Verso il voto
Elezioni Liguria, il campo largo si gioca la sopravvivenza e a sinistra suona l’allarme. Domani tutti a Genova

Un po’ come il Michigan, uno dei 7 Stati in bilico nelle prossime elezioni americane. Così, nel suo piccolo, anche la Liguria rischia di essere determinante negli equilibri politici nazionali. Soprattutto per il campo largo, che a Genova si gioca alla roulette la sua sopravvivenza. E le leadership di Elly Schlein e di Giuseppe Conte, che qui incredibilmente sono nella stessa squadra senza infingimenti. A metterci la testa è Andrea Orlando, un cursus honorum di tutto rispetto, in altri tempi lo si sarebbe definito un cavallo di razza: quattro volte ministro, a Montecitorio dal 2006, una complessa circumnavigazione nelle correnti del Pd, e un approdo tranquillo nella sinistra interna, con Elly Schlein ma senza grande trasporto. Per lui la Liguria è stata soprattutto una fuga dal nuovo corso del Nazareno, più che l’agognato ritorno a casa. La lunga detenzione domiciliare di Giovanni Toti gli aveva spalancato la porta, ma Marco Bucci – lo sfidante civico messo in campo da Giorgia Meloni – ha reso tutto più difficile.
Schlein, le certezza vacillano
Un destino che riguarda anche la segretaria del Pd, che si dice sicura del 3-0 nel turno elettorale autunnale, e che ora vede vacillare le sue certezze. La sconfitta dell’ex ministro infatti riaprirebbe l’eterno dibattito sulle sue capacità di coordinare un’alleanza così eterogenea, silenziate dopo il successo alle europee di giugno. Dentro il Pd è di nuovo tutto un vociare: la “ragazza” non ha la statura politica per reggere il comando, difetta in autorevolezza, è troppo arrendevole con Conte. Morale: se perde, si riapre il capitolo dei federatori, un’esca per attirare l’esperto e tranquillo Paolo Gentiloni, tutta un’altra stoffa.
Gogna per Conte?
Fiato sospeso anche a Campo Marzio, l’elegante sede romana dell’avvocato di Volturara Appula, che in caso di sconfitta di Orlando diventerebbe il nuovo capro espiatorio. Il leader del M5S ha voluto in tutti i modi la testa di Matteo Renzi: Italia Viva è stata esclusa dal voto ligure, non c’è un suo candidato nel campo largo. Naturale che l’eventuale affermazione del sindaco di Genova, ancor più se con un margine ristretto, vorrebbe dire gogna per Conte e allori per Renzi. Il fiorentino infatti in questo modo avrebbe buon gioco a dirsi determinante per il centrosinistra.
Tutti a Genova
È anche per questo che domani saranno tutti a Genova, a poche centinaia di metri di distanza. Il centrodestra al Porto Antico (alle 16:30) con la presidente del Consiglio, i suoi due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Stefano Bandecchi. Mentre il campo largo in Piazza Matteotti (alle 17:30) con Schlein, Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e in video collegamento Carlo Calenda, con Elena Bonetti, delegata da Azione, ad andare in piazza. Come avvenne solo il 18 luglio, con l’allora presidente della Liguria agli arresti domiciliari, e con il sol dell’Avvenire in arrivo. Poi settimane e settimane di distinguo, Orlando lasciato nel congelatore, Conte pronto a regolare i suoi conti, Schlein un po’ troppo svagata.
Suona l’allarme a sinistra
L’allarme a sinistra è suonato nelle ultime due settimane, con la diffusione di rilevazioni sempre più negative e con il frontman spezzino messo in difficoltà dalla concretezza del primo cittadino. Un uomo del dire, cresciuto nei divanetti del Transatlantico il primo; un uomo del fare il secondo, il commissario della rapidissima ricostruzione del Ponte Morandi. Diversità caratteriali enormi che trasformano il voto dei liguri anche in una sfida tra due candidati diversissimi uno dall’altro. In più la Liguria anticipa il voto di altre due Regioni, Emilia-Romagna e Umbria, che andranno alle urne il 17-18 novembre. Ovvero l’incubo che si manifesta: dalla serata genovese con il tintinnio di manette che lasciava presagire una vittoria netta, un 3-0 inequivocabile per determinare il tramonto di Meloni, a un 2-1 con il gol della bandiera affidato alla sola Emilia-Romagna. E con il probabile tramonto della segretaria del Pd. E tutto per colpa di uno swing state.
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