione che sgorga oltre le sbarre, fra il sopra e il sotto dei letti a castello, dentro le celle che non sono le camerette adorne di poster delle case comuni. Pensare ad altro che il carcere è per civiltà sovra evolute, richiede sforzi di comprensione, impegni che nei polsi le vene tremano. Il carcere è una soluzione facile, si spaccia in giro semplice, e piace, dà consenso. Ogni tanto l’aria solida, invalicabile, che sta intorno ai penitenziari si sfalda: molecole gassose si buttano in fuga e il dramma trapassa spazi vuoti. Nel carcere di Cosenza suonano le stoviglie, battono l’acciaio delle inferriate, cozzano l’anima dura dei blindati e di certe orecchie. I detenuti accennano una protesta che è solo la solita nenia a lutto, quando qualcuno fra i compagni muore, e loro sono convinti che il peggio si sarebbe potuto evitare.

Pasquale Francavilla non lo saprà della protesta, e cosa che ormai non lo riguarda: è morto nella casa circondariale “Sergio Cosmai”, aspettava che passassero gli ultimi 10 mesi di pena che gli erano rimasti, di una condanna per spaccio, rimediati in un’operazione che, per lui profeticamente si chiamava Apocalisse. Era affetto da una malattia vascolare, in ospedale ci stava fino a pochi giorni fa. I trombi, la rianimazione, sembrava che ce l’avesse fatta. Invece lo hanno dimesso, è ritornato immediatamente in carcere, e immediatamente il difensore ha denunciato la gravità dell’atto. Ha chiesto che venisse riportato in ospedale, a casa. Ora, si narra, della sorpresa generale: di medici, agenti, direttori, avvocati e familiari.

Tutti dicono che era evidente che sarebbe finita male. La Procura, come di rito, aprirà indagini. A Pasquale Francavilla non interessano più le sorprese, le colpe. Ha attraversato l’aria intorno al carcere, che per un attimo si era fatta morbida. Ora l’aria di nuovo si atteggia a cemento: chiude quelli di fuori, fuori, e si tiene dentro quelli di dentro.

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E' uno scrittore italiano, autore di Anime nere libro da cui è stato tratto l'omonimo film.