La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo, Fabrizio Viola e Massimo Tononi – in anni diversi, nell’ordine, presidente, amministratore delegato e presidente del Monte dei Paschi di Siena – insieme con un dirigente del Monte, Arturo Betunio. L’effetto-sorpresa della decisione è stato forte e diffuso. L’accusa a vario titolo è , in relazione ai crediti cosiddetti deteriorati, di false comunicazioni sociali, falso in prospetto e manipolazione del mercato.

Questo è il terzo filone delle contestazioni mosse a esponenti del Monte in dipendenza della crisi in cui l’Istituto venne a trovarsi dopo l’insensato, gravissimo acquisto dell’Antonveneta che poi portò alle dimissioni del vertice dell’epoca. Profumo e Viola hanno altresì fatto ricorso in appello contro la condanna in primo grado a sei anni (sempre del Tribunale di Milano) per l’appostazione contabile delle operazioni Santorini e Alessandria (l’altro filone). In precedenza, la Corte di Appello di Milano aveva, invece, assolto Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, rispettivamente Presidente e Direttore generale all’epoca dell’acquisto della suddetta Banca, i quali in primo grado erano stati condannati a sette anni di reclusione. Le motivazioni dell’assoluzione, nelle richieste e nelle decisioni per Profumo e Viola, nonché per Tononi, sembrerebbero, invece, capovolte, per la parte in cui sarebbero mutuabili.

Una prima osservazione riguarda la competenza territoriale dell’Autorità giudiziaria milanese. Essa nacque perché Milano in tempi lontani era la sede dell’unica Borsa italiana e, poiché i presunti reati finanziari si manifestano per il tramite di operazioni o di comunicazioni ovvero impatti di Borsa, anche se commesso a Lampedusa, il presunto reato diventava di competenza di Milano. Ma oggi, la Borsa è nel capoluogo lombardo, ma pure ovunque, in relazione agli sviluppi della telematica e della digitalizzazione. Può allora rimanere questa impostazione? Non rischia di nuocere alla figura costituzionale del “ giudice naturale precostituito per legge”, per quel che attiene alla territorialità? Se, per ipotesi, gli sviluppi dell’integrazione dei mercati e delle infrastrutture relative portassero a una Borsa allocata, per l’Eurozona, per esempio solo a Parigi, succederebbe che, con questo criterio, l’ipotesi si configuri come reato commesso all’estero? Sarebbe ovviamente paradossale, inconcepibile.

Al di là di questa deduzione solo dialettica per rimanere nei ragionamenti che sono alla base della competenza in questione, l’argomento, finora mai sollevato come si dovrebbe, meriterebbe un’approfondita valutazione. Quanto alle misure adottate e proposte di cui si è detto, alcune di esse sono arrivate dopo la manifestazione di discordanti, reiterate posizioni di pm. rispetto a quelle del gip-gup. Comunque riguardano banchieri, Profumo e Viola, nonché, da ultimo in ordine di tempo, anche Tononi che furono pregati ripetutamente di assumere le rispettive cariche nel Monte. Lo fecero per spirito di servizio, e perché chiamati a una sfida per trarre il Monte dal pelago alla riva, ben potendo, per le loro qualità professionali e di esperienza, accettare offerte che venivano da altre parti sicuramente assai più importanti dal punto di vista economico e della gratificazione personale.

Comunque, sul settore esercitano la Vigilanza, la BceBanca d’Italia, la Consob e altre Authority. Allora si pone un problema cruciale: se le scritturazioni contabili e tutto quanto le precede e le segue sono compiuti in collegamento con i soggetti che controllano il sistema i quali, dunque, non hanno contestazioni da muovere, come si raccorda il ruolo dell’Autorità giudiziaria? È possibile che non solo gli esponenti coinvolti, ma i risparmiatori e gli investitori non raggiungano mai la certezza sui conti di un istituto di credito perché, dopo numerosi e capillari controlli delle competenti Autorità, può poi sopravvenire quello della Magistratura che rimette tutto in discussione? Certo, sussiste l’obbligatorietà dell’azione penale, ma, allora, il ruolo delle Authority finisce con l’essere ininfluente, tanto da non dovere essere neppure coinvolte – tranne che con singoli funzionari quali consulenti, ma qui sorge un’altra questione di potenziale conflitto di interesse – nell’ambito delle decisioni dell’Autorità giudiziaria? Non è necessario un adeguato approfondimento anche di questi aspetti?

Naturalmente, Profumo, Viola e Tononi (così è immaginabile per il predetto dirigente che è poco conosciuto) avranno fior di contro – argomentazioni di merito nei confronti delle accuse, ai diversi livelli e le faranno verosimilmente valere impiegando anche la loro non comune competenza tecnica. Ma, di questo passo, in casi che si spera non si ripetano come quello del Montepaschi ai tempi nel pieno delle difficoltà, come si può pensare che banchieri di livello siano disposti a dare una mano? Un confronto tra Magistratura e Authority appare comunque essenziale, al di là degli sviluppi delle vicende sinteticamente descritte che si ipotizza costituiranno un importante chiarimento della validità della posizione tecnica dei banchieri interessati.