I dati sulla povertà assoluta e relativa diffusi due giorni fa da Save the Children con la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia ci dicono che l’incidenza della povertà per le famiglie con figli è aumentata dal 19,8 al 20,4%, con un valore triplo per le famiglie con tre o più figli rispetto a quelle con un solo figlio minorenne. In Campania una famiglia su cinque è in povertà relativa (al Nord una ogni sei). Questo vuol dire che ci sono molti bambini in condizioni di emergenza sociale ed economica. Molti, troppi bambini. «Quanto futuro perdiamo?», è la domanda che ha animato uno studio voluto dall’associazione “Con i bambini” di Marco Rossi Doria e realizzato da Demopolis-istituto nazionale di ricerche.

Da questo studio sono emersi dati allarmanti sui quali sono necessari momenti di dibattito e di riflessione politica e nazionale. Ebbene, è emerso che a settembre le scuole si sono aperte con oltre 80mila giovani studenti bocciati per le troppe assenze. «Una città di studenti fantasma», dice Rossi Doria, come l’intera città di Caserta che conta circa 80mila abitanti. Il problema dell’abbandono scolastico è un triste primato del nostro Paese, e Napoli è tra le città con le percentuali più alte. «Siamo preoccupati che troppa parte dei bambini e dei ragazzi in età precoce sono rimasti e rimangono indietro, e hanno fragilità e difficoltà di cui non riusciamo ancora ad occuparci come vorremmo», spiega Rossi Doria presentando i dati della quarta edizione del report “Gli italiani e la povertà educativa minorile” alla presenza del viceministro del lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci. La politica, il terzo settore, le istituzioni, la scuola, le famiglie sono chiamate a un nuovo patto di comunità. Intervistando 3.540 persone nella prima decade di novembre si sono raccolti dati utili a misurare la percezione del fenomeno relativo alla povertà educativa minorile e indagare le cause e le possibili soluzioni. Partendo con l’interrogarsi sul ruolo della scuola e della comunità educante. Quanto si è imparato dalla dura lezione del Covid?

«Per il 68% degli intervistati – spiega Maria Sabrina Titone di Demopolis – la scuola è in ripresa ma non ha fatto tesoro di questa esperienza, non ha sanato le sue problematiche. Per un quinto degli intervistati si è cercato di trovare soluzioni ma non risultano ancora risolti i grandi problemi». Quali? Le strutture ritenute spesso troppo vecchie, la carenza di attività di recupero per ragazzi in difficoltà, la mancanza di motivazione da parte di insegnanti e studenti, l’abbandono e la dispersione scolastica. Quella di oggi non si presenta come una scuola capace di garantire uguaglianza di opportunità? Nel 50 per cento dei casi appare aperta a tutti ma con livelli di qualità differenti. Di qui la dispersione scolastica, con il nefasto primato italiano e in particolare campano. Nell’oltre il 70 per cento dei casi risulta un fenomeno collegato alle difficili condizioni socio-economiche delle famiglie di origine o all’inadeguatezza della scuola per assenza di strategie di recupero di studenti a rischio, all’inadeguatezza delle istituzioni, a un limitato accesso dei ragazzi ad opportunità di crescita anche al di fuori della scuola.

L’Italia non è un Paese a misura di minori e ce lo dimostrano i dati in aumento sulla dipendenza da smartphone e tablet, sulla violenza giovanile e sulla diffusione delle baby gang, su bullismo e cyberlussimo, sull’impoverimento del linguaggio tra i giovani. Come uscire da tutto questo? Qui dovrebbero entrare in campo la politica e le istituzioni, prima ancora o comunque al passo con associazioni del terzo settore e famiglie. Servono strutture sportive adeguate e servono servizi sociali efficienti, un affidabile sistema di trasporto pubblico, maggiore sicurezza urbana, seri investimenti sulle scuole, più luoghi di apprendimento extrascolastico, e ovviamente una sanità che funziona, spazi verdi in ogni quartiere, cinema, teatri, librerie ad ampliare l’offerta socio-culturale dei territori, città capaci di rigenerarsi e aprirsi ai bisogni dei giovani. E chi deve agire agisca!

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Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).