Parla l’ex sottosegretario alla Giustizia
Intervista a Giuseppe Gargani: “I privati siano protagonisti del rilancio di Napoli”

«Dalla dialettica tra pubblico e privato, verrà fuori una sinergia virtuosa per la città». Ne è convinto Giuseppe Gargani, ex sottosegretario alla Giustizia e deputato della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1984 e poi europarlamentare di Forza Italia dal 1999 al 2014.
Onorevole, controllo pubblico e Know how dei privati. Lei è uno dei sostenitori di questa strategia per rilanciare la città. Perché è la direzione giusta?
«È semplice. Partiamo da un dato di fatto: il ruolo dell’ente locale non è più adeguato alla realtà. Quando furono dati ai sindaci più poteri, e furono rafforzate così le autonomie locali, si pensava ai comuni come a un’amministrazione vicina ai cittadini. Si è potenziato il ruolo del sindaco, oggi deputato a programmare il territorio. Ecco, qui c’è la falla: oggi i sindaci hanno più potere, ma non hanno fondi e professionalità per gestire il territorio. Nel caso specifico di Napoli, ora arriveranno i fondi del Governo e così si risolverà il 50% dei problemi. L’altro 50% si risolverà scegliendo una giusta strategia amministrativa. L’amministrazione cittadina deve cambiare indirizzo: deve creare strutture adeguate e professionali e chiamare soggetti privati qualificati che si integrino con l’amministrazione comunale. I privati che vivono »e conoscono il territorio devono diventare i protagonisti della strategia per risolvere i problemi di una grande città come Napoli. Ora serve l’Imprenditoria intelligente e moderna. Ma attenzione, il Comune non deve sfruttare i privati, ma coinvolgerli in prima persona e farli diventare protagonisti insieme con l’amministrazione del rilancio della città».
Quanto è importante, in questa fase di rilancio della città, avvalersi dell’esperienza e del Know how dei privati?
«È fondamentale. In questi anni le amministrazioni pubbliche sono diventate solo burocrazia e non hanno avuto strategie, idee e prospettive. Molto ha fatto anche la mancanza di fondi adeguati ad alimentare strategia e progresso, e tutto si è tradotto in una depressione della macchina comunale. Ora ci troviamo difronte a un ente che non funziona e che è schiacciato dalla burocrazia, per questo c’è bisogno di manager con capacità imprenditoriali che hanno in mente non solo la strategia migliore da adottare, ma anche un’idea di quale città noi vogliamo e di cosa Napoli deve essere. Occorrono manager che abbiano prospettiva e che creino le condizioni per poter avanzare su questo piano».
Onorevole, eppure, oggi c’è una sorta di sfiducia nei confronti del privato. Quasi si teme di vederlo accanto all’amministrazione comunale per gestire la cosa pubblica. Come mai?
«Questo non è altro che un luogo comune ed è assolutamente sbagliato. L’idea di coinvolgere i privati, di renderli protagonisti di una nuova era della città, rende difficile far credere ai più che il privato possa avere una sua identità ed effettiva conoscenza del territorio. Invece, io credo, che la loro presenza sia indispensabile per far risorgere la città. Bisogna superare questo luogo comune che tende a demonizzare il privato, e questo compito spetta al sindaco che lavorando accanto al privato, metterà alla prova le sue capacità di gestione, sfatando i luoghi comuni».
Per quanto riguarda la valorizzazione dei beni immobiliari del Comune di Napoli, come si dovrebbe procedere?
«Occorre una politica di valorizzazione ben strutturata perché il patrimonio immobiliare del Comune è sconfinato, ma porta zero utili. Bisognerebbe vendere la gran parte degli immobili di questo patrimonio per evitare che ci sia una posizione passiva. In questo caso, l’amministrazione comunale deve rivolgersi ai privati, alle loro competenze e professionalità e sono certo che da questa dialettica tra pubblico e privato, verrà fuori una sinergia virtuosa per la città».
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