Durata eccessiva dei processi e carenze mai pienamente sanate negli organici. Il presidente dell’ordine degli avvocati di Vallo della Lucania, Domenico Lentini, accetta di fare con il Riformista una riflessione sulle difficoltà del Tribunale del distretto di Salerno dove tra i procedimenti pendenti ce n’è uno risalente addirittura al 1966. «Il punto è che il problema non viene affrontato a livello centrale – osserva il presidente Lentini – Il nostro è un Tribunale che da tanti anni va avanti con una pianta organica di dodici unità, basterebbe implementarla di tre o quattro unità per avere un Tribunale efficiente e passare dall’ultima posizione a una posizione centrale, allineandoci alla media nazionale della durata dei processi. Cosa costerebbero allo Stato tre magistrati in più?».

«Non c’è supplenza, per cui diventa quasi impossibile sostituire un giudice assente o trasferito e questo – continua Lentini – comporta che per mesi un ruolo resta congelato e le cause non vengono trattate. E quando arriva un nuovo giudice, questi deve ripartire con tutte le lungaggini che ciò comporta, perché un conto è un giudice che vede una causa nascere e un conto è il giudice che arriva quando la causa è già verso la decisione e deve fare uno sforzo maggiore rispetto a quello che avrebbe fatto il giudice che ha seguito il processo per tutto il suo corso». Cambi di collegi e ripartenze sono quindi tra le ragioni più frequentemente alla base dell’eccessiva durata dei processi. Nel caso di Vallo della Lucania la turnazione dei giudici è stata spesso determinata da trasferimenti, come se in quella sede i magistrati fossero quasi sempre di passaggio. «Siamo stati per tutto il 2020 con un solo magistrato togato al settore civile – racconta il leader degli avvocati di Vallo della Lucania – Il presidente del Tribunale ha preso dei ruoli ma si è fatto quello che si riusciva a fare perché mancavano cinque unità andate via per trasferimento».

Il discorso abbraccia anche il tema del bilanciamento dei diritti e delle garanzie costituzionali. «I magistrati maturano il trasferimento allo scadere dei tre o quattro anni – aggiunge Lentini – a seconda se sono magistrati onorari o assegnati come sede disagiata. Non c’è una soluzione che consenta di risolvere il problema per cui ci troviamo di frequente in attesa che un ruolo venga coperto da un nuovo magistrato. Inoltre i posti vengono messi a concorso ma non c’è un obbligo per i magistrati di accettare quella sede. Occorrerebbe bilanciare meglio le garanzie dei magistrati con il principio costituzionale del giusto processo».

Le dimensioni dell’ufficio giudiziario, inoltre, hanno il loro peso: «Se si fosse in un grande Tribunale come Roma, Napoli o Milano un’unità in meno inciderebbe in maniera irrilevante ma, in un Tribunale come quello di Vallo, un magistrato in meno rischia di paralizzare la giustizia civile». E quello civile è un settore che entra nella vita delle persone e dell’economia di un territorio. «La durata di un giudizio deve essere determinata e determinabile, è un elemento determinante nella scelta di rivolgersi alla giustizia per tutelare o meno un diritto soggettivo. Ogni sentenza è ricchezza sia per il territorio che per lo Stato».

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Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).