In un suo saggio significativamente titolato ‘Gli assassini della memoria’, lo storico Pierre Vidal-Naquet definì i negazionisti dell’Olocausto ‘degli Eichmann di carta’.

A volte non è nemmeno necessario spingersi fino alla volontà espressa e palese di negare, ma ci si può mantenere su una ipocrita linea d’ombra intrisa di burocrazia e politicamente corretto. Così, in questa epoca di deriva assoluta nutrita di cancel culture e di uso strumentale della memoria, stupisce fino ad un certo punto, ma di certo indigna, la notizia che arriva dalla amministrazione della scuola “Anne Frank” di Tangerhuette, in Sassonia-Anhalt, desiderosa di cambiare nome del plesso: la direttrice dell’istituto, dopo aver scontato una curiosa epifania, ci ha tenuto a comunicare che la brutale vicenda della piccola ebrea olandese scomparsa nei campi di sterminio nazisti non sarebbe adatta per i bambini e, ha aggiunto per peggiorare la già assai incresciosa decisione, è necessario evitare di urtare la suscettibilità delle famiglie di origini immigrate.

Avanza ormai la fauce di un abisso che celato pietosamente dietro lodevoli concetti, come accoglienza, tolleranza, politicamente corretto, è in realtà solo debolezza e baionetta snudata di un terzomondismo anti-occidentale, veleno di sacche infette di un occidente che odia se stesso e che utilizza, in questo suo moto autodistruttivo, la presunta sensibilità altrui come arma e come giustificazione.

È assai curioso che l’amministrazione della scuola abbia scoperto e pensato tutto ciò solo ora, ora che la fiamma vitrea dell’antisemitismo si leva alta nel cuore d’Europa e in America.
Non è difficile nemmeno immaginare a quali particolari immigrati faccia riferimento il pensiero della direttrice, a cui si è accodato il sindaco.La loro scelta non è tolleranza, né accoglienza, né sensibilità, ma purissima, ipocrita violenza. Cancel culture che riafferma la logica della sopraffazione e la volontà di scomparsa delle nostre radici e della nostra memoria.
La direttrice, il sindaco, tutti quelli che concordano con questa mostruosità dovrebbero tenere a mente quanto il filosofo Gunther Anders scrisse al figlio di Adolf Eichmann, “si accorge che noi tutti, proprio come Lei, abbiamo a che fare con qualcosa che è troppo grande per noi? Che tutti noi accantoniamo il pensiero del troppo grande e della nostra non-libertà nei confronti del troppo grande? Che tutti noi quindi siamo ugualmente figli di Eichmann?”.