Luca Zaia mastica amaro. Il caso dell’investimento di Intel in Italia, e soprattutto in Veneto, ormai sembra essere tramontato e il presidente della Regione è deluso: “Su Intel in Veneto ci aspettiamo comunicazioni ufficiali del Governo” ha detto Zaia oggi a Verona. “Aspettiamo di sapere se si fa oppure no – ha aggiunto il governatore – il dato positivo che la candidatura veneta era l’unica dall’altro lato però si perde, come Italia, una candidatura. Abbiamo altre progettualità ma in questa fase resta quanto era stato indicato. È il Governo che ha seguito tutte le trattative”. Zaia, quindi, aspetta un segnale ufficiale da parte del governo di Giorgia Meloni, su cui ha scaricato le responsabilità del fallimento delle trattative per attirare l’investimento in Italia.

Lo stop di Intel: niente stabilimento in Italia

Negli ultimi giorni è emerso come l’azienda multinazionale americana non abbia voglia di investire in Italia. Da ormai anni era in stallo un progetto dal valore di circa 4,5 miliardi di euro per una gigafactory di microchip nel Paese. Un investimento che avrebbe comportato oltre 1500 posti di lavoro e un indotto non indifferente. Le trattative andavano avanti dai tempi del governo di Mario Draghi, e anche con l’esecutivo di Meloni si era provato a convincere Intel. Zaia aveva proposto l’area di Vigasio, nel veronese. Ma la questione è tutta legata ai soldi, prevedibilmente.

Il Ceo del gruppo Pat Gelsiger, negli scorsi giorni da Davos ha messo in chiaro le cose: “Non escludiamo investimenti in alcun Paese, ma al momento in Europa siamo concentrati sugli impianti già annunciati in Germania e in Polonia”. Germania e Polonia sì, quindi. Italia quasi certamente no. Intel ha preferito concentrarsi su Berlino e Varsavia per una questione di convenienza economica: il governo tedesco ha promesso incentivi sostanziosi per attirare l’investimento.

Intel, la posizione di Luca Zaia

Le parole di oggi pronunciate dal presidente Zaia sono in linea con quelle di ieri, in cui ribadiva di aspettarsi una comunicazione formale da parte del governo sull’accordo saltato: “Quando riceveremo un avviso ufficiale dal nostro governo, ci metteremo sopra una pietra tombale. Però ci siamo mossi anche su altri fronti, abbiamo un “piano B. Qual è questo piano? Ora non ve lo dico”. Mentre da parte del ministro Adolfo Urso ancora non ci sono stati commenti.

Redazione

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